Memorie e chip cinesi nel mirino degli USA? Nuove restrizioni in vista
Gli Stati Uniti valutano il divieto di semiconduttori e prodotti collegati alle cinesi SMIC, CXMT e YMTC. La misura, inizialmente rivolta alle forniture per enti governativi, potrebbe ampliarsi. Coinvolte potenzialmente Dell, HP e Apple, che avevano esplorato memorie cinesi per contenere i costi e diversificare la supply chain.
di Manolo De Agostini pubblicata il 03 Marzo 2026, alle 16:31 nel canale MemorieQuella che solo poche settimane fa era stata descritta come una possibile scappatoia contro la carenza di memoria DRAM, poi per evaporare rapidamente, potrebbe trasformarsi in un altro fronte di scontro tra Washington e Pechino.
Le autorità statunitensi stanno infatti valutando un provvedimento che vieterebbe l'impiego di semiconduttori progettati, prodotti o forniti da Semiconductor Manufacturing International Corporation (SMIC), ChangXin Memory Technologies (CXMT) e Yangtze Memory Technologies Corp (YMTC), includendo anche prodotti e servizi che li integrano.

Il testo della proposta, pubblicato nel Office of the Federal Register con data 17 febbraio, resterà aperto a eventuali modifiche fino al 20 aprile. La formulazione è ampia: non si limita ai chip in sé, ma si estende a qualsiasi prodotto che incorpori tali semiconduttori o a servizi che li utilizzino. In una prima fase l'impatto riguarderebbe le forniture destinate ad agenzie e dipartimenti governativi statunitensi, ma il perimetro potrebbe essere esteso in un secondo momento.
La prospettiva cambia lo scenario delineatosi a inizio febbraio, quando indiscrezioni indicavano che OEM come Dell, HP, ASUS e Acer stessero valutando forniture di DRAM e NAND da produttori cinesi per soddisfare la domanda e, potenzialmente, ridurre i costi. In particolare, Dell e HP operano in modo significativo nel segmento delle gare pubbliche statunitensi: un eventuale bando renderebbe complessa, se non impraticabile, l'adozione di componenti provenienti dalle tre aziende citate nelle linee di prodotto destinate alla pubblica amministrazione.
Anche Apple sarebbe tornata a esplorare forniture di memoria da CXMT e YMTC, secondo indiscrezioni circolate in passato. Il gruppo di Cupertino aveva già in passato valutato opzioni analoghe, senza però concretizzarle prima dell'entrata in vigore delle prime sanzioni USA verso Pechino. L'eventuale inasprimento normativo renderebbe nuovamente complessa qualsiasi integrazione su larga scala di memorie cinesi nei prodotti destinati al mercato statunitense.
Sotto il profilo economico, la leva del prezzo appare meno determinante rispetto al passato: il differenziale di costo tra memorie cinesi e alternative coreane o statunitensi si è ridotto. Per i grandi OEM il rischio di ritrovarsi con sistemi non conformi ai requisiti federali - e quindi invendibili nel canale pubblico - potrebbe superare i benefici legati a un possibile risparmio.
Resta plausibile uno scenario differenziato su base geografica. Molti produttori dispongono già di configurazioni dedicate al solo mercato cinese; in questi casi l'adozione di DRAM o NAND di provenienza locale potrebbe continuare, qualora non coinvolga esportazioni verso gli Stati Uniti o contratti con enti governativi americani.










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3 Commenti
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