La NASA potrebbe impiegare dei lander lunari Blue Moon MK1 modificati per la missione Artemis III
Per battere i cinesi sul tempo, la NASA (e gli USA) potrebbe scegliere di impiegare dei lander lunari Blue Moon MK1 modificati per la missione Artemis III, prevista per la fine del 2027 (ma con grandi incertezze).
di Mattia Speroni pubblicata il 03 Ottobre 2025, alle 16:43 nel canale Scienza e tecnologiaBlue OriginNASAArtemisSpaceX
Nelle scorse settimane si è parlato diffusamente della nuova "corsa allo Spazio" tra Cina e USA e su chi ha le migliori prospettive di rimettere piede sulla Luna entro il 2030. Come sappiamo la CNSA sta portando avanti lo sviluppo delle varie componenti e sembra sulla buona strada per riuscire a completare un allunaggio con equipaggio nel 2029. Gli USA (e più in generale Artemis, che comprende diverse agenzie spaziali) sembrerebbero avere maggiori difficoltà.

A febbraio 2026 dovrebbe essere lanciata la missione Artemis II che porterà quattro astronauti (tre statunitensi e uno canadese) intorno alla Luna per la prima volta dopo la fine del programma Apollo. La sfida più importante sarà però quella della terza missione del programma che prevede l'allunaggio vero e proprio. Finora si era pensato alla possibilità di impiegare una versione di Starship (SpaceX) modificata. Le tempistiche di sviluppo del vettore pesante sono però ancora incerte e potrebbe non essere pronto per la fine del 2027. Per questo la NASA potrebbe valutare strade alternative.

Secondo quanto riportato da ArsTechnica, una delle prospettive più promettenti sarebbe quella di impiegare dei lander Blue Origin Blue Moon MK1 modificati per permettere agli astronauti di atterrare sulla Luna e di ripartire dalla superficie. Questo lander lunare, che potrebbe essere provato il prossimo anno, è pensato per missioni cargo che non prevedono sistemi di supporto vitale e di ospitare degli astronauti a bordo.

Blue Origin (società di Jeff Bezos) starebbe però verificando la possibilità di effettuare alcune modifiche affinché ci sia la certificazione per il supporto di un equipaggio. Questa scelta potrebbe permettere di eseguire la missione Artemis III con un lieve ritardo battendo così la Cina di alcuni mesi. Attualmente l'agenzia spaziale statunitense non avrebbe incaricato la società di effettuare in maniera ufficiale dei test e non avrebbe approvato le modifiche, ma gli ingegneri sembrerebbero fiduciosi sulla riuscita di questa strategia.
Dopo Artemis III potremmo assistere poi all'utilizzo di Starship (che consente di portare un carico utile maggiore) ma anche all'utilizzo del lander lunare Blue Origin Blue Moon MK2, più grande e pensato sin dall'inizio per ospitare un equipaggio. Quest'ultimo potrebbe essere operativo intorno al 2030, quindi troppo tardi per essere utilizzato sin da subito. Lo scopo del programma Artemis (come quello del programma cinese) è di avere una presenza umana stabile sulla Luna e quindi la prima missione umana sulla superficie del nuovo corso sarebbe solo l'inizio di un programma ben più complesso.










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1 Commenti
Gli autori dei commenti, e non la redazione, sono responsabili dei contenuti da loro inseriti - infoLa Luna non è così, per questo il LEM aveva una base d'appoggio così ampia e gambe che lo tenevano più alto dal suolo.
Non parliamo poi della versione "lunare" di Starship.
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