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Old 04-05-2004, 16:09   #141
jumpermax
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Originariamente inviato da ni.jo
quindi, fammi capire bene "Palesinesi=La maggioranza dei palestinesi, quindi anche i giornalisti sono membri di Hamas=terroristi=Bin Laden", giusto?
simpatizzanti, collaborazionisti, mettila come vuoi. Direi che un caso analogo lo abbiamo avuto con la stampa italiana e le BR negli anni 70...
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Old 04-05-2004, 16:12   #142
ni.jo
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Originariamente inviato da von Clausewitz
beh, questo non lo so, io ti ho solo postato un articolo sulla "CNN" araba
a te le conclusioni
Ah, e tu cosa ne pensi?
Io 'stò valutando l'idea di mettere la parabola per capire se questa "rivoluzione" interna c'è stata sul serio
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Old 05-05-2004, 13:20   #143
ni.jo
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altro punto di vista, diverso dal per me funanbolico "Palesinesi=La maggioranza dei palestinesi, quindi anche i giornalisti sono membri di Hamas=terroristi=Bin Laden"
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Al Jazira e Al Arabiyya si contendono il primato

Augusto Valeriani,(Laureato in Scienze della Comunicazione) si occupa di mass media nel mondo arabo. Collabora Corso di Media e Conflitti in Medio Oriente della Facoltà di Scienze Politiche dell'Università Di Bologna

30 Aprile 2004

Dopo che Al Jazira aveva deciso di non trasmettere il filmato dell'uccisione di Fabrizio Quattrocchi è stata accusata da molti osservatori italiani di connivenza con il gruppo terroristico che tiene in ostaggio i nostri connazionali. Evidentemente però le Falangi Verdi avevano inviato il video ad Al Jazira perché venisse mostrato, cosa piuttosto razionale per altro. Se a questo proposito potevano esserci dei dubbi il fatto che il nuovo filmato dei tre italiani sequestrati sia stato inviato ad Al Arabiyya pare essere una definitiva conferma. Il gesto infatti suona come una costosa punizione per l'emittente Qatarense, che a mio avviso ha preferito non trasmettere il video perché non essendo di importanza imprescindibile per la propria audience ha preferito non rischiare accuse di insensibilità e speculazione sul sangue. Accuse, come detto, ne sono comunque arrivate, e sarebbero arrivate in ogni caso.
Il punto interessante, da un punto di vista giornalistico se non altro, è a mio avviso proprio la battaglia per il primato di "CNN araba", battaglia che vede le due emittenti regine Al Jazira e Al Arabiyya lottare a colpi di esclusive e di nuovi format nell'informazione per il mondo arabo.
Di Al Jazira ho già avuto occasione di dire, cerchiamo ora di capire qualcosa in più di Al Arabiyya. L'emittente è stata lanciata nei primi mesi del 2003 con lo scopo principale di contrastare il primato di Al Jazira. Il principale finanziatore infatti è un gruppo sauduita vicino alla famiglia reale degli Al Saud che, preoccupata della perdita della propria leadership nell'informazione satellitare araba e bistrattata dai giornalisti dell'emittente Qatarense a causa della rigida censura cui aveva sottoposto fino a quel momento il giornalismo arabo, necessitava della creazione di una voce altrettanto autorevole di Al Jazira ma più compiacente nei propri confronti.
Ecco allora nell'ambito di MBC, broadcast pioniere del satellite arabo di proprietà saudita e con la collaborazione di un gruppo di investitori libanesi e kuwaitiani nascere Al Arabiyya. Anche se nata per motivi essenzialmente politici dunque la battaglia era tutta da giocare su standard professionali e all'interno di regole di mercato: lo scopo era conquistare le audience e dunque bisognava darsi da fare per fare meglio della concorrente.
Se questa battaglia ha avuto un vincitore è senza dubbio lo spettatore arabo, che ha assistito a un improvviso innalzamento nella qualità e nella quantità dell'informazione su cui poter contare, con il paradossale risultato che ormai nel mondo arabo chi vuole controllare l'informazione non può più usare la censura ma deve offrire standard qualitativi elevatissimi. La lotta per il primato sta offrendo agli spettatori arabi programmi di ottima qualità: E' il caso di "Al Microscopio" su Al Jazira o "Il taccuino del corrispondente" su Al Arabiyya, format analoghi che affidano ai corrispondenti la realizzazione di servizi sul paese nel quale vivono. Per quanto riguarda le linee politiche delle due emittenti è difficile dire qualcosa di univoco, e senza dubbio la definizione di Al Arabiyya come la più moderata delle due non mi pare veritiera. Entrambe le emittenti hanno posizioni analoghe nella definizione della situazione irakena come occupazione e entrambi sostengono apertamente la causa Palestinese. Sono posizioni che non mi sorprendono affatto, proprio perché sono posizioni condivise dalla totalità delle opinioni pubbliche arabe ed è sicuramente negli interessi di qualsiasi news organization incontrare il punto di vista della propria audience.
Le relazioni tra le due redazioni per altro non sono tra le più rosee: dagli uffici di Al Jazira affermano che ancora nessuno si può permettere come loro di trattare queste tematiche senza nessun tipo di pressione, e sostengono che Al Arabiyya pur rappresentando un grande passo avanti per la libertà d'espressione mostra ancora parecchie limitazioni nelle possibilità di scelta editoriale. Dall'altra parte Al Arabiyya risponde che la rivale insegue i sensazionalismi e che spesso non fornisce il giusto approfondimento, dedicandosi troppo ai programmi di studio quando potrebbe ancora di più offrire field reporting.
Da parte nostra dobbiamo rassegnarci che l'informazione libera non è più soltanto un monopolio occidentale e che ormai la costruzione mediatica nei conflitti si gioca sulla base di news che non fanno riferimento più solamente al nostro sistema di valori. Non stiamo certo entrando nell'era della verità assoluta, le regole del mercato e i controlli politici seppure non nella maniera rozza della censura indiscriminata continuano a viziare l'informazione in tutto il mondo. Forse però guardare con occhio più attento e con meno pregiudizi ai limiti e ai pregi della rivoluzione dell'informazione nel mondo arabo di cui la competizione fra Al Jazira e Al Arabiyya è espressione può aiutarci a capire meglio anche i limiti e le censure della nostra informazione.
Ieri sera il corteo contro l'occupazione dell'Iraq organizzato in risposta alla richiesta dei sequestratori degli italiani è stato trasmesso con ampi servizi su Al Jazira e Al Arabiyya. Più di cinquanta milioni di parlanti arabo l'hanno visto. Se non ci fossero state queste emittenti gli italiani sarebbero stati sequestrati lo stesso ma il popolo irakeno non avrebbe visto che in Italia migliaia di persone sono contro il terrorismo ma anche contro la guerra che ha se li ha liberati da un dittatore ha portato migliaia di morti e ora li sottopone a un'occupazione straniera che non vogliono. Questo indubitabilmente è un bene per i rapporti tra mondo arabo e mondo occidentale.
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