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Warning dell’FDA: rischio di suicidio dopo assunzione degli antidepressivi non solo nei bambini e negli adolescenti, ma anche negli adulti
Di MedicinaOnline.org L’FDA ( Food and Drug Administration ) ha invitato i medici che prescrivono i farmaci antidepressivi a monitorare con attenzione i propri pazienti per individuare i segni che preannunciano il rischio di suicidio. Sono maggiormente a rischio di suicidio i pazienti che assumono gli antidepressivi per la prima volta, o i pazienti in cui viene modificato il dosaggio dell’antidepressivo. L’avviso non riguarda solo i bambini e gli adolescenti, ma anche gli adulti. L’attenzione delll’FDA è rivolta ai nuovi farmaci antidepressivi, quali Celexa ( Citalopram ), Effexor ( Venlafaxina ), Lexapro ( Escitalopram ), Luvox ( Fluvoxamina ), Paxil ( Paroxetina ), Prozac ( Fluoxetina ), Remeron ( Mirtazapina ) , Serzone ( Nefazodone ), Wellbutrin ( Bupropione ). ( Xagena ) Fonte: FDA
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Marco Travaglio http://fire.rettorato.unito.it/blog/?id=20544 |
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#242 |
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—PREOCCUPAZIONI SULL'ASPETTO SUICIDI—
Di Leah R. Garnett, Globe Staff, 5/7/2000 Traduzione di Valdes Fainozzi Proprio mentre il brevetto di 14 anni sul Prozac sta per scadere e il produttore del farmaco, la Eli Lilly & Co., si sta preparando a lanciare una nuova versione sono venute alla luce una quantità di evidenze che rivelano il lato oscuro dell'antidepressivo. I documenti interni dell'azienda, alcuni dei quali datati metà anni '80, come pure le richieste governative ed i brevetti, indicano che il gigante farmaceutico sapeva da anni il suo farmaco più venduto poteva causare reazioni suicide in un piccolo ma significante numero di pazienti. I documenti potrebbero diventare pericolosi nel momento in cui la Lilly richiede l'approvazione governativa per il suo nuovo Prozac. Fonte: Oism (Osservatorio Italiano Salute Mentale) Tra le scoperte: - Documenti interni mostrano che nel 1990 gli scienziati della Lilly venivano forzati dai dirigenti ad alterare i rapporti sulle esperienze mediche col Prozac, modificando le menzioni dei tentativi di suicidio in "overdose" e i pensieri suicidi in "depressione". - Tre anni prima che il Prozac ricevesse l'approvazione della Food and Drug Administration statunitense alla fine del 1987, la tedesca BGA, equivalente della FDA in quella nazione, aveva delle riserve talmente serie sulla sicurezza del Prozac che si rifiutò di approvare l'antidepressivo basandosi sugli studi della Lilly, i quali dimostravano che pazienti precedentemente non tendenti al suicidio, dopo aver assunto il farmaco, avevano una media di suicidi e di tentativi di suidicio cinque volte superiore dei pazienti che assumevano i vecchi antidepressivi tre volte superiore di coloro che prendevano dei placebo. - I valori della Lilly stessa, contenuti nei rapporti messi a disposizione del Globe, indicano che 1 su 100 tra i pazienti senza precedenti tendenze al suicidio, assumendo il farmaco nei primi test clinici sviluppava una grave forma di ansietà e agitazione denominata akathisia, portandoli a tentare di commettere o a commettere suicidio durante gli studi. - Nonostante la Lilly abbia difeso fermamente la sicurezza del farmaco ed abbia minimizzato gli studi che collegano il Prozac al suicidio, il brevetto per il nuovo Prozac (R-fluoxetina, la cui commercializzazione da parte della Lilly è attesa per l'inizio 2002) annota che la nuova versione non produce i gravi effetti collaterali attuali incluso "akathisia, pensieri suicidi ed auto-mutilazioni", definiti dal brevetto "uno degli effetti collaterali più significativi". - Il Dott. Martin Teicher, ricercatore al McLean Hospital e professore associato alla Harvard Medical School, i cui studi nei primi anni '90 collegarono il Prozac all'akathisia e al suicidio, è, assieme a Timothy J. Barberich (direttore generale di Sepracor Inc., una casa farmaceutica di Marlborough) e James W. Young, il co-inventore del nuovo Prozac che la Lilly pianifica di commercializzare. - "Prozac Backlash",un libro appena pubblicato dal Dott. Joseph Glenmullen, uno psichiatra di Cambridge, ha attirato le ire della Lilly per aver discusso il collegamento del Prozac con suicidio, tic, sintomi di astinenza ed altri effetti collaterali del Prozac e di antidepressivi simili. I funzionari della Lilly continuano a difendere l'efficacia del farmaco dicendo che il suo curriculum è confermato dal fatto che è tutt'ora il farmaco più ampiamente prescritto della sua specie. In una dichiarazione scritta Jeff Newton, un portavoce della Lilly, disse: "Non ci sono evidenze credibili che stabiliscano un collegamento casuale tra il Prozac e il comportamento violento o suicida. Ci sono, al contrario, evidenze scientifiche dimostranti che il Prozac e i medicinali simili proteggono in realtà da tali comportamenti". Utilizzando i dati sul Prozac sia della Lilly che di ricerche indipendenti, il Dott. David Healy, un esperto del sistema seratoninico del cervello e direttore del North Wales Department of Psychological Medicine all'Università di Wales, stimò che "probabilmente, dal suo lancio, 50.000 persone trattate con il Prozac hanno commesso suicidio, superando il numero di quelli che lo avrebbero commesso se non trattati". Healy, nel frattempo, sta conducendo un nuovo studio che egli dice essere il primo di questo genere, somministrando antidepressivi a persone in salute per studiare i possibili collegamenti al suicidio. La pubblicazione dei risultati è attesa in Giugno. Il successo del Prozac è certamente fuori discussione. L'introduzione del farmaco sul mercato USA alla fine degli anni '80 ha cambiato il modo con cui gli Americani consideravano le loro emozioni e limitazioni più intime. Annunciato come un farmaco miracoloso nel combattere la depressione mediante l'aumento dei livelli della seratonina chimica nel cervello, il Prozac e altri ad esso simili dissero di rimediare ad una moltitudine di debolezze umane, dalla scarsa auto-stima e concentrazione alla paura di essere rifiutati. Alla fine dell'anno scorso, oltre 35 milioni di persone in tutto il mondo stavano usando il farmaco, procurando alla Lilly più del 25% dei suoi 10 miliardi di dollari di reddito del 1999. Eppure i problemi con il Prozac erano conosciuti persino prima che fosse introdotto sul mercato USA. I valori riportati in un documento del 1984 della Lilly indicano che l'akathisia, il grave turbamento che può portare al suicidio, si manifesta almeno nell'1 percento dei pazienti, un livello considerato un evento "frequente", e come tale dovrebbe essere divulgato nella letteratura aziendale del prodotto e negli inserti delle confezioni. Ma non c'è nessuna simile rivelazione nella letteratura del Prozac negli USA, e non è chiaro se la commissione dell'FDA incaricata di approvare il Prozac abbia semplicemente sorvolato su alcuni dati critici della Lilly oppure se non abbia avuto accesso ad essi. I ricercatori dicono che, come risultato di ciò, la maggior parte dei medici statunitensi non sa di dover avvertire i pazienti degli effetti potenzialmente dannosi che, stando alla letteratura pubblica sull'argomento, possono essere alleviati con sedativi oppure sospendendo l'assunzione del farmaco. I funzionari tedeschi, che alla fine hanno approvato l'uso del Prozac in quel paese, richiedono un'etichetta di avvertimento dei rischi di suicidio e suggeriscono l'uso parallelo di sedativi quando necessario. L'akathisia è elencata nella letteratura USA della Lilly riguardante i propri prodotti, ma come evento sporadico nei consumatori di Prozac. Nessuna menzione viene fatta della sua potenziale relazione con il suicidio. Una relazione, tuttavia, fu scoperta in una ricerca del Globe sui pazienti USA. Il brevetto del nuovo Prozac o R-fluoxetine (US Patent no. 5,708,035), che la Lilly commercializzerà dopo che l'attuale brevetto sarà scaduto nel 2001, contiene un'informazione sulla salute riguardante il Prozac originale. In base al brevetto, il nuovo Prozac diminuirà gli effetti collaterali del Prozac attuale, come mal di testa, nervosismo, ansietà e insonnia, così come la "irrequietezza interiore (akathisia), pensieri suicidi e auto-mutilazioni" - gli stessi effetti che la Lilly ha sostenuto non essersi verificati in alcun modo sostanziale nei circa 200 processi subiti nell'ultima decade. La maggior parte delle cause furono patteggiate fuori dalle aule dei tribunali e le condizioni sono rimaste riservate. Un comunicato del 1990 In un comunicato elettronico datato 13 Novembre 1990 (ottenuto dall'autore Glenmullen), inviato da Claude Bouchy (un dipendente della Lilly in Germania) a tre dirigenti Lilly presso la sede aziendale di Indianapolis, Bouchy afferma che lui ed un collega hanno "problemi con le direttive che i nostri addetti alla sicurezza stanno ricevendo dalla corporazione (Drug Epidemiology Unit), le quali ci richiedono di modificare l'identificazione degli eventi riferiti dai medici … Al personale della sicurezza viene richiesto di modificare il termine "tentato suicidio" [riferito dai medici] in "overdose"." Bouchy continuò dicendo che "… ci viene richiesto di modificare … "pensiero suicida" in "depressione"." Poi Bouchy fa un appello ai suoi colleghi della Lilly USA: "Non credo di poter spiegare alla BGA, a un giudice, ad un reporter o perfino alla mia famiglia come mai facciamo questo, specialmente sul punto sensibile del suicidio e del pensiero suicida . Almeno non con le spiegazione che sono state date finora al nostro staff". La Lilly ha anche cercato in modo aggressivo di screditare i ricercatori che hanno pubblicato dati colleganti il suo prodotto al suicidio. Uno dei suoi primi bersagli fu il Dott. Martin Teicher, un professore associato di psichiatria alla Harvard Medical School e ricercatore al McLean Hospital, che nel 1990 scrisse un documento cruciale sul collegamento tra suicidio e Prozac; egli scoprì che il 3,5 percento dei pazienti trattati con il Prozac tentarono o commisero suicidio a causa del grave turbamento derivante dall'akathisia. Come risultato della campagna della Lilly, molti all'interno della comunità psichiatrica dicono di ritenere che Teicher si sia allontanato dal suo lavoro originario. Ma in una rara intervista al Globe, Teicher disse di aver difeso il suo lavoro, e che la capacità del Prozac di indurre al suicidio una minoranza di pazienti "è il vero fenomeno". Teicher, Barberich e Young presentarono il loro brevetto per il nuovo Prozac nell'Agosto 1993, nello stesso anno Teicher pubblicò un altro rapporto, questa volta sul giornale Drug Safety, intitolato "Farmaci antidepressivi e l'emergenza delle tendenze suicide". L'articolo era una sfida diretta ai dati riferiti sul numero del Marzo 1991 del Journal of Clinical Psychiatry a cura dei dottori Maurizio Fava e Jerrold Rosenbaum del Massachusetts General Hospital. Il loro studio non trovò differenze significanti tra il "pensiero suicida" dei pazienti trattati con la fluoxetina e quello di coloro che assumevano altri antidepressivi. Teicher scrisse nell'articolo del 1993 che le statistiche di Fava e Rosenbaum erano difettose. Usando i dati di Fava e Rosenbaum, Teicher pervenne alla conclusione opposta: vale a dire che i pazienti trattati con il Prozac avevano il triplo delle probabilità di diventare suicidi che non quelli trattati con antidepressivi più vecchi. La FDA pervenne ad un risultato simile persino prima che Teicher pubblicasse i suoi dati del 1993. Il Dott. David Graham, capo della Divisione Epidemiologica della FDA, l'11 Settembre 1990 scrisse che i dati della Lilly sul suicidio e il Prozac, così pure come lo studio di Fava e Rosenbaum, erano insufficienti per provare che il Prozac era sicuro. In un promemoria interno della FDA Graham scrisse: "Dovuto alla apparente pochezza di dati su larga scala, l'analisi dell'azienda non può essere considerata una prova che la fluoxetina e il comportamento violento sono scollegati". "Ripercussioni del Prozac" Ora, una decade più tardi, la Lilly ha preso di mira il Dott. Joseph Glenmullen, il cui libro "Prozac Backlash" apparentemente ha fatto infuriare i dirigenti della Lilly. Glenmullen, un docente di psichiatria clinica alla Harvard Medical School nonché medico clinico presso la Harvard University Health Services, dice di aver scritto il libro poiché era allarmato dal numero di pazienti che lamentavano gravi effetti collaterali derivanti dagli antidepressivi che aumentano la seratonina, incluso il Prozac, il Paxil, lo Zoloft e il Luvox. In una intervista disse che "I due effetti collaterali più sconvolgenti erano che i pazienti diventavano suicidi mentre assumevano il farmaco, e l'insorgere di tic facciali sfiguranti". Dopo aver ottenuto centinaia di pagine di documenti dell'FDA tramite il Freedom of Information Act, come pure ciclostilati interni della Lilly facenti parte della documentazione pubblica nelle cause legali promosse contro la casa farmaceutica, Glenmullen scrisse che la Lilly ha cercato di minimizzare per anni gli effetti collaterali del Prozac. La Lilly mise in guardia i giornali e le stazioni TV rigurardo il libro e iniziò una campagna per screditarne l'autore, dicendo che i professori della Harvard Medical School non conoscevano il suo lavoro e non riconoscevano il suo nome. Glenmullen, laureato alla Harvard Medical School, è uno dei 415 docenti clinici in medicina ad Harvard. Ramanzina da un critico Il principale tra i critici di Glenmuller è il gran Generale del Massachusetts Rosenbaum, un professore di psichiatria alla Harvard Medical School che in una dichiarazione scritta inviata al Globe definisce "Prozac Backlash" un "libro disonesto", "manipolatore" e "dannoso". Ma anche l'obiettività di Rosenbaum è stata messa in dubbio. Il suo studio del 1991 su Prozac e suicidio fu criticato da almeno due serie di ricercatori come pure dalla FDA, ma non solo, i documenti ottenuti dal Globo mostrano che il rapporto tra Rosenbaum e la Lilly è un rapporto intimo: egli ha lavorato come ricercatore del Prozac e sedette in un comitato di consulenza al marketing per conto della Lilly prima che il Prozac venisse lanciato. Quando in un'intervista gli fu chiesto come mai stesse alzando la voce contro il libro di Glenmullen, Rosenbaum disse che la controversia sul suicidio era una "notizia vecchia" e che il libro presenta tale informazione come una nuova ricerca. Egli fece notare che l'akathisia è "piuttosto rara" e che "non si verifica più frequentemente di quanto succeda tra le persone a cui viene dato un placebo". "Ma poiché non c'è un sistema ufficiale di segnalazioni sugli effetti collaterali dei farmaci, nessuno sa quanto comuni essi siano" ha detto Larry Sasich, un ricercatore analista presso la Public Citizen a Washington, D.C. "Non c'è un sistema di sorveglianza attiva per esaminare gli eventi avversi" ha detto. "A meno che non succeda qualcosa di veramente sfortunato e un gran numero di persone vengano danneggiate in maniera inusuale, nessuno vi presterà attenzione; mai nessuno trae le logiche conseguenze mettendo assieme due più due." Il brevetto di Sepracor Il 12 Aprile la Federal Trade Commission (Commissione Federale per il Commercio, N.d.R.) ha dato il via libera alla Lilly per commercializzare il nuovo Prozac di Teicher, Barberich e Young, il cui brevetto è detenuto dalla Sepracor. Il nuovo Prozac, R-fluoxetina, è una forma modificata di un ingrediente che si trova nel Prozac e che, secondo Sepracor, non solo ha meno effetti collaterali ma ha potenzialmente maggiori utilizzi e benefici dell'originale. Nel prendere la decisione, la FTC ha respinto le argomentazioni dei propri avvocati e dell'industria farmaceutica generica sul punto che l'accordo limita ingiustamente la competitività del Prozac generico. Secondo un comunicato stampa di Sepracor datato 13 Aprile, l'azienda riceverà dalla Lilly 20 milioni di dollari inclusivi della licenza e di un pagamento anticipato, e ulteriori 70 milioni di dollari in base alla progressione del farmaco. Stando al comunicato, Sepracor riceverà le royalty e in cambio la Lilly avrà l'esclusiva mondiale sui diritti della R-fluoxetina per tutte le indicazioni e gli usi. La Lilly sarà responsabile dello sviluppo del farmaco, delle richieste di regolamentazione, della fabbricazione del prodotto, del marketing e della vendita. Glenmullen si chiede se il nuovo Prozac, di fatto, non sia un po' più che uno sforzo di prolungare la vita di un prodotto il cui brevetto sta per scadere a breve. Sebbene si promuova la diminuzione di effetti collaterali, nessuno sa quali effetti possono manifestarsi allorquando un grande numero di persone lo prenderà per mesi o anni. Nell'epilogo di questo libro, egli dice semplicemente: "Come ogni nuovo farmaco, anche questo sarà un esperimento continuo".
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#243 | |
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Volendo puoi ammazzarti anche prendendo un banale antistaminico, e tutte le malattie hanno rischi che vanno valutati... non a caso in Italia per avere un farmaco devi presentare la prescrizione medica. PS: Poi mi spieghi com'è che un articolo di "Leah R. Garnett, Globe Staff, 5/7/2000" tradotto da Valdes Fainozzi cita come fonte l' Oism (Osservatorio Italiano Salute Mentale). PPS: No, ci sono arrivato da solo, hai copincollato qualcosa letto qui: http://www.newmediaexplorer.org/ivaningrilli/
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A casa ho almeno sette PC, in firma non ci stanno
Ultima modifica di ConteZero : 02-06-2009 alle 20:36. |
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#244 |
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L’ ORGANISMO USA CONTROLLO FARMACI (FDA) COLLEGA ALCUNI FARMACI A COMPORTAMENTI SUICIDI IN RAGAZZI
(dal NEW YORK TIMES del 14 Settembre 2004; da www.giulemanidaibambini.org ) Per la prima volta, alti funzionari della Food and Drug Administration hanno ammesso che gli antidepressivi possono portare alcuni bambini e adolescenti al suicidio. Dopo un emozionante dibattito pubblico, il direttore dell’ Ufficio di valutazione dei farmaci, Dr.Robert Temple, ha detto che le analisi di 15 trial clinici, alcuni dei quali occultati dalle case farmaceutiche, mostravano un consistente legame con comportamenti suicidi. “Noi tutti siamo convinti che c’è un aumento di comportamenti e pensieri suicidi, collegato a tutti i farmaci , “ così il Dr. Temple riassume il pensiero dell’agenzia. Questa ammissione giunge un anno dopo che la FDA aveva occultato le conclusioni di un suo stesso analista, il Dr. Mosholder, che per primo aveva trovato un legame tra farmaci e suicidi in bambini e adolescenti. I funzionari dell’agenzia avevano scritto, in un rapporto interno, che i risultati del Dr. Mosholder erano poco attendibili e avevano quindi incaricato dei ricercatori della Columbia University, di riesaminare gli stessi dati: lo studio, terminato da poco, ha raggiunto conclusioni praticamente identiche a quelle del Dr. Mosholder. C’ erano state testimonianze, ben prima che l’ FDA incaricasse una commissione di 31 esperti indipendenti per raccomandare una revisione del foglietto illustrativo circa l’uso degli antidepressivi in bambini e adolescenti. I familiari delle vittime di suicidio, presenti al dibattito, hanno denunciato con forza il ritardo con cui l’agenzia ha ammesso il rischio degli antidepressivi nei bambini, mentre invece le autorità inglesi, già a dicembre, ne avevano vietato l’uso in età pediatrica. Una madre, la cui figlia di 12 anni si era impiccata in Gennaio,ha affermato:” La morte di mia figlia si poteva evitare, se solo avessimo avuto avvertimenti appropriati. Le vostre mani sono sporche del sangue di questi bambini”.I funzionari dell’FDA hanno risposto di non avere rimpianti per i mesi impiegati a rivedere gli studi, il Dr. Temple ha sostenuto che pensava che i dati non fossero attendibili e che..” Spaventare la gente senza necessità o sovrastimare un rischio è azzardato.” I farmaci più noti sono: Zoloft, della Pfizer; Paxil, della GlaxoSmithkline; Prozac, della Eli Lilly. Solo nel 2002 sono stati prescritti antidepressivi a circa 11 milioni tra bambini e adolescenti. I funzionari dell’ agenzia affermano che il rischio di suicidio, tra i pazienti che assumono questi farmaci, è molto basso: circa il 2-3%. I ricercatori non hanno riscontrato casi di suicidio nei trial controllati, ma pensieri e tentati suicidi. In Marzo l’ FDA aveva richiesto alle case farmaceutiche di includere tra le avvertenze il fatto che la terapia con antidepressivi può portare al suicidio alcuni pazienti, sia adulti che bambini. La Commissione deve ora decidere se questa avvertenza è forte a sufficienza, o se vietare del tutto l’uso di questi farmaci in età pediatrica. La Commissione prenderà una decisione martedì . La situazione è complessa: la maggior parte degli studi non ha dimostrato l’ efficacia degli antidepressivi nel curare la depressione nei bambini, ma essi si sono dimostrati efficaci negli adulti e gli studi suggeriscono che la percentuale di suicidi nei ragazzi è diminuita in quei paesi che fanno largo consumo di antidepressivi. Un ampio studio del National Institute of Mental Health, ha dimostrato che il Prozac è più efficace per trattare la depressione nei bambini e adolescenti , rispetto alla psicoterapia. Parecchi interventi al dibattito hanno ricordato che, se gli antidepressivi venissero vietati, i medici non avrebbero niente da offrire agli adolescenti depressi. Il suicidio è la terza causa di morte tra gli adolescenti, dopo l’omicidio e gli incidenti. Parecchi esperti dicono che, senza trattamento, moriranno molti più ragazzi. Alcune Commissioni, sia della Camera che del Senato, hanno iniziato a investigare, dopo aver appreso dell’ occultamento delle analisi del Dr. Mosholder. Il Procuratore Generale di New York, Eliot Spitzer, aveva fatto causa alla Glaxosmithkline, accusandola di frode, per aver tenuto nascosti il risultato che il Paxil non presentava nessun beneficio, e intanto promuoveva il farmaco tra i medici. Quest’ estate la compagnia farmaceutica ha promesso di rivelare i risultati dei trial clinici di tutti i suoi prodotti , a partire dal 2000. Gli editori delle più prestigiose riviste mediche hanno dichiarato che non pubblicheranno trial clinici che non siano stati registrati pubblicamente e si è in attesa di una legge che obblighi a rendere pubblici i risultati di tutti i test sui farmaci . Per alcuni genitori di ragazzi morti, il dibattito di lunedì è stato un’opportunità per mettere l’ industria del farmaco e l’ FDA di fronte alle proprie responsabilità. Due genitori di Overland Park, hanno detto che il loro figlio di 13 anni si era suicidato 7 mesi prima, mentre assumeva Zoloft: “Perché non è stata detta la verità ai genitori?”. Altri invece hanno sostenuto che gli antidepressivi hanno aiutato tante persone. Una Dottoressa aveva portato il figlio di 15 anni , in rappresentanza di tutti coloro ( la maggioranza, secondo lei), che avevano tratto beneficio dai farmaci. “Per favore, aiutatemi ad avere un futuro, non toglietemi la mia medicina!” aveva detto il ragazzo alla Commissione. Già dal 1991, tre anni dopo che fu commercializzato il Prozac, si diceva che gli antidepressivi potevano portare alcuni pazienti al suicidio, ma le case farmaceutiche parlavano di aneddoti, senza alcuna base scientifica. Lo scorso anno la GlaxoSmithkline annunciò che alcuni test avevano dimostrato un aumento di suicidi tra i bambinie gli adolescenti trattati con Paxil; tale annuncio fu seguito , dopo breve, dalla Wyeth, produttrice di Effexor. Improvvisamente gli aneddoti erano stati confermati dai trial clinici. Il modo in cui gli antidepressivi possano condurre al suicidio, è tuttora soggetto di un acceso dibattito. Molte tra le persone intervenute al meeting, sostenevano che i farmaci avevano modificato la personalità dei loro amici o parenti. Una madre ricordava che la figlia di 21 anni, in trattamento con Paxil, in giugno si era gettata dal 24° piano di un palazzo a Manhattan:” Se non avesse preso il Paxil, ora sarebbe ancora viva!” Il Dr. Temple suppone che le persone in trattamento si possano suicidare perché “si sentono meglio”: siccome la loro depressione migliora, essi trovano l’energia per mettere in atto i pensieri suicidi che la malattia aveva soppresso… Dal NEW YORK TIMES del 14 Settembre 2004 e beh certo che pure il new york times è cattocomunista che crede agli alieni
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Marco Travaglio http://fire.rettorato.unito.it/blog/?id=20544 |
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ma ignori...ignori e ignori ehehehhe complimenti |
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#246 | |
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Sono appena tornato e sto uscendo di nuovo, quindi non ho tempo di leggere tutto quello che mi son perso... disgraziatamente però ho visto di sfuggita questa frase di 9957:
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![]() Madonna mia, per credere a quello che dice quella gente ci vuole l'ingenuità di un bambino di 3 anni (e manco tanto furbo)....
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#247 |
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Dopo il recente allarme del FDA per i rischi di gravi danni epatici è nuovamente sul banco degli imputati lo Strattera®, uno psicofarmaco che viene correntemente somministrato anche in Italia ai bambini iperattivi, agitati e distratti.
In Italia, due bimbi in terapia per ADHD cui veniva somministrata il farmaco hanno manifestato idee suicidarie. Ma l’Agenzia Italiana del Farmaco (AIFA) non ha ritenuto di informare tempestivamente la cittadinanza. “Incomprensibile silenzio - ha dichiarato Luca Poma portavoce nazionale di Giù le Mani dai Bambini - l’agenzia avrebbe dovuto emettere sollecitamente un comunicato, ma nessuno è stato informato di questi gravi fatti, d’interesse soprattutto per le famiglie con figli in cura con queste molecole”. Nel Regno Unito durante il periodo di monitoraggio dell'atomoxetina (il principio attivo dello Strattera®) sono stati registrati 130 tentativi di suicidio. Riportiamo il comunicato stampa di Giù le Mani dai Bambini. * * * Roma – A pagina sette dell’ultimo numero del “Bollettino di farmacovigilanza AIFA” l’Agenzia Italiana del Farmaco informa circa le idee suicidarie di due bambini, una bimba piemontese di 9 anni, ed un bimbo sardo di 10 anni. Entrambi i minori erano in trattamento nel 2008 con atomoxetina (nome commerciale “Strattera”®, psicofarmaco prodotto dalla multinazionale farmaceutica Eli Lilly), la bimba da sette mesi ed il bimbo da dieci mesi. Il bambino è stato ricoverato in ospedale con diagnosi di “agitazione psicomotoria ed ideazione suicidaria”, e successivamente dimesso dopo una terapia specifica, mentre per quanto riguarda la bambina non vi sono attualmente notizie circa l’esito finale della vicenda. “E’ sconcertante – ha commentato Luca Poma, giornalista e Portavoce nazionale di ‘Giù le Mani dai Bambini’, il più rappresentativo comitato italiano per la farmacovigilanza pediatrica – che l’agenzia del farmaco non abbia emesso un comunicato nell’immediatezza del fatto, al fine di informare la cittadinanza, ma renda noto ciò che accaduto solo mesi e mesi dopo: lo Strattera è – purtroppo – lo psicofarmaco più utilizzato in Italia per sedare i bambini troppo agitati e distratti, nonostante siano noti i gravi profili di rischio di questa molecola. Ritengo che l’AIFA avrebbe dovuto, nel rispetto della privacy delle due famiglie coinvolte, permettere agli altri genitori di maturare scelte equilibrate al riguardo, conoscendo pro e contro di questi trattamenti”. In un documento dell’agenzia di controllo sanitario inglese (British Medicines and Healthcare Regulatory Agency) reso noto su richiesta del giornalista investigativo svedese Janne Larsson, si riportavano già a fine 2005 ben 130 rapporti su tentativi di suicidio da parte di pazienti trattati con Strattera®, oltre a 760 rapporti per problemi cardiaci, 172 rapporti per danni al sistema epatico e circa 20 rapporti per suicidi effettivi. Il colosso farmaceutico Eli Lilly in origine cercò senza successo di far approvare Strattera® dalla Food & Drug Administration USA come antidepressivo, per poi riciclarlo come trattamento per l’Adhd, la Sindrome di Iperattività e Deficit di Attenzione, con significativi profitti finanziari (circa 665 milioni di dollari di giro d'affari annuo). Da allora, si sono succeduti diversi avvisi urgenti della FDA relativi alla potenziale induzione al suicidio dell’atomoxetina, qualora somministrata ad organismi in via di sviluppo, ma la molecola non è mai stata rimossa dal mercato. L’AIFA, nel rapporto sui due bambini italiani che hanno maturato progetti suicidari, dichiara anche che “l’insorgenza di ideazione suicidaria sembra essere significativamente più frequente nei bambini in terapia con atomoxetina”. “E’ incomprensibile il motivo per cui – ha concluso Poma – nonostante le ormai conclamate evidenze di pericolosità di questo psicofarmaco, riconosciute anche dall’AIFA, l’organismo di controllo non intervenga chiedendo all’Agenzia Europea del Farmaco un’immediata revisione dell’autorizzazione al commercio di questa molecola, come già sollecitato anche in più occasioni da esponenti del nostro Parlamento”. [giulemanidaibambni] altri cattocomunista che credono agli alieni
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#248 |
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Due bimbi italiani su Atomoxetina progettano il suicidio: l'AIFA tace
In Italia, due bimbi in terapia per ADHD cui veniva somministrata atomoxetina (Strattera ®) hanno manifestato idee suicidarie. Nonostante l’attenzione dell’opinione pubblica sul tema psicofarmaci e bambini, l’Agenzia Italiana del Farmaco non ha ritenuto di informare tempestivamente la cittadinanza. Luca Poma (Giù le Mani dai Bambini): “Incomprensibile silenzio, l’agenzia avrebbe dovuto emettere sollecitamente un comunicato, ma nessuno è stato informato di questi gravi fatti, d’interesse soprattutto per le famiglie con figli in cura con queste molecole”. Lo Strattera® nuovamente sul banco degli imputati: in Inghilterra nel periodo di monitoraggio 130 tentativi di suicidio. Roma – A pagina sette dell’ultimo numero del “Bollettino di farmacovigilanza AIFA” l’Agenzia Italiana del Farmaco informa circa le idee suicidarie di due bambini, una bimba piemontese di 9 anni, ed un bimbo sardo di 10 anni. Entrambi i minori erano in trattamento nel 2008 con atomoxetina (nome commerciale “Strattera”®, psicofarmaco prodotto dalla multinazionale farmaceutica Eli Lilly), la bimba da sette mesi ed il bimbo da dieci mesi. Il bambino è stato ricoverato in ospedale con diagnosi di “agitazione psicomotoria ed ideazione suicidaria”, e successivamente dimesso dopo una terapia specifica, mentre per quanto riguarda la bambina non vi sono attualmente notizie circa l’esito finale della vicenda. “E’ sconcertante – ha commentato Luca Poma, giornalista e Portavoce nazionale di ‘Giù le Mani dai Bambini’, il più rappresentativo comitato italiano per la farmacovigilanza pediatrica – che l’agenzia del farmaco non abbia emesso un comunicato nell’immediatezza del fatto, al fine di informare la cittadinanza, ma renda noto ciò che accaduto solo mesi e mesi dopo: lo Strattera è – purtroppo – lo psicofarmaco più utilizzato in Italia per sedare i bambini troppo agitati e distratti, nonostante siano noti i gravi profili di rischio di questa molecola. Ritengo che l’AIFA avrebbe dovuto, nel rispetto della privacy delle due famiglie coinvolte, permettere agli altri genitori di maturare scelte equilibrate al riguardo, conoscendo pro e contro di questi trattamenti”. In un documento dell’agenzia di controllo sanitario inglese (British Medicines and Healthcare Regulatory Agency) reso noto su richiesta del giornalista investigativo svedese Janne Larsson, si riportavano già a fine 2005 ben 130 rapporti su tentativi di suicidio da parte di pazienti trattati con Strattera®, oltre a 760 rapporti per problemi cardiaci, 172 rapporti per danni al sistema epatico e circa 20 rapporti per suicidi effettivi. Il colosso farmaceutico Eli Lilly in origine cercò senza successo di far approvare Strattera® dalla Food & Drug Administration USA come antidepressivo, per poi riciclarlo come trattamento per l’Adhd, la Sindrome di Iperattività e Deficit di Attenzione, con significativi profitti finanziari (circa 665 milioni di dollari di giro d'affari annuo). Da allora, si sono succeduti diversi avvisi urgenti della FDA relativi alla potenziale induzione al suicidio dell’atomoxetina, qualora somministrata ad organismi in via di sviluppo, ma la molecola non è mai stata rimossa dal mercato. L’AIFA, nel rapporto sui due bambini italiani che hanno maturato progetti suicidari, dichiara anche che “l’insorgenza di ideazione suicidaria sembra essere significativamente più frequente nei bambini in terapia con atomoxetina”. “E’ incomprensibile il motivo per cui – ha concluso Poma – nonostante le ormai conclamate evidenze di pericolosità di questo psicofarmaco, riconosciute anche dall’AIFA, l’organismo di controllo non intervenga chiedendo all’Agenzia Europea del Farmaco un’immediata revisione dell’autorizzazione al commercio di questa molecola, come già sollecitato anche in più occasioni da esponenti del nostro Parlamento”. altri alieni
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#249 |
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#250 |
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Solito comportamento, anziché discutere cercare di sopraffare gli altri sparando una mole incredibile di documenti per far passare per buona la propria linea.
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#251 |
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Ecco perchè la psichiatria viene considerata una truffa
L'esperimento Rosenhan fu fatto nel 1972 dallo psicologo David Rosenhan... Riassunto Breve da Wikipedia... In definitiva Rosenhan si chiedeva se alla definizione della diagnosi di malattia mentale, contino di più le caratteristiche dei pazienti o quelle dei luoghi nei quali si trovano durante la diagnosi (il contesto, e quindi l'istituto psichiatrico, nella maggior parte dei casi). L'esperimento Per rispondere a questo quesito escogita un esperimento Otto collaboratori di Rosenhan chiesero di farsi ricoverare rivolgendosi ad alcuni ospedali in diverse città degli Stati Uniti. Erano un gruppo diversificato: uno studente di psicologia, tre psicologi, un pediatra, uno psichiatra ed una casalinga. Con un appuntamento telefonico, gli pseudo-pazienti si recarono all'accettazione, denunciando di "sentire le voci". Questa era l'unica bugia che gli pseudo-pazienti dissero, oltre alle loro professioni: raccontavano della loro vita, della loro famiglia fornendo un'auto-descrizione di assoluta "normalità". Gli otto vennero tutti ricoverati e, benché una volta giunti in reparto avessero immediatamente interrotto la farsa, confessando tutti, vennero trattenuti a lungo, per poi essere dimessi, tutti con la diagnosi di schizofrenia in remissione. La controprova Non soddisfatto, Rosenhan effettuò una controprova. All'equipe medica di un ospedale che conosceva la sua ricerca e che si riteneva immune dal poter cadere in errori così grandi, comunicò che nei successivi tre mesi, avrebbe inviato presso di loro uno o più dei suoi "pazienti". Nei tre mesi, su 193 pazienti ammessi all'ospedale, 41 vennero individuati dall'equipe come "i simulatori": ma Rosenham non aveva inviato alcun "attore", come aveva invece preannunciato bluffando. Di seguito l'esperimento completo... L'impostazione dell'esperimento Gli otto pseudopazienti costituivano un gruppo composto. Uno era un laureato in psicologia, di circa venticinque anni. gli altri sette erano più vecchi e "inseriti". Tra di loro c'erano tre psicologi, un pediatra, uno psichiatra, un pittore e una casalinga: tre erano donne e cinque uomini. Tutti quanti ricorsero a pseudonimi per paura che le diagnosi loro attribuite potessero in seguito danneggiarli. Quelli di loro che esercitavano professioni appartenenti al campo della salute mentale finsero di avere un'altra occupazione, in modo da evitare le speciali attenzioni che avrebbero potuto essere loro prestate dallo staff, per motivi di rispetto, o di prudenza, nei confronti di un collega malato. A parte me (ero il primo pseudopaziente e la mia presenza era nota all'amministrazione dell'ospedale e al primario psicologo e, per quanto ne sappia, soltanto a loro), la presenza degli pseudopazienti e la natura del programma di ricerca erano sconosciuti allo staff dell'ospedale. Anche i contesti erano assai vari. Per poter generalizzare i risultati, si cercò di essere ammessi in vari ospedali. I dodici ospedali del campione si trovavano in cinque diversi Stati della costa atlantica e di quella pacifica. Alcuni erano vecchi e squallidi, altri erano nuovissimi. Alcuni avevano un orientamento sperimentale, altri no. Alcuni avevano uno staff numeroso, altri uno staff insufficiente. Solo un ospedale era privato: tutti gli altri ricevevano sovvenzioni da fondi statali e federali o, in un caso, universitari. Dopo aver fatto una telefonata all'ospedale per prendere un appuntamento, lo pseudopaziente arrivava all'ufficio ammissioni lamentandosi di aver sentito delle voci. alla domanda di cosa dicessero le voci, rispondeva che erano per lo più poco chiare, ma per quel che poteva intendere gli dicevano "vuoto", "cavo" e "inconsistente". Le voci non gli erano familiari ed erano dello stesso sesso dello pseudopaziente. La scelta di questi sintomi fu fatta perla loro apparente somiglianza con certi sintomi di tipo esistenziale. Si ritiene solitamente che tali sintomi abbiano origine da uno stato di dolorosa ansietà che deriva dal prendere coscienza che la propria vita è priva di significato. E' come se la persona allucinata stesse dicendo: "La mia vita è vuota e inconsistente". La scelta di questi sintomi fu anche determinata dall'assenza di qualsiasi testo scritto nella letteratura clinica su psicosi esistenziali. Oltre ad inventare i sintomi e a falsificare il nome e l'impiego, non furono compiute altre alterazioni della storia personale o delle circostanze specifiche. Gli eventi significativi della vita dello pseudopaziente furono presentasti nella forma in cui si erano realmente verificati. I rapporti con i genitori e i fratelli, con il coniuge e i figli, con i compagni di lavoro e di scuola, purché non risultassero incoerenti con le eccezioni qui sopra menzionate, furono descritti così com'erano o com'erano stati. Furono descritte le frustrazioni e le sofferenze, così come lo furono le gioie e le soddisfazioni. E' così importante che si ricordino queste cose, se non altro perché hanno influenzato nettamente i successivi risultati, tesi ad una diagnosi di salute mentale, dal momento che nessuna delle loro storie o dei loro comportamenti abituali era in alcun modo patologica. Immediatamente dopo l'ammissione nel reparto psichiatrico, lo pseudopaziente cessava di simulare ogni sintomo di anormalità. In alcuni casi, si verificava un breve periodo di nervosismo e ansia, dato che nessuno degli pseudopazienti davvero credeva che sarebbe stato ammesso in ospedale tanto facilmente. Invero il timore che avevano tutti quanti era di essere subito identificati come impostori e di trovarsi quindi in una situazione estremamente imbarazzante. Inoltre molti di loro non erano mai entrati prima in un reparto psichiatrico e anche coloro che vi erano già entrati erano comunque sinceramente preoccupati di quello che sarebbe potuto accadere. Il loro nervosismo, dunque, era del tutto giustificabile, in relazione alla novità dell'ambiente ospedaliero, ma in seguito diminuì rapidamente. Se si esclude questo breve periodo di nervosismo, lo pseudopaziente si comportò in reparto così come si comportava "normalmente", parlando con i pazienti e con lo staff così come avrebbe fatto abitualmente. Siccome in un reparto psichiatrico ci sono pochissime cose da fare, cercava di intrattenersi con gli altri conversando. Quando lo staff gli chiedeva come si sentisse, diceva che stava bene e che non aveva più sintomi. Si atteneva alle istruzioni che gli davano gli inservienti e consentiva alla somministrazione di farmaci (che però non venivano ingeriti), seguendo le indicazioni che gli venivano date quando si trovava in sala-pranzo. Oltre alle attività che gli era possibile svolgere nel reparto accettazione, trascorreva il tempo scrivendo le sue osservazioni sul reparto, i pazienti e lo staff. Inizialmente queste annotazioni venivano scritte "in segreto", ma non appena apparve chiaro che nessuno ci faceva molta attenzione, gli pseudopazienti si misero a scriverle su normali blocchi di fogli, in luoghi pubblici come ad esempio il soggiorno. Lo pseudopaziente, proprio come se fosse stato un vero paziente psichiatrico, era entrato in ospedale senza sapere assolutamente quando sarebbe stato dimesso. Ad ognuno di loro fu detto che per uscire avrebbe dovuto contare solo sui propri mezzi, riuscendo soprattutto a convincere lo staff di essere guarito. Gli stress psicologici associati all'ospedalizzazione si rivelarono considerevoli e tutti gli pseudopazienti, fuorché uno, avrebbero voluto essere dimessi quasi subito dopo essere stati ammessi. Erano quindi motivati non solo a comportarsi da persone sane, ma anche ad essere presi come esempi di collaborazione. Che il loro comportamento non sia stato in alcun modo distruttivo è confermato dalle relazioni degli infermieri, secondo le quali i pazienti si comportavano in modo "amichevole", "collaboravano"e "non mostravano alcun segno della loro anormalità". I normali non sono identificabili come sani di mente Nonostante si mostrassero pubblicamente sani di mente gli pseudopazienti non furono mai identificati come tali. Ammessi con una diagnosi di schizofrenia, con una sola eccezione, furono tutti dimessi con una diagnosi di schizofrenia "in via di remissione". L'etichetta "in via di remissione" non deve in alcun modo essere liquidata come pura formalità, perché mai nel corso dell'ospedalizzazione era stata sollevata alcuna domanda su una possibile simulazione da parte loro, né per altro vi è alcuna indicazione nelle cartelle cliniche dell'ospedale che fosse emerso alcun sospetto a proposito del vero status degli pseudopazienti. Sembra invece evidente che, una volta etichettato come schizofrenico, lo pseudopaziente sia rimasto intrappolato in questa etichetta. Se lo pseudopaziente doveva essere dimesso, la sua malattia doveva naturalmente essere "in via di remissione"; ma non era del tutto sano, né mai lo era stato dal punto di vista dell'istituzione. L'incapacità di rilevare la salute mentale nel corso del periodo di degenza in ospedale può essere dovuta al fatto che i medici operano con forti pregiudizi nei confronti di quello che la statistica chiama errore di secondo tipo. Questo significa che i medici sono più portati a chiamare malata una persona sana (un falso positivo di secondo tipo) che a chiamare sana una persona malata (un falso negativo di primo tipo). Le ragioni di questo fatto non sono difficili da immaginare: è chiaramente più pericoloso fare una diagnosi sbagliata su una malattia che su uno stato di salute. È meglio sbagliare per eccesso di prudenza, sospettare l'esistenza di una malattia anche in una persona sana. Ma quello che può valere per la medicina non vale nello stesso modo per la psichiatria. Le malattie mediche, benché siano eventi sfortunati per chi ne è colpito, non comportano solitamente un pregiudizio peggiorativo sull'individuo in questione. Le diagnosi psichiatriche, al contrario, portano con sé uno stigma personale, giuridico e sociale. Era dunque importante vedere se la tendenza a diagnosticare malato di mente chi era invece sano potesse essere invertita. Il seguente esperimento fu messo in atto in un ospedale dove venivano svolte attività di ricerca e di insegnamento e il cui staff era venuto a conoscenza dei nostri risultati, ma non voleva credere che un errore così macroscopico potesse verificarsi nel proprio ospedale. Lo staff fu informato che in un certo momento, nel corso dei tre mesi successivi, uno o più pseudopazienti avrebbero cercato di essere ammessi in questo ospedale psichiatrico. Ad ogni membro dello staff fu richiesto di classificare ogni paziente che si presentava in accettazione o in un reparto a seconda della probabilità che quest'ultimo aveva di essere uno pseudopaziente. Si usò una scala divisa in dieci punti, dove il punteggio 1 o 2 rifletteva la convinzione quasi assoluta che il paziente fosse uno pseudopaziente. Si ottennero voti per 193 pazienti che erano stati tutti ammessi per subire un effettivo trattamento psichiatrico. A tutti i membri dello staff che avevano avuto in prima persona responsabilità nei loro confronti - inservienti, infermieri, psichiatri, medici e psicologi - fu richiesto di dare il loro giudizio. Quarantun pazienti furono considerati con un alto grado di sicurezza come pseudopazienti da almeno un membro dello staff. Ventitré furono considerati sospetti da almeno uno psichiatra. Diciannove furono considerati sospetti da uno psichiatra e da un altro membro dello staff. In realtà nessun vero pseudopaziente (per lo meno del mio gruppo) si presentò durante questo periodo in quell'ospedale. L'esperimento è istruttivo. Indica che la tendenza a designare malata di mente la gente sana può essere invertita quando la posta in gioco (in questo caso il prestigio e l'acume diagnostico) è alta. Ma cosa si deve dire delle diciannove persone per le quali fu sollevato il sospetto che fossero "sane" da parte di uno psichiatra e di un altro membro dello staff? Erano davvero "sane" queste persone, o si trattava piuttosto del fatto che lo staff, per evitare di incorrere nell'errore di secondo tipo, tendeva a commettere errori del primo tipo, cioè definire "sano" il matto? Non c'è modo di saperlo, ma una cosa è certa: qualsiasi processo diagnostico che si presti ad errori così massicci non può essere considerato molto attendibile. L'alto potere adesivo delle etichette psicodiagnostiche Oltre alla tendenza a chiamare malato chi è sano - una tendenza che appare più chiaramente nel comportamento diagnostico al momento dell'ammissione in ospedale che non dopo un periodo sufficientemente esteso - i dati stanno ad indicare il ruolo massiccio dell'etichettamento nelle diagnosi psichiatriche. Una volta etichettato come schizofrenico, lo pseudopaziente non può far più nulla per far dimenticare la sua etichetta: questo influenza in modo profondo la percezione che gli altri hanno di lui e del suo comportamento. (...) Oggi sappiamo che non siamo in grado di distinguere la salute dalla malattia mentale. È deprimente pensare in che modo questa affermazione sarà utilizzata. Non solo deprimente, ma anche spaventoso: quante persone, viene da chiedersi, sono sane di mente ma non sono riconosciute tali nelle nostre istituzioni psichiatriche? Quante sono state stigmatizzate da diagnosi ben intenzionate, ma ciononostante errate? A proposito di quest'ultimo punto, si ricordi ancora una volte che l'errore di secondo tipo nelle diagnosi psichiatriche non ha le stesse conseguenze che nelle diagnosi mediche. Una diagnosi di cancro che si scopre errata provoca molto scalpore. Ma raramente si scopre che diagnosi psichiatriche sono errate: l'etichetta resta attaccata, eterno marchio di inferiorità. Tratto da Il pregiudizio psichiatrico di G. Antonucci, ed. Eléuthera Questo esperimento e a dir poco interessante perché dimostra che la psichiatria non è proprio in grado di distinguere un malato da un sano! Dimostrazione quindi che la psichiatria effettua non delle diagnosi, ma dei veri e propri giudizi...
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#252 | |
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Junior Member
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che invece di commentare i contenuti commenti chi dice dai su coerenza x favore ma dimmi un pò, tutti i documenti che sto mettendo sono tutti di quei cattivoni alienati di scientology? smentiscili se ne sei capace, ma smentisci i fatti, non attaccare chi quei fatti li dice altrementi fai come i berluskes (già che forse lo sei, non mi ricordo)
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#253 | |
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Senior Member
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Giulemanidaibambini.org è probabilmente legato a scientology...
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#254 |
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Junior Member
Iscritto dal: Mar 2008
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beh ho postato un bel pò di materiale, vediamo se siete capaci di smentirli oltre a tirare in mezzo alieni e cavolate varie
analizziamo ora un pò di fatti
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fai tu mi fa ridere il tuoatteggiamento che ogni cosa che posto invece di smentire quello che dico vai su google a vedere chi di chi è il link degno del peggior emilio fede
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#256 | |
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Oltretutto, o ha un lavoro che gli lascia veramente un sacco di tempo a disposizione, oppure tutta quella roba non la legge nemmeno lui...
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Ubuntu è un'antica parola africana che significa "non so configurare Debian" Scienza e tecnica: Matematica - Fisica - Chimica - Informatica - Software scientifico - Consulti medici REGOLAMENTO DarthMaul = Asus FX505 Ryzen 7 3700U 8GB GeForce GTX 1650 Win10 + Ubuntu |
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#257 |
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Magari.
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#258 |
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Junior Member
Iscritto dal: Mar 2008
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io hi postato, ora vediamo i fatti
vediamo se uno solo è in grado di sbugiardare le cose postate bisogna argomentare su quanto detto, non su chi dice voi fate il contrario, come i berluschini con travaglio, invece di argomentare attaccate la persona
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#259 | |
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Senior Member
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Il tutto però sempre non fermandosi al solo sintomo, ma indagando sulle cause. Se "curi" qualcuno che accusa tachicardia, magari con un betabloccante, dopo avere escluso fattori emotivi, forse avrà giovamento per quel sintomo, ma se non hai indagato oltre, potresti per assurdo vederlo poi andare in coma per una crisi ipoglicemica o venirgli una peritonite conseguente ad un infarto intestinale (in cui spesso si interviene tardi) oppure potresti semplicemente non risolvere il problema ma solo avere messo una pezza (che però ha anche effetti collaterali che possono non essere trascurabili), perché la causa può essere qualsiasi cosa e il cuore torna a battere uguale appena finito l'effetto del farmaco. Puoi farlo comunque nell'emergenza, ma non basta pensare al solo sintomo. Così come si può somministrare un antipiretico per una febbre troppo alta e pericolosa, che però non curerà la malattia che scatena la febbre.
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Aoi sora no shita de, Kaze wa mirai ni fuku Sotto un cielo azzurro, il vento soffia verso il futuro ネガ <~ Il mio nick in katakana Ultima modifica di Negadrive : 02-06-2009 alle 21:04. |
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#260 | |
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Senior Member
Iscritto dal: Dec 2006
Città: Trapani (TP)
Messaggi: 3098
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Solo due note. 1. La credibilità (e quindi la decisione di leggere o meno un testo) parte dalle fonti del testo stesso. E questo tanto quanto, ognuno decide da se se leggerti. 2. Se volevi fare un pippotto sulla psichiatria dovevi postare nella sezione giusta, quella di scienza e tecnica. Qui sei palesemente (volutamente ?) OT.
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