OpenAI, Codex e il "vibe engineering": l’agente AI che migliora sé stesso

OpenAI, Codex e il "vibe engineering": l’agente AI che migliora sé stesso

OpenAI sfrutta Codex, il proprio agente di programmazione basato su GPT‑5, per sviluppare e migliorare sé stesso. L’azienda afferma che la maggior parte del codice del tool è oggi generata da Codex stesso, che viene impiegato anche internamente come un vero collega di squadra

di pubblicata il , alle 11:21 nel canale Scienza e tecnologia
OpenAI
 

La crescente diffusione degli strumenti di programmazione basati sull’intelligenza artificiale sta incidendo su tutte le fasi dello sviluppo software, inclusa la progettazione e l’ottimizzazione dei tool stessi. "Ritengo che la stragrande maggioranza del codice di Codex sia scritta da Codex stesso: è un sistema in larga parte auto-migliorante" ha dichiarato Alexander Embiricos, Codex Product Lead per Open AI, in un'intervista rilasciata ad ArsTechnica.

Codex è stato presentato ufficialmente a maggio 2025 in forma di anteprima, ed è un agente capace di sviluppare correggere bug e proporre pull request in autonomia. Dopo l’integrazione con GPT-5 nell’agosto 2025, il suo utilizzo da parte degli sviluppatori esterni è aumentato di venti volte. Un’ulteriore spinta è arrivata il 15 settembre, con il rilascio di GPT-5 Codex, una versione specializzata del modello ottimizzata per il coding autonomo. Anche all’interno di OpenAI lo strumento è ampiamente utilizzato, basandosi sullo stesso repository open source disponibile pubblicamente. "Mi piace molto il fatto che la versione interna sia identica a quella accessibile agli sviluppatori esterni", ha sottolineato Embiricos.

La natura ricorsiva di Codex non si limita alla generazione di codice. Secondo Embiricos, l’agente è in grado di analizzare i propri cicli di addestramento e i feedback degli utenti per stabilire in autonomia le priorità di miglioramento. "Codex scrive parti del proprio sistema di ricerca e monitora i suoi allenamenti", ha spiegato. All’interno di OpenAI, inoltre, i dipendenti possono assegnare attività a Codex tramite strumenti di project management come Linear, esattamente come farebbero con un collega umano.

Un esempio concreto dell’impatto di Codex riguarda lo sviluppo dell’app Sora per Android. Embiricos racconta che l’app è stata realizzata da un team di quattro ingegneri in 18 giorni e pubblicata sul Play Store dopo 28 giorni complessivi. Codex ha contribuito alla definizione dell’architettura, alla pianificazione dei componenti e alla loro implementazione, permettendo agli sviluppatori di concentrarsi sul client Android partendo dall’app iOS già esistente e dai componenti server.

Questo modello di lavoro solleva interrogativi sul ruolo futuro degli sviluppatori umani. Embiricos distingue tra il “vibe coding”, in cui il codice generato dall’AI viene accettato senza un’analisi approfondita, e il “vibe engineering”, che mantiene l’uomo al centro del processo di sviluppo. "Noi adottiamo soprattutto il vibe engineering: chiediamo a Codex di pianificare, poi iteriamo e revisioniamo con attenzione", ha chiarito. Il vibe coding resta comunque utile per prototipi o strumenti temporanei, lasciando allo sviluppatore la scelta su quanto approfondire il controllo del codice prodotto.

In chiusura, Embiricos ha delineato la visione di lungo periodo di OpenAI: estendere l’utilità di Codex anche a chi non ha competenze di programmazione. "Non tutta l’umanità aprirà un IDE o un terminale", ha osservato. "Oggi stiamo costruendo un agente per sviluppatori, ma l’obiettivo finale è un assistente software universale, utile a chiunque e in qualsiasi contesto".

2 Commenti
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LMCH15 Dicembre 2025, 12:41 #1
Sarei curioso di verificare quanto sia reale quello che affermano.
Specialmente lato (in)sicurezza e "feature" utilizzabili da soggetti terzi malevoli mi aspetto grandi cose.

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