Introduzione

L'evoluzione dei dispositivi di
masterizzazione legati all'informatica sembra seguire pari passo la strada
percorsa, a loro tempo, dai lettori CD: un progressivo aumento prestazionale
accuratamente distribuito nel tempo. Questa situazione è riscontrabile
dopotutto in quasi tutti i settori dell'informatica.
Nel campo dei masterizzatori la
grossa novità è stata probabilmente l'introduzione del BurnProof ad opera di
Sanyo, introdotto a partire dai dispositivi a 16X in scrittura, seguito dalle
soluzioni offerte dalla concorrenza. Per il resto abbiamo assistito alla
classica corsa alle migliori prestazioni, anche se queste sono ormai a livelli
decisamente elevati. A breve distanza di tempo dalla presentazione dei
dispositivi a 24X in scrittura ecco che in listino troviamo già modelli a 32X.
Sono passati solo 3 o 4 mesi dalla presentazione della generazione precedente!
La domanda, già posta in occasione
delle prove di alcuni masterizzatori precedentemente testati, è sempre la
stessa: vale la pena acquistare un masterizzatore 32X, sapendo già a priori che
il tempo di scrittura sarà inferiore di una manciata di secondi rispetto ad un
modello a 24X? La risposta la si può trovare analizzando bene le esigenze
personali, mettendo da parte lo sfizio di possedere l'ultimo ritrovato
tecnologico. A nostro avviso infatti questo incremento di prestazioni davvero
limitato tra una generazione e l'altra risponde quasi esclusivamente a regole
dettate dal marketing: nel corso delle nostre prove cercheremo una conferma o
una smentita alle nostre ipotesi di partenza, sinceramente abbastanza scettiche.
Oggetto della nostra prova saranno
quattro modelli, di cui tre dotati di velocità di scrittura a 32X ottenuta con
tecnologia Z-CLV (LiteOn LTR 32102B, LG GCE-8320B e TDK Cyclone 32X10X40X) e uno
di velocità di 24X ma in modalità P-CAV (Yamaha CRW3200E). Ulteriori dettagli
sulla modalità di scrittura saranno esposti nel corso della recensione. |