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Iscritto dal: May 2001
Città: Milano Tokyo , purtroppo Utente con le palle fracassate
Messaggi: 2371
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Oriana Fallaci,verso l'infinito ed oltre
Tremate,ritorna la signore terribile della letteratura italiana,da quello che ho letto oggi sul corriere è andata completamente fuori di testa
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Kotoshi mo yoroshiku onegai-itashimasu |
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#2 |
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Senior Member
Iscritto dal: Jun 2001
Città: Treviso
Messaggi: 1158
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o visto un servizio ieri al tg5: che dire, se cerca di essere originale ci riesce
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Non ho niente altro da offrire alle altre persone, se non la mia stessa confusione something cold is creepin' around, blue ghost is got me, I feel myself sinkin' down L'arte non insegna niente, tranne il senso della vita |
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#3 | |
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Senior Member
Iscritto dal: Mar 2001
Messaggi: 1912
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Re: Oriana Fallaci,verso l'infinito ed oltre
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#4 | |
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Senior Member
Iscritto dal: Mar 2002
Città: Roma - Milano - Lagos
Messaggi: 8579
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Re: Oriana Fallaci,verso l'infinito ed oltre
Quote:
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--- --- VENDO AppleCare per Macbook Pro 15"/17" a 200E --- --- Ho trattato con mezzo forum, per l'altra meta' mi sto attrezzando... Perditempo di professione: signirr |
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#5 |
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Senior Member
Iscritto dal: Sep 2003
Città: Campobasso, Molise
Messaggi: 28387
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scusa, in che senso ritorna?
Ha fatto un nuovo libro?
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Più di 30 trattative concluse positivamente! |
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#6 |
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Senior Member
Iscritto dal: Feb 2004
Messaggi: 740
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secondo me, molti deridono la Fallaci, e i suoi ultimi saggi (piu che libri li definirei dei saggi ,delle conclusioni personali) , ma non lo trovo tanto giusto, farci una risatina su.....
Cio' che scrive, non e del tutto insensato , e molte cose che dice (seppur col suo modo di fare, abbastanza duro), sono cose tutto sommato veritiere................. Purtroppo, si vive in un periodo cosi difficile , che e dura persino accettare l'obiettivita di chi ti schiaffa in faccia la realta', per cio che essa e'................. E' indubbio, che molte delle cose che lei afferma, a volte ,per una situazione di emotivita', lei le enfatizza, ma di base sono concetti reali e di cui, molti dovrebbero tenerne conto, senza riderci tanto sopra........ In questo periodo, si abbusa troppo della parola "razzismo", accusando persone che razziste non sono, ma semplicemente,hanno colpa di essere meno ipocrite della societa' in cui sono "costrette" a vivere ..........
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Ho concluso positivamente con: Mammabell, Lunaticgate , Kaikchul, Barto2,Micene.1,Sochmell,Mornir ! |
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#7 | |
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Amministratore
Iscritto dal: Jan 2001
Città: Luino (VA)
Messaggi: 5122
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La Fallaci, ottima giornalista e ottima scrittrice (in passato, IMHO), ha lo stesso problema di Bossi, secondo me. Chiedere 100 per ottenere 20. Possibilmente gridando. Meglio ancora facendo di tutta l'erba un fascio. L'indiganzione porta a discussione e pubblicità, non c'è dubbio. Ora arrivo al punto. Se leggi le sue premesse vien da sorridere e da pensare allo stesso tempo. Del tipo: avete visto eh? Avete visto che avevo ragione che ci sarebbero stati attentati finché non facciamo fuori tutti i musulmani? Più o meno i toni sono questi. Mai, dico mai, analizzare le cause che portano all'odio (perché di odio nei confronti dell'occidente si tratta, da parte degli integralisti). Sia mai. Guai. Segue poi un listone degli attentati che l'occidente ha subito. Ovviamente mancano TUTTI i morti civili dell'altra parte che le guerre di "reazione" hanno portato, quelli non contano. Bisogna contare solo i nostri. Non mancano certo cose giuste in quello che dice, ma sono proprio le premesse ("IO dico la verità e non mi date retta, coglioni", sembra dire un'Oriana in piena crisi di MacroEgo). Ovviamente 5 paragrafi non bastano a trarre delle conclusioni, ma le premesse sono IMHO pessime, sia a livello gionalistico che a livello propagandistico. |
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#8 |
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Senior Member
Iscritto dal: Jun 2000
Città: di origine, di nascita, di residenza, di domicilio, di lavoro: Roma...però nel cuore c'è solo l'INTER!
Messaggi: 9601
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la signora ha già avuto la copertina di panorama con relativo artcolo, il servizio su tg5, l'articolo su corriereed ora anche il topic su HWU tutto per lei.
ed il libro deve ancora uscire. figuriamoci dopo... portaaporta, excalibur, alieno, linearossa, 8,30 etc etc etc Ultima modifica di ALBIZZIE : 05-04-2004 alle 12:35. |
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#9 |
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Senior Member
Iscritto dal: Sep 2002
Città: torino but i'm sard inside.
Messaggi: 408
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la trovo leggermente incarognita
"l'islam buono è un illusione"
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Primo Officiante della Setta dei Logorroici - Arconte della prolissità - Crociato della Replica|Custode Di Lomaghiusa e Muffin| |
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#10 |
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Iscritto dal: Nov 2002
Città: Paullo (MI)
Messaggi: 142
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Dove posso trovare l'articolo?
Mi piacerebbe leggerlo. Secondo me, è una grande: ha un modo di scrivere certo forte, ma non è stupida e dice cose sensatissime. |
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#11 |
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Senior Member
Iscritto dal: Sep 2002
Città: torino but i'm sard inside.
Messaggi: 408
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é un libro, di cui sono stati anticipati alcuni brani dal Tg5 di ieri sera... troverai degli stralci magari, prova a scrivere oriana fallaci su news di google:
"Illudersi che c'è un Islam buono e uno cattivo, che tutto l'Islam non è uno stagno, è contro ragione". La Fallace scrive anche dell'Europa, a suo parere "vendutasi come una sgualdrina ai sultani". Ah l'arteriosclerosi.
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Primo Officiante della Setta dei Logorroici - Arconte della prolissità - Crociato della Replica|Custode Di Lomaghiusa e Muffin| |
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#12 | |
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Iscritto dal: Nov 2002
Città: Paullo (MI)
Messaggi: 142
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E' una grande! Ho letto solo la prima pagina del Corriere. Stasera vado a comprare il libro! |
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#13 |
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Senior Member
Iscritto dal: Feb 2002
Città: Torino
Messaggi: 355
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Lessi la rabbia e l'orgoglio, avendo certe idee in testa e ne rimasi abbastanza turbato.
Quando persone che hanno fatto determinate esperienze, come lei e come Strada, esprimono un parere su quel mondo, dopo mi sembra difficile, forse anche presuntuoso, dire la mia. Quel che posso dire è che credo nella tolleranza, ma non sono capace di dare torto alla Fallaci, su molte delle cose che ha detto. Comprerò il nuovo libro, abbandonando per il momento "la sposa liberata", e cercherò di capirci qualcosa. |
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#14 |
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Member
Iscritto dal: Nov 2002
Città: Paullo (MI)
Messaggi: 142
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Credo anch'io nella tolleranza. Ma se un domani imporrano il burka alla mia fidanzata, imbraccerò il fucile e combatterò per la mia patria e la mia libertà di espressione. (lo so che è una frase forte, ma spero che non succeda mai...)
In pratica io credo nella tolleranza, ma anch loro devono tollerarmi. Come io ti lascio libero di pensare, altrettanto PRETENDO che anche tu mi lasci libero di pensare ed esprimere le opinioni. Indietro non si torna! |
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#15 | |
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Amministratore
Iscritto dal: Jan 2001
Città: Luino (VA)
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#16 |
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Senior Member
Iscritto dal: Mar 2001
Messaggi: 5390
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la Fallaci non è meno integralista di coloro contro cui si accanisce
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#17 | |
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Member
Iscritto dal: Nov 2002
Città: Paullo (MI)
Messaggi: 142
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E poi, IMHO, è anche vero che certe cose oggi non è politically correct dirle... ci si nasconde dietro un dito, al perbenismo, in un attimo la 'tolleranza' finisce per essere ipocrisia, prigionieri nel non potersi esprimere per la paura di essere tacciati di razzismo. |
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#18 | |
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Senior Member
Iscritto dal: Nov 2001
Città: Bg
Messaggi: 243
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Io invece ho contatti quotidiani per lavoro con decine di essi e imho la Fallaci, considerando che generalizza in modo così ingenuo e carico di bile, spara una caterva di stronzate. |
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#19 | |
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Amministratore
Iscritto dal: Jan 2001
Città: Luino (VA)
Messaggi: 5122
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Eccolo comunque: ORIANA FALLACI: « LA FORZA DELLA RAGIONE » Esce lunedì in libreria il nuovo libro di Oriana Fallaci, « La Forza della Ragione » , edito da Rizzoli International. Il nostro giornale ne offre in esclusiva alcuni estratti. All'interno pubblichiamo cinque brani tratti dalle pagine sul pacifismo, sul voto allo straniero, su Nassiriya, sul Cristianesimo, nonché l'inizio dell'Epilogo dove la Fallaci si diverte a immaginare il suo prossimo autodafé. Qui accanto, invece, un brano tratto dal Prologo dove la Fallaci si identifica con Mastro Cecco: lo scrittore fiorentino che, a causa del suo libro « La Sfera Armillare » , sette secoli fa venne incarcerato e seviziato dall'Inquisitore Fra' Accursio, poi bruciato vivo perché eretico recidivo e irriducibile. Sono trascorsi oltre due anni dal giorno in cui come una Cassandra che parla al vento pubblicai « La Rabbia e l'Orgoglio » . Quel grido di dolore che i Fra' Accursio definirono empio, profano, indecente, abbietto, contrario alla fede ortodossa, composto a suggerimento del Diavolo, infetto della più perniciosa eresia. Quel j'accuse che m'inghiottì come la « Sfera Armillare » aveva inghiottito Mastro Cecco. ( Colpevole, anche lui, d'aver detto che la Terra è rotonda. Cioè d'aver stampato le verità che l'ignoranza e la bigotteria e la tartuferia e il manco di Ragione non vogliono mai udire). Oh, a me gli sgherri del Sant'Uffizio non hanno inflitto il tipo di sevizie con cui nel 1327 e nel 1328 straziarono lui. Sebbene in piazza Santa Croce sia stata esposta a pubblico oltraggio, Messer Jacopo da Brescia non mi ha dato alle fiamme ( o non ancora) assieme al malefico- libretto e agli altri miei colpevoli scritti. L'Inquisizione s'è fatta furba, si sa. Oggi dichiara d'esser contro la pena di morte, alle torture del corpo preferisce quelle dell'anima, e invece delle tenaglie o delle corde o delle mannaie usa ordigni incruenti. I giornali, la radio, la Tv, l'editoria. Invece delle carceri gestite dal Sant'Uffizio, gli stadi e le piazze e i cortei che approfittandosi della libertà uccidono la Libertà. Invece delle tonache col cappuccio, i jalabah e i chador e le tute degli arcobalenisti che si definiscono pacifisti, nonché i completi grigi e le cravatte dei loro burattinai. Deputati, senatori, scrittori, sindacalisti, giornalisti, banchieri, accademici, prelati. I membri del Sant'Uffizio, insomma, i Fra' Accursio al servizio del Potere alleato con un anti- Potere che è il vero Potere... In parole diverse, ha cambiato volto. Ma la sua essenza è rimasta inalterata. E se scrivi che la Terra è rotonda, sta' certo: diventi subito un fuorilegge. Un Barabba, un Mastro Cecco. Ergo, la rabbia che oltre due anni fa mi squassava non s'è placata. Semmai si è raddoppiata. L'orgoglio che oltre due anni fa m'irrigidiva non s'è affievolito. Semmai s'è approfondito. E quando un Fra' Accursio mi chiede se in ciò che scrissi allora v'è qualcosa di cui mi pento, qualcosa cui vorrei abiurare, rispondo: « Al contrario. Io mi pento soltanto d'aver detto meno di quanto avrei dovuto, e d'aver chiamato semplicemente cicale coloro che oggi chiamo collaborazionisti. Cioè traditori » . Poi aggiungo che la rabbia e l'orgoglio si sono sposati e hanno partorito un figlio robusto: lo sdegno. E lo sdegno ha aumentato la riflessione, ha rinvigorito la Ragione. La Ragione ha messo a fuoco le verità che i sentimenti non avevano messo a fuoco e che oggi posso esprimere senza mezze misure. Ad esempio chiedendomi: che razza di democrazia è una democrazia che vieta il dissenso, lo punisce, lo trasforma in reato? Che razza di democrazia è una democrazia che invece di ascoltare i cittadini li zittisce, li consegna al nemico, li abbandona agli abusi e alle prepotenze? Che razza di democrazia è una democrazia che favorisce la teocrazia, ristabilisce l'eresia, sevizia e manda al rogo i suoi figli? Che razza di democrazia è una democrazia dove la minoranza conta più della maggioranza e dove, contando più della maggioranza, spadroneggia e ricatta?!? Una non- democrazia, ti dico. Un imbroglio, una menzogna. E che razza di libertà è una libertà che impedisce di pensare, parlare, andare controcorrente, ribellarsi, opporsi a chi ci invade o ci imbavaglia? Che razza di libertà è una libertà che i cittadini li fa vivere nel timore d'esser trattati anzi processati e condannati come delinquenti? Che razza di libertà è una libertà che oltre ai ragionamenti vuole censurare i sentimenti e quindi stabilire chi devo amare, chi devo odiare, sicché se odio gli americani nonché gli israeliani vado in Paradiso e se non amo i mussulmani vado all'Inferno? Una non- libertà, ti dico. Una beffa, una farsa. Con sdegno e in nome della Ragione riprendo dunque in mano il discorso che oltre due anni fa chiusi dicendo basta- stop- basta. Con sdegno e in nome della Ragione imito Mastro Cecco, mi rendo recidiva, pubblico questa seconda « Sfera Armillare » . Mentre Troia brucia. Mentre l'Europa diventa sempre di più una provincia dell'Islam, una colonia dell'Islam. E l'Italia un avamposto di quella provincia, un caposaldo di quella colonia.Stavolta la Fallaci non può parlare di un piccolo libro, termine con cui definì « La Rabbia e l'Orgoglio » . Conta quasi 300 pagine, « La Forza della Ragione » . Ed è un ragionamento così intenso, così denso, che estrarne brani compiuti è spesso quasi impossibile. Tuttavia abbiamo scelto quelli annunciati in prima pagina. Tutti argomenti legati ad altri importantissimi capitoli che la Fallaci dedica alla Chiesa cattolica, alla Destra, alla Sinistra: ciò che chiama la filoislamica Triplice Alleanza. Argomenti, infine, che fanno tutt'uno con la straordinaria ricostruzione della congiura che, secondo la Fallaci, ha consegnato l'Europa, anzi l'Eurabia all'Islam. « La Forza della Ragione » contiene anche parentesi di humour irresistibile ( vedi ad esempio le « letterine » che l'autrice indirizza a chi condanna e il suo spiritoso identificarsi nel Mastro Cecco di sette secoli fa). Aggiungiamo, inoltre, il raziocinante e nel medesimo tempo straziante appello che la Fallaci rivolge agli italiani: « Ascoltami bene, te ne prego. Ascoltami bene perché, l'ho già detto, io non scrivo per divertimento o per soldi. Scrivo per dovere. Un dovere che ormai mi costa la vita. E mi piacerebbe morire pensando che tanto sacrificio è servito a qualcosa. Che non ho fatto come quel padre che spiega al figlio dov'è il Bene e dov'è il Male ma invece d'ascoltarlo il figlio conta le formiche poi sbadiglia: ' E cento! Erano cento' » . segue dalla prima pagina SUL PACIFISMO S ignori pacifisti, ( si fa così per dire), che cosa intendete quando parlate di pace? Un utopistico mondo nel quale tutti si vogliono bene come sarebbe piaciuto a Gesù che però tanto pacifista non era? ( « Non crediate ch'io sia venuto a portare la pace sulla Terra. Io non sono venuto a portare la pace. Io sono venuto a portare una spada. Sono venuto a separare il figlio dal padre, la figlia dalla madre, la nuora dalla suocera » . Vangelo di San Matteo, capitolo 10, versi 34- 35). E che cosa intendete quando parlate di guerra? Solo la guerra fatta coi carri armati, i cannoni, gli elicotteri, i bombardieri, o anche la guerra fatta con l'esplosivo dei kamikaze in grado d'uccidere tremilacinquecento persone per volta? Lo chiedo anzitutto ai preti e ai prelati della Chiesa Cattolica, una chiesa che su questa faccenda è la prima a tenere due pesi e due misure. Che, roghi degli eretici a parte, ci ha insozzato per secoli con le sue guerre. Che di Papi guerrieri cioè usi ad ammazzare come Maometto ne ha avuti a bizzeffe. E che con le sue lacrime di coccodrillo, le sue encicliche Pacem in Terris, ora pretende di rifarsi una verginità che neanche i chirurghi plastici di Hollywood riuscirebbero a procurarle. Ma soprattutto lo chiedo agli ipocriti che le bandiere arcobaleno non le sventolan mai per condannare chi la guerra la fa con gli esplosivi dei kamikaze o con le bombe telecomandate dei terroristi non disposti a morire. Lo chiedo ai parolai che in buona o cattiva fede la colpa della guerra la rovesciano sugli americani e basta, sugli israeliani e basta. E che senza saperlo ( perché sono pure ignoranti) plagiano l'insensatezza di Kant. Nel 1795 Emanuele Kant pubblicò un demagogico saggio dal titolo « Progetto per la Pace Perpetua » . Demagogico perché, senza alcun rispetto per la Storia dell'Uomo e pei fatti che aveva sotto gli occhi, sosteneva che a scatenare le guerre sono le monarchie e basta. Ergo, soltanto le repubbliche posson portare la pace. E proprio nel 1795 la Francia repubblicana, la Francia della Rivoluzione Francese, la Francia che aveva ghigliottinato Louis XVI e Marie Antoinette quindi abolito la monarchia, stava combattendo contro le monarchie d'Austria e di Prussia una guerra che tre anni prima lei stessa aveva dichiarato. Stava combattendo anche la guerra in Vandea cioè la fratricida vendetta che la Rivoluzione aveva scatenato contro i cattolici e i monarchici ( per lo più contadini o boscaioli, bada bene) della Vandea. E a Parigi l'uomo che in nome del Liberté- Égalité- Fraternité avrebbe portato la guerra in tutte le contrade d'Europa più in Egitto più in Russia, cioè l'allora super- repubblicano Napoleone Bonaparte, debuttava per conto del Direttorio nel mestiere di generale cioè reprimeva l'insurrezione filomonarchica. Perbacco, è da allora che gli opportunisti scopiazzano il pacifismo a senso unico di Kant e intanto ricorrono alla guerra con sfacciata disinvoltura. Magari sbandierando il Sol dell'Avvenir. Perché una rivoluzione è una guerra, cari miei. Una guerra civile cioè ancor più crudele d'una guerra normale, e nella Storia dell'Uomo tutte le rivoluzioni sono state guerre civili. Tanto per andar sul recente, pensa a quella che chiamiamo Rivoluzione Russa o a quella che chiamiamo Rivoluzione Cinese. Pensa alla Guerra Civile di Spagna. Pensa alla guerra del Vietnam che in ogni senso fu una guerra civile, e chi non lo ammette è un disonesto o un cretino. Pensa alla guerra in Cambogia che fu esattamente lo stesso. Pensa alle carneficine con cui i paesi africani si autodistruggono dalla fine del colonialismo in poi. Pensa infine alla guerra civile ( moralmente una guerra civile) che i servi dell'Islam hanno promosso e attualmente conducono contro l'Occidente... Platone dice che la guerra esiste ed esisterà sempre perché nasce dalle passioni umane. Che ad essa non ci si sottrae perché è insita nella natura umana cioè nella nostra tendenza alla collera ed alla prepotenza, nella nostra ansia d'affermarci ed esercitare predominio anzi supremazia. E senza dubbio dice una cosa giusta. A pensarci bene, ogni nostro gesto è un atto di guerra. Ogni nostra azione quotidiana è una forma di guerra che esercitiamo contro qualcuno o qualcosa. La rivalità professionale e politica, ad esempio, è una forma di guerra. La contesa elettorale è una forma di guerra. La competizione in tutti i suoi aspetti è una forma di guerra. Le gare sportive sono una forma di guerra. E certi sport sono un'autentica guerra. Incluso il gioco del calcio che non ho mai amato perché guardare quei ventidue giovanotti che si ruban la palla e per rubarsela si prendono a gomitate pedate stincate, si fanno male, mi disturba profondamente. E non parlarmi del pugilato o peggio ancora del wrestling. Lo spettacolo di due uomini che si picchiano, si spaccano il naso e la bocca, si slogano le braccia e le gambe, si torcono il collo, m'inorridisce. Tuttavia Platone sbaglia a dire che la guerra nasce dalle passioni umane, che la guerra la fanno gli uomini e basta. Un leone che insegue una gazzella, la addenta alla gola, la sbrana, compie un atto di guerra. Un uccellino che piomba su un verme, lo afferra col becco, lo divora vivo, compie un atto di guerra. Un pesce che mangia un altro pesce, un insetto che mangia un altro insetto, un gamete che rincorre un altro gamete, compie un atto di guerra. E un'ortica che invade un campo di grano, lo stesso. Un'edera che avvolge un albero, lo soffoca, idem. La guerra non è una maledizione insita nella nostra natura: è una maledizione insita nella Vita. Non ci si sottrae alla guerra perché la guerra fa parte della Vita. Ciò è mostruoso, ne convengo. Così mostruoso che il mio ateismo deriva principalmente da questo. Cioè dal mio rifiuto d'accettare l'idea d'un Dio che ha inventato un mondo dove la Vita uccide la Vita, mangia la Vita. Un mondo dove per sopravvivere bisogna uccidere e mangiare altri esseri viventi, siano essi un pollo o un'arsella o un pomodoro. Se tale esigenza l'avesse concepita davvero Dio creatore, dico, si tratterebbe d'un Dio ben cattivo. Però non credo nemmeno al masochismo del porgere l'altra guancia. E se un'ortica m'invade, se un'edera mi soffoca, se un insetto mi avvelena, se un leone mi morde, se un essere umano mi attacca, io combatto. Accetto la guerra, faccio la guerra. La faccio con l'arma che m'appartiene, che porto sempre con me, che uso senza riserve e senza timidezze, è vero. Ossia l'arma incruenta dei pensieri espressi attraverso la parola scritta, attraverso le idee e i principii che ci distinguono dagli animali e dai vegetali. Ma se questo non basta, sono pronta a farla con qualcosa di più. Cioè come facevo da ragazzina quando l'ortica invadeva il mio paese, quando l'edera lo soffocava. E nessun giullare che mi bercia addosso in piazza, nessun lanzichenecco che imbratta la mia fotografia in Tv, nessun'oca crudele che mi impersona con l'elmetto in testa e deride la mia malattia riuscirà mai ad impedirmelo. Nessun corteo di cialtroni che marciano levando cartelli su cui è scritto « Oriana- puttana » o « Fallaci- guerrafondaia » riuscirà mai a intimidirmi, a zittirmi. Nessun figlio di Allah che invita a punire- la- cagna- infedele riuscirà mai a spaventarmi, a stancarmi. Mai. Anche se sono alla sera della vita cioè non ho più l'energia fisica della gioventù. Perché è una sera che intendo vivere, bere, fino all'ultima goccia. SUL VOTO ALLO STRANIERO M a il trauma più violento lo ebbi a seguire la faccenda del voto e a leggere le Bozze d'Intesa. Ossia il progetto dell'accordo che le comunità islamiche reclamano per imporci le loro norme: matrimonio islamico, abbigliamento islamico, cibo islamico, sepoltura islamica, festività islamiche, scuole islamiche. Nonché l'ora del Corano nelle scuole statali. Lo reclamano, quell'accordo, appellandosi all'articolo 19 della nostra Costituzione. L'articolo che afferma « Tutti hanno il diritto di professare il proprio credo religioso » . Lo reclamano fingendo di rifarsi agli accordi che negli ultimi quindici anni l'Italia ha sottoscritto con le comunità ebraiche, buddiste, valdesi, evangeliche, protestanti. « Fingendo » perché dietro le altre comunità non v'è una religione che identifica sé stessa con la Legge, con lo Stato. Una religione che mettendo Allah al posto della Legge, al posto dello Stato, governa in ogni senso la vita dei suoi fedeli e quindi altera o molesta la vita degli altri. Che nella separazione tra Chiesa e Stato vede una bestemmia, che nel suo vocabolario non contiene nemmeno il vocabolo Libertà. Per dire Libertà dice Affrancatura, Hurriyya. Parola che deriva dall'aggettivo « hurr » , schiavo- affrancato, schiavo- emancipato, e che per la prima volta fu usato nel 1774 per stendere un patto russo- turco di natura commerciale. Così a chi li ascolta dico: Cristo, abbiamo faticato tanto per rompere il giogo della Chiesa Cattolica cioè d'un credo che era il nostro credo e che ancor oggi è il credo della stragrande maggioranza dei cittadini. Un credo che nonostante i suoi errori e i suoi orrori imbeve le nostre radici cioè appartiene alla nostra cultura. Che nonostante i suoi Papi e i suoi roghi ci ha trasmesso l'insegnamento di un uomo innamorato dell'amore e della libertà, un uomo che diceva: « D ate a Cesare quel che è di Cesare, a Dio quel che è di Dio » . E dopo aver rotto quel giogo dovremmo consegnarci al giogo d'un credo che non è il nostro credo, che non appartiene alla nostra cultura, che al posto dell'amore semina l'odio e al posto della libertà la schiavitù, che in Dio e in Cesare vede la medesima cosa? Poi dico: Cristo, ma per chi è stata scritta la nostra Costituzione? Per gli italiani o per gli stranieri? Che cosa s'intende col « tutti » dell'articolo 19? Tutti- gli- italiani e basta oppure tutti- gli- italiani- e- tutti- gli- stranieri, anzi tutti- gli- stranieri? Perché se s'intende tutti- gli- italiani e basta, mi preoccupo fino a un certo punto. Stando alle cifre ufficiali, su 58 milioni di italiani appena diecimila sono mussulmani. Se invece con quel « tutti » s'intende tutti- gli- italiani- e- tutti- gli- stranieri, le Bozze d'Intesa riguardano il milione e mezzo o i due milioni di stranieri mussulmani che oggi affliggono l'Italia. Riguardano cioè quelli col permesso di soggiorno più gli irregolari che dovrebbero essere espulsi. E in tal caso mi preoccupo parecchio. Anzi m'indigno e indignata chiedo a che cosa serva essere cittadini, avere i diritti dei cittadini. Chiedo dove cessino i diritti dei cittadini e dove incomincino i diritti degli stranieri. Chiedo se gli stranieri abbiano il diritto di avanzare diritti che negano i diritti dei cittadini, che ridicolizzano le leggi dei cittadini, che offendono le conquiste civili dei cittadini. Chiedo, insomma, se gli stranieri contino più dei cittadini. Se siano una sorta di supercittadini, davvero i nostri feudatari. I nostri padroni. E quanto al voto... Occhi negli occhi e bando agli imbrogli, signori: l'articolo 48 della Costituzione Italiana stabilisce in modo inequivocabile che il diritto di voto spetta ai cittadini e basta. « Sono elettori tutti i cittadini, uomini e donne, che hanno raggiunto la maggiore età » dice. Prima che l'Europa diventasse una provincia dell'Islam non s'era mai visto, del resto, un paese dove gli stranieri andassero alle urne per scegliere i rappresentanti di chi li ospitava. Io non voto in America. Neanche per eleggere il sindaco di New York, sebbene risieda a New York. E lo ritengo giusto. Perché mai dovrei votare in un paese del quale non sono cittadina?!? Non voto nemmeno in Francia, in Inghilterra, in Irlanda, in Belgio, in Olanda, in Danimarca, in Svezia, in Germania, in Spagna, in Portogallo, in Grecia eccetera, sebbene sul mio passaporto sia scritto « Unione Europea » . E per gli stessi motivi lo ritengo giusto. Ma in uno dei suoi articoli il Trattato di Maastricht « contempla » il presunto diritto degli immigrati a votare ed essere votati nelle elezioni comunali nonché europee. E la Risoluzione approvata il 15 gennaio 2003 dal Parlamento Europeo « caldeggia » l'idea, raccomanda agli Stati membri d'estendere il diritto di voto agli extracomunitari che soggiornano da almeno cinque anni in uno dei loro paesi. Diritto anzi presunto diritto che la demagogia unita al cinismo ha già concesso in Irlanda, in Inghilterra, in Olanda, in Spagna, in Danimarca, in Norvegia, e che in Italia una legge approvata nel 1998 dal governo di Centro- Sinistra ha concesso per i referendum consultivi. Diritto anzi presunto diritto che il diessino presidente della Regione Toscana e il filodiessino presidente della Regione Friuli- Venezia Giulia, ad esempio, vogliono estendere « almeno » alle elezioni amministrative. Diritto anzi presunto diritto che qualcuno vorrebbe dare anche agli irregolari ossia ai clandestini. ( Ai turisti di passaggio no?). A battersi per il diritto di votare ed esser votati perfino nelle elezioni politiche ci pensa invece il Partito dei Comunisti Italiani che intanto vorrebbe ridurre a tre anni i dieci anni attualmente necessari per ottenere la cittadinanza... SU NASSIRIYA N on devo dimenticarle quelle parole che sembrano uscite dal cervello di Sigrid Hunke. Non devo anche perché il 12 novembre 2003, a Nassiriya, i cavalieri del « Sole- di- Allah- che- Brilla- sull'Occidente » massacrarono diciannove italiani che in Iraq stavano a fare gli angeli custodi. A fornire acqua e cibo e medicinali, a sorvegliare i siti archeologici, a recuperare i tesori razziati dai musei, a requisire le armi, insomma a riportare un po' d'ordine pubblico. Li massacrarono come tre giorni prima avevano massacrato diciassette sauditi a Riad e il 19 agosto ventiquattro funzionari dell'Onu a Bagdad. Come il 16 maggio avevano massacrato quarantacinque civili a Casablanca e il 12 maggio trentaquattro, di nuovo, a Riad. Come il 12 ottobre del 2002 avevano massacrato i duecentodue turisti di Bali e l' 11 aprile dello stesso anno i ventuno di Djerba. Come l' 11 settembre del 2001 avevano massacrato i tremilacinquecento di New York e di Washington e dell'aereo caduto in Pennsylvania. Come il 7 agosto 1998 avevano massacrato i duecentocinquantanove di Nairobi e di Dar es- Salaam. E il 18 luglio del 1994 i novantacinque ( quasi tutti ebrei) di Buenos Aires. E il 3 ottobre del 1993 i diciotto Marines in missione di pace a Mogadiscio. ( I diciotto di cui s'eran divertiti, poi, a mutilare i corpi). E il 17 marzo del 1992 gli altri ventinove di Buenos Aires. E il 19 settembre del 1989 i centosettantuno passeggeri dell'aereo francese caduto sul deserto del Niger. E il 21 dicembre del 1988 i duecentosettanta passeggeri dell'aereo Pan American esploso sopra la cittadina scozzese di Lockerbie. E il 23 ottobre del 1983 i duecentoquarantun militari americani nonché i cinquantotto militari francesi ( sempre in missione di pace) di Beirut. E questo senza contar gli israeliani che da mezzo secolo massacrano con monotona e coscienziosa quotidianità. Soltanto dalla Seconda Intifada cioè dal fine settembre del 2000 a oggi, mille israeliani. Sicché, facendo le somme ed escludendo le vittime degli Anni Settanta, si arriva ad oltre seimila morti in poco più di vent'anni. Seimila! Morti a gloria del Corano. In obbedienza ai suoi versetti. Per esempio il versetto che dice: « La ricompensa di coloro che corrompendo la Terra si oppongono ad Allah e al suo Profeta sarà di venir massacrati o crocifissi o amputati delle mani e dei piedi, ossia di venir banditi con infamia da questo mondo » . Eppure i sigrid- hunkiani per cui il 1492 fu una disgrazia, la scoperta dell'America e la cacciata dei Mori due sciagure dalle quali l'umanità non s'è ancora ripresa, si guardano bene dall'ammetterlo. Il telegiornale che la Rai trasmise la sera del 12 novembre incominciò sì col presidente della Repubblica che esercitava il suo ovvio dovere di condannare il terrorismo. Continuò sì all'insegna di tale ovvia condanna. Ci regalò perfino l'immagine d'un Parlamento che per esprimer dolore non si abbandonava alle consuete gazzarre. Però si concluse con l'onorevole Segretario dei Comunisti Italiani ( durante il governo di Centro- Sinistra ministro della Giustizia) che in piazza Montecitorio, tra uno sventolare di bandiere arcobaleno, pronunciava la frase « Chi- li- ha- mandati- a- morire » . Che invece di condannare gli assassini, insomma, condannava il governo. Così quella notte gli italiani si addormentarono col « Chi- li- ha- mandati- a- morire » che gli ronzava dentro le orecchie e che scagionava i veri colpevoli. L'indomani, idem. Perché l'indomani quell'ex- ministro della Giustizia ripeté a chiare note che la responsabilità dei diciannove morti andava attribuita al governo, che il governo doveva dimettersi. Peggio. Lasciando intendere che la caduta di Saddam Hussein era un'altra sciagura per l'umanità e che gli assassini di Nassiriya erano valorosi combattenti della Resistenza, il presidente del medesimo partito disse che « L'Italia s'era unita a una guerra imperiale e coloniale » . Peggio ancora. Usando il linguaggio dei medici al capezzale di Pinocchio, se- non- è- morto- è- vivo- e- se- non- è- vivo- è- morto, anche la sinistra ( che astenendosi dal voto non s'era opposta all'invio dei militari in Iraq) ne chiese il ritiro. E tra i suoi deputati il termine « Resistenza » incominciò a serpeggiare. Quanto ai cosiddetti Esponenti delle Comunità Islamiche ossia i gentiluomini che hanno redatto le Bozze d'Intesa, non uno espresse una parola di biasimo o almeno di rammarico. Non uno pronunciò il vocabolo « terrorismo » . Non uno. Tutti presentarono la strage come il frutto d'una legittima « Resistenza Popolare » . E il presidente dell'Ucoii ( Unione delle Comunità ed Organizzazioni Islamiche in Italia) disse che a Nassiriya i diciannove italiani ci stavano in « dispregio ai valori fondamentali della Repubblica » . L'imam della moschea di Piazza Mercato a Napoli disse che l'Occidente stava provocando più vittime di quante ne avessero fatte le due guerre mondiali e di conseguenza la Nazione Mussulmana doveva difendersi. « Se l'Occidente non cambia rotta, verrà colpito dai fratelli che ormai stanno sotto il vessillo degli autorevoli personaggi di cui tanto si parla » . ( Per autorevoli- personaggi, leggi Bin Laden). L'imam della moschea di Fermo, in provincia di Ascoli Piceno, disse che « gli attacchi contro gli invasori anglo- americani- italiani in Iraq e in Afghanistan sono da ricondurre alla Jihad difensiva, e rispettano i dettami coranici » . L'imam della moschea annessa al Centro Culturale Islamico di Bologna disse che « i kamikaze saltati in aria a Nassiriya erano morti per una causa giusta, quindi il Profeta li avrebbe ricompensati e Allah li avrebbe riempiti di gloria » . QUESTA EUROPA ORMAI EURABIA Tutto questo mentre a Bari gli pseudorivoluzionari Padri Comboniani sentenziarono che impartire la Comunione ai militari in Iraq era sbagliato. « Se neghiamo l'ostia consacrata a chi divorzia e a chi pratica l'aborto, come possiamo impartire questo sacramento a coloro che imbracciando un'arma sono pronti ad uccidere? » . E il 16 novembre, nella cattedrale di Caserta, durante la messa domenicale del pomeriggio, il non- esimio vescovo Raffaele Nogaro pronunciò un'omelia durante la quale disse che era sbagliato anche benedire le bare dei militari massacrati a Nassiriya. Che benedicendo quelle bare si legittimava l'uso delle armi. Che era penoso assistere alle celebrazioni cui l'Italia si stava abbandonando in loro onore. Celebrazioni su chi- aveva- portato- la- guerra- in- Iraq. SUL CRISTIANESIMO I o sono un'atea cristiana. Non credo in ciò che indichiamo col termine Dio. L'ho già scritto nella mia prima « Sfera Armillare » . Dal giorno in cui m'accorsi di non crederci, ( cosa che avvenne assai presto cioè quando da ragazzina incominciai a logorarmi sull'atroce dilemma ma- Dio- c'è- o- non- c'è), penso che Dio sia stato creato dagli uomini e non viceversa. Penso che gli uomini lo abbiano inventato per solitudine, impotenza, disperazione. Cioè per dare una risposta al mistero dell'esistenza, per attenuare le irresolubili domande che la vita ci butta in faccia... Chi siamo, da dove veniamo, dove andiamo. Che cosa c'era prima di noi e di questi mondi, miliardi di mondi, che con tanta precisione girano nell'universo. Che cosa ci sarà dopo... Penso che l'abbiano inventato anche per debolezza, cioè per paura di vivere e di morire. Vivere è molto difficile, morire è sempre un dispiacere, e il concetto d'un Dio che aiuta ad affrontare le due imprese può dare un sollievo infinito: lo capisco bene. Infatti invidio chi crede. A volte ne sono addirittura gelosa. Mai, però, fino a maturare il sospetto quindi la speranza che quel Dio esista. Che con tutti quei miliardi di mondi abbia il tempo e il modo per rintracciare me, occuparsi di me. Ergo, me la cavo da sola. Quasi ciò non bastasse, sopporto male le chiese. I loro dogmi, le loro liturgie, la loro presunta autorità spirituale, il loro potere. E coi preti vado poco d'accordo. Perfino quando si tratta di persone intelligenti o innocenti non riesco a dimenticare che stanno al servizio di quel potere, e v'è sempre il momento in cui il mio innato anticlericalismo riaffiora. Un momento in cui sorrido al fantasma del mio nonno materno che era un anarchico ottocentesco e cantava: « Con le budella dei preti impiccheremo i re » . Tuttavia, ripeto, sono cristiana. Lo sono anche se rifiuto vari precetti del cristianesimo. Ad esempio la faccenda del porgere l'altra guancia, del perdonare. ( Errore che incoraggia la cattiveria e che non commetto mai). E lo sono perché il discorso che sta alla base del cristianesimo mi piace. Mi convince. Mi seduce a tal punto che non vi trovo alcun contrasto col mio ateismo e il mio laicismo. Parlo del discorso fatto da Gesù di Nazareth, ovvio, non di quello elaborato o distorto o tradito dalla Chiesa Cattolica ed anche dalle Chiese Protestanti. Il discorso, voglio dire, che scavalcando la metafisica si concentra sull'Uomo. Che riconoscendo il libero arbitrio cioè rivendicando la coscienza dell'Uomo ci rende responsabili delle nostre azioni, padroni del nostro destino. Ci vedo un inno alla Ragione, al raziocinio, in quel discorso. E poiché ove c'è raziocinio c'è scelta, ove c'è scelta c'è libertà, ci vedo un inno alla Libertà. Nel medesimo tempo ci vedo il superamento del Dio inventato dagli uomini per solitudine, impotenza, disperazione, debolezza, paura di vivere e di morire. Ci vedo l'oscuramento del Dio astratto onnipotente spietato di quasi tutte le religioni. Zeus che incenerisce con i suoi fulmini, Geova che ricatta con le sue minacce e le sue vendette, Allah che soggioga con le sue crudeltà e le sue insensatezze. E al posto di quei tiranni invisibili, intangibili, un'idea che nessuno aveva mai avuto comunque mai divulgato. L'idea del Dio che diventa Uomo ossia l'idea dell'Uomo che diventa Dio, Dio di sé stesso. Un Dio con due braccia e due gambe, un Dio di carne che va in giro a fare o tentar di fare la Rivoluzione dell'Anima. Che parlando d'un Creatore assiso in Cielo ( sennò chi ascolterebbe, chi capirebbe?) si presenta come suo figlio e spiega che tutti gli uomini sono suoi fratelli, quindi a loro volta figli di quel Dio e in grado di esercitare la loro essenza divina. Esercitarla predicando il Bene che è frutto della Ragione, della Libertà, distribuendo l'Amore che prima d'essere un sentimento è un ragionamento. Un sillogismo anzi un entimèma da cui deduci che la bontà è intelligenza e la cattiveria è cretineria. Un Dio, infine, che il dramma dell'Etica lo affronta da uomo. Col cervello di un uomo, il cuore di un uomo, le parole di un uomo, i gesti di un uomo, ed altro che mitezza! Altro che dolcezza, tenerezza, lasciate- che- i- pargoli- vengano- a- me! Come un uomo prende a botte i farisei e i rabbini che fanno mercimonio della religione. Come un uomo affronta il tema del laicismo: date - a - Cesare - quel - che - è - di - Cesare - e - a - Dio - quel - ch'è - di - Dio. Come un uomo ferma i vigliacchi che stanno per lapidare l'adultera: chi- è- senza- peccato- scagli- la- prima- pietra. Come un uomo tuona contro la schiavitù, e chi aveva mai tuonato contro la schiavitù?!? Chi aveva mai detto che la schiavitù è inaccettabile inammissibile inconcepibile? Come un uomo, in breve, si batte. Si rode, tribola, sbaglia, soffre, certamente pecca, e infine muore. Senza morire perché la vita non muore. Rinasce sempre, resuscita sempre, è eterna. E, insieme al discorso sulla Ragione, l'idea della Vita che non muore è il punto che mi convince di più. Che mi seduce di più. Perché in essa vedo il rifiuto della Morte, l'apoteosi della Vita. La passione per la Vita che è cattiva, sì, mangia sé stessa, ma è Vita e il contrario della Vita è il nulla. I principii, insomma, che stanno alla base della nostra civiltà. Stamani mi sono riletta il famoso saggio che Benedetto Croce pubblicò nel 1942: « Perché non possiamo non dirci cristiani » . ( Sì, quello dove a disdoro dei professorini che esaltano il Faro- di- Luce osserva: « La lunga età di gloria che fu chiamata Medioevo completò il cristianizzamento dei barbari e animò la difesa contro l'Islam, così minaccioso alla civiltà europea » ) . E due cose, in quel saggio, mi colpiscono a fondo: il lapidario giudizio con cui egli esalta ciò che io chiamo Rivoluzione dell'Anima, e la forza con cui sostiene che tutte le rivoluzioni venute dopo sono derivate da quella. « Il cristianesimo è stato la più grande rivoluzione che l'umanità abbia mai compiuto. Nessun'altra regge al confronto. Rispetto a lei tutte sembrano limitate » . Del resto non c'è bisogno di Croce per rendersi conto che senza il Cristianesimo non ci sarebbe stato il Rinascimento, non ci sarebbe stato l'Illuminismo, non ci sarebbe stata nemmeno la Rivoluzione Francese che malgrado le sue mostruosità era nata dal rispetto per l'Uomo e che in quel senso qualcosa di positivo ha lasciato o pungolato. Non ci sarebbe stato nemmeno il socialismo o meglio l'esperimento socialista. Quell'esperimento che è fallito in modo così disastroso ma che, come la Rivoluzione Francese, qualcosa di positivo ha lasciato o pungolato. E tantomeno ci sarebbe stato il liberalismo. Quel liberalismo che non può non essere alla base d'una società civile, e che oggi chiunque accetta o finge di accettare. ( A parole, perfino gli ex- trinariciuti e i neo- trinariciuti). A parer mio non ci sarebbe stato neanche l'ormai defunto femminismo, sicché guarda: spogliato delle belle fiabe sui miracoli e sulle fisiche resurrezioni, lavato delle sovrastrutture cattoliche, liberato dei ceppi dottrinari cioè ricondotto all'idea geniale dello splendido nazareno, il Cristianesimo è davvero una irresistibile provocazione. Una clamorosa scommessa che l'uomo fa con sé stesso. E con ciò eccoci alle colpe d'una Chiesa Cattolica che guidando la Triplice Alleanza, favorendo e beneficiando l'Islam, s'è resa e si rende la prima responsabile della catastrofe che stiamo vivendo. Perché prima di invadere il nostro territorio e distruggere la nostra cultura, annullare la nostra identità, l'Islam mira a spengere quella irresistibile provocazione. Quella clamorosa scommessa. Sai come? Attraverso una rapina ideologica. Cioè rubando il Cristianesimo, fagocitandolo, presentandolo nelle vesti d'un rampollo degenere, definendo Gesù Cristo « un profeta di Allah » . Profeta di seconda classe, oltretutto. Talmente inferiore a Maometto che, quasi seicento anni dopo, costui ha dovuto ricominciare daccapo. Sorbirsi la chiacchierata con l'arcangelo Gabriele e scrivere ahimè il Corano. Per rubarcelo meglio, il nostro Gesù di Nazareth, i teologi mussulmani negano addirittura che sia stato crocifisso. Ce lo mettono nel loro Djanna a mangiare come un trimalcione, bere come un ubriacone, scopare come un maniaco sessuale. Poi sentenziano: poveraccio, a modo suo il Verbo di Allah lui lo predicava, ma i suoi scellerati discepoli chiamarono Cristianesimo quel che in realtà era già Islam, distorsero quel che aveva detto, e... Mirano a rubare anche il Giudaismo, d'accordo. Quando affermano che il primo profeta di Allah fu Abramo, come capostipite di Israele il vecchio Abramo va a carte quarantotto. ( E va da sé che, se fossi ebrea, non ci piangerei affatto. Secondo me un capostipite che a gloria di Dio vuole sgozzare il proprio bambino è meglio perderlo che trovarlo). Quanto a Mosè, diventa un impostore che il Mar Rosso lo attraversa coi gommoni della mafia albanese. Un ciarlatano che nella Terra Promessa ci va per fregare Arafat, suo rivale in amore o che so io. Però da quelle mire il Giudaismo si difende coi denti. La Chiesa Cattolica, no. Oh, la Chiesa Cattolica sa bene che per i mussulmani Cristo morì di raffreddor e e che nel Djanna se la spassa con le Urì. Sa bene che i loro teologi hanno sempre effettuato quella rapina ideologica, sempre giudicato il Cristianesimo un aborto dell'Islam. Sa bene che l'imperialismo islamico ha sempre voluto conquistar l'Occidente perché l'Occidente è il primo e vero interprete del ragionamento cristiano. Sa bene che il colonialismo islamico ha sempre sognato di soggiogare l'Europa perché oltre ad essere ricca ed evoluta e piena d'acqua l'Europa è la culla del cristianesimo. ( Un cristianesimo manipolato quanto vuoi, distorto quanto vuoi, tradito quanto vuoi, ma cristianesimo). Sa bene che senza il crocifisso i francesi di Carlo Martello non avrebbero mai vinto i Mori giunti fino a Poitiers. Che senza il crocifisso gli spagnoli di Ferdinando d'Aragona e Isabella di Castiglia non avrebbero mai ripreso l'Andalusia, che i Normanni non avrebbero mai liberato la Sicilia, che lo zar Ivan il Grande non avrebbe mai posto fine ai due secoli e mezzo di dominazione mongola in Russia. Sa bene che senza il crocifisso non avremmo mai rotto il secondo assedio di Vienna, mai respinto i cinquecentomila ottomani di Kara Mustafa. ( Santità, nel 1683 a difendere Vienna c'erano anche i polacchi: ricorda? Giunti da Varsavia e guidati dall'eroico re Giovanni Sobieski. E ricorda che cosa gridò Sobieski prima della battaglia? Gridò: « Soldati, non è solo Vienna che dobbiamo salvare! È il Cristianesimo, l'idea della cristianità! » . Ricorda che cosa gridava durante la battaglia? Gridava: « Soldati, combattiamo per la Vergine di Czestochowa! » . Eh, sì. Proprio la Vergine di Czestochowa. Quella Vergine Nera alla quale Lei è tanto devoto). In parole diverse, la Chiesa Cattolica sa bene che senza il crocifisso la nostra civiltà non esisterebbe. Sa anche che una delle radici da cui quella civiltà è nata, la radice della cultura greco- romana, non ci venne trasmessa dagli Avicenna e dagli Averroè come il Dialogo Euro- Arabo vuol farci credere: ci venne trasmessa da Sant'Agostino che la cultura greco- romana l'aveva traghettata nella teologia cristiana ben sette secoli prima di Avicenna e di Averroè. Infine sa bene che senza l'irresistibile provocazione, la clamorosa scommessa, parleremmo anche noi una lingua che non contiene il vocabolo Libertà. Vegeteremmo anche noi in un mondo che, lungi dal rifiutare la morte, nella morte vede un privilegio. DALL'EPILOGO L a recidiva eresia è compiuta e Mastro Cecco si prepara a salire, risalire, sul rogo. Non quello della nostra civiltà che, ripeto, è già in atto. Quello suo personale. È così pronto, povero Mastro Cecco anzi povera Mastra Cecca, che può immaginare sin d'ora l'autodafé con cui gli allievi di Sigrid Hunke celebreranno il castigo. ( Un autodafé col cerimoniale obbligato, mai modificato nei secoli). Lo immagino a Firenze, in piazza Santa Croce dove Messer Jacopo da Brescia mi bruciò nel 1328 e dove nel 2002 l'ex- repubblichino di Salò voleva fare lo stesso. Quindi ecco. La piazza è colma, e a colmarla è una folla che non ha capito bene chi sia il reo o la rea. Che cosa voglia, da che parte si metta. In compenso sa che morirà fra atroci sofferenze, e la cosa diverte come una partita di calcio. Sono colmi anche i balconi requisiti dalle dame e dai cavalieri della Triplice Alleanza. Parlamentari, europarlamentari, extraparlamentari, capipartito, vescovi, arcivescovi, cardinali, ayatollah, imam, direttori di giornali, alti funzionari e funzionarie della Rai. Ciascuno di loro sventola una bandiera o una sciarpa arcobaleno e intanto le campane suonano a morto. Tacevano da un'eternità, le campane. Il pluriculturalismo le aveva zittite per riguardo al Profeta, ma visto che oggi si tratta di farle suonare a morto il sindaco di Firenze ( diessino) ha elargito un permesso speciale. È un don- don assai cupo. Tanto più cupo in quanto si mischia alla brutta voce dei muezzin che latrano gli inevitabili Allah- akbar. E in questo scenario sfila il corteo, anima dell'evento. Ad aprirlo sono infatti i frati Domenicani che avanzano levando gli stendardi col motto « Iustitia et Misericordia » sormontato da un ramo d'ulivo. Per l'appunto, ( trovo la preziosa notizia a pagina 78 de « L'Inquisizione in Toscana » ) , un ramo identico al ramo che simboleggia l'odierno raggruppamento dell'Ulivo. Dietro i frati Domenicani, i frati Comboniani che distribuiscono ai clandestini i « Permessi di Soggiorno in Nome di Dio » . Poi i no- global con le elegantissime tute bianche disegnate dagli stilisti Politically Correct. Poi i kamikaze palestinesi, tunisini, algerini, marocchini, sauditi eccetera, con l'esplosivo alla cintura e la mamma che esibisce un lauto assegno in dollari. Poi il Grande Inquisitore che sfoggiando il kaffiah incede a cavallo d'un purosangue iracheno, e che stavolta non è Fra' Accursio. È il vescovo di Caserta. Dietro il vescovo di Caserta, i frati Picchiatori di Avanguardia Nazionale con lo sceicco Ahmed Yassin in carrozzella e la cicciuta nipote di Mussolini che tra le risate della folla avanza reggendo un cartello che dice « Partito del Nonno » . Alle sue spalle, Mortadella e l'emulo di Togliatti che incedono a braccetto alzando un cartello su cui è scritto invece « Partito del Voto » . Dietro di loro i frati Berciatori del Fronte Antimperialista, i Francescani d'Assisi che tengono per mano i magistrati di cuor tenero, e i quattro soft- infibulisti che obesi pelati rincoglioniti cioè castrati e ridotti a eunuchi gorgheggiano l'assolo di Violetta. « Amami, Alfreeedooo! Amami quanto io t'amooo! » . Infine i giornalisti strappa- lacrime e i vignettisti mea- condicio che felici del mio ormai imminente martirio declamano a squarciagola il Requiem Aeternam. E in coda a tutti io che mi trascino scalza, esangue, consunta, nonché infagottata in un sambenito simile al burkah e ridicolizzata dalla mitra a pan di zucchero che m'hanno ficcato in testa. Accanto a me, l'Esecutore di Giustizia che stavolta non è Messer Jacopo da Brescia. È la capessa delle Brigate Rosse che ha ottenuto una licenza per buona condotta e che dopo avermi legato al palo mi chiede ( rientra nel cerimoniale stabilito dal Sant'Uffizio) in quale religione desideri morire. Se rispondo in- quella- cattolica- apostolica- romana o meglio ancora in- quella- islamica, può esercitare infatti la misericordia alla quale alludono gli stendardi dei Domenicani Ulivisti. Cioè strangolarmi e bruciarmi morta. Se rispondo ( come risponderò) con una pernacchia, invece no. E dichiarando che delle sue azioni lei risponde solo al proletariato- metropolitano mi brucia viva. Intendiamoci. Lo immagino senza crederci troppo, l'autodafé è una faccenda politicamente rischiosa per via dei crocifissi e delle campane, simboli troppo sgraditi al Dialogo Euro- Arabo. Infatti penso che il castigo avverrà come Alexis de Tocqueville spiega a conclusione del suo intramontabile libro sulla democrazia. * * * Nei regimi dittatoriali o assolutisti, spiega Tocqueville, il dispotismo colpisce grossolanamente il corpo. Lo incatena, lo sevizia, lo sopprime con gli arresti e le torture, le prigioni e le Inquisizioni. Con le decapitazioni, le impiccagioni, le fucilazioni, le lapidazioni. E così facendo ignora l'anima che intatta può levarsi sulle carni martoriate, trasformare la vittima in eroe. Nei regimi inertemente democratici, al contrario, il dispotismo ignora il corpo e si accanisce sull'anima. Perché è l'anima che vuole incatenare, seviziare, sopprimere. Alla vittima, infatti, non dice: « O la pensi come me o muori » . Dice: « Scegli. Sei libero di non pensare o di pensarla come me. E se la penserai in maniera diversa da me, io non ti punirò con gli autodafé. Il tuo corpo non lo toccherò, i tuoi beni non li confischerò, i tuoi diritti politici non li lederò. Potrai addirittura votare. Ma non potrai essere votato perché io sosterrò che sei un essere impuro, un pazzo o un delinquente. Ti condannerò alla morte civile, ti renderò un fuorilegge, e la gente non ti ascolterà. Anzi, per non essere a loro volta puniti coloro che la pensano come te ti abbandoneranno » . Poi aggiunge che nelle democrazie inanimate, nei regimi inertemente democratici, tutto si può dire fuorché la verità. Tutto si può esprimere, tutto si può diffondere, fuorché il pensiero che denuncia la verità. Perché la verità mette con le spalle al muro. Fa paura. I più cedono alla paura e, per paura, intorno al pensiero che denuncia la verità tracciano un cerchio invalicabile. Un'invisibile ma insormontabile barriera all'interno della quale si può soltanto tacere o unirsi al coro. Se lo scrittore scavalca quel cerchio, supera quella barriera, il castigo scatta alla velocità della luce. Peggio: a farlo scattare son proprio coloro che in segreto la pensano come lui ma che per prudenza si guardano bene dal contestare chi lo anatemizza e lo scomunica. Infatti per un po' tergiversano, danno un colpo al cerchio ed uno alla botte. Poi tacciono e terrorizzati dal rischio che anche quell'ambiguità comporta s'allontanano in punta di piedi, abbandonano il reo alla sua sorte. In sostanza, quel che fanno gli apostoli quando abbandonano Cristo arrestato per volontà del Sinedrio e lo lasciano solo anche dopo la carognata di Caifa cioè durante la Via Crucis. Chiariamo dunque questa faccenda. Né l'uno né l'altro castigo mi turba. La morte del corpo perché, più odio la Morte anzi più la considero uno spreco della natura, meno la temo. ( Sia in pace che in guerra, sia in salute che in malattia, con la Morte io ho sempre giocato a dadi e chi crede di spaventarmi con lo spettro del cimitero commette una grossolana sciocchezza). La morte dell'anima perché al ruolo di fuorilegge ci sono abituata. Più si cerca di imbavagliarmi anatemizzarmi scomunicarmi, più disubbidisco. Più mi irrobustisco. E questa recidiva eresia lo conferma. Mi turba, invece, l'invalicabile cerchio che gli italiani hanno tracciato intorno al Pensiero. L'insormontabile barriera all'interno della quale si può solo tacere o unirsi al coro delle condanne e delle menzogne che esprimono ossequio per il nemico e mancanza di rispetto per chi lo combatte. |
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