Spotify e YouTube sono oggi un problema grande quanto la pirateria in Italia, secondo la FIMI

Spotify e YouTube sono oggi un problema grande quanto la pirateria in Italia, secondo la FIMI

Ora che la pirateria è stata arginata c'è un altro problema per l'industria musicale, e proviene dai servizi gratuiti del tutto legittimi

di pubblicata il , alle 17:21 nel canale Web
SpotifyYouTube
 

Fino a pochi anni fa non era possibile scaricare musica gratuitamente, se escludiamo i metodi pirata. Anche in questo caso, inoltre, il download di contenuti illegalmente includeva operazioni non alla portata di tutti. Oggi la situazione è cambiata, e servizi come Spotify e YouTube consentono di ascoltare la musica e visionare contenuti audio-video in forma del tutto gratuita, e nella stragrande maggioranza dei casi anche del tutto legittima.

Inoltre, la continua lotta alla pirateria da parte di diversi paesi sta ostacolando l'accesso illecito ai contenuti online, nonostante sia adesso molto più facile accedere a film, serie TV, musica, e altro, in maniera illegale. Secondo un nuovo report di TorrentFreak l'Italia è fra i paesi più attenti al discorso e negli ultimi anni ha bloccato (o cercato di farlo) "migliaia di nomi dominio" in seguito alle denunce rivolte all'AGCOM.

Il traffico nei siti pirata in Italia è in costante declino da diversi anni: addirittura fra il 2018 e il 2019 è stato riscontrato un calo del 35%, con brusche perdite per i siti coinvolti nei blocchi forzati dall'Autorità. Insomma, sebbene spesso facilmente aggirabili, i blocchi sembrano contribuire in maniera efficace alla lotta contro la pirateria. È dello stesso avviso Enzo Mazza, Presidente della Federazione Industria Musicale Italiana (FIMI).

Ai microfoni di TorrentFreak ha infatti dichiarato:

"Il primo grande blocco ha colpito The Pirate Bay nel 2008, e il caso è stato confermato dalla Corte Suprema. In termini di impatto sul mercato il blocco del sito ha dimostrato di essere efficace, insieme all'aumento dell'offerta legale digitale. La direttiva dell'AGCOM ha svolto un ruolo importante, anche in termini di educazione e consapevolezza. Nella maggior parte dei siti bloccati viene sostituita la landing page con una versione creata da AGCOM e mostrata dagli ISP che spiega ai visitatori come raggiungere i siti legittimi".

Spesso però sono proprio i siti legittimi, ad oggi, a provocare problemi all'industria musicale, e ai detentori di diritti d'autore in generale:

"Il problema principale non è più la pirateria. È come convertire in servizi Premium la gente che accede ai contenuti con le versioni gratuite di YouTube e Spotify. In Italia la cultura del gratuito è radicata e non è facile portare la gente a sottoscrivere un modello ad abbonamento".

Secondo Mazza circa il 90% degli utenti in Italia utilizza YouTube per l'ascolto musicale, il che è un problema per l'industria dal momento che non può trarne alcun guadagno. L'operazione è del tutto legittima e la FIMI non ha soluzioni al momento per riuscire a convertire questi utenti in clienti paganti. Mazza sostiene che si potrebbe convincere Spotify a promuovere maggiormente il piano a pagamento, tuttavia l'operazione potrebbe sortire gli effetti opposti causando un poco gradevole ritorno alla pirateria di massa e al free a tutti i costi.

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29 Commenti
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aqua8426 Luglio 2019, 17:23 #1
la soluzione potrebbe essere chiudere internet e riaprire i negozi di cd musicali
a quel punto sarebbero contenti o troverebbero altri motivi per lamentarsi?
Benna8026 Luglio 2019, 17:30 #2
Questi proprio non ce la fanno a rassegnarsi ad un calo degli introiti rispetto agli anni pre internet, è proprio una roba nel loro DNA. Il mercato si è evoluto, mi viene da dire anche tramite mezzi legali, quali spotify e Youtube, ma loro hanno da sindacare pure su questo.

Se non sbaglio per far parte del catalogo Spotify devono sussistere accordi commerciali con l'articsta no? Non è sufficiente questo per rendere legale la cosa? O il problema è che qualcuno in mezzo non riesce più a mangiarci come prima? Non capisco....
s-y26 Luglio 2019, 17:33 #3
si confermano capaci solo di piangere, niente di nuovo

ps: si penso proprio che il punto sia che chi faceva da riferimento prima, adesso non lo fa più, perchè si sono sostituiti altri enti. sticazzi
lattanzio26 Luglio 2019, 17:40 #4
io uso youtube music versione premium...troppo comoda
[?]26 Luglio 2019, 17:50 #5
Il problema è che comandano loro adesso, non le case discografiche
Prima era: Vuoi vendere? Allora la fetta grande me la piglio io (casa discografica) e il resto tu (artista).

Adesso è: Vuoi "vendere?" Allora la fetta grande me la piglio io (Spotify) e il resto voi (artista/Casa discografica).

E ai signori non sta bene
ronthalas26 Luglio 2019, 18:48 #6
vedremo in arrivo prossimamente una evoluzione dell'Equo Compenso sotto forma di traffico di rete? (Non vorrei dare cattive idee alla SIAE...)
Visto che adesso la fruizione aggratis di audio e video si è spostata dai supporti fisici al traffico in rete, mi aspetto che qualcuno partorisca l'idea di tassare un tot a Giga per presunto utilizzo della rete per fruzione di opere coperte da copyright intellettuale (come del resto finora è presunto tu usi una SD per una Reflex per duplicare musica)
Gnubbolo26 Luglio 2019, 19:02 #7
il problema principale è Ableton o Cubase e i libri di teoria musicale.
in mezza giornata di lavoro tiri giù un pezzo ascoltabile e lo metti su bandcamp o youtube in barba ad ogni regola commerciale.
la vaporwave è nata come un meme ed è diventata un genere, è tutto cambiato rispetto a 30 anni fa. per me non riescono proprio a comprendere cosa sta capitando, ma putroppo l'AI sta dandogli una mano a distruggere questo mondo produttivo. si potrebbe anche ipotizzare che arriveremo ad un patentino obbligatorio per poter usare certi tipi di software.

ma se gli algoritmi impediranno agli utenti di uppare le proprie creazioni allora prenderanno piede alternative come bitchute.
Gnubbolo26 Luglio 2019, 19:11 #8
Originariamente inviato da: ronthalas
vedremo in arrivo prossimamente una evoluzione dell'Equo Compenso sotto forma di traffico di rete? (Non vorrei dare cattive idee alla SIAE...)
questo in Italia è possibile.
ma se invece del monopolio SIAE ci fosse competitività si potrebbero vedere molte più denunce ai singoli utenti. come negli USA dove da sempre si spaventa l'utente per scongiurare il furto di opere intellettuali.
( però nonostante l'assalto i meme non sono riusciti a fermarli, che poi parliamoci chiaro lo scopo finale è mettere un freno ai meme sovranisti, pro alt-right etc )
s-y26 Luglio 2019, 19:12 #9
non a caso l'ultimo 'genere' nato è aleatorio già nel nome. ormai è tutto talmente mescolato che a volte pare che il risultato finale sia un rumore bianco continuo...

penso anche che l'unica strada per fare realmente qualcosa di 'nuovo' sia un ritorno al senza-rete (e senza papponi)
dav1deser26 Luglio 2019, 19:41 #10
Secondo Mazza circa il 90% degli utenti in Italia utilizza YouTube per l'ascolto musicale, il che è un problema per l'industria dal momento che non può trarne alcun guadagno.


Ehm?

No, ma scusate, su yuotube mica c'è pubblicità? Mica vengono pagati i creatori di contenuti (e penso che artisti musicali abbiano contratti differenti dagli youtuber della domenica che devono fare i classici video da 10minuti + x secondi).
Cioè non capisco dove sia il problema, youtube paga gli artisti, gli artisti pagano le tasse, dove stà il problema?

E non credo che su spotify la situazione sia diversa.

Ah forse ho capito, gli "artisti" italiani non se li fila più nessuno (apparte quei pochi che davvero meritano), visto che oggi è molto più facile scoprire nuovi sound non essendo più legati a ciò che viene trasmesso in TV/Radio.

P.S.
per quanto mi riguarda, se usufruisco di qualcosa con pubblicità non lo sto facendo in maniera gratuita, visto che la pubblicità paga e io pago la pubblicità comprando dei prodotti.

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