Cloudflare contro Google: il blocco dei bot AI divide il web
Cloudflare introduce strumenti per bloccare i crawler AI e propone un modello pay-per-crawl, scatenando un acceso dibattito su come distinguere tra bot per l’indicizzazione e quelli per l’AI. Google resta cauta, mentre emergono timori per la ricerca e progetti come Internet Archive
di Andrea Bai pubblicata il 10 Luglio 2025, alle 10:51 nel canale WebCloudflareGoogle
Cloudflare ha avviato la scorsa settimana la sperimentazione di nuove funzionalità che consentono ai proprietari di siti web di bloccare i crawler AI o richiedere un pagamento per ogni accesso ai contenuti da parte di questi bot. L’obiettivo dichiarato è restituire il controllo ai creatori di contenuti, offrendo loro la possibilità di decidere chi può utilizzare i dati pubblicati online e in quali condizioni.
Il nuovo sistema, attivo di default per i nuovi domini registrati su Cloudflare, consente di negare l’accesso ai bot AI a meno che il proprietario del sito non decida esplicitamente di consentirlo. In parallelo, la società sta testando la funzione Pay Per Crawl, che permette ai publisher di monetizzare l’accesso da parte dei crawler delle aziende AI, ricevendo un compenso per ogni richiesta di pagina effettuata dai bot.
L’annuncio di Cloudflare ha però sollevato più di qualche dubbio tra webmaster ed esperti SEO, preoccupati dalla possibilità di bloccare accidentalmente i bot di Google utilizzati per l’indicizzazione dei siti nei risultati di ricerca tradizionali. Il rischio, secondo molti, è che un blocco generalizzato dei crawler AI possa compromettere la visibilità dei siti su Google, penalizzando il traffico organico e i ricavi pubblicitari.
Worst case we’ll pass a law somewhere that requires them to break out their crawlers and then announce all routes to their crawlers from there. And that wouldn’t be hard. But I’m hopeful it won’t need to come to that.
— Matthew Prince 🌥 (@eastdakota) July 7, 2025
A fronte di queste perplessità, il CEO di Cloudflare, Matthew Prince, è intervenuto pubblicamente su X (ex Twitter), sottolineando che la società sta intessendo un confronto con Google per trovare una soluzione tecnica che consenta di bloccare i bot dedicati alle funzioni AI (come Answer Box e AI Overview) senza interferire con i crawler responsabili dell’indicizzazione classica. Prince ha dichiarato che sono in corso “colloqui incoraggianti” con Google per arrivare a una separazione chiara tra i diversi tipi di bot, così da permettere ai siti di scegliere con precisione quali attività consentire e quali bloccare. In caso di mancato accordo, Cloudflare sarebbe pronta a promuovere l’introduzione di una legge che obblighi le aziende tecnologiche a distinguere nettamente i loro crawler e a renderne noti i percorsi, una soluzione che secondo Prince sarebbe “molto praticabile” in diverse giurisdizioni.
In ogni caso, nonostante il cauto ottimismo espresso da Prince, non è
scontato che l'iniziativa possa avere successo. Del resto le grandi
aziende AI potrebbero non avere alcun interesse a collaborare con
intermediari come Cloudflare, ed effettuare pressioni contro eventuali
iniziative legislative volte ad imporre nuove regole sulla separazione ed
identificazione dei crawler.
C'è poi da considerare il rovescio della medaglia dell'approccio di Cloudflare, ovvero il fatto che i proprietari dei siti web potrebbero voler sfruttare le funzionalità per bloccare in maniera specifica alcuni crawler il cui unico scopo è quello di aiutare a svolgere attività di ricerca accademica, scansioni di sicurezza o altri scopi come può essere il caso, ad esempio, di The Internet Archive e il suo ruolo nel documentare la storia del web.
Non v'è poi da escludere che i “colloqui incoraggianti” possano deragliare verso un percorso di maggiore attrito e con esiti poco felici, anche dal punto di vista legale.
L'iniziativa di Cloudflare, che da diverso tempo sta sensibilizzando l'opinione pubblica sul pericolo di "distruzione" da parte dell'AI del modello di business che ha sostenuto il web fino ad ora, ha l'obiettivo di ridefinire il rapporto di forza tra gli editori e le grandi aziende tecnologiche, in uno scenario in cui queste ultime puntano raccogliere il maggior numero possibile di informazioni per addestrare i loro modelli e migliorare i servizi, senza però offrire un compenso adeguato ai primi.









Nokia Innovation Day 2026: la sovranità europea passa dal mercato unico e dai laboratori italiani del gruppo
In sella alla Fiido Nomads Pro: e-bike con motore centrale da 100 Nm per il divertimento a 360 gradi
Recensione Google Pixel Watch 5: sembra lo stesso, ma al polso la differenza si sente
Ray-Ban Meta Audio: arrivano gli occhiali smart senza fotocamera, con audio open-ear e fino a 12 ore di autonomia
Apple TV 4K: chip A19, CPU più veloce del 50% e surround con quattro HomePod
Il mercato console sprofonda: i rincari continui frenano le vendite di Microsoft e Sony
Apple Home Collection: videocamere 2,5K, serrature UWB e termostati Matter per l'ecosistema Casa
Apple presenta HomeView, il nuovo hub domestico con Siri AI e Apple Intelligence
Apple HomePod mini 2 arriva in Italia: audio surround, Sound Glow e nuovi colori a 169 euro
SFSCON 2026: la sovranità digitale al centro della South Tyrol Free Software Conference
Cooler Master GPU Shield arriva in Europa: monitora il connettore della scheda video e interviene in caso di anomalie
Wolters Kluwer Tax & Accounting potenzia la suite Genya con nuove funzioni di IA
NVIDIA accelera il DLSS 5: il nuovo modello è fino a 10 volte più veloce rispetto a marzo
Character.ai in bancarotta, Disney pronta a banchettare sugli asset con 20 milioni di dollari
realme passa a ColorOS 17 con Android 17, aggiornamenti da ottobre per quattro modelli
OPPO presenta ColorOS 17: più fluidità, AI agentica e nuove funzioni per gli smartphone
Giochi PS2 su smartphone Android: ARMSX2 2.8.3 migliora notevolmente il supporto









3 Commenti
Gli autori dei commenti, e non la redazione, sono responsabili dei contenuti da loro inseriti - infoIo ci capisco poco ma metto duck come motore di ricerca nei browser.
Io ci capisco poco ma metto duck come motore di ricerca nei browser.
Infati ci capisci poco, visto che duck è bing.
Grazie delll' informazione c'è sempre da imparare dai geni.
Devi effettuare il login per poter commentare
Se non sei ancora registrato, puoi farlo attraverso questo form.
Se sei già registrato e loggato nel sito, puoi inserire il tuo commento.
Si tenga presente quanto letto nel regolamento, nel rispetto del "quieto vivere".