Uber, oltre 400 mila segnalazioni di aggressioni sessuali in 5 anni. Il New York Times accusa, l'azienda contesta i numeri
Documenti giudiziari sotto sigillo, interviste e atti interni rivelano che negli Stati Uniti sono state registrate 400.181 segnalazioni di aggressioni o comportamenti sessuali impropri su Uber (2017-2022), circa una ogni otto minuti. La società replica e si difende
di Andrea Bai pubblicata il 08 Agosto 2025, alle 12:21 nel canale WebUber
Nell'arco di un periodo di cinque anni, tra il 2017 e il 2022, negli Stati Uniti sono state generate segnalazioni di aggressione sessuale o condotta inappropriata da oltre 400 mila corse Uber, ovvero pari ad una segnalazione in media ogni otto minuti. E' quanto emerge da documenti relativi ad una causa collettiva per violenza sessuale contro la società, che sono stati visionati dal New York Times.
L'inchiesta combina interviste a dipendenti ed ex dipendenti, documentazione interna e atti processuali posti sotto sigillo, delineando come la società abbia spesso posticipato o accantonato alcuni strumenti ritenuti efficaci per mitigare i rischi durante le corse. Tra le misure valutate figuravano algoritmi avanzati di abbinamento, l’installazione di telecamere a bordo e la combinazione di passeggeri donne con autiste donne, oltre ad avvisi proattivi su fattori di rischio associati ad aggressioni; tuttavia, diverse di queste iniziative non sono state implementate su larga scala.
Secondo l’inchiesta, in più occasioni autisti con precedenti segnalazioni per condotte inadeguate sono rimasti attivi sulla piattaforma e successivamente hanno commesso aggressioni sessuali ai danni di passeggeri, un aspetto che solleva interrogativi sulla capacità di intercettare pattern di rischio e di adottare interventi tempestivi. Alcune scelte operative, come il rifiuto di introdurre telecamere nelle vetture, vengono ricondotte anche alla tutela del modello di business fondato sull’inquadramento dei driver come contrattisti indipendenti e non come dipendenti, con implicazioni sui costi e sui livelli di controllo sulle condizioni di servizio.

La dirigente responsabile della sicurezza di Uber negli Stati Uniti, Hanna Nilles, ha dichiarato al NYT che «non esiste un livello “tollerabile” di aggressioni sessuali», aggiungendo che circa il 75% delle segnalazioni riguardava episodi meno gravi (commenti sull’aspetto, tentativi di approccio o linguaggio esplicite) e che molte non erano state revisionate internamente, potendo includere anche comunicazioni errate o tentativi fraudolenti di ottenere un rimborso sulla corsa. Uber ha inoltre ribadito che la stragrande maggioranza delle corse si conclude senza incidenti, sostenendo che il 99,9% dei viaggi negli USA avviene senza problemi.
In risposta all'articolo del New York Times, Uber ha rilasciato un comunicato pubblico con cui ha difeso il proprio record di sicurezza, affermando di aver investito risorse ingenti in tecnologie, policy e procedure, e che i report di aggressioni sessuali “più gravi” si sarebbero ridotti del 44% dal 2017 al 2022. Uber sostiene inoltre che i circa 400.000 report includono per lo più condotte non fisiche e non rientranti nella definizione di “aggressione sessuale”, oltre a essere non verificati e potenzialmente affetti da errori o falsi. La società calcola che nell’arco considerato si siano svolti 6,3 miliardi di viaggi negli USA e che il totale dei report equivalga allo 0,006% delle corse, mentre quelli più gravi sarebbero lo 0,00002% e cioè circa 1 su 5 milioni.










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