Cos'è il brain rot: il problema di chi usa compulsivamente i social diventato parola dell'anno
L'uso eccessivo di internet e dei social può avere un impatto significativo sulle nostre funzioni cerebrali, riducendo l'attenzione e indebolendo la memoria. Il rischio derivato dal consumo compulsivo di contenuti online è reale, ed è diventato la parola dell'anno: brain rot
di Nino Grasso pubblicata il 10 Dicembre 2024, alle 13:01 nel canale WebLa crescente dipendenza da dispositivi digitali e il consumo compulsivo di contenuti online stanno avendo conseguenze preoccupanti sulle nostre capacità cognitive. Ricerche recenti evidenziano come l'uso eccessivo di internet e dei social stia letteralmente facendo "marcire" i nostri cervelli, riducendo l'attenzione, indebolendo la memoria e alterando i processi cognitivi. Gli esperti hanno coniato il termine "brain rot", o "marcescenza cerebrale", per dirla all'italiana, per descrivere questo fenomeno, che sta diventando sempre più diffuso soprattutto tra le giovani generazioni.

Studi condotti da prestigiose istituzioni come la Harvard Medical School, l'Università di Oxford e il King's College di Londra hanno rilevato una riduzione della materia grigia e un accorciamento dei tempi di attenzione nelle persone che trascorrono molte ore online. In particolare, le aree del cervello colpite includono quelle legate alle capacità attentive, ai processi di memoria e alla cognizione sociale. Un decennio di dati analizzati dall'Università di Stanford ha mostrato che chi utilizza frequentemente più piattaforme online ha una capacità di memoria e attenzione ridotta.
Brain rot, gli effetti dell'uso compulsivo di internet e dei social e come affrontarli
L'aspetto più preoccupante del fenomeno descritto è l'effetto sui cervelli in via di sviluppo: alcuni accademici parlano addirittura di rischio di "demenza digitale" per i giovani esposti a un uso eccessivo della tecnologia durante gli anni cruciali dello sviluppo cerebrale. La dottoressa Gloria Mark dell'Università della California ha documentato un drastico calo della capacità di attenzione: da 2,5 minuti nel 2004 a soli 47 secondi nel 2016. Le conseguenze della "marcescenza cerebrale" vanno oltre la semplice distrazione: si possono osservare, inoltre, anche una diminuzione del pensiero critico, un aumento di ansia e stress, stanchezza emotiva e persino isolamento sociale. Un controsenso in uno scenario di iperconnessione digitale.
Nello specifico, gli esperti hanno notato che il ritmo frenetico della vita online sembra sopraffare il nostro sistema nervoso, amplificando lo stress e rendendo più difficile elaborare le emozioni in profondità. Ma perché siamo così vulnerabili a questo fenomeno? Gli esperti sottolineano come le piattaforme digitali siano progettate appositamente per catturare e mantenere la nostra attenzione. Funzionalità come lo scorrimento infinito manipolano il sistema di ricompensa dopaminergico del cervello, creando potenti cicli di "ricerca" che possono generare dipendenza. Tristan Harris, ex esperto di etica del design di Google, ha lanciato l'allarme definendo questa dinamica una "corsa verso il fondo del tronco cerebrale" per attirare l'attenzione degli utenti.
Nonostante il quadro preoccupante, ci sono segnali incoraggianti: prima di diventare la parola dell'anno, secondo l'Oxford English Dictionary, il termine brain rot è diventato popolare online proprio grazie ai giovani più a rischio, segno di una crescente consapevolezza del problema. Negli ultimi anni si sono diffusi movimenti anti-tecnologia, con adolescenti che tornano ai telefoni tradizionali (definiti provocatoriamente dumbphone) e campagne per un'infanzia senza smartphone. Sembra emergere una nuova sensibilità verso un uso più consapevole e moderato della tecnologia.
Ma cosa possiamo fare concretamente per proteggere le nostre funzioni cognitive? Citando un articolo dello psicologo Mark Travers per Forbes, ci sono quattro attività fondamentali da seguire:
- Curare una "dieta mentale" equilibrata, selezionando con attenzione i contenuti consumati online e dedicando l'80% del tempo a materiali educativi e stimolanti.
- Praticare una buona "igiene digitale", impostando limiti di tempo per l'uso di app e dispositivi, pianificando ore senza tecnologia e dedicandosi al lavoro profondo senza distrazioni.
- Riconnettersi con esperienze analogiche come hobby manuali, interazioni faccia a faccia e immersioni nella natura, per contrastare l'affaticamento mentale da sovraesposizione digitale.
- Allenare la mente con un "cross-training cognitivo", alternando attività che richiedono concentrazione e creatività per mantenere il cervello agile e stimolato.
L'obiettivo non è demonizzare la tecnologia, del resto non riusciremmo più a farne a meno, ma imparare a utilizzarla in modo consapevole e sostenibile. La sfida sulla "marcescenza cerebrale" ci pone di fronte a domande cruciali sul nostro rapporto con la tecnologia e sul futuro delle nostre capacità mentali: il mondo diventa sempre più digitalizzato, ed è un processo inevitabile, ma è sempre più importante sviluppare strategie per proteggere e coltivare le nostre risorse cognitive. Solo così potremo sfruttare appieno i benefici di un mondo digitalizzato senza sacrificare ciò che ci rende umani: la nostra capacità di pensare in profondità, di creare e di connetterci autenticamente con il mondo e con le persone che ci circondano.










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7 Commenti
Gli autori dei commenti, e non la redazione, sono responsabili dei contenuti da loro inseriti - infoTutto calcolato, non preoccupatevi...
Il testo scritto è morto, è il trionfo della comunicazione visiva.
..." anche una diminuzione del pensiero critico"....
Per questo è "bastata" l'"Era del covidiota"...Solo da ora stanno in parte "rinsavendo", grazie a Trump, Kennedy jr. ed altri ....
Solo da ora stanno in parte "rinsavendo", grazie a Trump, Kennedy jr. ed altri ....
Le persone che citi sono esempio di regressione, riprova
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