|
E' indubbio che questo non sia il miglior periodo per nVidia
quanto a impatto sul mercato: l'iniziale fiasco del progetto NV30, seguito dalle notevoli
polemiche legate alle ottimizzazioni dei driver Detonator non hanno di certo migliorato
l'immagine d'nVidia, piuttosto facendo allontanare un buon numero di utenti appassionati e
fedeli.
Di tutto questo i meno contenti sono i produttori taiwanesi
partner di nVidia, che si trovano costretti a promuovere sul mercato prodotti di fascia
media e alta, modelli NV31 e NV35, che si trovano di fronte ad una forte concorrenza
rappresentata dalle schede video ATI delle famiglie Radeon 9600 e Radeon 9800.
Per meglio capire la portata del fenomeno "ATI vs
nVidia" è bene premettere una cosa: i produttori taiwanesi più importanti producono
schede video sia per il mercato OEM, con schede quindi che non vengono marchiate con il
brand del produttore effettivo, e schede che finiscono nel canale, quelle che comunemente
si trovano nei negozi.
Buona parte dei produttori taiwanesi non ha problemi tecnologici nell'utilizzare uno o
l'altro produttore di chip video per i propri modelli; molto spesso, anzi, aziende che
operano sul canale solo con un produttore di chip video costruiscono per altri clienti OEM
schede video basate su chip concorrenti. Un esempio lampante è rappresentato da MSI, che
commercializza nel canale proprie schede nVidia e costruisce per conto terzi schede video
basate su chip ATI Radeon.
Da un punto di vista di immagine e di ripercussioni dirette sul mercato la quota
importante è rappresentata dai prodotti che finiscono nel canale, non dalle schede OEM.
Non è un segreto che Asus passerà alla produzione di schede
video ATI, senza però abbandonare quella di prodotti nVidia; nel corso di un meeting al
secondo giorno del Computex un product manager Asus per le schede video, a seguito di una
mia richiesta d'informazioni su una partnership con Asus, mi ha risposto sorridendo
affermando che non erano previste produzioni di schede video Asus, almeno entro la fine
del mese di Settembre. Che Asus voglia tentare la carta di produrre schede video ATI pare
quantomeno naturale, mentre resta da vedere quello che vorrà fare MSI che, almeno per il
momento, produce schede video basate su chip ATI ma solo per il mercato OEM.

Allo stand Gigabyte è stata esposta una scheda video basata
su chip nVidia GeForce FX 5900 Ultra, scelta molto strana se si pensa che Gigabyte è tra
i produttori taiwanesi quello che per primo ha creduto nelle potenzialità di ATI quale
produttore di chip video di fascia alta.
Una scelta di questo tipo ha sicuramente vari significati ma in primo luogo
potrebbe far pensare che Gigabyte, a fronte del crescente interesse verso ATI da parte di
altri produttori taiwanesi, voglia mettere sotto pressione il produttore canadese facendo
meglio presente il proprio ruolo di partner di lunga data.
Gigabyte ha inoltre esposto una scheda video basata su chip
XGI Volari Duo; il crescente interesse da parte di vari produttori taiwanesi verso questa
nuova soluzione video dev'essere vista nell'ottica di diversificare al massimo la propria
produzione e, soprattutto, di non essere legati per quanto possibile ad un solo produttore
qualora questo incontri problemi o tecnologici o prestazionali o ancora di mercato con i
propri prodotti.
Ci sono due nuovi elementi da aggiungere a quest'analisi e
che possono aiutare a spiegare perché i produttori taiwanesi siano molto propensi ad
operare con ATI. Il primo riguarda il rapporto di collaborazione che, in fase di
definizione del progetto, ATI sta fornendo ai produttori taiwanesi, decisamente superiore
a detta di molti dei principali produttori rispetto a quanto si era soliti avere sino ad
alcuni mesi fa.
A questo si aggiunga la nomea che nVidia si è conquistata negli ultimi anni tra i
produttori taiwanesi: significativo quanto mi è stato detto durante un meeting da un
marketing manager di uno dei partner nVidia, che preferisco tenere anonimo:
"nVidia is like old Intel"
nVidia si comporta come si comportava Intel sino a qualche
tempo fa: mette sotto pressione i produttori che non vogliono seguire fedelmente tutte le
proprie direttive e questo, ovviamente, alle aziende taiwanesi non piace.
|