Una questione semantica
Una premessa: c'è una parola che in Italia non va assolutamente usata, in grado
di causare allergie e fastidio al solo udirla, come se ci si trovasse di fronte
ad un lebbroso. Questa parola è "tasse". Comprensibile, in fondo:
si tratta di un prelievo ai danni delle nostre tasche che molto spesso si è
allontanato dal nobile valore originario di tributo corrisposto allo Stato in
cambio di un servizio.
La conseguenza è la ricerca del sinonimo alternativo, della perifrasi
fantasiosa, del neologismo altisonante, che illuda il cittadino di trovarsi di
fronte a una nobile causa invece che a una tassa. Se ne possono trovare a
bizzeffe, di esempi. Subito due chiarimenti: la mia non è certo una guerra alle
tasse tout court, che ritengo personalmente indispensabili per i servizi offerti
da uno Stato. Cambio opinione quando le cose non vengono chiamate col proprio
nome, facendomi passare al contempo per uno che non capisce. Mi riferisco alla
risposta ufficiale della SIAE, che vedremo in seguito. Il Secondo chiarimento:
la mia non è assolutamente una presa di posizione dettata dal colore del governo
in carica, essendo mia convinzione che, in altri scenari, nulla sarebbe
cambiato.
A cosa mi sto riferendo, visto che non l'ho ancora detto? Tutto parte dal
decreto del Ministro per i Beni e le Attività Culturali Sandro Bondi, datata 30
Dicembre, ma ufficializzato solo in data 14 Gennaio. Si tratta, nella
fattispecie, di un adattamento ad una legge già esistente e molto discussa
all'atto della sua prima presentazione. Se ne parla su Hardware Upgrade perché
risultano interessate ad una mora tutte le periferiche di archiviazione in
commercio, a prescindere dalla loro destinazione di utilizzo e dalla loro
collocazione fisica all'interno di apparecchi molto eterogenei. More che possono
variare molto a secondo della tipologia, ma quasi senza eccezioni. Vedremo nelle
pagine seguenti.
Una tassa, giusto per chiamare le cose con il proprio nome, che si adegua ai
tempi, secondo modalità e considerazioni arbitrarie a cui si dovrà sottostare.
Come da premessa però, non si troverà nel decreto la parola "tassa", ma il più
elegante eufemismo "compenso per la riproduzione privata di fonogrammi e
videogrammi", che si ripromette di far pagare un surplus sulle periferiche di
memorizzazione in modo formalmente più elegante. Il risultato comunque è lo
stesso: i soldi usciranno comunque dalle tasche, a prescindere dal nome scelto,
in nome di una sorta di risarcimento forfettario agli artisti i cui guadagni
sono in forte calo a causa della pirateria informatica.
Tornano quindi alla ribalta della cronaca concetti come copia privata e equo
compenso. Vediamo dunque di cosa si tratta, cercando di capire perché,
all'entrata in vigore in seguito a pubblicazione sulla Gazzetta Ufficiale,
andremo a pagare qualcosa in più su hard disk, computer, cellulari, schede
memoria, chiavette USB e via dicendo.
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