Le misure display di Hardware Upgrade: un piccolo aggiornamento

Le misure display di Hardware Upgrade: un piccolo aggiornamento

Con l'occasione di recensire il monitor Samsung Space 32, oggi puntualizziamo alcuni aspetti del nostro approccio alle misure di display e monitor in genere, e che utilizzeremo d'ora in avanti per l'analisi di questi dispositivi

di pubblicato il nel canale Periferiche
Samsung
 

Oggi presentiamo ai lettori di Hardware Upgrade un piccolo aggiornamento riguardante le misure di monitor, televisori e display in genere, grazie alla collaborazione degli amici di AV Magazine. L'obiettivo da una parte è di rendere le misure il più analitiche possibile, incorniciandole all'interno di una metodologia rigorosa. Dall'altra, punto ancora più importante, è fornire delle misure che possano chiaramente offrire all'utente un quadro complessivo delle prestazioni del monitor/TV in funzione della sua destinazione d'uso.

Obiettivi tutt'altro che semplici da conseguire, perchè un pannello può essere misurato in tantissimi aspetti, molti dei quali possono risultare inutili ai fini dei nostri scopi se non addirittura generare dissertazioni puramente accademiche. E poi perchè il tutto va inquadrato rispetto a quello che è il target che si vuole raggiungere con un monitor/TV, e quindi come verrà usato in casa o in ufficio. Ad esempio, in un monitor per post-produzione fotografica verranno analizzati aspetti differenti rispetto a quelli di un display per smartphone.

Oggi vengono lanciate sul mercato soluzioni dedicate al fotoritocco, ai progetti in CAD, al montaggio video, al gaming, e molto altro ancora, e in molti casi ciascuna di esse si rivolge espressamente a una tipologia di utilizzo. In questa guida evidenzieremo quali sono gli aspetti che misureremo nelle prossime recensioni di monitor/TV, cercando di essere il più chiari possibile sul perchè ci concentriamo su queste misure e di volta in volta quali saranno i benefici per l'utente.

Porteremo avanti questa piccola "guida" sfruttando la recensione di un monitor, Samsung Space 32, così da poter dare un esempio pratico di quanto andremo a illustrare. Samsung Space Monitor 32 è un prodotto piuttosto particolare poiché si prefigge l'obiettivo di offrire all'utente una ampia area di lavoro su schermo e al contempo di permettere di gestire al meglio gli ingombri fisici del dispositivo. Vorremmo tutti infatti avere una scrivania ampia, con tanto spazio per poter lavorare al PC e al contempo poter dedicarsi a quegli hobby che richiedono un piano di lavoro più o meno ampio. Nella maggior parte dei casi bisogna però fare i conti con spazi angusti e tavoli di piccole dimensioni che, chiedendo la condivisione tra svariate attività, ci portano spesso a dover spostare oggetti e a rivoluzionare più volte al giorno il nostro piano di lavoro.

Nonostante oggi sia l’epoca dei monitor ultrapiatti, spesso sono proprio questi oggetti ad avere il maggior ingombro su una scrivania. Sebbene dotati di un pannello LCD dallo spessore ridotto, è il piedistallo con la sua base a richiedere spazio, risultando magari di intralcio su un tavolo di dimensioni relativamente piccole. Per rendere la vita un po’ più facile, c’è bisogno di soluzioni alternative. Samsung prova a percorrere una strada differente con la serie di monitor Samsung Space, di cui oggi recensiamo un esemplare da 32 pollici di diagonale.

La particolarità di questo Samsung Space Monitor è quella di non avere una vera e propria base d’appoggio, quanto più una sorta di “morsa” che permette di assicurare l’intero piedistallo al bordo del tavolo. La morsa è dotata di una cerniera pieghevole che la unisce ad un braccio ove, dalla parte opposta, si trova un'altra cerniera che viene assicurata al retro del pannello.

In questo modo il braccio può essere completamente eretto e restare livellato con il pannello, senza ulteriori ingombri. Ciò permette di poter, ad esempio, appoggiare il monitor contro la parete qualora il tavolo sia anch’esso disposto contro una parete e disporre così di tutto lo spazio libero sul piano di lavoro.

L’installazione di Samsung Space Monitor 32 è abbastanza semplice, ma è necessario assicurarsi di disporre di un tavolo adatto: tutti quelli con spessore superiore a 90 mm infatti non sono in grado di accogliere la morsa che assicura il monitor al piano di lavoro. Una volta estratto il pannello dall’imballo, si renderà necessario assicurare ad esso il braccio mediante l’impiego di 4 viti, e quindi stringere la morsa sul bordo del tavolo che andrà ad accogliere il monitor. La morsa dispone di un disco di acciaio gommato, così da non rovinare il piano di lavoro.

Il braccio presenta uno snodo sia all’estremità dove è presente la molla, sia nella piastra che lo assicura al pannello: in questo modo si avrà la possibilità di scegliere il posizionamento più adeguato in altezza e profondità. Ciò permetterà ad esempio di alzare completamente il monitor per liberare spazio sul piano di lavoro, così come di appoggiarlo completamente alla scrivania e poterlo utilizzare come monitor esterno di un portatile, mantenendolo allo stesso livello del monitor principale del notebook. E’ bene però osservare che il monitor non permette alcuna possibilità di regolazione laterale, in quanto nè la base, nè il brandeggio possono essere ruotati in alcuna direzione.

Sul dorso del braccio sono presenti due piccole canaline che servono per alloggiare il cavo o i cavi di collegamento del monitor, così da poter mantenere un aspetto e un’organizzazione ordinata sulla scrivania. In questo modo i cavi possono correre lungo il braccio di supporto. Samsung Space Monitor 32 offre connessioni HDMI e Mini DisplayPort.

Interessante osservare che in dotazione viene fornito il cavo di segnale con una sdoppiatura che permette di collegare anche l’alimentazione e sfruttare un solo cavo.

Accensione e regolazione delle impostazioni sono operazioni tutte demandate ad un unico pulsante/levetta di selezione che si trova nella parte posteriore dello schermo, ed è una soluzione che Samsung adotta di frequente nei propri modelli di monitor. Il risultato è un modo pratico ed intuitivo di accedere all’OSD e alle varie regolazioni, in quanto risulta immediato spostare la selezione e dare conferma usando il jog. L’OSD, a tal proposito, è essenziale e chiaro.

Per ora abbiamo parlato solamente delle caratteristiche fisiche di Samsung Space Monitor: veniamo ai dettagli più tecnologici, che ci permettono di tornare sul punto focale di questo articolo, ovvero le misure. Ci troviamo dunque ad aver a che fare con un monitor da 32 pollici di diagonale, con risoluzione nativa 4K di 3840x2160 pixel (e quindi una densità di 137 pixel per pollice) e pannello di tipo VA.

Le analisi di un monitor, televisore o display in genere vertono fondamentalmente su due macro-aspetti: tutto ciò che concerne la scala di grigi (dal nero al bianco) e tutto ciò che concerne il dominio cromatico del display. Prima, però, è necessario chiarire alcuni concetti e alcuni termini, che utilizzeremo spesso nel corso delle nostre analisi.

Luminanza, illuminanza e flusso luminoso

Uno dei parametri più importanti di un display (e di particolare importanza quando si tratta di dispositivi mobili come smartphone, tablet e portatili) è la misura della luminanza: si tratta della quantità di radiazione luminosa emessa da una superficie e si esprime in candela per metro quadrato (cd/mq) o NIT. Un display più luminoso avrà maggiori vantaggi rispetto ad un display meno luminoso specie in condizioni di elevata illuminazione dell'ambiente circostante. In particolare per i dispositivi mobile, che saranno usati spesso all'aperto, saranno necessari elevati livelli di luminanza. La quantità di luminanza necessaria per ottenere una buona leggibilità dello schermo è sempre relativa all'ambiente in cui esso sarà utilizzato.

Nel caso in cui si stia analizzando un videoproiettore, non indicheremo la luminanza, che in questo caso sarebbe la quantità di luce diffusa dalla superficie colpita dal fascio luminoso del videoproiettore, poichè sarebbe in funzione dell'area illuminata dal fascio di luce, oltre che dalle caratteristiche della superficie stessa: se proiettiamo su un'area più piccola, la luminanza sarà maggiore. Per questo motivo si andrà a misurare invece il flusso luminoso totale che esce dall'ottica del proiettore: si tratta di una grandezza fotometrica espressa in lumen, che viene definita dalla illuminanza (luce che cade su una superficie, misurata in lux), moltiplicata per la superficie totale illuminata in metri quadrati.

Rapporto di contrasto

Misurando anche il livello di minima luminanza del pannello, potremo calcolare il rapporto di contrasto che altro non è che un rapporto matematico tra il livello di massima luminanza del pannello (semplifcabile come "bianco") e il livello di minima luminanza (o "nero") rilevati in ambiente buio e senza variare la potenza della retroilluminazione del pannello. Si tratta, in particolare, del rapporto di contrasto nativo misurato all'interno della stessa immagine: se un pannello ha un "bianco" di 380cd/mq e un "nero" di 0,76cd/mq il suo rapporto di contrasto nativo sarà di 380/0,76, ovvero 500:1.

La capacità di un pannello di esprimere un elevato rapporto di contrasto è legata oltre alla massima luminanza emessa, anche e soprattutto alla sua capacità di riuscire a realizzare un "nero" particolarmente profondo: i display OLED e AMOLED da questo punto di vista sono i più avvantaggiati, in quanto il nero viene creato spegnendo letteralmente i pixel che compongono l'immagine. Per quanto riguarda i display LCD il discorso e più complesso: la lampada o i LED di retroilluminazione restano sempre accesi, e il nero viene creato schermando la luce emessa tramite la matrice di cristalli liquidi. Tanto più è efficace la schermatura, tanto più il nero sarà profondo.

E' bene tenere presente che in un ambiente illuminato, due display dalla stessa luminanza (es. 500 NIT) ma con rapporti di contrasto differenti, per esempio uno da 100.000:1 (AMOLED) e l'altro con 1.000:1 (LCD IPS), risulteranno identici ai nostri occhi. In questo caso il limite è la "gamma dinamica dei nostri occhi" che non ci lascia apprezzare un rapporto di contrasto elevato in ambienti luminosi. La situazione cambia al buio: le differenze tra 1.000:1 e 100.000:1 sono evidenti. Inoltre, in ambienti illuminati, è molto importante il filtro antiriflesso presente sui display (smartphone, laptop, tablet ma anche TV in soggiorni molto luminosi): uno smartphone AMOLED con un rapporto di contrasto di 100.000:1 ma con un filtro antiriflesso scadente avrà alla luce del sole un rapporto di contrasto effettivo inferiore rispetto ad un display LCD da 1000:1 ma provvisto di un eccellente filtro antiriflesso.

All'inizio ci concentreremo solo sulla rilevazione del rapporto di contrasto nativo eseguita in ambiente buio, ma in futuro andremo ad indagare anche il rapporto di contrasto in presenza di forte illuminazione, simulando uno scenario di utilizzo all'aperto.

Scala di grigi e curva di Gamma

La misurazione di luminanza e rapporto di contrasto, spiegati in precedenza, avviene nel contesto dell'analisi della scala di grigi, ovvero la progressione della luminanza dal nero al bianco, in vari punti. Per i monitor e TV SDR (Standard Dynamic Range) effettueremo misurazioni a passi del 10%, mentre per i monitor e TV HDR (High Dynamic Range) effettueremo misurazioni a passi del 5%. La misurazione della scala di grigi ci permetterà di tastare il polso di altri due elementi piuttosto interessanti: il bilanciamento delle componenti cromatiche RGB e la curva del Gamma - oltre ovviamente a individuare, appunto, la massima luminanza del pannello, il livello del nero e, di conseguenza, il rapporto di contrasto.

Il bilanciamento delle componenti cromatiche RGB permette di comprendere se la scala di grigi e il bianco soffrano di dominanti cromatiche non desiderate, e cioè se una delle tre componenti rossa, verde e blu sia presente in maniera preponderante o deficitaria rispetto alle altre. Generalmente entro il 5% di scostamento non vi sono dominanti percepibili all'occhio, fino al 10% l'eventuale dominante è percepibile (anche agli occhi meno allenati) ma comunque accettabile. Oltre il 10% la situazione si aggrava progressivamente e la dominante presente viene percepita chiaramente e influisce sulla qualità dell'immagine. Ovviamente una dominante cromatica avrà conseguenze anche sulla riproduzione dei colori e non solo sulla scala di grigi.

Bilanciamento RGB - Out of the box
Bilanciamento RGB - Out of the box

Bilanciamento RGB - Calibrato
Bilanciamento RGB - Calibrato

Se osserviamo come caso reale il comportamento del monitor Samsung Space 32, vediamo che il bilanciamento delle componenti cromatiche RGB presenta un'eccedenza del blu e una leggera carenza di rosso, alle impostazioni di fabbrica, che già fanno suonare un piccolo campanello d'allarme specie alle basse luci. Tra le impostazioni del monitor è possibile andare ad agire sulla calibrazione delle componenti RGB, anche se il miglior compromesso ottenibile si discosta non molto dalla situazione di partenza, ma permette comunque di rientrare all'interno di una soglia più accettabile che pur non descrivendo uno scenario perfetto, non pregiudica in maniera significativa l'esperienza di visione. Il miglior risultato è stato ottenuto impostando la triade RGB ai valori 50-50-48, quindi semplicemente abbassando di due livelli la componente blu rispetto all'impostazione default di 50-50-50.

L'analisi della curva di Gamma permette invece di comprendere se la progressione della scala di grigi avviene in maniera corretta. Per comprendere questo concetto è necessario un piccolo passo indietro per capire cosa sia "Gamma" e perchè si parla di "curva".


Curva di Gamma di un monitor fittizio con luminanza massima di 100NIT: al 50% del segnale di ingresso la luminanza è prossima alle 22cd/mq

E' bene sapere infatti che l'intensità del segnale video in ingresso e l'intensità con cui esso viene riprodotto dal monitor sono legati da una relazione non lineare. Cosa significa? Poniamo di avere un display in grado di esprimere una luminanza massima (il "bianco") di 100 NIT quando il segnale in ingresso è al 100%. Riducendo il segnale in ingresso al 50%, l'emissione luminosa del display non sarà di 50 NIT come si potrebbe supporre, ma di quasi 22 NIT.

Questo succede perchè i nostri occhi percepiscono la variazione di intensità luminosa in maniera non lineare; in altre parole, per avere un raddoppio della sensazione di intensità luminosa, c'è bisogno che la luminanza aumenti di cinque volte. Per essere più chiari, un "bianco" che misura 500 NIT ci sembrerà solo il doppio più luminoso rispetto ad un "grigio" che misura 100 NIT. Una relazione simile e non lineare avviene per esempio anche nella percezione sonora per cui, al raddoppio della potenza, c'è un aumento della pressione sonora di 3 dB.

Con questa premessa, tutti i segnali video, dal momento della cattura di una camera e fino alla riproduzione attraverso un display, devono tenere conto di questa relazione. Per questo motivo, il segnale video in ingresso nel display, viene elevato secondo l'esponente "gamma" (lettera greca γ) che è variabile a seconda dello standard televisivo. La relazione è pertanto esponenziale. Se andiamo a creare un grafico con i valori di luminanza della scala di grigi non avremo una retta (così sarebbe se la relazione fosse lineare), ma appunto una curva, la cui pendenza è descritta dal valore di γ (ecco spiegato: curva di Gamma), che nei vari standard di riproduzione video ha un valore ben definito.


Esempi di curve con coefficienti differenti: in giallo Gamma 1.8 (immagine più "chiara" e meno contrastata), un verde Gamma 2.6 (immagine più "scura" e più contrastata)


Simulazione di scale di grigio a differenti valori di Gamma, l'immagine ha puro scopo esemplificativo

Lo standard ITU BT.709-5 indica in 2.2 il valore di Gamma standard. Valori superiori (2.4, 2.6) daranno come risultato una maggior espansione delle basse luci e delle alte luci, dando luogo ad un'immagine percepita come generalmente più "scura" ma anche più contrastata e dinamica. Al contrario valori inferiori (2.0, 1.8) comprimono la gamma dinamica, con basse luci più in evidenza e alte luci a livelli più contenuti, creando un'immagine che viene percepita come più "chiara" e luminosa ma meno contrastata. Per semplicità indichiamo, in maniera del tutto colloquiale, che graficamente elevati valori di Gamma corrispondono ad una curva più "panciuta", mentre bassi valori di gamma danno come risultato una curva più "docile". Perchè parliamo anche di contrasto? Rapporto di contrasto e curva di gamma sono strettamente legati poichè è proprio la curva di gamma che descrive la progressione tra "nero" e "bianco" e la loro relazione.

Gamma - Out of the box
Gamma - Out of the box

Gamma - Calibrato
Gamma - Calibrato

Torniamo ad analizzare il caso reale del monitor Samsung Space 32. La misura della curva di gamma ad impostazioni di fabbrica restituisce un comportamento differente rispetto alla gamma standard di riferimento 2.2 e più vicina ad una curva di gamma di valore 1.8 (quindi espansione di basse e alte luci e immagine meno contrastata). Selezionando la modalità "Gamma 3" dal menù delle impostazioni, ritroviamo un andamento molto più rispettoso del riferimento seppur con una lievissima espansione delle basse luci. In generale comunque il comportamento è molto buono, a patto di utilizzare l'impostazione Gamma 3 quando il monitor viene usato in un ambiente tradizionale, come una scrivania da studio. Luminanza massima a quasi 260cd/mq, e nero di 0,7cd/mq restituiscono però un rapporto di contrasto di 335:1, poco oltre la sufficienza, specie per un pannello VA dal quale ci si aspetterebbe molto di più.

Ciascun pannello SDR - Standard Dynamic Range - ha una curva di gamma i cui valori della scala di grigio dipendono direttamente dalla massima luminanza che il pannello stesso è in grado di esprimere. Per quanto riguarda i pannelli HDR - High Dynamic Range il discorso è invece leggermente diverso.


Curva di Gamma SMPTE 2084: in nero la curva teorica con luminanza massima di 10000 NIT. Per tutti i pannelli con luminanza massima inferiore, la curva e i valori della scala di grigio saranno comunque sempre uguale fino al punto di clipping proprio in corrispondenza della luminanza massima del pannello in esame (DUT - Device Under Test).

Lo standard BT.2100, che regola le specifiche dei pannelli destinati alla visione di contenuti HDR, prevede principalmente due diverse curve del gamma: quella chiamata PQ (Perceptual Quantization) alias SMPTE 2084, oppure quella HLG (Hybrid Log Gamma). La curva di Gamma PQ fissa il valore massimo su 10.000 NIT ed ha un suo preciso valore di luminanza ad ogni step del segnale in ingresso. Si tratta quindi di una curva di gamma i cui valori della scala di grigio sono fissi, e a cui ogni dispositivo che rispetta lo standard BT.2100 si deve adeguare. Nella maggioranza dei casi, il software codificato con il gamma PQ ha il suo massimo a circa 1.000 NIT; in altre parole, il segnale video viene sfruttato solo al 75%. In casi meno frequenti, soprattutto per alcuni film su supporto UHD-Blu-ray, si arriva fino a 4.000 NIT e oltre, come anche in alcuni videogame.

La curva del gamma HLG ha invece valori "relativi", esattamente come il "vecchio" gamma dell'alta definizione, e le raccomandazioni indicano che il pannello con supporto al gamma HLG abbia almeno 500 NIT di massima luminanza.

Triangolo di gamut e fedeltà cromatica

Per poter individuare quale sia il dominio delle tinte riproducibili dal pannello in esame, si procede alla misura delle coordinate cromatiche dei tre primari (rosso, verde, blu) e dei tre complementari (ciano, magenta, giallo) così da poter tracciare il poligono detto "triangolo di gamut" sul diagramma dello spazio colore CIE 1931, definito nel 1939 dalla dalla Commission Internationale de l'Eclairage e che comprende tutte le tinte visibili all'occhio umano a prescindere dalla luminanza. In altri termini il triangolo di gamut di un display è un sottoinsieme dello spazio colore CIE 1931 che indica quali colori (al netto della luminanza) è in grado di mostrare.


I tre gamut standard di riferimento: in nero il gigantesco BT.2020, in giallo DCI-P3 del cinema digitale, in bianco BT.709 dell'alta definizione. Il diagramma "a campana" è invece lo spazio colore CIE1931

Il triangolo misurato sarà messo a confronto con gli standard di riferimento per i vari casi di impiego e che vediamo rappresentati sopra. In particolare prenderemo in considerazione due standard principali: il REC BT.709 dell'alta definizione e il REC BT.2020 degli standard Ultra HDTV 4K e 8K. In realtà, visto che al momento non esiste tecnologia in grado di arrivare al gigantesco gamut BT.2020, utilizzeremo come riferimento il gamut DCI-P3 del cinema digitale, più alla portata dei TV e monitor 4K e 8K.

Gamut - Out of the box
Gamut - Out of the box

Gamut - Calibrato
Gamut - Calibrato

Passando ancora una volta al caso reale del Samsung Space Monitor 32, l'analisi al colorimetro effettuata con impostazioni di fabbrica rileva un triangolo di gamut dalla buona estensione, che supera significativamente il riferimento REC BT.709 e si avvicina maggiormente allo standard DCI-P3 Wide Gamut. Ciò si traduce in una buona saturazione dei colori, che permetterà una buona precisione anche delle sfumature a saturazioni intermedie, come vedremo poco oltre. A calibrazione effettuata la situazione non cambia, se non per un'impercettibile estensione del triangolo.

Per saggiare più approfonditamente la fedeltà cromatica di una periferica di visualizzazione andremo a misurare, oltre al triangolo di gamut, le coordinate cromatiche di un ben preciso set di campioni, confrontandole con le coordinate di riferimento nello spazio colore corrispondente. In particolare utilizzeremo il set di colori della carta Gretag Macbeth Color Checker che comprende una semplice scala di grigi, un insieme di primari e complementari di saturazione inferiore rispetto a quella massima e un insieme di colori "del mondo reale": toni dell'incarnato, del fogliame, del cielo. Le coordinate del triangolo di gamut sono infatti a piena saturazione, ed è raro che in un'immagine (una fotografia o una scena di un film) siano presenti molti colori a piena saturazione.


In alto lo schema della carta Gretag Macbeth Color Checker, in basso il posizionamento dei campioni nello spazio colore CIE1931. Fonte: Wikipedia.

Per esprimere la distanza tra due colori utilizzeremo il concetto di Delta E, ovvero la distanza tra due punti nello spazio colore CIE Lab (spazio colore più recente e percettualmente più uniforme rispetto a quelli dei primi del '900) e che fornisce un'utile indicazione per capire quanto un colore riprodotto a schermo sia fedele al colore definito dalla sorgente. E' bene tenere presente che un valore di DeltaE compreso tra 0 e 2 rappresenta uno scostamento praticamente non percepibile ad occhio nudo e per alcuni colori particolari l'occhio umano non è capace di percepire variazioni di DeltaE fino a 3. Per i monitor destinati alla produzione di contenuti (fotoritocco, editing video e via discorrendo) sono accettabili valori di Delta E entro 3. Per la maggior parte dei monitor domestici e per i televisori sono tranquillamente accettabili valori di DeltaE anche fino a 5, in quanto fino a questi valori l'esperienza di visione non risulta essere particolarmente condizionata.

Una utile precisazione: nel calcolo del "Delta E" viene presa in considerazione anche la luminanza, il terzo componente fondamentale per la definizione di un colore assieme a tinta e saturazione. Pensiamo per esempio al colore "marrone": tecnicamente è un giallo-arancio molto scuro. Il diagramma dello spazio colore CIE 1931 è bidimensionale e mostra solamente tinte e saturazioni, la terza dimensione è rappresentata appunto dalla luminanza. Non dovremo stupirci pertanto dinnanzi ad un valore di DeltaE elevato per un campione che magari ha coordinate cromatiche estremamente vicine al riferimento: in questo caso lo scostamento (non visibile dal grafico del gamut) è da imputare al differente livello di luminanza.

DeltaE - Out of the box
DeltaE - Out of the box

DeltaE - Calibrato
DeltaE - Calibrato

Torniamo al nostro caso reale rappresentato dal monitor Samsung Space 32: l'analisi della fedeltà cromatica mostra un comportamento, con impostazioni di fabbrica, che non fa gridare al miracolo: molti dei campioni superano infatti il valore di DeltaE 6, che per qualche occhio allenato può già risultare un divario visibile percettivamente. La situazione migliora sensibilmente con la calibrazione RGB e l'impostazione della corretta curva di gamma: in questo caso vediamo che i campioni del test tornano su un molto più accettabile livello attorno a DeltaE 3, che nella stragrande maggioranza dei casi non è percepibile dall'occhio umano.

Considerazioni

Con questo articolo abbiamo voluto esporre la metodologia con cui condurremo d'ora in avanti le misure di monitor, televisori e "periferiche di visualizzazione" in genere. Si tratta comunque di una metodologia sempre in fase di sviluppo che non esiteremo ad arricchire con nuove misurazioni e, non appena avremo costruito uno storico sufficientemente ampio, anche con grafici di confronto tra dispositivi differenti.

Per quanto riguarda la "vittima sacrificale" di questo articolo, possiamo dire che Samsung Space Monitor 32 è un prodotto interessante sotto vari punti di vista. Le misure hanno dato dimostrazione di un buon monitor tuttofare, seppur non impeccabile (il rapporto di contrasto è sotto la sufficienza), ma che può spaziare dall'intrattenimento alla produttività personale, rivelandosi adatto anche per attività grafiche per l'hobbista esigente. Si tratta poi di un pannello 4k, che offre quindi tanti pixel “di lavoro” e la possibilità di fruire di contenuti UHD nativi o di giocare con le console di ultima generazione.

Interessante anche per il concetto: un'ampia diagonale, 32 pollici, senza però dover rinunciare allo spazio sulla scrivania, grazie all'ingegnoso braccio snodato con attacco a morsetto. Tra l'altro uno stratagemma che rende Samsung Space Monitor 32 adatto anche all'installazione in luoghi pubblici come monitor di un terminale di consultazione, magari su un piano piccolo e stretto come può essere il bancone della reception di un hotel. Due piccoli nei di questa impostazione si riscontrano anzitutto nell'impossibilità di poter orientare e ruotare il monitor sul piano orizzontale, che in alcuni casi potrebbe rendere un po' scomoda l'allestimento della postazione di lavoro, e in seconda battuta nel fatto che il braccio snodato non riesce ad ammortizzare efficacemente le vibrazioni che si possono innescare, ad esempio, urtando il piano di lavoro.

Samsung Space Monitor 32 è proposto ad uno street price di 509 Euro, un prezzo che nonostante l'indubbia particolarità del monitor ci pare essere un po' troppo elevato. Se prendiamo ad esempio, per confronto, il monitor U32J592 sempre di casa Samsung, ci troviamo dinnanzi ad un pannello VA 4K da 32 pollici (probabilmente, ma è solo un'ipotesi, il medesimo usato per questo Space Monitor 32): in questo caso lo street price è di 319 euro, e cioè 190 euro in meno rispetto a Space Monitor 32, per il quale si paga, forse in modo un po' salato, la possibilità di gestire in maniera più flessibile il proprio spazio fisico sul piano di lavoro.

2 Commenti
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supertigrotto30 Maggio 2019, 10:16 #1

Per la redazione

Cortesemente visto che avete una collaborazione con AV magazine,quando recensite i TV, potreste mettere le latenze? Nel caso qualcuno volesse usare la tv come monitor pc per giocare in salotto ad esempio.
Inoltre quando testate un monitor,potreste mettere i parametri di calibrazione giusta per avere colori,contrasti e quant'altro per immagini naturali?
Alcuni monitor,dopo l'acquisto andrebbero ricalibrati,alcune riviste digitali lo fanno,mi aspetto che Hardware Upgrade lo faccia visto che ad esempio,rispetto a Toms hardware,siete rimasti ormai una delle poche riviste digitali serie in giro.
In effetti sto valutando di prendere un 21:9 34 pollici curvo ad un prezzo onesto,ultimamente sto facendo ricerche in merito,sarebbe utile che Hwupgrade creasse un database automatico per i prodotti,tipo monitor,memorie etc per confrontare i prodotti in commercio.
marco.magnaterra30 Maggio 2019, 10:19 #2
Aspettavo un articolo che descrivesse e spiegasse i vari test che effettuate almeno dal 2001... Non l'avevo mai visto prima né qui né su Tom's.

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