Fondazione Chips-IT, l'Italia alla riscossa nei chip. Il piano e la partnership EssilorLuxottica
La Fondazione Chips-IT ha presentato a Pavia il piano strategico 2026-2028 per rafforzare l'ecosistema italiano dei semiconduttori. Con un focus su ricerca, design, talenti e infrastrutture, la Fondazione punta a consolidare il ruolo dell'Italia nel Chips Act europeo, sostenendo innovazione, collaborazione industriale e sovranità tecnologica.
di Manolo De Agostini pubblicato il 11 Dicembre 2025 nel canale MercatoNella giornata di ieri siamo stati a Pavia, nell'Aula Magna del Collegio Ghislieri, per la presentazione del piano strategico 2026-2028 della Fondazione Chips-IT, una fondazione pubblico-privata italiana incentrata sulla ricerca nel campo dei chip.
Nata due anni fa, nel 2023, la Fondazione - nota anche come Centro italiano per il design dei circuiti integrati a semiconduttore - mira a guidare la strategia italiana per la microelettronica, nell'alveo dello European Chips Act.

L'Europa e l'Italia faticano in uno scenario mondiale in cui la tecnologia dei semiconduttori è in fortissima evoluzione, ma non c'è via di uscita: se non si prova a mettere insieme le competenze (che non mancano), creando collegamenti tra università, aziende, centri di ricerca e mondo finanziario, soccomberemo. Questo è certo.
Rimanere con le mani in mano non è un'opzione, specie in un mondo sempre più polarizzato dove la sovranità tecnologica è più essenziale che mai. Da questi presupposti è nata la Fondazione Chips-IT, che ha l'obiettivo di coordinare attività di ricerca e design con attori pubblici e privati, mettendo a disposizione attrezzature e software di ultima generazione. Non solo, svolge anche il ruolo di Competence Centre europeo, aiutando a formare nuove generazioni di talenti nel settore.
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Pavia, sede della Fondazione, non è stata scelta a caso: è una città che dietro la coltre di nebbia che sovente si forma, nasconde un emergente ecosistema di aziende di semiconduttori e di eccellenze accademiche nella filiera che vogliono fare sistema per dare all'Italia, e all'Europa la capacità di decidere del proprio futuro tecnologico e della vita di tutti i giorni.
I semiconduttori sono il nuovo petrolio
La giornata si è aperta con l'intervento di Alberto Sangiovanni Vincentelli, presidente della Fondazione Chips-IT. Ad alcuni questo nome non dirà nulla, ma niente paura, l'onniscienza non è mai stata richiesta: Sangiovanni Vincentelli è una dimostrazione, una delle tante, che gli italiani hanno competenze uniche nel settore.
Vincentelli non è solo professore affiliato al Dipartimento di Ingegneria Elettrica e Informatica dell'Università della California Berkeley dal 1976, ma ha cofondato Cadence Design Systems e Synopsys, due società che realizzano software EDA senza cui realizzare i microchip odierni sarebbe impossibile (per conferme, chiedere a NVIDIA che ha appena investito in Synopsys). Attualmente fa parte del CdA di Cadence Design.

Un nome di primissimo piano quindi, che nel corso del suo intervento ci ha ricordato come nei due anni dalla costituzione formale a oggi è stata creata una fondazione solida e già ben radicata nell'ecosistema italiano ed europeo grazie all'azione di Carlo Reita, direttore della Fondazione Chips-IT e fisico che ha lavorato per quasi vent'anni in CEA-Leti, istituto di ricerca d'eccellenza in Europa per l'elettronica e le tecnologie dell'informazione.
Nel Comitato di Sorveglianza, oltre a Sangiovanni Vincentelli, altri nomi di altissimo profilo della tecnologia italiana come Francesco Svelto, ingegnere e professore (già rettore dell'Università di Pavia) e vicepresidente del CNR (Consiglio Nazionale delle Ricerche), il Professore Ordinario di Elettronica dell'Alma Mater Studiorum Università di Bologna Enrico Sangiorgi e Marco Calabrò, Capo del Dipartimento per le politiche per le imprese del MIMIT (Ministero delle Imprese e del Made in Italy).
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Insomma, una squadra di altissimo profilo che ha ben chiaro lo stato dell'arte attuale e, soprattutto, cosa bisogna fare per dare all'Italia e all'Europa la possibilità di giocare la propria partita su uno scacchiere internazionale sempre più complesso.
La prima slide dell'intervento di Vincentelli ci ha ricordato una grande verità: i circuiti integrati sono il petrolio del 21° secolo. I chip ormai sono praticamente ovunque, ma siamo solo all'inizio: il mercato è pronto a crescere a ritmi ancora più vertiginosi. Se le previsioni parlano di un tasso medio di crescita annuale del 14% da qui al 2030, il mercato punta ad arrivare a un volume d'affari di 2 trilioni di dollari entro il 2032 dai 600-700 miliardi di oggi.
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Secondo Vincentelli, a dare ulteriore linfa al mercato sarà il settore della Physical AI, cioè l'AI applicata al reale, tramite robotica e altre soluzioni, come la guida autonoma per esempio. Non c'è dubbio che l'ecosistema europeo, in questo, debba farsi trovare pronto, ma da dove partire? Beh, da una consapevolezza: siamo indietro. La scala dei nostri campioni europei non è paragonabile a quella oltreoceano, né gli investimenti possono tenere il passo di quelli cinesi.
Basti vedere quali sono le aziende più capitalizzate negli USA e quelle in Italia: non solo il gap in termini economici è enorme, ma anche la composizione del paniere è diversa. Negli USA comandano le Big Tech, da noi ci sono tre banche nelle prime 10 posizioni e solo un'azienda di semiconduttori, STMicrolectronics, occupa posizioni di rango.
Vincentelli, inoltre, ha posto l'accento su un fatto: le aziende più quotate progettano semiconduttori, non li realizzano fattivamente. Se l'esempio NVIDIA è scontato, sappiamo che anche Google, Microsoft e Amazon hanno iniziato a progettare i propri chip. Persino Tesla, che Vincentelli ha definito "un'azienda di chip travestita da venditore di auto" rientra perfettamente nel quadro.
Tuttavia, a fronte di tantissime società che progettano chip, il mondo dipende per la produzione praticamente da una sola azienda, TSMC. Ce ne siamo accorti in epoca COVID, quando i chip non arrivavano più alle società di automotive europee, e il problema rimane sullo sfondo generando forse ancora più preoccupazioni a causa delle mire cinesi sull'isola.
La Fondazione Chips-IT opererà nelle aree evidenziate in giallo - Clicca per ingrandire
La filiera ha quindi un anello debole, una produzione legata per la maggior parte a Taiwan, ed è per questo motivo che sono nati i Chips Act statunitensi ed europeo. La Fondazione Chips-IT è una costola del Chips Act europeo, pensata per fare ricerca, design e, in un contesto di lavoro congiunto con le aziende, trasferire le innovazioni prodotte fino al mercato finale.
L'Italia, seppur forse poco noto, è ben radicata nel settore della progettazione di chip e tecnologie affini, con centri di ricerca e università che fanno tantissimo lavoro in termini di innovazione, con paper pubblicati sulle più importanti riviste di settore.
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C'è un problema, però, che accumuna entrambe le sponde dell'Atlantico: la carenza di persone con le giuste competenze. Per questo se è vero che c'è una grande ricerca di ricercatori con una formazione nell'IA, ancora più forte è la ricerca di persone con competenze nella progettazione di semiconduttori. E le aziende sono disposte a pagarle molto, molto bene.
Vincentelli ci ha ricordato come la Silicon Valley sia sostanzialmente stata formata da immigrati, per questo motivo anche l'Italia deve aspirare non solo a creare competenze, ma anche attrarle dall'estero. Ed è questo scenario e consapevole di quanto c'è da fare che si muove la Fondazione Chips-IT.
L'Italia nell'European Chips Act 2.0
Nel corso della mattinata si sono susseguiti altri interventi, come quello di Marco Ceccarelli - Lead Strategy Coordinator presso la Commission Europea con competenza in design di semiconduttori e produzione - che ha ricordato "come i semiconduttori siano al centro dello scontro tra le potenze".

"Il modo in cui investiamo in ricerca, sviluppo e capacità industriale" diventa centrale, secondo Ceccarelli. "O agiamo come Unione in modo coerente, o saremo tutti più deboli e dipendenti da volontà altrui". In questo contesto l'UE crede che l'Italia possa essere un motore di questa risposta coordinata al futuro che avanza.
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Lo European Chips Act, introdotto e adottato dalla Commissione nel febbraio 2022 e approvato nel settembre 2023, e al momento è oggetto di revisione che sarà completata nel settembre 2026, in quanto, come ogni piano, non tutto ha funzionato fin da subito.
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Non solo, lo scenario è cambiato: l'invasione russa dell'Ucraina, il boom dell'AI e l'arrivo di Trump hanno cambiato le carte in tavola. Per questo motivo la revisione del piano è ancora più importante, anche facendo proprie le raccomandazioni di Mario Draghi, incaricato dalla Presidente della Commissione europea Ursula von der Leyen di stendere un rapporto sul futuro della competitività europea.
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Al momento sono state lanciate cinque linee pilota per l'innovazione, tra cui una in Italia il lavoro del CNR sui semiconduttori ad ampio bandgap per l'elettronica di potenza, oltre a essere istituiti centri di competenza di 28 paesi. Tanto c'è ancora da fare, e soprattutto si guarda anche alla produzione, sia per rafforzare le soluzioni già in campo che aprire nuove strade, basta pensare al supporto alla milanese Ephos.
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L'Europa ha i suoi punti di forza: gioca un ruolo primario nello sviluppo di analogici e di radiofrequenza, nella fotonica, nelle soluzioni di potenza e ha capacità produttiva su nodi maturi, come quella assicurata a Dresda da GlobalFoundries – senza dimenticare l'investimento di TSMC in ESMC.
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L'Europa, invece, è assente nei nodi avanzati e nell'AI accessibile via cloud, mentre è più competitiva sull'edge AI, ambito dove si concentrerà sempre di più il mercato in futuro. Con la seconda versione del Chips Act, Bruxelles lavorerà sull'approvvigionamento dei materiali e la produzione, e su tutto quello che vi ruota attorno, anche insieme ai partner occidentali come Corea e Giappone.
Il piano strategico 2026-2028 della Fondazione Chips-IT

Il clou dell'evento è stata la presentazione del piano triennale della Fondazione Chips-IT per rafforzare il sistema dei semiconduttori nazionale. Carlo Reita ha presentato il piano partendo da un fatto: in Italia mancava una realtà come la Fondazione, nata per facilitare la collaborazione tra università, centri di ricerca, startup, PMI e società più grandi. Un collante che, sostanzialmente, aiuta a rendere le idee dimostrabili, per poi farle confluire, grazie al rapporto con il settore industriale, in prodotti concreti al centro della vita di tutti i giorni.
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Fondazione Chips-IT è, come detto, una realtà pubblico-privata, che vede l'interesse di tre ministeri e riceve 20 milioni di euro l'anno per la ricerca e 3,8 milioni l'anno per il suo funzionamento amministrativo. Se del Consiglio di sorveglianza abbiamo già parlato, nel Comitato Scientifico si contano partecipazioni accademiche di prestigio, ma anche realtà del settore privato come Angelo Casero di Leonardo, Ernesto Lasalandra di Ferrari e Alessandro Cremonesi di STMicroelectronics. Una testimonianza dell'interesse delle grandi aziende per il ruolo della Fondazione.
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La Fondazione oggi conta 47 persone, in maggioranza ricercatori, con 33 anni di media e opera oltre che su Pavia anche su Bologna. L'obiettivo triennale è spingersi fino a 150 persone, soprattutto per quanto riguarda le figure tecniche. Non un facile obiettivo: da una parte si ricerca personale di alto livello, dall'altra il mercato del lavoro è molto competitivo e chiaramente con paghe per i ricercatori che devono quantomeno combaciare con gli standard del settore.
Finora sono stati completati tre tape-out di progetti e altri due sono in preparazione, oltre a varie pubblicazioni sulle riviste di settore. A oggi la fondazione ha messo piede in diversi progetti di ricerca europei e siglato partnership con l'Università di Pavia, il CINECA, il DAMA Tecnopolo di Bologna, nonché con l'IIT di Genova e l'Università di Bologna.
Capire dove va il mondo della tecnologia e scegliere i progetti su cui focalizzare risorse ed energie è imperativo per la Fondazione Chips-IT. Perché se è vero che il mercato dei semiconduttori è crescita, ciò non significa che tutto crescerà e ciò che è oggi è rilevante lo sarà anche in futuro. Per la Fondazione Chips-IT si è quindi trattato, specie in questo primo anno di avvio, di capire dove sono posizionate l'Europa e l'Italia, inquadrare le necessità future e strutturarsi in tal senso.
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Carlo Reita è stato schietto nella sua analisi: la situazione - europea - non è buona. Il Vecchio Continente è passato da oltre il 40% di capacità produttiva a meno del 10%. Un dato di per sé drammatico, che si aggiunge al grafico nella stessa slide che mostra come l'Europa non sia sostanzialmente presente nei mercati a più alto volume e valore, nonché crescita: i settori in cui le società europee del comparto operano sono, in buona sostanza, stagnanti (come il settore dei microcontroller e dei DSP). Ed è questa situazione che Europa e Italia vogliono provare a cambiare.
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Sono quattro gli obiettivi strategici che si è data la Fondazione Chips-IT: rendere l'Italia un centro di ricerca avanzato, rafforzare l'ecosistema unendo realtà oggi frammentate, collaborare con gli omologhi europei nell'ambito del Chips Act e creare le condizioni affinché si riduca il cosiddetto "talent gap", oggi fortissimo nel settore.
Ma se questi sono gli obiettivi strategici, quelli tecnici richiedono di lavorare sull'uso dell'AI per implementarla al meglio in ogni settore, lavorare sulle interfacce tra mondo fisico e funzioni AI/di calcolo, senza tralasciare efficienza energetica e soluzioni di trasmissione all'avanguardia.
Per farlo sono stati avviati tre laboratori, uno su design digitale e hardware aperto, uno sui sistemi analogici e a segnale misto e uno sulla radiofrequenza a frequenze terahertz, per poi avviare gli altri tavoli di lavoro che riguarderanno packaging avanzato, chip di potenza e progettazione EDA.
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Per quanto concerne l'hardware aperto, la Fondazione Chips-IT punta fortemente su RISC-V e architetture scalabili che possano coprire necessità che vanno dall'IoT a mercati come quello HPC. Per la parte di segnali analogici / misti, che Reita ha definito fondamentale perché rappresenta il collegamento tra la parte di computing e i sensori / attuatori che interagiscono con il mondo fisico. Si tratta di un campo molto vasto, con un lavoro su vari blocchi che poi dovranno essere messi insieme in modo coerente.
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Infine, il lavoro sui sistemi a frequenze terahertz per comunicazioni di prossima generazione, con un'integrazione sempre maggiore tra sistemi di calcolo e antenne che avrà l'obiettivo di garantire non solo maggiori velocità, ma anche un enorme risparmio energetico.
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Per fare tutto questo, ed è un po' quello che differenzia la Fondazione Chips-IT, è di fondamentale importanza l'infrastruttura. Il lavoro della Fondazione Chips-IT parte dalla disponibilità di potenza di calcolo dedicata per design, simulazioni e tape out, nonché dal primo emulatore fisico in Italia per la verifica hardware e software, per arrivare alla parte di assemblaggio e quella di test e validazione.
EssilorLuxottica vuole farsi i chip da sola, partnership con la Fondazione Chips-IT
In concomitanza con la presentazione del piano strategico 2026-2028, EssilorLuxottica ha annunciato l'avvio di una collaborazione con la Fondazione Chips-IT. Con l'obiettivo di realizzare occhiali smart e altre soluzioni sempre più avanzate, le due realtà collaboreranno nello sviluppo di chip per raggiungere nuovi livelli di personalizzazione, ottimizzazione e performance.
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In particolare, Antonio Pullini (R&D IC Hardware Manager del Gruppo) presente all'evento ha parlato di come oggi EssilorLuxottica usi soluzioni terze che, però, non le permettono di raggiungere gli obiettivi di PPA - Power, Performance e Area - prefissati. Così, per il futuro, ha deciso di "correre da sola", con la collaborazione della Fondazione.
Le due compagini esploreranno nuove soluzioni per trovare il modo di avere la potenza necessaria per fare calcoli ad alta intensità in uno spazio estremamente ridotto, e ottenere un'efficienza che, in prospettiva, raggiunga 10 volte quella attuale. In linea con il suo approccio aperto e collaborativo, EssilorLuxottica ha dichiarato che metterà a disposizione componenti selezionati delle proprie piattaforme wearable come hardware open-source.
Fondazione Chips-IT: un passo necessario per non restare indietro
La presentazione del piano strategico 2026-2028 della Fondazione Chips-IT lascia un messaggio chiaro: l'Italia non può più limitarsi a osservare l'evoluzione del settore dei semiconduttori da spettatrice. Il mondo corre, e corre velocissimo, spinto da un'AI sempre più pervasiva e da un mercato globale che vede nei chip l'elemento abilitante di qualunque innovazione, dalla robotica all'automotive, dall'IoT all'HPC.
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In questo scenario, la Fondazione si propone come uno dei pochi strumenti concreti capaci di trasformare competenze diffuse ma frammentate in un ecosistema coeso, dotato di una visione e di una capacità operativa credibile. Restano sfide enormi: attrarre talenti in un mercato ipercompetitivo, accelerare il trasferimento tecnologico, posizionare l'Italia in un'Europa che a sua volta fatica a ritagliarsi un ruolo nei nodi avanzati e nel cloud AI.
Eppure, quella vista a Pavia è una squadra che sembra aver ben chiaro il percorso da seguire. Gli investimenti, le collaborazioni e la volontà di fare sistema ci sono. Ora serviranno continuità politica, coraggio industriale e la capacità di superare la logica dei micro-progetti isolati che ha storicamente frenato il Paese.
Se il petrolio del XXI secolo sono i chip, come ricordato da Sangiovanni Vincentelli, allora la sfida non è solo tecnologica ma strategica: riguarda la nostra capacità di decidere il futuro economico e sociale dell'Italia e dell'Europa. La Fondazione Chips-IT rappresenta un tassello essenziale in questo percorso. Starà a noi, come sistema Paese, far sì che non resti un'occasione mancata, ma diventi uno dei motori di una nuova stagione di competitività tecnologica.






































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9 Commenti
Gli autori dei commenti, e non la redazione, sono responsabili dei contenuti da loro inseriti - infoSe volessero prendere ancora più seriamente la cosa,potrebbero ingaggiare/collaborare con Keller e il meno conosciuto Gerard William 3 che non è da meno di Keller,anzi,come paragone potremmo prendere Ronaldo e Messi,ambedue fuoriclasse, così da assorbire esperienza e punti di vista.
Se potessi suggerire la mia al team comincerei con qualcosa per abituare le nuove generazioni,ovvero un nuovo Arduino mescolato con Raspberry,tipo il nuovo Arduino uno Q ma fatto meglio,con tecnologia risc-v (esiste un Orange Pi con risc-v) più potente e scalabile,un attrezzo del genere a giovani pieni di fantasia e talento,tirerebbero fuori l'impossibile da delle SBC così,in modo da dare a loro un vero e proprio laboratorio da usare in cameretta.
Secondo il mio punto di vista,siamo troppo dipendenti da americani e inglesi con x86 e arm (non è più europea l'UK) ed avere una ottima CPU che si adatta sia ai datacenter,sia ai dispositivi personali (PC, smartphone,tablet, smartwatch etc) potrebbe metterci al riparo da eventuali ritorsioni o pressioni politico/economiche.
Per i sistemi operativi,in Europa abbiamo già il nostro prodotto ottimo,manca solo una distribuzione di riferimento.
Se non avete ancora capito, già con la notizia di Nvidia che renderà CUDA usabile su tutte le GPU è il segnale che qualcuno vuole prendere le redini del mercato e della tecnologia e viziare il tutto a suo vantaggio,in pratica un bel guinzaglio.
Bisogna difendersi da queste cose altrimenti ci ritroveremo ancora più schiavi degli USA o della Cina.
Per questo vorrei che l'Europa si dia una svegliata, Italia compresa.
A chi stavano vendendo con quella presentazione?
Se vuoi fare, non realizzi/presenti il PowerPoint, fai.
Altrimenti stai solo vendendo (idee, oggetti, progetti) e cercando risorse.
Niente di nuovo.
A chi stavano vendendo con quella presentazione?
Se vuoi fare, non realizzi/presenti il PowerPoint, fai.
Altrimenti stai solo vendendo (idee, oggetti, progetti) e cercando risorse.
Niente di nuovo.
Che commento è?
Siamo alle basi delle basi dei commenti qui.
A chi stavano vendendo con quella presentazione?
Se vuoi fare, non realizzi/presenti il PowerPoint, fai.
Altrimenti stai solo vendendo (idee, oggetti, progetti) e cercando risorse.
Niente di nuovo.
Perché,cosa dovevano mostrare,dei dischi di silicio finti o GPU finte o un processore finto come hanno fatto un po' tutti?Intel , AMD,Nvidia,Arm?
Siamo alle basi delle basi dei commenti qui.
Se non lo hai compreso, è un tuo problema.
Non dovevano mostrare niente, appunto.
Certo che mancano le competenze in Europa.
Produciamo pochissimi ingegneri industriali ed elettronici e i pochi buoni che produciamo attraversano l'oceano, quelli sfigati rimangono qui a cercare il posto fisso nell'srl o nella Leonardo di turno, per carita'...
Non a caso Tim Cook ha detto piu' volte "ci sono piu' ingegneri industriali in una citta' di medio grandezza cinese che in tutti gli Stati Uniti".
E anche produrre tanti talenti (come fa il Giappone), non ti basta e non ti salva un settore.
Continuiamo a darci le pacche sulle spalle dicendoci "eh ma il made in Italy", "eh ma il made in Germany" non realizzando che sono slogan che non hanno il minimo senso. Non e' che qualcosa prodotto in Europa o nel nostro paese e' migliore perche' prodotto qui, dipende dalla singola azienda e come lavora.
E con questa mentalita' del darci le pacche sulle spalle, viviamo in una realta' distorta che continua ad erodere la nostra competitivita' continuando a sopravvalutarci e mancare di realismo.
Inoltre, e' inutile dire come quello dei semi conduttori sia un mercato che richiede investimenti astronomici che non possono e non devono venire dalle tasse dei cittadini. Quanti miliardi abbiamo regalato ad aziende straniere (come Intel) per venire a produrre in Europa? Soldi miei e vostri. E con che risultati? Sono anche settori che danno pochissimo lavoro rispetto agli investimenti effettuati.
La politica Italiana ed Europea deve fare il massimo per cui ci siano le condizioni favorevoli a fare impresa da noi e finche' la burocrazia, le tasse e' quel che e'. I soldi ci sono pure, ma le condizioni giuridiche e fiscali no.
Senza contare quanto sia ancora monco il mercato unico. Un azienda Italiana o Polacca dovrebbe poter scalare subito su un mercato gigante come quello Europeo, invece appena varchi il confine ti ritrovi in un sistema legale, fiscale, commerciale e d'impresa completamente diverso per cui qualsiasi espansione ti costa un occhio della testa.
Ci sono tantissimi problemi da risolvere per rendere l'Italia competitiva e questi passano dal costruire sinergie a livello Europeo, non nel cercare di fare tutto in casa. Suonano bene questi slogan populisti del dover essere indipendenti su X ed Y, ma questo treno e' passato da tempo, per tutti. Anche a Taiwan, in Corea o Cina non possono procedere nella loro evoluzione tecnologica senza le nostre tecnologie europee in ambito di lenti e laser. Siamo tutti interconnessi.
Peccato che ogni volta che si dovrebbe delegare qualcosa a regole europee, i politici vanno in TV a convincere la popolazione che viene intaccato il nostro sovranismo. Se vogliamo giocare al sovranismo non andiamo da nessuna parte. Ci sono pochissime nazioni al mondo che possono ambire (ma non perseguire) un minimo di sovranismo in certi ambiti, e anche queste non possono farlo al 100%, nessuna nazione Europea singolarmente presa e' tra queste.
Ah, e notare come in questi pannelli di gente che vuole i chip in Italia non ci sia mai mezzo ingegnere, ma gente che vuole creare pressione politica per ricevere danari mentre le aziende del settore all'estero sono quasi tutte guidate da ingegneri e non cialtroni bocconiani.
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