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Senior Member
Iscritto dal: Jun 2002
Città: BN
Messaggi: 2233
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Parliamo di "Open Source"??
Premessa della premessa: questo thread ha tutte le carte in regola per diventare un ginepraio...
Premessa: conosco il mondo "open" (nella sua declinazione linuxiana e bsd-iana) da circa 10 anni ormai. Allora non ero né un programmatore, né un appassionato ma soltanto un ragazzino enormemente curioso. La curiosità è pressoché mantenuta, nonostante kg di capelli in meno...solo che si spinge verso questioni più "filosofiche" e meno pratiche. Cito da Wikipedia Quote:
Quote:
1) open source è la condivisione del codice, per favorire l'interoperabilità ed il miglioramento dello stesso su spinta comunitaria (qualora io detentore del diritto d'autore voglia farlo). 2) l'open content mette nelle condizioni l'utente di informarsi, di condividere conoscenze secondo il principio del "se io ho un'idea e tu hai un'idea e le condividiamo avremo due idee ciascuno" (ossia 1+1=4 Da programmatore dilettante (e da essere umano più in generale) sono fortemente convinto della necessità dell'open content: ogni acquisizione astratta, ogni concetto, ogni idea che migliora il modo di affrontare un problema deve essere condiviso. In questa casistica rientrano, a mio modo di vedere, anche i cosiddetti formati standard: mi riferisco alla codifica .doc, .mp3 ecc., a quelle specifiche di uso comune che ogni utente dovrebbe possedere e liberamente modificare/migliorare. La domanda cruciale è: se, sulla base di questi contenuti aperti e accessibili, la mia testolina ha trovato un'implementazione originale, un modo cioè super efficiente di tradurre in codice la soluzione ad un problema, perché dovrei condividerlo? Risposta possibile: "perché così tutti possono migliorare il tuo lavoro". E' qui, secondo me, che il discorso comincia ad essere complesso. In un mondo dove il software non è un servizio, dove cioè non ha senso "vendere" codice, non fa una piega. Ho scritto una nuova suite office e la condivido...poi torno a fare il pizzaiolo per campare. In un mondo in cui, invece, scrivere un software equivale a curare una carie o riparare un tubo che perde, in una parola a migliorare la vita altrui dietro compenso (e non credo ci sia niente di male nel farlo), tutto ciò diventa poco sostenibile. Brutalmente la posso sintetizzare così: io condivido con il mondo l'approccio al problema, condivido tutto il necessario affinché tu possa trovare la "tua" soluzione al problema...e lo faccio anche gratis (free as beer). Se poi voglio un aiuto comunitario per migliorare il codice, lo pubblico. Se vuoi la mia implementazione, ossia la mia soluzione al problema, è un altro discorso e pubblicare il tutto mi sembra poco tutelante nei confronti dell'autore stesso... Per fare un paragone universitario: studiamo insieme e ci confrontiamo, ma l'esame lo devi fare da solo....altrimenti paghi cepu Ps. ho una donna, una vita piena di interessi...checché possa sembrare da questo thread
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in attesa di una firma migliore...
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#2 |
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Senior Member
Iscritto dal: Sep 2004
Città: Padova
Messaggi: 11769
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siamo in tanti nella stessa situazione...
"free as freedom, not as a free beer" al di là del valor tecnico, c'è nell'open source un valore e una ricchezza "morale" che varrebbe la pena esportare in ogni altro campo della tecnica e della vita... se io scambio con te le mie idee e conoscenze, ognuno di noi due alla fine saprà il doppio di cose e avrà il doppio di possibilità. alla fin fine è il "demose 'na mano" piuttosto che il "buttamoselo al " ... mi piace sperare che prima o poi la prima filosofia sarà l'approccio medio standard ad ogni cosa su 'sto pianeta... ps: ci son libri scritti un paio di migliaia di anni fa ancora leggibili ... ho database e fogli di calcolo fatti 15 anni fa con programmi proprietari che non riesco più a far girare nemmeno con le versioni aggiornate e a pagamento di detti programmi proprietari ... vogliamo farci ridurre così in ogni settore ??
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mac user = hai soldi da buttare; linux user = hai tempo da buttare; windows user = hai soldi e tempo da buttare Ultima modifica di Fil9998 : 08-01-2011 alle 08:59. |
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#3 |
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Senior Member
Iscritto dal: May 2007
Città: DiSaronno Originale
Messaggi: 2376
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Se rendessimo open il nostro codice, sarebbe il tracollo dell'azienda in cui lavoro. E a me chi lo dà il pane per mangiare?
Il mondo open source fa soldi con l'assistenza, ma la piccola-media impresa, quando può, ne fa volentieri a meno. Abbiamo un cliente che ha mollato un gestionale opensource per acquistare il nostro
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Dell XPS 9570 Powered by Arch Linux || Motorola One Vision Ho concluso con raffaelev, Iceworld, stebru, Dichy, AXIP, Quakeman e Swampo |
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#4 |
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Senior Member
Iscritto dal: Sep 2004
Città: Padova
Messaggi: 11769
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già, il mondo è strutturato così nella maggior parte, purtroppo chi "apre" spesso vien spazzato via per cui non lo fa.
in questo modo tutti restiamo "indietro" invece che andar avanti...
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mac user = hai soldi da buttare; linux user = hai tempo da buttare; windows user = hai soldi e tempo da buttare |
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#5 |
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Senior Member
Iscritto dal: Jan 2001
Messaggi: 2289
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prima di tutto vorrei fare una precisazione: secondo me si dovrebbe parlare di software libero e non di open source. questo perche' un software open, estremizzando, potrebbe essere pubblicato sotto una licenza che prevede la leggibilita' del codice ma non la redistribuzione del codice stesso o delle sue modifiche. chiaramente il software libero ha dei vincoli che proteggono il codice da queste estreme eventualita'.
detto cio', veniamo al post sollevi la problematica del business nel mondo free/open. qui ci sarebbe molto da discutere perche' i pensieri sono sicuramente contrastanti. io ho lavorato quasi sempre in aziende dove si utilizza software libero e si fornisce software libero al cliente e quando cerco lavoro, mi oriento verso aziende che lavorino cosi'. quello che posso dire dalla mia esperienza e' che al cliente medio non interessa che il software sia libero o meno, anche perche' nel 99% dei casi non sa nemmeno di cosa si tratta sebbene glielo si spieghi ampliamente, ma gli interessa molto cosa gli viene fornito e come glielo si fornisce. ci sono tanti che passano da software commerciali a software liberi, spesso perche' si riesce a renderli piu' aderenti alle richieste del cliente. chiaramente la stessa cosa avviene con software closed scritti totalmente internamente, come credo sia il caso di jeremy.83. chiaramente questo modello di business e' meno "facile" (passatemi il termine) del vendere la scatola con dentro il dvd, ed e' incentrato sulla personalizzazione dei software e sulla fornitura di servizi ad essi associati. la prima azienda dove ho lavorato sviluppa applicazioni web su piattaforma zope/plone: tutto software libero (GPL 2). assieme alle applicazioni web si dava formazione, piattaforme di hosting o server dedicati, servizi mail e via dicendo. nel 2006 eravamo in 6, ora sono raddoppiati. bisogna anche sapersi "vendere" e soprattutto capire a chi ci si vende, ma questa e' opera dei commerciali ed e' da attuare con qualsiasi tipologia di prodotto. scusate il post lungo...
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#6 | |
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Member
Iscritto dal: Sep 2005
Messaggi: 93
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#7 |
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Senior Member
Iscritto dal: May 2007
Città: DiSaronno Originale
Messaggi: 2376
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Perdonami l'edit...
Sono sostanzialmente d'accordo come idee con quello che dici, il problema è che è molto difficile far capire ai clienti quanto è importante la formazione e tutto il resto che esponi. E' vero che questo è il compito dei commerciali, ma bisogna avere dei commerciali con i controcazzi per riuscire a fare business in questo modo, soprattutto nelle mie zone dove c'è una concorrenza esagerata. Se voi ci riuscite avete tutta la mia ammirazione, purtroppo non tutti riescono, ma tutti devono sopravvivere. Se vuoi ti mando un PM, non credo sia consentito dal regolamento, dato che sarebbe una spammata bella e buona
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#8 | |
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Senior Member
Iscritto dal: Jan 2001
Messaggi: 2289
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ma figurati, il post era lunghetto
Quote:
ovvero gli hai fornito una scatolotta con dentro un dvd dove il cliente trova il software che ha acquistato. e questo, sia che il software sia libero che chiuso, tanto il cliente non lo sa. al cliente devi spiegare i vantaggi del software libero, tra cui quello di poter usufruire del codice sorgente, di fatto slegandolo dalla tua azienda. un autogol? non credo: in questo modo stai spostando l'attenzione dallo sviluppo a tutto quello che c'e' attorno, ovvero il cliente. gli stai dicendo che la sua soddisfazione e' il tuo miglior premio (cit.)... ciao
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#9 |
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Senior Member
Iscritto dal: Jul 2003
Città: Civis Romanus Sum
Messaggi: 7604
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Ogni riga di codice scritta sotto licenza GNU/GPL è un contributo perenne alla emancipazione culturale dell' umanità.
Ogni riga di codice scritta sotto altre licenze è semplicemente un buon affare temporaneo per qualcuno.
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#10 | |
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Senior Member
Iscritto dal: Sep 2004
Città: Padova
Messaggi: 11769
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Quote:
la penso allo stesso modo... certo però se fossi io a procurami la pagnotta e pagar bollette con quel "affare temporaneo" .... in effetto l'unica sarebbe rendere economicamente più conveniente scrivere open... ma "come"?
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mac user = hai soldi da buttare; linux user = hai tempo da buttare; windows user = hai soldi e tempo da buttare Ultima modifica di Fil9998 : 09-01-2011 alle 10:52. |
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#11 |
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Senior Member
Iscritto dal: May 2001
Messaggi: 12919
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Non ho mai capito perché il settore informatico dev'essere trattato diversamente dagli altri.
Perché la ricerca e l'innovazione privata in questo settore dev'essere criminalizzata. Perché chi ha studiato tanto debba essere penalizzato o considerato come uno che vuole fare i soldi "facili". Sono convinto che le conoscenze debbano essere condivise, ma non bisogna criminalizzare nessuno se vuole tenere IL PROPRIO CODICE chiuso. Del resto è codice scritto da ME, non da voi, per cui sono IO a dover decidere. Comunque è semplice: vuoi il codice sorgente? Paghi e molto di più anche. Ultima modifica di WarDuck : 09-01-2011 alle 11:02. |
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#12 | |||
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Senior Member
Iscritto dal: Jan 2001
Messaggi: 2289
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Quote:
in ogni caso i miei post precedenti non volevano evidenziare una criminalizzazione del software chiuso, ho tentato di paragonare i due tipi di business, tutto qua. Quote:
e' come se mi venissi a dire che io posso accedere alla teoria del teorema di pitagora (conoscenza) ma non alla sua formula (codice). Quote:
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#13 | ||
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Senior Member
Iscritto dal: May 2001
Messaggi: 12919
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Quote:
In informatica esistono infiniti modi per implementare un'idea. Per conoscenza intendo tutto ciò che non è pura implementazione. Quote:
Se devo pagare un software (ed il suo codice) allora non parliamo più di software libero. Aggiungo che non credo che nella licenza GPL sia contemplata la possibilità di far pagare il sorgente a parte ![]() Se un software sta alla GPL allora sono "obbligato" in qualche modo a distribuire i sorgenti. Comunque non sono totalmente contro la filosofia open, tuttavia mi piacerebbe una licenza che dia maggiori tutele allo sviluppatore iniziale. Ultima modifica di WarDuck : 09-01-2011 alle 12:32. |
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#14 |
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Bannato
Iscritto dal: Aug 2003
Città: Bibione e Pordenone
Messaggi: 548
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Salve,
Free Software e lotta ai brevetti in ogni settore hanno molto in comune. (Questo per rispondere a chi poco più su diceva che anche al software andrebbero applicate le regole che gestiscono commercio, manufatti, etc.). Non è possibile che se ad uno viene un'idea, questi possa blindarsela con un copyright e se ad altri venisse la stessa idea vietargli l'uso della stessa! Penso che in questo esempio si possano vedere tutti i limiti del software chiuso e dei brevetti. Il futuro è della conoscenza condivisa! Ma proprio voi che bazzicate in questa sezione, tanto per rimanere in ambito software non vedete i progeressi fatti dallo scambio di idee di persone che neppure si conoscono e che messe insieme hanno contribuito ad una crescita che ha stupito tutti. Ovviamente questo lo penso io |
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#15 |
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Senior Member
Iscritto dal: Apr 2003
Città: Cesena
Messaggi: 397
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Per quanto riguarda i brevetti questi hanno una durata limitata nel tempo (su quale sia quella ottimale c'é da discutere) e servono per proteggere l'investimento che ha portato all'invenzione.
La questione è complicata, in campo industriale penso siano più una spinta all'innovazione che un freno, in campo informatico non ne son convinto
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I love fools' experiments. I am always making them. Charles Darwin |
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#16 | |||||
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Senior Member
Iscritto dal: Jan 2001
Messaggi: 2289
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Quote:
l'informatica e' come la matematica (ma forse forse si basa anche su di essa) Quote:
Quote:
Quote:
quello che puoi obiettare e' solo "ok, io gli do i sorgenti e dopo lui li ripubblica": e' vero, ma considerato che il tuo software tu gliel'hai fatto pagare e che assieme al software hai venduto probabilmente anche qualcosa che c'e' attorno, e che i software closed spesso vengono crackati... 2+2 = 5 (no, non e' sbagliato) Quote:
va contro il mercato? si, va contro il mercato che paragona l'informatica ad un paio di pantaloni o alla scatoletta di tonno. va cambiata la mentalita' delle persone e lo si puo' fare solo iniziando a diffondere la conoscenza... poi c'e' tutto il discorso dei brevetti che photoneit ha affrontato nel suo post. my 2 cents...
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#17 | |||||
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Senior Member
Iscritto dal: May 2001
Messaggi: 12919
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Quote:
E' chiaro che in alcuni casi ci sono dei metodi conosciuti e riconosciuti a livello globale per affrontare una certa classe di problemi, come possono essere gli algoritmi di ordinamento o i design pattern (ma anche i cicli di sviluppo del software). Faccio notare che questo non vale solo nell'ambito informatico, esistono basi comparabili in tutti i settori. Tuttavia nulla vieta di sperimentare nuovi algoritmi (e magari tenerli segreti) per risolvere gli stessi problemi. Poi non si possono confondere quelli che possono essere considerati assiomi con nuove proposizioni fatte a partire da quegli assiomi. Il teorema di pitagora ad un certo livello di astrazione rappresenta un assioma, tant'è che nessuno che lo usa si mette a dimostrarlo ogni volta, ce l'abbiamo, lo usiamo, come un mattone per fare un palazzo. Così come derivate ed integrali... non è questo il punto. Il punto è scrivere una nuova equazione a partire dagli strumenti che hai, per risolvere un problema. Non a caso lo sviluppo di software è considerato spesso come un processo creativo. Elaborare un programma a partire dalle specifiche ad esempio è ancora una attività prevalentemente umana. Dico è ancora perché penso saprete che si sta cercando di sintetizzare i programmi automaticamente a partire da specifiche date sotto forma matematica. Quote:
Quote:
Conosco gente che prende i CMS già fatti, li personalizza quel tanto che basta e li rivende come se fossero opera loro. Per cui serve una qualche forma di tutela legale IMHO. Il discorso del software crakkato è valido per i grandi software, specie stranieri. Prova a trovare la crack di un software gestionale italiano fatto da una piccola azienda. Quote:
Poi "diffondere la conoscenza" è un concetto troppo generico per applicare un modello di licenza (ma anche di pensiero IMHO) valido per tutti i programmi. Quote:
Tutti avete auto, cellulari e prodotti di elettronica vari, presumibilmente pagati. In realtà forse la natura del software fa si che l'informatica venga considerata diversamente. Ma questo lo si vede dal fatto che spesso un programma non è considerato un'opera di intelletto o di ingegneria. Non si è entrati in quest'ottica ancora, e probabilmente l'elevata accessibilità degli strumenti di sviluppo (che io condivido appieno, ma in altri settori per un motivo o per un altro non si verifica, e questo è un dato di fatto) ha fatto si che si desse la falsa illusione che tutti sappiano programmare e tutti sappiano sfornare prodotti. Infatti ancora non ho sentito parlare di "qualità del codice". Un altro argomento interessante è quello delle responsabilità penali per chi scrive software, che forse proprio per i motivi espressi sopra non sono ancora ben regolate. Ultima modifica di WarDuck : 09-01-2011 alle 23:49. |
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#18 | |
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Senior Member
Iscritto dal: Jun 2002
Città: BN
Messaggi: 2233
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che l'informatica sia come la matematica, avrei qualche dubbio....ancora di più se si parla di un suo sottoinsieme (la programmazione e l'ingegneria del sw tutta). Per come la vedo io, implementare una soluzione (aka. scrivere codice) è puro esercizio di immaginazione e creatività. Ed ha poco a che fare con la riscrittura tramite formula inversa del teorema di pitagora
Quote:
Il discorso dei brevetti è ancora più complesso e preferisco tenerlo distinto. Ci sono mercati in cui questa storia è davvero portata all'estremo. Tuttavia usciamo per 2 minuti dalla nostra stanza e allarghiamo il discorso: a volte il successo di un'idea (che si traduce in guadagno per un'azienda) si gioca proprio sui tempi e sull'esclusività...possiamo discutere sul fatto che questo non sia il migliore dei mondi possibili ma, stando così le cose, non ci trovo nulla di male nel proteggermi e far fruttare la mia idea. Esistono i supermercati dove per comprare la carne devo pagare ed esistono le onlus che distribuiscono cibo ai bisognosi. Non urlo "che fessi" agli operatori onlus come non dico "che ladri" ai supermarkettari
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in attesa di una firma migliore...
Ultima modifica di friwer : 10-01-2011 alle 00:31. |
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#20 | |
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Senior Member
Iscritto dal: May 2001
Messaggi: 12919
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Quote:
Comunque l'intreccio tra filosofia ed ingegneria arriva fino ad un certo punto e secondo me come ci si muove si finisce da una parte o l'altra di un'idea "estrema". La logica del profitto rappresenta una base della nostra economia e di ciò che tutti noi siamo, per cui non si può sempre ragionare in termini demonizzanti, dato che è il motore che ha fatto crescere le società occidentali, e negare questo in qualche maniera significa negare noi stessi, in quanto frutti di quello stesso modello tanto criticato (con ciò non intendo dire che non si possa criticare il modello, solo che secondo me bisognerebbe avere un metro di paragone quando lo si fa). Bisogna capire che il denaro è un mezzo per arrivare a dei beni (primari o secondari che siano), non è solo una cosa fine a se stessa. Poi credo che generalizzare sia la cosa più sbagliata che si possa fare. Nel momento in cui inquadri l'informatica, così come l'elettronica e tanti altri settori come opere di ingegneria e quindi di studio ricercato per arrivare ad un obiettivo con metodi e costi ottimali, devi accettarne anche i suoi prodotti. Poi comunque GNU/Linux viene usato per i più disparati scopi (spesso lontani dalla filosofia stessa del sistema), tant'è che il suo sviluppo è comunque finanziato ECONOMICAMENTE. Cercare di far passare GNU/Linux come un qualcosa di estraneo ad una logica di profitto (quando poi anche lì c'è un industria dietro, perché al di là degli appassionati molti vengono pagati per svilupparlo) è abbastanza fuorviante. Potremmo fare tantissimi esempi di prodotti (e servizi) attualmente d'uso comune che non sono nati in principio con uno spirito "bonario" e "libero". L'esempio più eclatante: Internet. Ultima modifica di WarDuck : 10-01-2011 alle 23:44. |
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