Anna's Archive perde il dominio .LI: vittoria a sorpresa per Spotify?

Anna's Archive perde il dominio .LI: vittoria a sorpresa per Spotify?

Le recenti azioni legali promosse dall'industria musicale hanno portato all'eliminazione dell'indirizzo svizzero utilizzato dal noto portale di archiviazione ed estromesso i gestori che ora ripiegano su nuove estensioni geografiche per restare online

di pubblicata il , alle 11:31 nel canale Web
Spotify
 

Poche ore fa Anna's Archive ha subito la cancellazione del proprio indirizzo .li, quasi certamente a causa delle forti azioni giudiziarie promosse dalle grandi multinazionali. L'indirizzo non risulta semplicemente bloccato tramite i consueti codici internazionali stabiliti per sospendere i siti web, ma sembra in realtà completamente cancellato dai registri ufficiali. In questo modo viene reso impossibile qualsiasi tentativo di recupero.

Il portale affronta da svariate settimane una vera e propria raffica di provvedimenti mirati a oscurarne la presenza sulla rete internet globale. Spotify e numerose etichette discografiche di primo piano hanno recentemente avviato un contenzioso legale di altissimo profilo contro la piattaforma di archiviazione. L'azione legale nasce come risposta diretta a un controverso annuncio pubblicato da Anna's Archive, nel quale i programmatori dichiaravano apertamente di aver effettuato copie di sicurezza integrali dei database appartenenti a Spotify. Il progetto del sito pirata prevedeva la diffusione pubblica e graduale dei dati sottratti, compresi i milioni di file musicali protetti in modo rigoroso dal diritto d'autore.

Le aziende del settore musicale hanno però cercato fin dal principio a fermare la distribuzione del materiale. I legali hanno quindi ottenuto con successo un'ingiunzione preliminare rivolta specificamente a registrar e amministratori di domini, che ha causato la sospensione immediata dell'estensione originaria principale ed altre opzioni alternative. Molte entità internazionali non rispettano automaticamente gli ordini emessi dai tribunali statunitensi a causa di differenti giurisdizioni, con alcuni domini che erano infatti sopravvissuto senza problemi: il dominio .li, in particolare, aveva resistito fino alla totale rimozione odierna.

A seguito della perdita dell'estensione europea, Anna's Archive si era inizialmente ritrovato con un solo unico indirizzo funzionante e accessibile, basato sui server in Groenlandia. Tale risorsa era stata aggiunta appena il mese scorso dopo aver perso definitivamente l'accesso all'estensione geografica relativa ai territori di Saint-Pierre e Miquelon. I gestori hanno reagito molto prontamente al nuovo attacco informatico e legale, con il sito ufficiale che elenca ora tre nuove estensioni alternative appena registrate per garantire l'accesso ininterrotto a tutti gli utenti.

Le pressioni legali continuano ad essere, però, letteralmente implacabili e colpiscono la piattaforma da molteplici fronti. Oltre alla complessa disputa musicale, il database deve infatti affrontare anche una separata e gravosa ingiunzione emessa da OCLC nell'ambito di un'ulteriore controversia legale parallela.

Al momento risulta complesso stabilire con certezza chi abbia materialmente eliminato gli ultimi indirizzi. Tecnicamente, sia i registrar sia i gestori nazionali dei registri possiedono la piena autorità per compiere un'azione simile sui siti web. Nessuna delle due organizzazioni aveva tuttavia agito quando l'ingiunzione iniziale era stata emessa dai giudici americani, dunque sembra che l'intera situazione abbia subito dei mutamenti decisivi negli ultimi giorni.

La registrazione originale del dominio .li passava per intero attraverso Immaterialism Limited, una società strettamente collegata al noto servizio di tutela della privacy nominato Njalla. La medesima compagnia tecnologica ha registrato e mantiene anche il dominio groenlandese ancora regolarmente online e perfettamente funzionante. Sembra di conseguenza altamente improbabile un intervento diretto e volontario da parte del registrar incaricato.

Secondo la fonte, quindi, l'ipotesi di gran lunga più plausibile ricade quindi sul gestore del registro primario, ovvero la fondazione elvetica conosciuta come Switch Foundation. I portavoce dell'ente avevano dichiarato esplicitamente a gennaio che gli ordini dei tribunali stranieri non producono effetti automatici e immediati sulla loro organizzazione indipendente. La fondazione svizzera valuta infatti simili questioni con un'attenzione focalizzata unicamente ed esclusivamente sulle specifiche leggi locali applicabili all'interno del proprio territorio.

Esiste tuttavia la forte possibilità che IFPI abbia deciso di intervenire direttamente e duramente nella complessa vicenda. Il gruppo commerciale globale che rappresenta l'industria discografica vanta una consolidata reputazione nel campo della lotta serrata alla pirateria informatica, possedendo la propria sede legale principale proprio nel paese elvetico, un dettaglio cruciale per agevolare le pratiche burocratiche locali.

Le ultime evoluzioni sembrano quindi restituire una chiara vittoria per Spotify e l'industria musicale, soprattutto dopo le ultime novità sulla vicenda che sembravano aver fermato le speranze su un blocco totale della piattaforma pirata, che vedevano coinvolto proprio il dominio .li che è stato adesso completamente eliminato dal web.

7 Commenti
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Unrue03 Marzo 2026, 11:51 #1
Non ho capito, ma questi come hanno avuto accesso al database di Spotify? Lo hanno bucato? Avevano un accesso particolare? E come pensavano di farla franca?
zbear03 Marzo 2026, 12:28 #2
Sai che problema .... un buon server su emule o uno degli infiniti software di condivisioni e tanti saluti.
biometallo03 Marzo 2026, 13:09 #3
Originariamente inviato da: Unrue
E come pensavano di farla franca?


Perché parli al passato? Tale "archivio di Anna" è tutt'ora online con 4 differnti domini, li trovi elencati nella rispettiva pagina su wikipedia

per quanto concerne invece la parte tennica vista la mia ignuranza in materia posso fare solo copia incolla di quanto mi ha risposto gemini

[COLOR="Blue"]È importante fare subito una piccola correzione di rotta: al momento non risulta che Anna's Archive abbia "hackerato" o violato i server privati di Spotify per rubare file audio protetti.

Il caso a cui ti riferisci riguarda probabilmente il rilascio di un enorme dataset di metadati (informazioni su brani, artisti e playlist) ottenuto tramite scraping.

Ecco i dettagli su come funziona e cosa significa questo termine.
Cos'è lo "Scraping"? (In parole povere)

Immagina di voler creare un elenco di tutti i prezzi dei prodotti di un supermercato. Invece di scriverli a mano su un quaderno, mandi un robot velocissimo che legge ogni etichetta e riporta i dati in un file Excel.

Lo scraping (letteralmente "raschiare" è una tecnica informatica utilizzata per estrarre dati da un sito web o da un'app in modo automatizzato.

Come funziona: Un software (chiamato web scraper) simula il comportamento di un utente umano, visita migliaia di pagine al secondo e copia le informazioni visibili.

Cosa si ottiene: Testi, link, immagini o tabelle.

È legale? È una zona grigia. Molti siti vietano lo scraping nei loro termini di servizio, ma se i dati sono pubblici (visibili a chiunque senza login), è tecnicamente possibile farlo.

Come ha fatto Anna's Archive ad avere i dati?

Anna's Archive è un motore di ricerca che aggrega diverse fonti di "biblioteche ombra". Nel caso di Spotify, l'operazione non è stata un furto di file MP3, ma un'estrazione massiccia di dati tramite le API (Application Programming Interface).

Ecco i passaggi tipici di un'operazione del genere:

[U] Sfruttamento delle API pubbliche: Spotify permette agli sviluppatori di accedere a certi dati (nomi delle canzoni, album, generi) per creare app collegate. Gli scraper usano queste "porte" per scaricare milioni di righe di dati.

Crawl dei profili pubblici: Hanno analizzato milioni di playlist pubbliche degli utenti per mappare l'intero catalogo musicale mondiale.

Il "Datalock": Anna's Archive ha poi ospitato questi dati (spesso provenienti da dataset già creati da altri ricercatori o pirati informatici) per preservarli, seguendo la loro missione di "archiviare tutta la conoscenza e la cultura umana".[/U]

Nota Bene: Quello che trovi su Anna's Archive relativo a Spotify è solitamente un indice di metadati. Serve a sapere "cosa esiste" e dove trovarlo altrove, piuttosto che essere una piattaforma per lo streaming illegale diretto.[/COLOR]


Che poi a sua volta sul sito non ci sono questi dati ma solo i magnet link (quindi ditribuzione decentralizzata) per scaricarli da Torrent...
Unrue03 Marzo 2026, 13:11 #4
Originariamente inviato da: biometallo
Perché parli al passato? Tale "archivio di Anna" è tutt'ora online con 4 differnti domini, li trovi elencati nella rispettiva pagina su wikipedia

per quanto concerne invece la parte tennica vista la mia ignuranza in materia posso fare solo copia incolla di quanto mi ha risposto gemini

[COLOR="Blue"]È importante fare subito una piccola correzione di rotta: al momento non risulta che Anna's Archive abbia "hackerato" o violato i server privati di Spotify per rubare file audio protetti.

....

Che poi a sua volta sul sito non ci sono questi dati ma solo i magnet link (quindi ditribuzione decentralizzata) per scaricarli da Torrent...



No scusa, 300TB di dati col cavolo che sono solo metadati che pesano pochissimo, sono tutti i brani che aveva Spotify. Per questo non capisco come li abbiano presi.

https://www.hwupgrade.it/news/web/pubblicato-maxi-backup-di-spotify-300-tb-di-musica-tra-conservazione-e-polemiche_147925.html

l lavoro ha portato alla creazione di un archivio composto da circa 300 TB di dati, che comprende sia file audio sia metadati strutturati a livello di artisti, album e tracce, resi disponibili tramite torrent in più fasi di pubblicazione.


Quindi appunto ripeto, avendo di fatto piratato (?) il loro database e poi reso pubblico, mi domando cosa pensavano di ottenere.
h.rorschach03 Marzo 2026, 14:16 #5
Originariamente inviato da: Unrue
non capisco come li abbiano presi.


Hanno usato migliaia di account free per scaricare le tracce

Basatometro fuori scala
biometallo03 Marzo 2026, 14:22 #6
Originariamente inviato da: Unrue
No scusa, 300TB di dati col cavolo che sono solo metadati che pesano pochissimo, sono tutti i brani che aveva Spotify.

Hai ragione, però non prendertela con me come ho già scritto mi ero limitato a fare copia incolla da Gemini, comunque poi chiedendogli ancora mi ha confermato che "di recente" dal 2006 hanno cominciato a distribuire anche i brani veri e propri e che quel archivio da 300TB dovrebbe contenere circa 86 milioni di brani.. che però sarebbero circa il 39% del totale di spotify ma dovrebbero comunque coprire quasi tutto quello che la gente ascolta realmente.

Per il resto da quello che ho capito hanno raccolto "lo sforzo collettivo" di varie comunità hacker anche non legate al progetto...

[QUOTE]
Quindi appunto ripeto, avendo di fatto piratato (?) il loro database e poi reso pubblico, mi domando cosa pensavano di ottenere.

E ancora perché parli al passato? Comunque lo scopo dichiarato è quello appunto di creare un "backup" di Spotify cosicché se un domani l'Iran sganciasse la bomba atomica sui server di Spotify i nostri discendenti nel uccidersi a vicenda per il controllo delle ultime pozze di acqua potabile potranno farlo ascoltando in sottofondo i brani del festival di SanRemo...
Jack.Mauro03 Marzo 2026, 15:50 #7
Originariamente inviato da: biometallo
Comunque lo scopo dichiarato è quello appunto di creare un "backup" di Spotify cosicché se un domani l'Iran sganciasse la bomba atomica sui server di Spotify i nostri discendenti nel uccidersi a vicenda per il controllo delle ultime pozze di acqua potabile potranno farlo ascoltando in sottofondo i brani del festival di SanRemo...


LOL
(...se solo ci fosse da ridere...)

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