L'esplosione più grande mai osservata nell'Universo: merito di un buco nero

L'esplosione più grande mai osservata nell'Universo: merito di un buco nero

L'esplosione più grande mai osservata nell'Universo dal genere umano è dovuta a un buco nero supermassivo presente all'interno di una galassia nell'ammasso di Ofiuco. Ecco cosa potrebbe averla generata.

di pubblicata il , alle 19:21 nel canale Scienza e tecnologia
NASAESA
 

Un'esplosione veramente imponente, più di ogni altra mai osservata dal genere umano, è stata causata da un buco nero che si trova nell'ammasso di Ofiuco (a 390 milioni di anni luce di distanza dalla Terra) che riesce a rimanere coeso grazie all'azione della gravità per via della presenza di galassie, gas e materia oscura. Molto si è scritto in questi giorni e il meccanismo che genera questi episodi è decisamente interessante.

L'esplosione più grande mai vista nell'Universo

Il principale "attore" è un buco nero super-massivo che si trova nel centro delle galassie (nucleo galattico attivo o AGN). La sua struttura gli consente di generare forti campi magnetici che generano getti di elettroni dai poli di rotazione. Ma non solo!

agn outburst 2020

Click sull'immagine per ingrandire

A volte, ed è quello che è accaduto in questo caso, si può assistere a enormi esplosioni conosciute come AGN outburst dovute alla rapida caduta di molto materiale (diverse masse solari) contemporaneamente. Questo porta il disco di accrescimento che circonda il buco nero a creare getti di materia.

Questi getti possono incontrare gas e altro materiale che circonda la zona generando onde d'urto. Il fenomeno può essere definito come "sloshing" ed è associabile nell'immaginario comune a quello che succede in un bicchiere con del vino che viene mosso.

Proprio per via dell'esplosione e del successivo allontanamento della materia, i getti del buco nero si sono spenti (o molto affievoliti). L'energia prodotta dall'esplosione è stata calcolata in 5 x 1061 erg superando di cinque volte il precedente record osservata nel cluster galattico MS0735.6+7421.

I telescopi coinvolti nell'osservazione

Questi fenomeni generano l'emissione di diverse tipologie di onde elettromagnetiche. In questo caso si tratta principalmente di raggi X, onde radio e infrarossi. Per ricostruire l'immagine sono quindi stati impiegati i telescopi XMM-Newton e Chandra per i raggi X (in rosa), il Giant Metrewave Radio Telescope per le onde radio (in blu) e il 2MASS survey per gli infrarossi (in bianco).

Lo studio è stato pubblicato su The Astrophysical Journal ed è stato condotto da Simona Giacintucci del Naval Research Laboratory insieme ad altri colleghi. Non è comunque la prima volta che viene analizzato questo fenomeno in particolare e già nel 2016 era stato pubblicato uno studio in merito.

0 Commenti
Gli autori dei commenti, e non la redazione, sono responsabili dei contenuti da loro inseriti - info

Devi effettuare il login per poter commentare
Se non sei ancora registrato, puoi farlo attraverso questo form.
Se sei già registrato e loggato nel sito, puoi inserire il tuo commento.
Si tenga presente quanto letto nel regolamento, nel rispetto del "quieto vivere".

La discussione è consultabile anche qui, sul forum.
 
^