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Old 07-01-2011, 17:20   #1
friwer
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Parliamo di "Open Source"??

Premessa della premessa: questo thread ha tutte le carte in regola per diventare un ginepraio... Collaboriamo tutti affinché ciò non accada...

Premessa: conosco il mondo "open" (nella sua declinazione linuxiana e bsd-iana) da circa 10 anni ormai. Allora non ero né un programmatore, né un appassionato ma soltanto un ragazzino enormemente curioso. La curiosità è pressoché mantenuta, nonostante kg di capelli in meno...solo che si spinge verso questioni più "filosofiche" e meno pratiche.
Cito da Wikipedia
Quote:
In informatica, open source (termine inglese che significa sorgente aperto) indica un software i cui autori (più precisamente i detentori dei diritti) ne permettono, anzi ne favoriscono il libero studio e l'apporto di modifiche da parte di altri programmatori indipendenti. Questo è realizzato mediante l'applicazione di apposite licenze d'uso.
Quote:
Alla filosofia del movimento open source si ispira il movimento open content (contenuti aperti): in questo caso ad essere liberamente disponibile non è il codice sorgente di un software ma contenuti editoriali quali testi, immagini, video e musica. Wikipedia è un chiaro esempio dei frutti di questo movimento. Attualmente l'open source tende ad assumere rilievo filosofico, consistendo di una nuova concezione della vita, aperta e refrattaria ad ogni oscurantismo, che l'open source si propone di superare mediante la condivisione della conoscenza.
Dunque due concetti:
1) open source è la condivisione del codice, per favorire l'interoperabilità ed il miglioramento dello stesso su spinta comunitaria (qualora io detentore del diritto d'autore voglia farlo).
2) l'open content mette nelle condizioni l'utente di informarsi, di condividere conoscenze secondo il principio del "se io ho un'idea e tu hai un'idea e le condividiamo avremo due idee ciascuno" (ossia 1+1=4 ).
Da programmatore dilettante (e da essere umano più in generale) sono fortemente convinto della necessità dell'open content: ogni acquisizione astratta, ogni concetto, ogni idea che migliora il modo di affrontare un problema deve essere condiviso. In questa casistica rientrano, a mio modo di vedere, anche i cosiddetti formati standard: mi riferisco alla codifica .doc, .mp3 ecc., a quelle specifiche di uso comune che ogni utente dovrebbe possedere e liberamente modificare/migliorare.
La domanda cruciale è: se, sulla base di questi contenuti aperti e accessibili, la mia testolina ha trovato un'implementazione originale, un modo cioè super efficiente di tradurre in codice la soluzione ad un problema, perché dovrei condividerlo?
Risposta possibile: "perché così tutti possono migliorare il tuo lavoro". E' qui, secondo me, che il discorso comincia ad essere complesso. In un mondo dove il software non è un servizio, dove cioè non ha senso "vendere" codice, non fa una piega. Ho scritto una nuova suite office e la condivido...poi torno a fare il pizzaiolo per campare. In un mondo in cui, invece, scrivere un software equivale a curare una carie o riparare un tubo che perde, in una parola a migliorare la vita altrui dietro compenso (e non credo ci sia niente di male nel farlo), tutto ciò diventa poco sostenibile.
Brutalmente la posso sintetizzare così: io condivido con il mondo l'approccio al problema, condivido tutto il necessario affinché tu possa trovare la "tua" soluzione al problema...e lo faccio anche gratis (free as beer). Se poi voglio un aiuto comunitario per migliorare il codice, lo pubblico. Se vuoi la mia implementazione, ossia la mia soluzione al problema, è un altro discorso e pubblicare il tutto mi sembra poco tutelante nei confronti dell'autore stesso...
Per fare un paragone universitario: studiamo insieme e ci confrontiamo, ma l'esame lo devi fare da solo....altrimenti paghi cepu

Ps. ho una donna, una vita piena di interessi...checché possa sembrare da questo thread
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in attesa di una firma migliore...
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Old 08-01-2011, 08:55   #2
Fil9998
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L'Avatar di Fil9998
 
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siamo in tanti nella stessa situazione...


"free as freedom, not as a free beer"

al di là del valor tecnico, c'è nell'open source un valore e una ricchezza "morale" che varrebbe la pena esportare in ogni altro campo della tecnica e della vita...
se io scambio con te le mie idee e conoscenze, ognuno di noi
due alla fine saprà il doppio di cose e avrà il doppio di possibilità.
alla fin fine è il "demose 'na mano" piuttosto che il "buttamoselo al " ...
mi piace sperare che prima o poi la prima filosofia sarà l'approccio medio standard ad ogni cosa su 'sto pianeta...

ps: ci son libri scritti un paio di migliaia di anni fa ancora leggibili ... ho database e fogli di calcolo fatti 15 anni fa con programmi proprietari
che non riesco più a far girare nemmeno con le versioni aggiornate e a pagamento di detti programmi proprietari ...
vogliamo farci ridurre così in ogni settore ??
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Ultima modifica di Fil9998 : 08-01-2011 alle 08:59.
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Old 08-01-2011, 09:52   #3
jeremy.83
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Se rendessimo open il nostro codice, sarebbe il tracollo dell'azienda in cui lavoro. E a me chi lo dà il pane per mangiare?

Il mondo open source fa soldi con l'assistenza, ma la piccola-media impresa, quando può, ne fa volentieri a meno.

Abbiamo un cliente che ha mollato un gestionale opensource per acquistare il nostro
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Old 08-01-2011, 10:32   #4
Fil9998
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già, il mondo è strutturato così nella maggior parte, purtroppo chi "apre" spesso vien spazzato via per cui non lo fa.
in questo modo tutti restiamo "indietro" invece che andar avanti...
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Old 08-01-2011, 11:19   #5
eclissi83
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prima di tutto vorrei fare una precisazione: secondo me si dovrebbe parlare di software libero e non di open source. questo perche' un software open, estremizzando, potrebbe essere pubblicato sotto una licenza che prevede la leggibilita' del codice ma non la redistribuzione del codice stesso o delle sue modifiche. chiaramente il software libero ha dei vincoli che proteggono il codice da queste estreme eventualita'.

detto cio', veniamo al post

sollevi la problematica del business nel mondo free/open. qui ci sarebbe molto da discutere perche' i pensieri sono sicuramente contrastanti.
io ho lavorato quasi sempre in aziende dove si utilizza software libero e si fornisce software libero al cliente e quando cerco lavoro, mi oriento verso aziende che lavorino cosi'.

quello che posso dire dalla mia esperienza e' che al cliente medio non interessa che il software sia libero o meno, anche perche' nel 99% dei casi non sa nemmeno di cosa si tratta sebbene glielo si spieghi ampliamente, ma gli interessa molto cosa gli viene fornito e come glielo si fornisce.

ci sono tanti che passano da software commerciali a software liberi, spesso perche' si riesce a renderli piu' aderenti alle richieste del cliente. chiaramente la stessa cosa avviene con software closed scritti totalmente internamente, come credo sia il caso di jeremy.83.

chiaramente questo modello di business e' meno "facile" (passatemi il termine) del vendere la scatola con dentro il dvd, ed e' incentrato sulla personalizzazione dei software e sulla fornitura di servizi ad essi associati.
la prima azienda dove ho lavorato sviluppa applicazioni web su piattaforma zope/plone: tutto software libero (GPL 2). assieme alle applicazioni web si dava formazione, piattaforme di hosting o server dedicati, servizi mail e via dicendo. nel 2006 eravamo in 6, ora sono raddoppiati.

bisogna anche sapersi "vendere" e soprattutto capire a chi ci si vende, ma questa e' opera dei commerciali ed e' da attuare con qualsiasi tipologia di prodotto.

scusate il post lungo...
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Old 08-01-2011, 15:37   #6
ErMejo
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Se rendessimo open il nostro codice, sarebbe il tracollo dell'azienda in cui lavoro. E a me chi lo dà il pane per mangiare?

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Old 08-01-2011, 20:27   #7
jeremy.83
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[...]
Perdonami l'edit...

Sono sostanzialmente d'accordo come idee con quello che dici, il problema è che è molto difficile far capire ai clienti quanto è importante la formazione e tutto il resto che esponi. E' vero che questo è il compito dei commerciali, ma bisogna avere dei commerciali con i controcazzi per riuscire a fare business in questo modo, soprattutto nelle mie zone dove c'è una concorrenza esagerata.

Se voi ci riuscite avete tutta la mia ammirazione, purtroppo non tutti riescono, ma tutti devono sopravvivere.

Quote:
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Se vuoi ti mando un PM, non credo sia consentito dal regolamento, dato che sarebbe una spammata bella e buona
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Old 08-01-2011, 22:58   #8
eclissi83
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Perdonami l'edit...
ma figurati, il post era lunghetto
Quote:
Sono sostanzialmente d'accordo come idee con quello che dici, il problema è che è molto difficile far capire ai clienti quanto è importante la formazione e tutto il resto che esponi. E' vero che questo è il compito dei commerciali, ma bisogna avere dei commerciali con i controcazzi per riuscire a fare business in questo modo, soprattutto nelle mie zone dove c'è una concorrenza esagerata.

Se voi ci riuscite avete tutta la mia ammirazione, purtroppo non tutti riescono, ma tutti devono sopravvivere.
se tu vedi un prodotto al cliente medio, nel 99% dei casi l'hai venduto perche' l'hai convinto che il tuo prodotto sia migliore di quello dei concorrenti.
ovvero gli hai fornito una scatolotta con dentro un dvd dove il cliente trova il software che ha acquistato.
e questo, sia che il software sia libero che chiuso, tanto il cliente non lo sa.
al cliente devi spiegare i vantaggi del software libero, tra cui quello di poter usufruire del codice sorgente, di fatto slegandolo dalla tua azienda.
un autogol? non credo: in questo modo stai spostando l'attenzione dallo sviluppo a tutto quello che c'e' attorno, ovvero il cliente.
gli stai dicendo che la sua soddisfazione e' il tuo miglior premio (cit.)...

ciao
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Old 09-01-2011, 01:34   #9
omerook
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Ogni riga di codice scritta sotto licenza GNU/GPL è un contributo perenne alla emancipazione culturale dell' umanità.
Ogni riga di codice scritta sotto altre licenze è semplicemente un buon affare temporaneo per qualcuno.
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Old 09-01-2011, 10:44   #10
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Ogni riga di codice scritta sotto licenza GNU/GPL è un contributo perenne alla emancipazione culturale dell' umanità.
Ogni riga di codice scritta sotto altre licenze è semplicemente un buon affare temporaneo per qualcuno.

la penso allo stesso modo... certo però se fossi io a procurami la pagnotta e pagar bollette con quel "affare temporaneo" ....

in effetto l'unica sarebbe rendere economicamente più conveniente scrivere open... ma "come"?
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Ultima modifica di Fil9998 : 09-01-2011 alle 10:52.
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Old 09-01-2011, 11:00   #11
WarDuck
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Non ho mai capito perché il settore informatico dev'essere trattato diversamente dagli altri.

Perché la ricerca e l'innovazione privata in questo settore dev'essere criminalizzata.

Perché chi ha studiato tanto debba essere penalizzato o considerato come uno che vuole fare i soldi "facili".

Sono convinto che le conoscenze debbano essere condivise, ma non bisogna criminalizzare nessuno se vuole tenere IL PROPRIO CODICE chiuso.

Del resto è codice scritto da ME, non da voi, per cui sono IO a dover decidere.

Comunque è semplice: vuoi il codice sorgente? Paghi e molto di più anche.

Ultima modifica di WarDuck : 09-01-2011 alle 11:02.
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Old 09-01-2011, 11:52   #12
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Quote:
Originariamente inviato da WarDuck Guarda i messaggi
Non ho mai capito perché il settore informatico dev'essere trattato diversamente dagli altri.

Perché la ricerca e l'innovazione privata in questo settore dev'essere criminalizzata.

Perché chi ha studiato tanto debba essere penalizzato o considerato come uno che vuole fare i soldi "facili".
mah, fondamentalmente e' un modo di vedere le cose, condivisibile o meno. il tuo modo io non lo condivido (s'era capito, vero? ), ma rispetto il tuo.
in ogni caso i miei post precedenti non volevano evidenziare una criminalizzazione del software chiuso, ho tentato di paragonare i due tipi di business, tutto qua.

Quote:
Sono convinto che le conoscenze debbano essere condivise, ma non bisogna criminalizzare nessuno se vuole tenere IL PROPRIO CODICE chiuso.

Del resto è codice scritto da ME, non da voi, per cui sono IO a dover decidere.
ecco, secondo me questa e' una contraddizione. premesso che ognuno fa quello che vuol del proprio codice, non puoi affermare che la conoscenza deve essere condivisa mentre il codice no: il codice e' la conoscenza.
e' come se mi venissi a dire che io posso accedere alla teoria del teorema di pitagora (conoscenza) ma non alla sua formula (codice).

Quote:
Comunque è semplice: vuoi il codice sorgente? Paghi e molto di più anche.
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Old 09-01-2011, 12:13   #13
WarDuck
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[..]
ecco, secondo me questa e' una contraddizione. premesso che ognuno fa quello che vuol del proprio codice, non puoi affermare che la conoscenza deve essere condivisa mentre il codice no: il codice e' la conoscenza.
e' come se mi venissi a dire che io posso accedere alla teoria del teorema di pitagora (conoscenza) ma non alla sua formula (codice).
Il codice è l'implementazione della mia idea sfruttando quelle che sono le mie conoscenze (spesso di pubblico dominio, a cui possono accedere tutti).

In informatica esistono infiniti modi per implementare un'idea.

Per conoscenza intendo tutto ciò che non è pura implementazione.

Quote:
Originariamente inviato da eclissi83 Guarda i messaggi
chi ha detto che il software libero e' gratis? chi ha detto che il software closed si paga?
Il software libero è accessibile a tutti, pre-requisito di questo c'è il fatto che il codice sia aperto.

Se devo pagare un software (ed il suo codice) allora non parliamo più di software libero.

Aggiungo che non credo che nella licenza GPL sia contemplata la possibilità di far pagare il sorgente a parte

Se un software sta alla GPL allora sono "obbligato" in qualche modo a distribuire i sorgenti.

Comunque non sono totalmente contro la filosofia open, tuttavia mi piacerebbe una licenza che dia maggiori tutele allo sviluppatore iniziale.

Ultima modifica di WarDuck : 09-01-2011 alle 12:32.
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Old 09-01-2011, 16:55   #14
photoneit
Bannato
 
L'Avatar di photoneit
 
Iscritto dal: Aug 2003
Città: Bibione e Pordenone
Messaggi: 548
Salve,
Free Software e lotta ai brevetti in ogni settore hanno
molto in comune.
(Questo per rispondere a chi poco più su diceva che
anche al software andrebbero applicate le regole che
gestiscono commercio, manufatti, etc.).
Non è possibile che se ad uno viene un'idea, questi
possa blindarsela con un copyright e se ad altri venisse
la stessa idea vietargli l'uso della stessa! Penso che in
questo esempio si possano vedere tutti i limiti del
software chiuso e dei brevetti.
Il futuro è della conoscenza condivisa!
Ma proprio voi che bazzicate in questa sezione, tanto
per rimanere in ambito software non vedete i progeressi
fatti dallo scambio di idee di persone che neppure si
conoscono e che messe insieme hanno contribuito ad
una crescita che ha stupito tutti.
Ovviamente questo lo penso io
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Old 09-01-2011, 17:44   #15
Samos87
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Iscritto dal: Apr 2003
Città: Cesena
Messaggi: 397
Per quanto riguarda i brevetti questi hanno una durata limitata nel tempo (su quale sia quella ottimale c'é da discutere) e servono per proteggere l'investimento che ha portato all'invenzione.
La questione è complicata, in campo industriale penso siano più una spinta all'innovazione che un freno, in campo informatico non ne son convinto
__________________
I love fools' experiments. I am always making them.
Charles Darwin
Samos87 è offline   Rispondi citando il messaggio o parte di esso
Old 09-01-2011, 19:46   #16
eclissi83
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L'Avatar di eclissi83
 
Iscritto dal: Jan 2001
Messaggi: 2289
Quote:
Originariamente inviato da WarDuck Guarda i messaggi
Il codice è l'implementazione della mia idea sfruttando quelle che sono le mie conoscenze (spesso di pubblico dominio, a cui possono accedere tutti).

In informatica esistono infiniti modi per implementare un'idea.
il codice e' la formuletta del teorema di pitagora... prova a rifare il teorema di pitagora in modo diverso da c=sqrt(a^2+b^2).

l'informatica e' come la matematica (ma forse forse si basa anche su di essa)

Quote:
Per conoscenza intendo tutto ciò che non è pura implementazione.
se tu distingui il sapere dal saper fare, hai una conoscenza limitata...

Quote:
Il software libero è accessibile a tutti, pre-requisito di questo c'è il fatto che il codice sia aperto.

Se devo pagare un software (ed il suo codice) allora non parliamo più di software libero.
non c'e' nessun articolo della GPL che vieta di vendere il proprio software.

Quote:
Aggiungo che non credo che nella licenza GPL sia contemplata la possibilità di far pagare il sorgente a parte

Se un software sta alla GPL allora sono "obbligato" in qualche modo a distribuire i sorgenti.
puoi farti pagare il software, altrimenti quel codice non glielo rilasci. non sei obbligato a rendere gratuito il tuo software...

quello che puoi obiettare e' solo "ok, io gli do i sorgenti e dopo lui li ripubblica": e' vero, ma considerato che il tuo software tu gliel'hai fatto pagare e che assieme al software hai venduto probabilmente anche qualcosa che c'e' attorno, e che i software closed spesso vengono crackati... 2+2 = 5 (no, non e' sbagliato)

Quote:
Comunque non sono totalmente contro la filosofia open, tuttavia mi piacerebbe una licenza che dia maggiori tutele allo sviluppatore iniziale.
e che tipo di tutela vorresti? la filosofia del software libero e' quella di diffondere la conoscenza, perche' attraverso di essa e' possibile avere migliori risultati, tutti.
va contro il mercato? si, va contro il mercato che paragona l'informatica ad un paio di pantaloni o alla scatoletta di tonno. va cambiata la mentalita' delle persone e lo si puo' fare solo iniziando a diffondere la conoscenza...

poi c'e' tutto il discorso dei brevetti che photoneit ha affrontato nel suo post.

my 2 cents...
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eclissi83 è offline   Rispondi citando il messaggio o parte di esso
Old 09-01-2011, 23:44   #17
WarDuck
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Quote:
Originariamente inviato da eclissi83 Guarda i messaggi
il codice e' la formuletta del teorema di pitagora... prova a rifare il teorema di pitagora in modo diverso da c=sqrt(a^2+b^2).

l'informatica e' come la matematica (ma forse forse si basa anche su di essa)
Dato un problema (nel senso computazionale) esistono infiniti modi per risolverlo, e questo te lo dice la teoria della computabilità.

E' chiaro che in alcuni casi ci sono dei metodi conosciuti e riconosciuti a livello globale per affrontare una certa classe di problemi, come possono essere gli algoritmi di ordinamento o i design pattern (ma anche i cicli di sviluppo del software).

Faccio notare che questo non vale solo nell'ambito informatico, esistono basi comparabili in tutti i settori.

Tuttavia nulla vieta di sperimentare nuovi algoritmi (e magari tenerli segreti) per risolvere gli stessi problemi.

Poi non si possono confondere quelli che possono essere considerati assiomi con nuove proposizioni fatte a partire da quegli assiomi.

Il teorema di pitagora ad un certo livello di astrazione rappresenta un assioma, tant'è che nessuno che lo usa si mette a dimostrarlo ogni volta, ce l'abbiamo, lo usiamo, come un mattone per fare un palazzo.

Così come derivate ed integrali... non è questo il punto.

Il punto è scrivere una nuova equazione a partire dagli strumenti che hai, per risolvere un problema.

Non a caso lo sviluppo di software è considerato spesso come un processo creativo.

Elaborare un programma a partire dalle specifiche ad esempio è ancora una attività prevalentemente umana.

Dico è ancora perché penso saprete che si sta cercando di sintetizzare i programmi automaticamente a partire da specifiche date sotto forma matematica.

Quote:
Originariamente inviato da eclissi83 Guarda i messaggi
se tu distingui il sapere dal saper fare, hai una conoscenza limitata...
La conoscenza sarà sempre per forza di cose limitata. Il discorso è distinguere le "basi" dal "prodotto". Forse è questo che in informatica non è così netto come in altre materie, anche perché l'informatica è una scienza nuova e al momento in continua evoluzione.

Quote:
Originariamente inviato da eclissi83 Guarda i messaggi
non c'e' nessun articolo della GPL che vieta di vendere il proprio software.


puoi farti pagare il software, altrimenti quel codice non glielo rilasci. non sei obbligato a rendere gratuito il tuo software...

quello che puoi obiettare e' solo "ok, io gli do i sorgenti e dopo lui li ripubblica": e' vero, ma considerato che il tuo software tu gliel'hai fatto pagare e che assieme al software hai venduto probabilmente anche qualcosa che c'e' attorno, e che i software closed spesso vengono crackati... 2+2 = 5 (no, non e' sbagliato)
Se tu vendessi il software col codice sorgente, vorresti magari che poi quel tizio se lo rivendesse rimarchiandolo per i fatti suoi lucrando sopra qualcosa che non ha fatto lui?

Conosco gente che prende i CMS già fatti, li personalizza quel tanto che basta e li rivende come se fossero opera loro.

Per cui serve una qualche forma di tutela legale IMHO.

Il discorso del software crakkato è valido per i grandi software, specie stranieri.

Prova a trovare la crack di un software gestionale italiano fatto da una piccola azienda.

Quote:
Originariamente inviato da eclissi83 Guarda i messaggi
e che tipo di tutela vorresti? la filosofia del software libero e' quella di diffondere la conoscenza, perche' attraverso di essa e' possibile avere migliori risultati, tutti.
La tutela di cui sopra. Io ti do il programma ed il codice sorgente, ma la catena si ferma lì, non puoi ridistribuirlo e se lo modifichi lo puoi usare solo nell'ambito della tua attività.

Poi "diffondere la conoscenza" è un concetto troppo generico per applicare un modello di licenza (ma anche di pensiero IMHO) valido per tutti i programmi.

Quote:
Originariamente inviato da eclissi83 Guarda i messaggi
va contro il mercato? si, va contro il mercato che paragona l'informatica ad un paio di pantaloni o alla scatoletta di tonno. va cambiata la mentalita' delle persone e lo si puo' fare solo iniziando a diffondere la conoscenza...

poi c'e' tutto il discorso dei brevetti che photoneit ha affrontato nel suo post.

my 2 cents...
L'informatica è una scienza come le altre, e come per le altre scienze c'è una deriva commerciale.

Tutti avete auto, cellulari e prodotti di elettronica vari, presumibilmente pagati.

In realtà forse la natura del software fa si che l'informatica venga considerata diversamente.

Ma questo lo si vede dal fatto che spesso un programma non è considerato un'opera di intelletto o di ingegneria.

Non si è entrati in quest'ottica ancora, e probabilmente l'elevata accessibilità degli strumenti di sviluppo (che io condivido appieno, ma in altri settori per un motivo o per un altro non si verifica, e questo è un dato di fatto) ha fatto si che si desse la falsa illusione che tutti sappiano programmare e tutti sappiano sfornare prodotti.

Infatti ancora non ho sentito parlare di "qualità del codice".

Un altro argomento interessante è quello delle responsabilità penali per chi scrive software, che forse proprio per i motivi espressi sopra non sono ancora ben regolate.

Ultima modifica di WarDuck : 09-01-2011 alle 23:49.
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Old 10-01-2011, 00:29   #18
friwer
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che l'informatica sia come la matematica, avrei qualche dubbio....ancora di più se si parla di un suo sottoinsieme (la programmazione e l'ingegneria del sw tutta). Per come la vedo io, implementare una soluzione (aka. scrivere codice) è puro esercizio di immaginazione e creatività. Ed ha poco a che fare con la riscrittura tramite formula inversa del teorema di pitagora
Quote:
Ogni riga di codice scritta sotto licenza GNU/GPL è un contributo perenne alla emancipazione culturale dell' umanità
Non me ne voglia l'autore ma sono queste frasi ad effetto che, secondo il mio parere, rischiano di portare il discorso fuori strada. Faccio un esempio stupido: studio per un bel periodo di tempo il sistema dei captcha e pubblico a scopo divulgativo i risultati della mia ricerca (conoscenza condivisa aka "sapere"). Poi mi metto a scrivere codice e vien fuori un programmone con i contro-cosiddetti ("saper fare" distinto dal "sapere"...che a sua volta si distingue dal "saper essere" ). Secondo questo esempio il personaggio ha contribuito alla conoscenza umana proteggendosi dall'azienda pincopallino affinché non sfrutti il suo codice senza leggersi manco una virgola della sua pubblicazione ("la conoscenza").

Il discorso dei brevetti è ancora più complesso e preferisco tenerlo distinto. Ci sono mercati in cui questa storia è davvero portata all'estremo. Tuttavia usciamo per 2 minuti dalla nostra stanza e allarghiamo il discorso: a volte il successo di un'idea (che si traduce in guadagno per un'azienda) si gioca proprio sui tempi e sull'esclusività...possiamo discutere sul fatto che questo non sia il migliore dei mondi possibili ma, stando così le cose, non ci trovo nulla di male nel proteggermi e far fruttare la mia idea.
Esistono i supermercati dove per comprare la carne devo pagare ed esistono le onlus che distribuiscono cibo ai bisognosi. Non urlo "che fessi" agli operatori onlus come non dico "che ladri" ai supermarkettari
__________________
in attesa di una firma migliore...

Ultima modifica di friwer : 10-01-2011 alle 00:31.
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Old 10-01-2011, 06:54   #19
Gnubbolo
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l'avvocato Usa esperto in materia di brevetti è pagato dal negro d'africa che si spacca la schiena nelle miniere di litio..
per lui non credo che sia il miglior mondo possibile questo.
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Old 10-01-2011, 23:41   #20
WarDuck
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Originariamente inviato da LinuxOs Guarda i messaggi
Il problema più grande secondo me è che oggi si vive in un mondo in cui Denaro=Profitto con tutte le giustificazioni del caso.

Si dovrebbe partire da quello che il concetto della Filosofia (espressa in significati e significanti millenari) vorrebbe far intendere e non semplicemente arrivare a rendere la stessa filosofia una mera discussione di raziocinio.

Gnu/Linux, rappresenta nel senso più stretto, a mio modo di vedere le cose, l'essenza di quel concetto millenario in ambito Informatico.
Condivido l'idea che bisognerebbe fermarsi un attimo e pensare al nostro modello socio-economico probabilmente ormai non più sostenibile, ma d'altro canto altri modelli hanno fallito, e questo è l'unico che abbiamo trovato "accettabile" (ciò ovviamente non significa che questo sia il migliore o che non possiamo trovarne degli altri, quello attuale rappresenta un compromesso).

Comunque l'intreccio tra filosofia ed ingegneria arriva fino ad un certo punto e secondo me come ci si muove si finisce da una parte o l'altra di un'idea "estrema".

La logica del profitto rappresenta una base della nostra economia e di ciò che tutti noi siamo, per cui non si può sempre ragionare in termini demonizzanti, dato che è il motore che ha fatto crescere le società occidentali, e negare questo in qualche maniera significa negare noi stessi, in quanto frutti di quello stesso modello tanto criticato (con ciò non intendo dire che non si possa criticare il modello, solo che secondo me bisognerebbe avere un metro di paragone quando lo si fa).

Bisogna capire che il denaro è un mezzo per arrivare a dei beni (primari o secondari che siano), non è solo una cosa fine a se stessa.

Poi credo che generalizzare sia la cosa più sbagliata che si possa fare.

Nel momento in cui inquadri l'informatica, così come l'elettronica e tanti altri settori come opere di ingegneria e quindi di studio ricercato per arrivare ad un obiettivo con metodi e costi ottimali, devi accettarne anche i suoi prodotti.

Poi comunque GNU/Linux viene usato per i più disparati scopi (spesso lontani dalla filosofia stessa del sistema), tant'è che il suo sviluppo è comunque finanziato ECONOMICAMENTE.

Cercare di far passare GNU/Linux come un qualcosa di estraneo ad una logica di profitto (quando poi anche lì c'è un industria dietro, perché al di là degli appassionati molti vengono pagati per svilupparlo) è abbastanza fuorviante.

Potremmo fare tantissimi esempi di prodotti (e servizi) attualmente d'uso comune che non sono nati in principio con uno spirito "bonario" e "libero".

L'esempio più eclatante: Internet.

Ultima modifica di WarDuck : 10-01-2011 alle 23:44.
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