La NASA ha discusso le problematiche dello scudo termico della navicella Orion per Artemis II ma c'è piena fiducia
L'amministratore della NASA, Jared Isaacman, ha espresso piena fiducia nell'operato degli ingegneri dell'agenzia che hanno analizzato lo scudo termico di Orion permettendo alla missione Artemis II di essere lanciata entro il 2026.
di Mattia Speroni pubblicata il 10 Gennaio 2026, alle 21:23 nel canale Scienza e tecnologiaNASAESAArtemis
Come abbiamo avuto modo di scrivere, l'agenzia spaziale statunitense sta puntando a portare il razzo spaziale NASA SLS e la capsula Orion per la missione con equipaggio Artemis II al pad di lancio non prima del 17 gennaio. Il lancio è invece previsto, salvo problematiche, non prima del 7 febbraio (ora italiana). Nelle scorse ore ArsTechnica ha pubblicato un articolo dedicati a un incontro della NASA dedicato allo scudo termico della navicella spaziale Orion.

Come sappiamo, durante la missione Artemis I (senza equipaggio), era stato rilevato un consumo anomalo dello scudo termico della capsula. Le rilevazioni avevano indicato come l'equipaggio, se fosse stato presente, non avrebbe avuto particolari problemi ma si trattava di una condizione da indagare per evitare conseguenze più gravi durante Artemis II.
Lo scudo termico della navicella Orion per Artemis II
Il nuovo amministratore della NASA, Jared Isaacman, ha dichiarato di avere "piena fiducia" nell'operato e nelle valutazioni degli ingegneri, tanto da proseguire nelle operazioni verso il lancio della missione con equipaggio. L'agenzia ha creato un team indipendente di analisi nell'aprile 2024 che è arrivato a delle conclusioni alla fine dello stesso anno.

Le analisi sullo scudo termico di Orion, realizzato con un materiale ablativo chiamato Avcoat suddiviso in 186 blocchi, ha mostrato che durante le fasi più calde del rientro atmosferico (dove le temperature raggiungono oltre 2700°C) del gas intrappolato all'interno si espande e porta alla formazione di crepe e alla rottura dello scudo termico con frammenti più grandi di quanto ci si aspettasse e non con un consumo prevedibile.
I test condotti a terra hanno riprodotto la problematica permettendo di studiare diverse soluzioni. Una di queste prevedeva la sostituzione dello scudo termico per la missione Artemis II con una versione più permeabile ai gas. Questo però avrebbe allungato i tempi e creato delle problematiche legate anche la modulo di servizio europeo non potendo utilizzare l'ESM CSM 3 per la seconda missione del programma, in quanto non perfettamente identico a quello di CSM 2.
La NASA ha così scelto di cambiare il profilo di rientro di Orion per Artemis II, arrivando con una maggiore inclinazione permettendo di ridurre il tempo trascorso nelle condizioni più critiche per lo scudo termico (da 14 minuti a 8 minuti).

Secondo le analisi è anche emerso che se si dovessero staccare grandi parti dello scudo termico l'equipaggio potrebbe comunque rientrare in sicurezza grazie a una base in titanio che si trova sotto la capsula. Chiaramente non si tratterebbe di una condizione normale e ottimale e quindi la NASA vorrebbe evitare di sperimentare questo livello di criticità.
La lezione appresa, per quanto non applicabile ad Artemis II, sarà invece sfruttata per migliorare ulteriormente le condizioni di sicurezza per Artemis III. Attualmente questa configurazione verrà impiegata almeno fino ad Artemis V, mentre successivamente potrebbe esserci un nuovo cambio di strategia per portare gli esseri umani sulla Luna che non prevederà NASA SLS e, forse, neanche Orion. Queste decisioni però in fase di definizione.










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