Introduzione
Siamo giunti alla quinta installazione della nostra analisi delle CPU Intel della
famiglia Sandy Bridge, incentrata sul comportamento del memory controller dual channel
compatibile con memorie DDR3. La particolarità di questo componente rispetto a quanto
implementato da Intel sino ad ora riguarda la compatibilità diretta con memorie dalla
frequenza di clock superiore a 1.600 MHz. Intel ha infatti implementato in questi
processori gli adeguati moltiplicatori di frequenza della memoria, che sono liberamente
impostabili in funzione del tipo di moduli memoria montati nel sistema.
Questa flessibilità si rivela molto utile anche in fase di tweaking del sistema:
l'impossibilità di incrementare la frequenza di base clock oltre una percentuale molto
ridotta, che possiamo mediamente sintetizzare nel 5%, non permette infatti di aumentare la
frequenza di lavoro della memoria via incremento del base clock in modo sensibile,
nonostante si utilizzino moduli che sono certificati per operare a frequenze ben superiori
a 1.333 MHz oppure 1.600 MHz. L'agevole accesso a moltiplicatori di frequenza specifici
per la memoria, mantenendo la frequenza di base clock sui 100 MHz di default, rappresenta
un'ulteriore opzione delle CPU Sandy Bridge particolarmente interessante. A conti fatti,
rimanendo in specifica, è possibile raggiungere frequenze di memoria più elevate
rispetto alle soluzioni di precedente generazione.
Ci si può a questo punto domandare in che misura frequenze di clock molto elevate per
la memoria di sistema possano influenzare le prestazioni velocistiche di un sistema basato
su processori Intel Sandy Bridge. Al variare della frequenza di clock della memoria, fermi
restando timings e altre specifiche del sistema, quale impatto positivo si può avere
sulle prestazioni complessive? E' quello che cercheremo di analizzare in questo articolo
di approfondimento, eseguendo test non solo al variare della frequenza di clock della
memoria ma anche modificando i timings di accesso sino a impostazioni particolarmente
spinte.

Dal bios della scheda madre Asus Maximus IV Extreme, utilizzata per queste analisi
prestazionali, è possibile impostare frequenze di clock da un minimo di 800 MHz sino a un
massimo di 2.400 MHz per la memoria di sistema, questo senza necessità di dover
intervenire a modificare il base clock della CPU. E' ovviamente necessario servirsi di
moduli memoria che siano in grado di operare stabilmente a queste frequenze così elevate,
in abbinameno a timing che sono in genere particolarmente conservativi.
Ricordiamo, prima di passare all'analisi delle memorie, quali siano i precedenti
articoli incentrati sulle cpu Intel della famiglia Sandy Bridge pubblicati sulle pagine di
Hardware Upgrade, ai quali rimandiamo per tutti gli approfondimenti architetturali e
prestazionali del caso.
Sandy
Bridge: primi test delle cpu Intel di nuova generazione
confronto prestazionale tra le soluzioni Sandy Bridge e le CPU Intel e AMD
presenti in commercio; testate le versioni Core i7-2600K, Core i5-2500K, Core i5-2400 e
Core i5-2300
Intel
Sandy Bridge: analisi dell'architettura
analisi dell'architettura delle soluzioni Sandy Bridge per componente CPU,
GPU e System Agent
Overclock
con processori Intel Sandy Bridge
verifica del comportamento in overclock delle CPU Core i7-2600K e Core
i5-2500K, dotate di moltiplicatore di frequenza sbloccato
Comparativa
schede madri P67, per CPU Sandy Bridge
6 schede madri basate su socket 1155 LGA e chipset Intel P67, analizzate per
caratteristiche tecniche e prestazioni velocistiche
Completata questa analisi sulle memorie DDR3 con processori Core di seconda
generazione, sarà la volta di un successivo articolo incentrato sulla componente GPU
integrata nei nuovi processori Intel.
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