Rocket Lab ha lanciato un razzo con il suo primo propulsore riutilizzato
Rocket Lab ha lanciato negli scorsi giorni un razzo spaziale Electron (vettore leggero) che utilizzava tra i suoi nove propulsori del primo stadio, anche il primo propulsore riutilizzato da una precedente missione. Una buona notizia.
di Mattia Speroni pubblicata il 29 Agosto 2023, alle 15:48 nel canale Scienza e tecnologiaRocket Lab
Con l'arrivo di SpaceX nel settore dei lanci spaziali e l'efficiente linea di razzi Falcon (Falcon 9 e Falcon Heavy) anche le altre società di questo mercato in crescita, vecchie e nuove, si sono scontrate con la necessità di realizzare vettori che avessero costi contenuti così da essere competitivi con la società di Elon Musk. Tra le realtà che sembrano più interessanti da questo punto di vista c'è Rocket Lab. Attualmente nel suo portafoglio è presente solo il lanciatore leggero Electron mentre prosegue lo sviluppo del lanciatore medio Neutron.
Electron risponde alle esigenze del mercato per quanto riguarda il lancio di satelliti con massa relativamente ridotta mentre con Neutron si potranno lanciare carichi utili con massa superiore o molti più satelliti contemporaneamente. Un passo importante per la riusabilità dei razzi spaziali è stato fatto durante la missione We Love The Nightlife con il primo motore che era già stato nello Spazio per una volta.
Rocket Lab è sulla via dei razzi spaziali riutilizzabili con Electron
Uno dei componenti più complessi (e costosi) in un razzo spaziale è il propulsore. Per questo il suo recupero è importante e per questo SpaceX ma anche ULA e la stessa Rocket Lab, tra gli altri, hanno cercato soluzioni diverse per evitare di dover utilizzare sempre nuovi motori per i propri razzi.

Come sappiamo SpaceX con i Falcon 9 recupera (quando la missione non richiede diversamente) tutto il primo stadio. Nel caso di ULA si è pensato per Vulcan Centaur di far separare la parte inferiore del razzo e farla ammarare delicatamente attraverso dei paracadute. Questa soluzione non sarà utilizzata nei primi lanci e ci sono dubbi che sarà effettivamente sviluppata.

Per quanto riguarda invece Rocket Lab, con Electron si è pensato inizialmente un recupero attraverso elicottero del primo stadio (con la discesa rallentata da paracadute). Si è però visto che anche l'ammaraggio non produceva danni sostanziali e quindi l'opzione dell'elicottero e del recupero "al volo" è stata accantonata rendo i recuperi più semplici ed economici. Attualmente nessun vettore di questa società ha volato più di una volta.
Durante la missione chiamata We Love The Nightlife, il razzo spaziale Electron era però equipaggiato con un motore Rutherford già impiegato in precedenza. Si è trattato di un passo fondamentale che precede l'utilizzo di più motori utilizzati in precedenza così da ridurre i costi di lancio e aumentarne la cadenza.
Il lancio è avvenuto all'1:45 del 24 agosto dal Launch Complex 1 in Nuova Zelanda (penisola di Mahia). Il carico utile era un satellite di Capella Space, società specializzata nella rilevazione di immagini attraverso SAR (radar ad apertura sintentica). Si tratta della terza volta che le due società collaborano per un lancio. Come scritto sopra, uno dei nove motori Rutherford del primo stadio era già stato impiegato in precedenza, sottoposto a test e poi inserito tra altri otto per capire se potesse portare a termine la missione.

I dati di Rocket Lab hanno mostrato come, almeno in questo caso, non ci sono stati problemi. Il motore ha avuto prestazioni in linea con quanto atteso e il vettore ha svolto correttamente la sua missione e il primo stadio ha fatto ritorno sulla Terra ammarando nell'Oceano Pacifico per poi essere recuperato dalla nave di supporto. Lo stesso Peter Beck (CEO della società) ha dichiarato "i dati sono arrivati, performance perfetta dal motore riutilizzato e dello stadio".
Dopo il completamento della missione lo stesso Beck ha anche aggiunto che verranno utilizzati nove motori riutilizzati in una futura missione. Non è ancora chiaro quando questo avverrà ma potrebbe essere entro pochi mesi. A quel punto si potrà pensare a riutilizzare anche l'intero stadio se tutto funzionerà come previsto.










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1 Commenti
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