I ricercatori dell'University of Michigan hanno realizzato quello che viene
considerato come il primo chip quantistico scalabile, ovvero il primo passo
che potrebbe portare allo sviluppo di una nuova generazione di computer quantistici.
Secondo quanto apparso nell'articolo "Ion Trap in a Semiconductor Chip"
della pubblicazione Nature Physics dell' 11 Dicembre, pare che utilizzando la
stessa tecnologia produttiva impiegata per la realizzazione degli attuali chip
per computer i ricercatori sono stati in grado di "intrappolare" un
singolo atomo all'interno di un semiconduttore integrato e di controllare lo
stesso atomo tramite segnali elettrici.
I computer quantistici sembrano essere una tecnologia piuttosto promettente
poiché permetterebbero l'impiego in situazioni dove nemmeno i più
moderni supercomputer riescono ad essere pienamente efficaci, grazie alle particolari
caratteristiche della meccanica quantistica. Secondo quanto riportato sulla
pubblicazione, un computer quantistico sarebbe in grado di processare contemporaneamente
più input nel medesimo dispositivo, grazie all'applicazione del principio
di "entanglement quantistico". Pur abbracciando una delle massime
del premio Nobel per la Fisica Richard Feynman, "Penso si possa tranquillamente
affermare che nessuno capisce la meccanica quantistica", cercheremo
di spiegare sommariamente cosa è l'entanglement quantistico.
Con questo termine, talvolta indicato anche come "non-separabilità",
si indica un particolare fenomeno, esclusivo della fisica quantistica, nel quale
lo stato quantico di un insieme di almeno due sistemi fisici dipende dagli stati
di ogni singolo sistema appartenente all'insieme. Semplificando di molto il
discorso (non è questa la sede per un trattato di fisica quantistica,
e non è questo l'autore in grado di poterlo tenere) è possibile,
in base al fenomeno dell'entanglement quantisitico, realizzare un sistema costituito
da due elementi il cui stato quantico sia tale che indipendentemente dal valore
di uno degli elementi, l'altro avrà valore sempre opposto rispetto al
primo.
Una delle architetture quantistiche maggiormente favorite per gli impieghi
nell'informatica quantistica è quella che prevede l'impiego di singoli
atomi per conservare bit quantici (qubits) di informazione, dove ogni qubit
può conservare il valore 1, 0 o entrambi simultaneamente. Gli ioni, che
sono atomi con carica elettrica, vengono conservati in particolari elementi
conosciuti con il nome di "ion traps". Questa pratica è necessaria
per poter isolare i qubit e per permettere al sistema di comportarsi secondo
le leggi della meccanica quantistica. I ricercatori impegnati nel campo dell'informatica
quantistica conoscono le modalità di programmazione di un computer quantistico
basato su un certo numero di "trapped-ions", ma la vera sfida è
rappresentata di mantenere gli ioni intrappolati nelle rispettive "trappole".
Attualmente le ion trap possono conservare solamente alcuni qubit (o atomi)
e non possono essere scalate con semplicità. Queste ion trap molto complesse
e realizzate in modo non automatico: un ulteriore ostacolo sulla strada per
i computer quantistici è dunque rappresentato dalla difficolta nel realizzare
in modo industriale ed automatizzato dei chip in grado di contenere migliaia
di ioni.
Christopher Monroe, professore presso l' University of Michigan e coautore
del documento, ha dichiarato: "Il chip che abbiamo realizzato è
in grado di mantenere un singolo atomo in uno spazio libero all'interno del
chip stesso. Siamo stati in grado di fare fluttuare l'atomo nel chip applicando
segnali elettrici ai piccoli elettrodi collegati al chip. Questo tipo di ion
trap non è mai stata realizzata ad un livello così piccolo e in
una struttura integrata".
Il chip ha le dimensioni di un francobollo e, grazie alla realizzazione tramite
il convenzionale processo litografico, è provvisto di una serie di elettrodi
collegati ciascuno ad un voltage supply che permettono di muovere lo ione nello
spazio. Con l'attuale tecnologia normalmente impiegata per la realizzazione
dei chip è possibile realizzare un chip quantico sul modello di quello
sviluppato dalla University of Michigan e dotato di centinaia di migliaia di
elettrodi.
Il prossimo passo è quello di realizzare chip di dimensioni maggiori,
con più elettrodi e con la possibilità di conservare un maggior
numero di ioni. |
Non c'ho capito na mazza