Google al lavoro su un motore di ricerca con censura per la Cina

Google al lavoro su un motore di ricerca con censura per la Cina

La decisione è già stata criticata sia in Cina che negli Usa, perché il software dovrebbe tralasciare tutti i contenuti inseriti dalle autorità locali nella black list

di pubblicata il , alle 15:01 nel canale Web
Google
 

Google sta ricevendo molte critiche perché sembra voglia lanciare in Cina una nuova versione del suo motore di ricerca che in qualche modo assecondi la censura statale. Si tratterebbe di un'app di ricerca per dispositivi mobile con sistema operativo Android che bloccherebbe determinati termini di ricerca al fine di consentire a Google di rientrare nel mercato cinese, dal quale è assente dal 2010.

Gli ingegneri di Google, infatti, starebbero sviluppando una variante del motore di ricerca in grado di escludere i contenuti inseriti nella lista nera dal governo cinese. Si tratta di piattaforme come Facebook, ma anche siti di informazione come il New York Times e ricerche come il massacro di Tiananmen del 1989 e qualsiasi informazione sulla leadership cinese.

La notizia è stata riportata dal New York Times che cita due fonti bene informate sui fatti, mentre originariamente è stata lanciata da The Intercept.

Secondo queste fonti, Google ha già mostrato il servizio ad alcuni funzionari del governo cinese anche se il China Securities Daily, organo di informazione controllato dal governo, ha respinto tutte le speculazioni in proposito. Sempre secondo le fonti, oltre al motore di ricerca mobile, Google starebbe lavorando anche su una seconda app, incentrata sull'aggregazione delle notizie. Anche questa sarebbe costruita su misura per il mercato cinese e rispetterebbe le leggi sulla censura vigenti in Cina. L'app di news dovrebbe essere simile ad altri servizi molto popolari la cui gestione delle notizie da visualizzare è regolata da algoritmi: è il caso di Bytedance’s Toutiao, un'app che in Occidente è conosciuta come TopBuzz.

Il motore di ricerca e Google Play, ovvero le due più importanti risorse di Mountain View, sono bloccati in Cina da 8 anni
Non c'è alcuna garanzia che il progetto, denominato "Dragonfly", comporti automaticamente il ritorno di Google in Cina. Territorio sul quale comunque continua a operare con soluzioni di traduzione e di gestione dei file curate dai suoi uffici a Pechino, Shenzhen e Shanghai. Il motore di ricerca e Google Play, ovvero le due più importanti risorse di Mountain View, sono però bloccati sul territorio da 8 anni.

Una simile mossa, però, appare in contraddizione con i presupposti etici di Google, anche alla luce di precedenti dichiarazioni di Sergey Brin, co-fondatore di Google. Nato in Unione Sovietica, in passato Brin ha detto che la censura in Cina lo tocca di più rispetto alle persone che non sono nate in un paese totalitario. È prontamente intervenuta anche la comunità cinese per i diritti umani affermando che se Google supportasse la censura statale sarebbe "un momento buio per la libertà su internet".

"È impossibile considerare una simile mossa compatibile con il motto 'Fai la cosa giusta' di Google e chiediamo alla compagnia di cambiare rotta", ha affermato Patrick Poon, China Researcher di Amnesty International. "Per il più grande motore di ricerca del mondo adottare misure così estreme rappresenterebbe un grave attacco alla libertà di informazione e alla libertà di internet. Nel mettere i profitti davanti ai diritti umani, Google creerebbe un precedente molto preoccupante e servirebbe su un piatto d'argento una facile vittoria al governo cinese".

"La conseguente repressione della libertà di parola si farà sentire in tutto il mondo" hanno aggiunto gli esponenti di GreatFire, organizzazione cinese che traccia la censura su internet e fornisce soluzioni per aggirare il “Great Firewall” presente sul territorio per impedire ai cittadini cinesi di accedere a certe informazioni provenienti dal resto del mondo. In passato GreatFire ha elogiato Google per aver preso la decisione di lasciare il mercato cinese dopo aver subito attacchi informatici diretti al suo codice sorgente e agli account Gmail di attivisti cinesi per il rispetto dei diritti umani.

Google ha già acconsentito a richiese del governo cinese circa la censura di certi risultati di ricerca. D'altronde ha importanti margini economici sul territorio che la inducono a ricercare un accordo con le autorità locali. Che sia, però, il più etico possibile…

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7 Commenti
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kamon02 Agosto 2018, 15:24 #1
Commercialmente sensato da parte di google, ma un'altro preoccupante passo verso la normalizzazione dei regimi autoritari nel mondo.
Avatar003 Agosto 2018, 12:55 #2
Ideali e buone intenzioni spariscono di fronte all' opportunità di fare soldi...
ComputArte04 Agosto 2018, 12:06 #3

....alla faccia della neutralità....

....che l'ggettività e la neutralità dei risultati offerti sia stata sempre "relativa" è un fatto

Ma sapere ed avere consapevolezza che con una "semplice impostazione" si possa cambiare il destino di una ricerca dovrebbe far riflettere tutti....
tallines04 Agosto 2018, 12:08 #4
Cosa non si fa, pur di entrare nel mercato cinese ehhhhh.........
nickname8805 Agosto 2018, 09:53 #5
Ridicolo che un azienda debba abbassarsi a ciò e che una nazione possa imporre queste restrizioni. E' una violazione chiara alla libertà delle persone.

E ovviamente nessuna organizzazione fa nulla.
logan x15 Settembre 2018, 17:56 #6
Perchè, invece la versione occidentale del motore di ricerca non è censurata, vero? ...e a censurarlo non è nemmeno un governo sovrano, che avrebbe tutto il diritto di tutelare i suoi cittadini dalla propaganda esterna, ma una azienda privata residente in una potenza straniera, per quanto alleata...
Insert coin15 Settembre 2018, 18:08 #7
Originariamente inviato da: nickname88
Ridicolo che un azienda debba abbassarsi a ciò e che una nazione possa imporre queste restrizioni. E' una violazione chiara alla libertà delle persone.

E ovviamente nessuna organizzazione fa nulla.


E ti meravigli? Pensi che i fantastici Stati Uniti d'America abbiano voglia o interesse ad "esportare la democrazia" in paesi come Cina ed Arabia Saudita? Lo sanno tutti che al confronto con l'Iran quel paese arabo sia un paradiso per i cultori dei diritti umani e civili...

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