La Russia scopre i 28 nanometri vent'anni dopo: punta a produrre chip entro il 2030
La Russia spera di avviare la produzione locale di chip a 28 nm entro il 2030. Secondo MCST, creatore dei processori Elbrus, la tecnologia servirà a realizzare CPU con prestazioni all'altezza delle aspettative delle aziende russe, liberandole dalla tecnologia occidentale.
di Manolo De Agostini pubblicata il 24 Aprile 2025, alle 07:21 nel canale ProcessoriNonostante il resto del mondo sia proiettato verso la produzione a 1/2 nanometri, la Russia guarda al 2030 con un altro "ambizioso" - si fa per dire - obiettivo: avviare la produzione su larga scala di chip con processo a 28 nanometri.
L'annuncio arriva da Konstantin Trushkin, vicedirettore per lo sviluppo presso MCST, azienda russa nota per lo sviluppo dei processori Elbrus basati su architettura SPARC. Secondo quanto riportato da ComNews, Trushkin ha ribadito che le future fabbriche russe produrranno esclusivamente chip con architetture alternative, come Elbrus, in quanto non è possibile ottenere le licenze per l'uso delle più diffuse ISA occidentali.

Attualmente, la Russia dispone solo di macchinari per la produzione a 350 nm, e sebbene non manchino sforzi per raggiungere i 130 nm, l'industria locale si trova ancora lontana dagli standard moderni. Quindi i 28 nanometri, per ora, sono un bel numero solo sulla carta.
La situazione è aggravata dalle restrizioni imposte sulla fornitura di chip avanzati a Mosca e Minsk dopo l'invasione dell'Ucraina nel 2022, anche se circolano notizie secondo cui la Russia importerebbe clandestinamente sistemi litografici ASML della serie PAS 5500, capaci di spingersi fino ai 90 nm.
A ogni modo, la strategia di MCST è chiara: sostituire progressivamente i processori esteri con soluzioni domestiche, anche a costo di affrontare complesse sfide di compatibilità e ottimizzazione software. Trushkin ha sottolineato come l'affidamento su hardware estero rappresenti un rischio inaccettabile per le infrastrutture informatiche nazionali, ma ha anche ammesso che la migrazione a nuove architetture comporterà uno sforzo significativo, soprattutto in termini di risorse umane e know-how.
Dmitry Gusev di InfoTeKS, intervenuto nello stesso evento, ha espresso dubbi sulla fattibilità a breve termine dell'iniziativa. Ha ricordato un precedente tentativo fallito, risalente a sei o sette anni fa, di adottare processori Elbrus per uso aziendale: l'iniziativa naufragò per la mancanza di sviluppatori in grado di adattare il software all'architettura.
Gusev ha proposto di concentrare gli sforzi iniziali sulla formazione e sulla creazione di un ecosistema adeguato, attraverso investimenti nelle università e nei centri di formazione, piuttosto che imporre l'adozione tramite misure regolatorie. In questo modo, secondo lui, in cinque od otto anni le aziende non saranno più costrette a competere tra loro per accaparrarsi un numero limitato di talenti.










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66 Commenti
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Tralasciando l'architettura di questi Elbrus, 20 anni sono un periodo di tempo biblico!!
Tanto per fare dei paragoni nel 2030 TSMC ed Intel avranno già messo in produzione di massa processi produttivi sotto i 1.8 nm, mentre i 2 nm od equivalenti saranno già maturi per sostanziosi tagli di prezzo.
Anche i cinesi, c'è da giurarci, per il 2030 avranno il loro nodo avanzato da 2 nm ( due anni fa Huawei fece debuttare i suoi 7 nm per il Mate 60 Pro ).
In 20 anni di evoluzione dei processi produttivi ( Intel ) siamo passati dal micrometro dell'i486 ( 1989 ) ai 45 nm del primo Core i5 ( 2009 ).
Questa cosa non l'ho mai capita. Essendo sistemi altamente sofisticati e complessi da usare, anche se riesci a metterci le mani sopra, chi te la installa? Chi te la insegna ad usare? Chi ti fa assistenza in caso di problemi? Non puoi certo chiamare la ASML.
Risposta scontata: nessuno!! Forse i cinesi pagandoli profumatamente e dipendendo comunque da loro.
Queste sono le fanfaronate scioviniste della Russia di Putin!!
Tralasciando l'architettura di questi Elbrus, 20 anni sono un periodo di tempo biblico!!
Tanto per fare dei paragoni nel 2030 TSMC ed Intel avranno già messo in produzione di massa processi produttivi sotto i 1.8 nm, mentre i 2 nm od equivalenti saranno già maturi per sostanziosi tagli di prezzo.
Anche i cinesi, c'è da giurarci, per il 2030 avranno il loro nodo avanzato da 2 nm ( due anni fa Huawei fece debuttare i suoi 7 nm per il Mate 60 Pro ).
In 20 anni di evoluzione dei processi produttivi ( Intel ) siamo passati dal micrometro dell'i486 ( 1989 ) ai 45 nm del primo Core i5 ( 2009 ).
Cmq non trascuriamo che la Russia è un paese di 140mln di abitanti, è paragonabile più a una nazione che a un continente.
Giusto per confronto:
Cina: 1.4mld abitanti
USA: 340 mln abitanti
È da capire casomai la dinamica, piuttosto che la fotografia del momento. Se in pista hai un minuto di vantaggio, ma quello dietro gira 15 sec più veloce di te, hai un problema.
Loro in quanto tempo sono passati da non fare nemmeno cpu ad avere un ritardo di 20 anni?
E soprattutto ASML è olandese, non italiana. E peraltro gli olandesi non sono nemmeno tanto felici di confondersi con noi
Ehm, no:
https://www.dday.it/redazione/41876/quali-sono-le-societa-che-producono-microchip-in-europa-anche-in-italia
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