Blue Origin prosegue lo sviluppo di Blue Alchemist per trasformare la regolite lunare in prodotti utili
Negli scorsi giorni Blue Origin (società spaziale legata a Jeff Bezos) ha annunciato di aver raggiunto una tappa fondamentale per lo sviluppo di Blue Alchemist. Un sistema per trasformare la regolite lunare in prodotti utili per l'esplorazione.
di Mattia Speroni pubblicata il 13 Settembre 2025, alle 10:01 nel canale Scienza e tecnologiaBlue OriginNASAArtemis
Blue Origin, società spaziale del miliardario Jeff Bezos, è impegnata su diversi fronti come lo sviluppo del vettore pesante New Glenn (che lancerà la missione marziana ESCAPADE o ESCape and Plasma Acceleration and Dynamics Explorers), il proseguo delle missioni suborbitali con New Shepard, lo sviluppo del lander lunari Blue Moon e del Mars Telecommunications Orbiter. Ma queste non sono le uniche attività. Infatti uno dei progetti è Blue Alchemist, pensato per le future missioni di lunga durata sulla Luna.
✅ Blue Alchemist passed Critical Design Review!
— Blue Origin (@blueorigin) September 10, 2025
🌕 When we go back to the Moon, we're going to stay. Blue Alchemist is a scalable system that turns lunar regolith, or soil, into oxygen, silicon, metals, and solar power. These are the building blocks for long-term… pic.twitter.com/FHCTYgQHZp
Grazie a Blue Alchemist, Blue Origin pensa di poter utilizzare la regolite lunare per generare altri prodotti utili al sostentamento delle missioni con equipaggio umano che saranno (si spera) più frequenti in futuro con Artemis rispetto a quelle del programma Apollo, conclusosi ormai nel lontano 1972. Non si tratta di una novità in senso assoluto e diverse aziende private e agenzie spaziali stanno cercando sistemi per fare in modo di sfruttare il suolo lunare per estrarre materiali utili agli astronauti.
Secondo quanto riportato da Blue Origin, Blue Alchemist ha completato con successo la Critical Design Review (CDR), una fase cruciale di validazione tecnica che apre le porte al suo impiego in ambiente lunare. La promessa è quella di trasformare la Luna (e in futuro Marte) in ambienti autosufficienti, riducendo drasticamente la dipendenza dalle forniture terrestri e abbattendo i costi delle operazioni spaziali.
Blue Origin: con Blue Alchemist la regolite lunare diventa vetro, ferro, ossigeno e altro
Blue Alchemist (e sistemi simili) dovrebbe permettere di non dover più trasportare tutto il materiale necessario al sostentamento delle missioni dalla Terra ma di sistema estrarre e raffinare risorse direttamente dalla regolite lunare. La tecnologia impiegata è chiamata Molten Regolith Electrolysis (MRE) dove l'utilizzo di corrente elettrica permette di separare ossigeno da metalli come ferro, alluminio e silicio, senza necessità di acqua, sostanze chimiche tossiche o emissioni di carbonio.
In ottica futura questo dovrebbe consentire la produzione direttamente sulla Luna di pannelli solari, ossigeno respirabile o come propellente per razzi spaziali e metalli per costruzioni ed elettronica. Chiaramente ci vorrà del tempo prima che le quantità prodotte diventino effettivamente utili alle missioni, ma è una strada che sarà necessario percorrere per un futuro di esplorazione sostenibile.

Pat Remias (VP di Blue Origin) ha dichiarato "Blue Alchemist cambia radicalmente il nostro approccio allo Spazio. È la base per una presenza robotica e umana sostenibile in tutto il Sistema Solare. Ogni chilogrammo di ossigeno prodotto sulla superficie lunare significa un chilogrammo in meno da lanciare dalla Terra, rappresentando un balzo gigante verso insediamenti permanenti e risorse essenziali per i trasporti verso la Luna, Marte e oltre".
Grazie al completamento della CDR ora Blue Alchemist è pronto per la fase successiva. Si tratterà di una dimostrazione autonoma in un ambiente lunare simulato prevista per il 2026. Questo genere di tecnologia promette anche una trasformazione economica dello Spazio attraverso iniziative commerciali sostenibili, come la creazione di insediamenti robotici e umani alimentati interamente da array solari locali.
Dopo la Luna, soluzioni come quella di Blue Origin potrebbero essere impiegate anche su Marte (qualcosa di simile è stato fatto, in piccolo, con l'esperimento MOXIE a bordo di NASA Perseverance). Questo genere di applicazioni potrebbe essere anche utilizzato sulla Terra per la realizzazione di pannelli solari in zone desertiche. Ora non resta che attendere lo sviluppo di questi sistemi e le prime prove sul campo, ossia sulla Luna.










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