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[Thread uniti] Cina: benzene nei fiumi, allerta anche in Russia
CINA 23/11/2005 21.05
INCIDENTE A RAFFINERIA : BENZENE NEI FIUMI, ALLERTA ANCHE IN RUSSIA Un’esplosione a un impianto petrolchimico dell’azienda PetroChina nella provincia nordorientale di Jilin ha provocato la dispersione di grandi quantità di benzene nel fiume Songhua, da cui dipende parte dell’approvvigionamento idrico di diversi centri urbani; l’incidente è avvenuto il 13 novembre scorso ma le autorità cinesi hanno ammesso solo oggi l’esistenza di un allarme ambientale. Da ieri notte è stata interrotta la rete di fornitura dell’acqua a Harbin, (capoluogo della vicina provincia di Heilogjiang) abitata da quasi 9 milioni di persone; mentre si presume che nei giorni passati l’acqua inquinata dal benzene – sostanza definita altamente cancerogena – ha superato le città di Songyan e Zhaoyuan, rispettivamente di 3 milioni e di circa mezzo milioni di residenti - le cui rete idriche sono anch’esse collegate al fiume Songhua. Intanto la Russia ha reso noto di stare monitorando la situazione del fiume Amur, in cui si immette il Songhua, e che fornisce acqua alla città di Khabarovsk, di 600.000 abitanti, appena oltre il confine con la Cina e a circa 600 chilometri di distanza dal luogo dell’incidente. L’esplosione all’impianto ha provocato la morte di almeno 5 persone e l’evacuazione di migliaia di residenti nell’area circostante per temute emissioni tossiche.(misna)
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Ho letto anche l'altro post sull'argomento; una mia amica ha i parenti da quelle parti, a nord di Shenyang. Vedo se riesco a reperire qualche notizia
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hanno levato l'acqua ad una città di 9 milioni di persone?
Ultima modifica di Korn : 23-11-2005 alle 23:09. |
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Senior Member
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Il benzene chimicamente è pericoloso e molto stabile.
Se penetra nel terreno ci resta molto a lungo. Non è una novità che le norme di sicurezza degli impianti industriali in Cina è ridicola, così come la protezione ambientale e della salute pubblica. Al Tg hanno che i cinesi hanno provato a negare ed hanno ammesso l'incidente solo dopo che in Russia si sono rilevate le prime concentrazioni di benzene molto alte.
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I cattivi a volte si riposano, gli imbecilli mai |
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25 Novembre 2005
CINA Cina, si diffonde la paura per l'inquinamento e la sfiducia verso i leader Almeno 100 tonnellate di sostanze tossiche finite nel fiume Songhua. Si teme che il benzene rimanga sulle rive e nelle zone ghiacciate per tutto l'inverno. A Chongqing esplode un impianto chimico e si diffondono voci di inquinamento del fiume. Esperti e media molto critici verso il governo. Pechino (AsiaNews/Scmp) - Oltre 100 tonnellate di prodotti chimici tossici sono finite nel fiume Songhua per l'esplosione nell'impianto petrolchimico della China National Petroleum Corp (Cnpc) di Jilin il 13 novembre. La conferma è giunta ieri da Zhang Lijun, vice direttore dell'Amministrazione per la protezione ambientale dello Stato. Intanto la massa d'acqua inquinata attraversa Harbin e prosegue verso altre città. Intanto continuano le critiche per come il governo ha gestito l'emergenza. Il Cnpc aveva sempre negato qualsiasi inquinamento e in televisione aveva insistito che il benzene si era "disintegrato" nell'acqua ed era rimasto solo anidride carbonica, non nociva. Solo ieri Zeng Yukang, vice direttore generale del Cnpc, ha espresso "simpatia e profonde scuse" ai cittadini di Harbin. Zhang ha confermato che la massa tossica è arrivata a Harbin nelle prime ore di ieri e la sta attraversando. Alle ore 0 locali di oggi la concentrazione di nitrobenzene era circa 33 volte superiore al massimo consentito. Prima di Harbin la massa d'acqua ha attraversato la piccola città di Songyuan ma - dice Zhang - non ci sono stati problemi perché per 2 giorni l'acqua è stata presa dalle falde sotterranee. Ad Harbin è stato evacuato chi abitava vicino al fiume, come i 300 residenti del villaggio di Niujiadian e quelli dell'isola Gou. Oltre 1.000 soldati sono impegnati a installare filtri alle tubature per assorbire il benzene. Fonti governative ritengono che per domenica si potrà arte riaprire l'acquedotto. Ma Shi Zhong, sindaco di Harbin, teme che le sostanze tossiche possano impregnare le rive e le altre zone ghiacciate del fiume e rimanerci fino a primavera. Le polemiche contro il governo si accrescono e molti si chiedono quali altri fatti non sono rivelati. Zhang Ming, professore all'università Renmin di Pechino, accusa i governi locali di aver "mancato ai loro doveri" e di avere "raccontato bugie". La stampa osserva che il Songhua è lungo 1927 km. e attraversa 30 grandi città, oltre a villaggi con una popolazione rurale lasciata senza informazioni né protezione. Zhang Zuoji, governatore dell'Heilongjiang si dichiara preoccupato che molti contadini possano non avere conosciuto gli avvisi pubblici e prendano acqua dal Songhua. Nel clima di incertezza, crea allarme un'esplosione avvenuta ieri in un impianto chimico a Chongqing (Cina centrale). Ci sono stati 1 morto e 3 feriti, 6 mila persone sono state evacuate dalle abitazioni, ma la stampa locale riferisce la diffusa paura per inquinamento da benzene: funzionari della protezione ambientale - racconta un quotidiano - avvertono gli abitanti di non usare l'acqua del fiume e 2 scuole sono state chiuse. Il benzene è velenoso e può causare anemia, cancro, danni epatici. Dopo Harbin il fiume attraversa la città di Jiamusi, che però attinge l'acqua da falde sotterranee. Preoccupazione crescente anche in Russia: l'arrivo della massa inquinata al confine è previsto per il 26 novembre; tra il 30 novembre e il 1° dicembre toccherà la città di Habarovsk, 650 mila abitanti. Si teme che il benzene inquini l'intero impianto idrico della zona. (PB)
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Da pazzi...
se continuiamo così... altro che "the day after tomorrow"...
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26 Novembre 2005
CINA Harbin, per il governo "è possibile" nascondere una "catastrofe ecologica" Fonti ufficiali in Cina difendono le bugie dei poteri pubblici sulle sostanze tossiche nel fiume Songhua. Cresce la polemica sui media cinesi. Allarme in Russia, possibile la richiesta a Pechino di un risarcimento. Pechino (AsiaNews/Scmp) - Mentre la massa di acqua inquinata passa oltre Harbin e si dirige in Russia, in Cina aumenta la polemica sul comportamento del governo, che ha nascosto per 10 giorni la presenza di sostanze tossiche nel fiume Songhua. Fonti ufficiali tentano comunque di giustificare la condotta delle autorità, mentre esperti e media sono sempre più critici. "Ci sono - dice Zhang Lijun, vice direttore dell'Amministrazione per la protezione ambientale dello Stato (Sepa) - molti modi di dare un'informazione. Un modo è renderla pubblica, e un altro è informare solo i governi locali e le imprese che si trovano lungo il corso del fiume contaminato". "Quello che ha fatto il governo del Jilin [di nascondere l'inquinamento] è possibile e OK; ha impedito che la popolazione fosse allarmata". Zhang - osservano i giornali cinesi - sembra ritenere corretto nascondere un distastro ambientale, per evitare pubblico allarme. I media fanno anche notare che egli dimentica la legge: la sezione 31 dell'Ordinanza per la protezione ambientale dice che l'unità responsabile per un'emergenza ambientale deve informare gli altri uffici e i residenti che saranno colpiti dalle conseguenze. I responsabili della fabbrica di Jilin, invece, hanno sempre negato che l'esplosione del 13 novembre avesse causato inquinamento, fino all'ammissione del Sepa del 24 novembre. Un giornale del Guandong, che aveva mandato i suoi reporter a Jilin per investigare sull'esplosione dell'impianto, riferisce di aver ricevuto pressioni dal governo provinciale per "tagliare" l'articolo. Anche altre fonti confermano interventi del governo locale sulle altre provincie per "richiamare" i giornalisti, motivo del black out di notizie in quei giorni. Da più parti viene evidenziata la poca cura per la salute pubblica. "Rivelare la notizia 5 giorni [dopo l'esplosione] è terribile - dice Zhang Ming, professore all'Università Renmin di Pechino - perché l'acqua per le città lungo il fiume può essere già stata inquinata". I media cinesi sono critici sulla condotta dei responsabili della fabbrica di Jilin e su quella del governo, che hanno nascosto la notizia dello sversamento nel fiume Songhua di 100 tonnellate di prodotti chimici tossici. La sfiducia si estende all'agenzia governativa Xinhua: di solito i media locali riprendono da questa fonte le notizie, ma questa volta hanno mandato loro reporters ad Harbin e dintorni. Ad Harbin non sarebbe bastato chiudere l'acquedotto per qualche giorno, per evitare gravi danni. "Le sostanze tossiche ancora ci sono [nell'acqua] perché il fiume è in parte gelato. Fino alla prossima primavera, dovremo adottare varie attenzioni per essere sicuri che l'acqua sia salubre." La stampa osserva che il Songhua è lungo 1927 km. e attraversa 30 grandi città, oltre a villaggi con una popolazione rurale lasciata senza informazioni né protezione. Zhang Zuoji, governatore dell'Heilongjiang si dichiara preoccupato che molti contadini possano non avere conosciuto gli avvisi pubblici e prendano acqua dal Songhua. In Russia prevedono l'arrivo della massa d'acqua inquinata entro domani, mentre fonti cinesi ritengono ci vorrà più tempo. Nel frattempo è stato creato un comitato d'emergenza per controllare la situazione. I media russi parlano di "catastrofe ecologica" e aumentano le voci che chiedono un risarcimento alla Cina per il danno, reso peggiore dal ritardo nell'informazione. Una norma di diritto internazione prevede la responsabilità di uno Stato per l'inquinamento causato nell'acqua di altri Paesi. In Cina viene anche osservato che lo sversamento nel fiume delle sostanze chimiche potrebbe causare una responsabilità penale. Il 24 novembre un abitante di Harbin ha proposto causa contro l'impresa responsabile per la fabbrica di Jilin chiedendo un risarcimento simbolico di 15 yuan e scuse formali su un giornale.
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Queste sono solo le prime avvisaglie ambientali dello sviuluppo troppo impetuoso e caotico della Cina. Tralasciando l'aspetto economico è sotto gli occhi di tutti che i Cinesi stanno letterakmente devastando il loro ambiente naturale in nome dello sviluppo economico/militare. Inoltre alle città superinquinate (le nostre centraline di rilevazioni delle polveri andrebbero fuori scala a Shenzen) aggiungono anche progetti faraonici come la diga delle tre gole che comportano lo stavolgimento intere aree con adirittura la deportazione di milioni di persone per fare posto al lago.
LA domanda che mi viene: per quanto sarà ancora sostenibile questo ritmo?
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"Non importa quanto numerose sono le anse di un fiume, al termine del giusto scorrere ogni acqua arriva al suo mare" "Se cerchi una mano disposta ad aiutarti la trovi alla fine del tuo braccio" (Anonimo) |
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LA TRAGEDIA
L’inquinamento del fiume Songhua è ormai un caso internazionale: nelle prossime ore il liquame arriverà in Russia. I governi dei due Paesi hanno stabilito una linea rossa per fronteggiare l’emergenza, ma le polemiche attorno all’incidente sono feroci In Cina esplode la bomba ecologica Nuovo incidente in impianto chimico, migliaia in fuga Da Shangai Antonio Talia Dall'estremo nord ai confini con la Siberia fino al sud ovest la Cina è in preda all'allarme inquinamento da benzene: una nuova esplosione in un impianto petrolchimico della Yingte Chemical Company, provincia di Dianjiang, regione di Chongging ha causato la morte di almeno un operaio, la chiusura di due scuole nelle vicinanze e l'evacuazione di oltre seimila persone. Le autorità della zona hanno invitato la popolazione a non utilizzare le acque del fiume per nessun motivo. Il 13 novembre scorso era toccato a uno stabilimento della China National Petroleum Corp nella provincia di Jilin: un'altra esplosione aveva ucciso almeno 5 persone, riversando nel fiume Songhua oltre 100 tonnellate di prodotti chimici tossici. Le sostanze velenose hanno percorso circa 380 chilometri in 11 giorni e giovedì hanno raggiunto la città di Harbin, che sta affrontando il suo quarto giorno senza acqua corrente. Le autorità municipali tranquillizzano la popolazione assicurando che i rubinetti verranno riaperti entro domenica, ma mentre molti abitanti abbandonano la città e quelli che rimangono danno la caccia ai nuovi rifornimenti di acqua che il governo centrale spedisce da tutto il Paese, il disastro ecologico del fiume Songhua è ormai un caso internazionale: nelle prossime ore la massa inquinata attraverserà i confini con la Russia e tra il 30 novembre e il primo dicembre toccherà la città di Habarovsk, 650 mila abitanti. I governi dei due Paesi hanno stabilito una linea rossa per fronteggiare l'emergenza, ma le polemiche attorno all'incidente sono feroci: Pechino in un primo momento aveva negato qualsiasi rischio per l'ambiente, e solo tre giorni fa il vice direttore dell'Amministrazione per la protezione ambientale dello Stato Zhang Lijun ha confermato la pericolosità delle emissioni. La Cnpc ci fa una figura ancora peggiore: il vicepresidente Zeng Yukang aveva sostenuto che il benzene si fosse "disintegrato" a contatto con l'acqua, poi è stato costretto a chiedere scusa alla popo lazione di Harbin. L'agenzia di stampa di Stato Xinhua ha annunciato l'invio in città di una squadra di esperti del governo centrale. La presenza nel gruppo di "funzionari disciplinari" non lascia presagire nulla di buono per Zeng. Così, mentre due regioni della Cina lontanissime tra loro si ritrovano unite dall'allarme ecologico, si temono gli effetti a medio e lungo termine: il benzene è un cancerogeno riconosciuto per l'uomo, capace di colpire il midollo osseo, la produzione del sangue e causare danni irreversibili a fegato, cervello e reni e compromettere per decenni l'equilibrio ecologico del fiume. Pechino ha mantenuto sulla questione la linea che la contraddistingue in casi simili: mercoledì scorso l'Onu ha offerto «una valutazione neutrale, indipendente e professionale» sui pericoli delle emissioni, ma la Cina non ha dato alcuna risposta. Ad andare sotto processo, insomma, è il sistema di un Paese che sta sacrificando a uno sviluppo dai ritmi martellanti il rispetto di qualsiasi accordo internazionale sulle emissioni dannose: nel rapporto 2004 diffuso a giugno dalla Sepa, l'Amministrazione statale per la protezione dell'ambiente, il vicepresidente Wang Yuqing afferma che «molti governi locali si concentrano solo sulla crescita economica senza seguire la precisa indicazione di Pechino per uno "sviluppo sostenibile"». La qualità dell'aria è «in genere scadente», e «oltre la metà delle maggiori città è affetta da piogge acide e da un'alta concentrazione di micro-polveri inquinanti». Nel 2004 la qualità dell'acqua dei 7 fiumi principali è stata esaminata in 412 tratti e, nel 58,2% dei casi, è risultata «non adatta al consumo umano». L'opposizione delle amministrazioni locali ai tentativi del governo centrale di limitare l'inquinamento non deve cogliere di sorpresa: molte delle aziende che stanno forgiando la nuova Cina sono agglomerati di cui è difficile stabilire la proprietà, con un groviglio di quote di partecipazione che incrocia governo nazionale, privati e potentati locali, in cui spesso il funzionario statale ha anche un interesse economico personale e diretto. Cncp e Yngte Chemical Company non sembrano sfuggire a questa regola. (Avvenire)
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28 Novembre 2005
CINA Harbin: le "bugie a fin di bene" del governo cinese preoccupano il mondo Ripristinate le forniture d'acqua in città, ma consigliato non usarle ancora per bere o lavarsi. "Scuse ufficiali" alla Russia. Il mondo si interroga sulla "abitudine" dei governi cinesi a tacere la verità e non dare notizie. Harbin (AsiaNews/Scmp) - La massa d'acqua tossica ha superato Harbin e scorre verso la Siberia. Ma cresce la polemica sulle "bugie" dei governi cinesi e sul tentativo di risolvere tutto con ammissioni tardive e scuse formali. Oggi è ripreso l’approvvigionamento idrico della città (300 mila tonnellate d’acqua al giorno). Ma le autorità avvertono che l'acqua non è idonea per il consumo umano o per fare il bagno: occorre prima vedere se ci siano residui di nitrobenzene. Vi è il rischio che le sostanze tossiche siano rimaste nelle parti ghiacciate del fiume e che solo dopo il disgelo ogni pericolo sarà scongiurato. Con riferimento alla previsione di riaprire l'acquedotto entro 4 giorni, Zhang Zuoji, governatore dell'Heilongjiang, ha dichiarato: "Il Partito comunista e il governo mantengono le promesse". Nei media nazionali e di altri Paesi cresce la preoccupazione per la radicata abitudine dei governi cinesi a nascondere le cattive notizie. Le 100 tonnellate di sostanze tossiche sono finite nel fiume Songhua il 13 novembre scorso, ma l'annuncio ufficiale è arrivato dopo 10 giorni, durante i quali pubbliche autorità e responsabili della fabbrica hanno negato con decisione qualsiasi inquinamento. Anche ad Harbin si è negato l'inquinamento, che è stato ammesso solo dopo che la voce si era già diffusa in città creando panico. Le pubbliche autorità ritengono comunque legittimi e opportuni il silenzio e le menzogne. "Una bugia [detta] con buone intenzioni" - ha ripetuto Zhang ieri - poco grave perché "corretta entro 10 ore", "con il sostegno del governo centrale". Tutto il mondo osserva che forse milioni di persone ignare hanno continuato per giorni a bere e pescare nelle acque tossiche. Questa vicenda contraddice le affermazioni di Pechino di volere agire con la massima trasparenza. Lo scorso settembre il governo centrale ha decretato che le morti causate per disastri naturali non erano più classificate come "segreto di Stato", la cui violazione è punibile con gravi pene. Il black out nell'informazione, che molti media attribuiscono a pressioni dei governi locali, ha contribuito a rendere meno tempestivo ed efficiente l'intervento pubblico. Gli osservatori paragonano la vicenda a quanto accadde per la Sars nel 2003, quando Pechino per mesi negò l'esistenza del contagio (che colpiva centinaia di persone); quando lo ammise, chiese "scusa" al mondo. Anche in questi giorni la Cina, dopo avere nascosto la notizia, ha presentato - il 26 novembre tramite il ministro degli Esteri Li Zhaoxing - scuse ufficiali alla Russia, dove l'inquinato Songhua confluisce nell'Amur che attraversa la città di Habarovsk in Siberia. Il premier Wen Jiabao si è recato il 26 ad Harbin per assicurare il massimo interessamento e per promettere la punizione dei pubblici ufficiali che erano venuti meno al loro dovere. Ma ancora non è chiaro chi sia ritenuto responsabile.
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#12 |
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Ciao ~ZeRO sTrEsS~ |
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#13 | |
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Ce ne sbattiamo delle loro scuse.
Non passa giorno che passino alla cronaca per eventi a dir poco allucinanti, vedi SARS, ora il benzene, il trattamento riservato agli animali per ricavarne le pellicce, o lasciare bambine morire di fame perchè considerate inutili per la famiglia. Quote:
Da noi succedono le stesse cose? Se sì fatecelo sapere.
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#14 |
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30 Novembre 2005
RUSSIA – CINA Russia, il benzene cinese è giunto nel fiume Amur La massa d’acqua viene purificata con tonnellate di carbone. Le autorità danno risposte contrastanti sull’entità del pericolo. Khabarovsk (AsiaNews/Agenzie) – Le autorità russe aumentano le misure di emergenza per garantire acqua non inquinata alla parte orientale del Paese, ma danno resoconti contrastanti sul pericolo della striscia di benzene tossico che sta arrivando nella zona dalla Cina. Il liquido tossico proviene dall’esplosione di un’industria chimica cinese ed ha causato la mancanza di acqua ad Harbin, capitale della provincia settentrionale dell’Heilongjiang, in Cina. Un carico di emergenza di 20 tonnellate di carbone – usato per purificare l’acqua dal benzene - è stato scaricato nel fiume a Khabarovsk; i rappresentanti ufficiali responsabili del coordinamento della risposta russa all’avanzamento dell’acqua inquinata pensano di ordinarne altre 200. Enormi carichi di acqua potabile in bottiglia e cisterne sono stati inviati verso Khabarovsk e gli altri centri popolati sulle rive del fiume Amur. “I preparativi per dichiararare un possibile stato d’emergenza – dice Vladimir Popov, capo della Commissione regionale che ispeziona la massa tossica - procedono come stabilito dalle autorità”. Eppure le autorità hanno fornito risposte in contrasto fra loro sulla posizione e la concentrazione del benzene nel fiume dopo il primo rilevamento del materiale inquinante. Oleg Mitlov, presidente delegato della Rosprirodnadzora (Agenzia per la gestione delle risorse naturali russe) afferma che le analisi effettuate sull’acqua dell’Amur che bagna una zona ad ovest di Khabarovsk mostrano un livello di benzene pari al doppio dei limiti consentiti. Yevgeny Snegiryov, portavoce della stessa Agenzia, dice che la “conclusione preliminare” delle analisi collega le tracce di benzene ad una striscia lunga 80 chilometri nel fiume. Per Popov l’informazione “non corrisponde alla realtà. I test in corso mostrano una diminuzione della concentrazione di benzene nel fiume”. Per Snegiryov, tuttavia, “non si può escludere l’ipotesi”.
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16 dicembre 2005 11.51
AMBIENTE RUSSIA: È ARRIVATA CHIAZZA TOSSICA DALLA CINA La chiazza tossica che ha minacciato i rifornimenti d'acqua di diverse grandi città cinesi lungo il fiume Songhua ha raggiunto il territorio russo. Lo ha annunciato il ministro per le Emergenze russo. "L'acqua inquinata di benzene oggi ha raggiunto il confine russo e si è riversata nel fiume Amur", che costituisce il confine tra i due paesi, ha spiegato il ministro Shoigu nella città di Khabarovsk. Secondo i funzionari del ministero per le situazioni di emergenza, ad ogni modo, i primi test condotti dagli esperti russi hanno indicato che la chiazza, che contiene benzene e nitrobenzene, non è così altamente concentrata come si temeva e che sta continuando a diluirsi. Shoigu ha aggiunto che le autorità sono preparate ad assicurare forniture d'acqua sicure. "Sono state costituite riserve d'acqua e filtri di carbone. I pozzi artesiani sono stati riaperti", sono state le sue parole riportate da un comunicato diffuso dalle autorità. Diffusi sforzi per prevenire la contaminazione dell'acqua sono stati portati avanti in Russia e Cina dall'esplosione del 13 novembre presso una fabbrica chimica della PetroChina nella provincia nordorientale di Jilin. L'incidente ha portato alla fuoriuscita di 100 tonnellate di liquido cancerogeno nel fiume Songhua, una delle più lunghe vie d'acqua della Cina e fonte di acqua per milioni di persone. I media cinesi hanno riportato che la chiazza si è significativamente diluita prima di entrare in Russia.(Avvenire)
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Inquinamento, il benzene nel fiume Amur arriva a Khabarovsk
La chiazza di benzene che da un mese sta inquinando la Cina orientale è arrivata a Khabarovsk, città di 600 mila abitanti nell'estremo oriente russo. Il passaggio del liquido inquinante nel fiume Amur durerà qualche giorno. Gli esperti prevedono che il momento più critico sarà alla vigilia di Natale. La chiazza è composta da cento tonnellate di nitrobenzene fuoriuscito il 13 novembre scorso da un impianto chimico cinese.Le autorità di Khabarovsk hanno costruito una barriera di terra e ferraglia per limitare i danni. Duecento tonnellate di carbone attivo sono state stoccate per filtrare l'acqua. Quattro milioni di bottiglie di acqua potabile vengono distribuite alla popolazione.Ma l'emergenza ambientale continua. Un altro disastro ecologico si è verificato oggi in Cina. A Yingde, nella provincia meridionale di Guangdong, una fonderia di zinco ha rilasciato una grande quantità di cadmio in un affluente del fiume delle Perle. Il cadmio è un metallo usato nelle batterie, considerato dannoso per fegato e reni e, in determinate circostanze, cancerogeno.Numerosi villaggi della zona si sono visti privati dell'acqua potabile. Le autorità cinesi stanno riversando milioni di litri di acqua pulita nel fiume inquinato per diluire la quantità di cadmio e riportarla a livelli tollerabiliper la salute umana.
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#17 |
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#18 |
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#19 |
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22 Dicembre 2005
CINA Veleni di cadmio nel fiume Beijiang, milioni di persone senz’acqua La sostanza tossica proviene da una fonderia statale. Nel Guangdong il fiume dà acqua a grandi città e a milioni di persone. L’incidente avvenuto la settimana scorsa ma rivelato solo ieri. Yingde (AsiaNews/Scmp) - Stato d’emergenza a Yingde, nel Guangdong, rimasta senza acqua potabile poiché nel fiume Beijiang c’è una concentrazione di cadmio 10 volte superiore al limite consentito. Il cadmio è stato scaricato nel fiume nella contea di Shaoguan da una fonderia statale, 6 giorni fa. Nel Guangdong il Beijiang fornisce acqua potabile a milioni di persone, comprese le città di Yingde, Qingyuan, Foshan e la capitale Guangzhou. Ora a Yingde si corre contro il tempo, per costruire una nuova tubatura di 1,4 km che prenderà da altre fonti l’acqua per i 100 mila abitanti. Una dose eccessiva di cadmio può causare dissenteria, problemi intestinali e digestivi, impotenza, vomito e danni al sistema nervoso e a quello immunitario. La popolazione è furibonda per non essere stata informata subito. “Lo scorso venerdì ci fu detto di non bere l’acqua delle condutture - protesta Guo Baonian, abitante di Wanfu, città vicina a Yingde - ma senza spiegare la ragione”. L’inquinamento raggiungerà Yingde oggi, ma nei giorni scorsi ha attraversato altre città, nelle quali sono state chiuse le forniture idriche ma senza dire perché. E’ recente il ricordo del disastro ambientale del fiume Songhua ed è diffuso il timore che le autorità pubbliche non dicano tutto e non subito. Nel fiume l’acqua scorre “con molta lentezza” e “l’inquinamento - spiega Luo Zhanhuai, portavoce del governo provinciale - non ha ancora raggiunto le maggiori città”. Le autorità pubbliche sperano che il cadmio si diluisca nel fiume e vi hanno convogliato riserve d’acqua da altri fiumi. Luo afferma che in alcune sezioni del Beijiang la qualità dell’acqua è già tornata normale. Chiusa, intanto, la fonderia responsabile, ma ancora non spiegate le ragioni del versamento del cadmio.
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