Introduzione
Dopo aver valutato le capacità prestazionali dei processori della famiglia Sandy
Bridge destinati all'utilizzo in sistemi desktop è ora il momento di analizzarne le
peculiarità architetturali. Questi processori si caratterizzano, come abbiamo visto, per
prestazioni velocistiche molto elevate, al punto da distanziare in modo netto i
concorrenti diretti per prezzo oltre che avvicinare in numerosi ambiti applicativi le
soluzioni Intel Core i7-900 basate su architettura a 6 core.
Alla base di queste prestazioni velocistiche troviamo numerose novità architetturali,
che portano le proposte Sandy Bridge a differire sensibilmente da quelle Nehalem e
Westmere sino ad ora disponibili sul mercato.

Sandy Bridge desktop, senza placca di protezione, sulla sinistra
Sandy Bridge per notebook sulla destra
Iniziamo da un elemento distintivo molto importante, quello legato al branding. Con
Sandy Bridge, seconda generazione di processori della famiglia Core, Intel ha mantenuto i
nomi Core i7, Core i5 e Core i3 introducendo sigle numeriche a 4 cifre per meglio
identificare i prodotti. Vediamo in dettaglio come si sia giunti a questa tipologia
mostrando come sia costruito il nome Intel Core i7-2600K, la proposta desktop più veloce
tra quelle della famiglia Sandy Bridge presentate in questi giorni:
- Intel Core: brand dei processori;
- i7: è il cosiddetto modifier, a identificare la classe del processore;
- 2600: il numero 2 indica la generazione di architettura, mentre i 3 numeri indicano la
SKU (Stock Keep Unit);
- K: è la lettera di suffisso che indica la presenza di alcune specifiche funzionalità.
In questo caso la lettera K identifica il moltiplicatore di frequenza sbloccato verso
l'alto.
Al pari di quanto sviluppato da Intel da alcuni anni a questa parte, a una indicazione
numerica più elevata per la SKU corrisponde un processore che vanta migliori
caratteristiche complessive, volendo con questo includere sia la parte prestazionale sia
altri elementi importanti quali il livello di TDP oppure funzionalità accessorie
implementate.
Mettiamo a confronto le soluzioni Sandy Bridge con le altre architetture di processore
Intel di pari posizionamento di mercato, riportando per ciascuna tecnologia produttiva,
superficie in millimetri quadrati e numero totale di transistor integrati:
Modello |
tecnologia |
superficie
in mm² |
transistor
in milioni |
| Bloomfield |
45nm |
263 |
731 |
| Lynnfield |
45nm |
296 |
774 |
| Westmere 2C |
32nm |
81 |
383 |
| Westmere 6C |
32nm |
248 |
1.168 |
| Sandy
Bridge 4C |
32nm |
216 |
995 |
| Sandy
Bridge 2C, GT2 |
32nm |
149 |
624 |
| Sandy
Bridge 2C, GT2 |
32nm |
131 |
504 |
L'integrazione della GPU ha portato ad un aumento nel numero di transistor, che nella
declinazione quad core sfiora il numero di 1 miliardo; la superficie complessiva rimane
tuttavia contenuta in 216 millimetri quadrati contro i 296 delle architetture Lynnfield
sempre quad core, costruite con tecnologia a 45 nanometri e sprovviste di GPU integrata.
Per ogni core integrato nei processori Sandy Bridge Intel ha utilizzato circa 55
milioni di transistor, che si vanno ad abbinare ai 114 milioni riservati alla GPU
integrata. La tecnologia produttiva è a 32 nanometri, con transistor Hi-K metal gate di
seconda generazione, mentre la cache L3 può giungere sino a un quantitativo massimo di 8
Mbytes, per la prima volta unificata tra CPU e GPU

Osservando il die del processore Sandy Bridge in versione quad core evidenziamo, oltre
ovviamente ai 4 core, la presenza della componente GPU integrata all'interno del die
stesso e non più in un componente di silicio esterno, la cache L3 unificata tra parte CPU
e parte GPU, l'area indicata come System Agent e controller memoria DDR3 oltre alla parte
finale per la gestione dell'input/output con i componenti esterni montati sulla scheda
madre.
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