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Old 13-03-2010, 23:41   #1
Celine600
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Dell’Utri e la cricca contro la puntata Stato-mafia

Dell'Utri sbaglio o e' in un leggero conflitto di interessi?



Le telefonate con il “vecchio amico Fininvest” dell’Autority per sanzionare il programma di Rai Due





La parola chiave è "concordare". Si perchè gli esposti all'Agcom contro Michele Santoro nascevano spesso da una serie di telefonate tra il membro, in teoria indipendente, dell'authority, Giancarlo Innocenzi, e esponenti del Pdl. L'esempio più chiaro di questo devastante conflitto d'interessi - Innocenzi è un ex sottosegretario del centro destra e un ex dipendente Fininvest- gli investigatori delle Fiamme Gialle di Bari se lo ritrovano in mano, anzi nei registratori, all'indomani di una puntata di Annozero dedicata alla trattativa Stato-Mafia e alle deposizioni del pentito Gaspare Spatuzza su Marcello Dell'Utri e il premier. È venerdì 11 dicembre, cinque milioni di telespettatori la sera prima hanno seguito la trasmissione. Di buon mattino il senatore Dell'Utri, a Palermo per un'udienza d'appello del processo in cui è stato condannato in primo grado a 9 anni per concorso esterno in associazione mafiosa, chiama l'ex (?) collega. Il tono tra i due è amichevole, confindenziale. Innocenzi gli chiede quando sarà a Roma perchè vuole discutere con lui le contrommosse. Bisogna infatti che l'imputato presenti un esposto contro il programma. E chiede che l'ex big boss di Publitalia gli dia il numero di "un referente" con "cui concordarlo". Così viene messo in contatto con l'avvocato Fininvest, Andrea Greppo. Innocenzi vuole fare una riunione con il professionista per vedere come impostare il documento. Ha molta fretta. Spiega che non c'è tempo da perdere. Ma Greppo non si occupa direttamente di Dell'Utri. Chi segue il caso è uno dei penalisti del parlamentare, l'avvocato Pietro Federico. Il ricorso sarà concordato con lui. "Stabilite come impostarlo e nel giro di 24 ore verrà depositato", dice Greppo. E infatti il lunedì successivo Federico e Innocenzi si sentono e decidono di incontrarsi alla galleria Colonna. La scena è surreale: Innocenzi, che di fatto è un giudice, stabilisce con una delle controparti cosa scrivere e come scrivere in un documento su cui lui stesso sarà poi chiamato a pronunciarsi. La cronaca dice comunque che Dell'Utri finisce per sparare alto. Il suo esposto sarà indirizzato non solo all'Agcom, ma anche al garante per la privacy e, per conoscenza, alla Corte dei Conti. Lo scenario che però si apre davanti agli occhi degli investigatori è chiarissimo.

Gli esposti devono essere presentati a getto continuo in modo che la Rai abbia tra le mani qualche argomento fondato per arrivare a impedire la messa in onda di Annozero. Che questo sia il vero obbiettivo degli uomini del premier, i quali hanno preparato una sorta di piano, emerge da decine e decine d'intercettazioni, molte delle quali dedicate al secondo grande obbiettivo della lobby: bloccare prima di tutto le docufiction. E visto che non si può prendersela solo con Annozero i controlli e le disposizioni vengono estesi pure ad altri programmi. Il direttore generale della Rai, Mauro Masi, (non indagato a Trani) fa parte pienamente della partita, anche se Innocenzi e suoi amici lo accusano spesso di essere troppo timido. Un'accusa grave. Soprattutto perché Silvio Berlusconi in persona ha chiesto ai suoi di fare di tutto per fermare Santoro. Mercoledì 9 dicembre anzi Innocenzi e il premier hanno fatto il punto della situazione. Il membro dell'authority ha spiegato per telefono al proprietario di Mediaset di aver preparato, assieme a altri quattro colleghi, un ricorso urgente contro la trasmissione più vista di Raidue, ma di aver problemi anche con il presidente dell'autorità di garanzia, Corrado Calabrò, che ha "annacquato" tutto.

Giovedì 10 dicembre, a un paio d'ore dalla messa in onda della puntata su Spatuzza, Masi, da buon soldato, chiama comunque Innocenzi. Questa volta sembra sul piede di guerra. "Ho inviato una nuova diffida a Santoro annunciando che lo sospendo", spiega. Innocenzi invece illustra le mosse decise con gli altri 4 coleghi, e le difficoltà incontrate negli uffici del garante. Masi sembra disperato: "Ma alora Giancarlo che ci sta a fare l'autorità?", dice, "ancora una volta grazie al mitico Calabrò non abbiamo niente in mano". Così alla fine è Masi a intervenire. Non può fermare Santoro, ma almeno riesce a bloccare le docufiction. Il consiglio di amministrazione dell'azienda è d'accordo. Ma per Innocenzi anche questo è un problema. "Ci hanno fatto fare una figura di cacca, perchè noi siamo rimasti a temporeggiare per mesi" gli dice per telefono una altro membro dell'authority, il professor Stefano Mannoni, già collaboratore de Il Giornale e de Il Foglio. E lui, un po' sconsolato, risponde "Esatto".



Peter Gomez






Ci diamo una svegliata o no?
Celine600 è offline   Rispondi citando il messaggio o parte di esso
Old 13-03-2010, 23:44   #2
Celine600
Bannato
 
Iscritto dal: Mar 2010
Messaggi: 1
Tg1? Obbedisco


Direttore a comando. Spatuzza contro il Cavaliere? “Se a Palermo fanno qualche scherzo intervengo io”.

Com’era “tondo” il servizio su Berlusconi del Tg1 del 10 dicembre 2009. A dire il vero era “tondo” anche l’oggetto del discorso del premier: le palle, per l’esattezza, le sue palle. E non sarà un caso allora che quella sera, prima della messa in onda del Tg1, il titolare di cotanti zebedei si metteva d’accordo con il suo direttore Minzolini chiedendogli esplicitamente di dare quella cosa “in tondo”. Il premier si riferiva alle sue dichiarazioni. Quel giorno era andato in Germania e - durante un consesso del Ppe - aveva straparlato più del solito. Rendere commestibile quella macedonia di accuse oltraggiose a tutte le istituzioni di garanzia era davvero una missione impossibile, anche per il direttore del Tg1. Eppure Superminzo riuscì nell’impresa: il Tg1 della sera era davvero un esempio da incorniciare di perfetto funzionamento del regime mediatico. La vetrina era tutta per il premier.

Il primo servizio riportava l’avvio pedagogico e pacato del suo discorso ai colleghi popolari (“desidero spiegarvi la situazione in Italia”) e poi lasciava spazio - senza alcuna increspatura - alle parole devastanti del premier: “La sovranità in Italia è passata dal Parlamento al partito dei giudici”.
Ancora infuriato per l’esito negativo della Consulta sul Lodo Alfano Berlusconi aveva accusato davanti all’Europa, la magistratura, la Corte costituzionale e i tre ultimi presidenti della Repubblica “di sinistra”, di avere ribaltato la volontà popolare con una sorta di golpe del cavillo. Ma il clou era la frase finale: “Comunque gli italiani sono con me, perché si dicono: dove lo troviamo uno con le palle come Berlusconi’”. Frase riportata così, senza commento, come fosse un dato statistico da riferire con freddezza. Più “tonda” di così era davvero difficile farla la rappresentazione di quel pomeriggio di follia.

Persino Berlusconi si era reso conto di averla fatta grossa. Aveva cercato subito Minzolini ma quello, senza nemmeno che il capo chiedesse nulla, aveva sfoderato la lingua approvando tutto con entusiasmo. Al diavolo gli osservatori allibiti per l’uso improprio di un consesso internazionale per mettere in piazza le vergogne nostrane. Era proprio la scelta dello scenario estero il vero colpo di genio del Cavaliere. Perché - spiegava Minzo entusiasta quel giorno - mentre in Italia ormai questi messaggi (anche grazie al suo Tg) sono passati, all’estero - per colpa dell’esistenza di quella brutta razza dei giornalisti stranieri che si ostinano a fare una mediazione mediatica alle bufale del Cavaliere - qualcuno ancora la pensa diversamente da lui. Comunque il direttore del Tg1 coglieva l’occasione per sottolineare la sua disponibilità. Bastava un cenno del premier e lui era lì, pronto. Ovviamente il Cavaliere non se lo faceva ripetere due volte e - da quello che risulta al Fatto - chiedeva al fido “direttorissimo”, che subito accettava entusiasta, di dare la notizia “in tondo”.

Poche ore dopo manteneva la parola. Il titolo di apertura era: “Berlusconi: i magistrati si sono sostitui al Parlamento”. La conduttrice Susanna Petruni spiegava: “Berlusconi da Bonn torna sul rapporto tra politica e giustizia” e l’inviata Sonia Sarno con voce pacata dava spazio alle sparate di Berlusconi. Quel giorno il presidente della Repubblica, Napolitano, e quello della Camera, Fini, erano intervenuti contro il premier. Napolitano era relegato in un servizio freddo di Andrea Montanari mentre Fini scompariva nel mazzo degli oppositori, schiacciato nel panino tra Governo e maggioranza. Dopo un paio di dichiarazioni di Bersani e Di Pietro ecco ritornare i vari Bonaiuti, Cota e Cicchitto vari. Missione compiuta? No. Minzolini non è un uomo che si limita a eseguire gli ordini. Li anticipa. La sera del 10 dicembre promette di essere pronto a intervenire in prima persona se da Palermo arriveranno strani scherzi il giorno dopo dalla deposizione dei boss Giuseppe e Filippo Graviano. E puntualmente mantiene la promessa. Alle 20 dell’11 dicembre eccolo comparire in video con un editoriale che rappresenta la pagine più nere della storia del tg1. Minzo parte dalla (scontata) mancata conferma delle dichiarazioni di Spatuzza da parte di Graviano per sostenere che “è un fatto che la giustizia in Italia non funzioni”. Ergo, ha ragione Berlusconi quando invoca la riforma. Pochi minuti dopo la fine dell’editoriale, arriva l’acclamazione degli scherani del premier. Grande Minzo. Un direttore con le palle per un premier con le palle.



di Marco Lillo
Celine600 è offline   Rispondi citando il messaggio o parte di esso
Old 14-03-2010, 04:54   #3
The Pein
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