Google promette un datacenter in Texas senza consumo d'acqua per il raffreddamento
Google ha annunciato un nuovo datacenter a Wilbarger County, Texas, che utilizzerà raffreddamento ad aria avanzato, eliminando il consumo d'acqua per la sua operatività. Il consumo idrico avverrà per le sole attività critiche del campus, come mense e servizi interni.
di Manolo De Agostini pubblicata il 25 Febbraio 2026, alle 12:01 nel canale Server e WorkstationGoogle ha annunciato la costruzione di un nuovo datacenter a Wilbarger County, in Texas, che secondo quanto dichiarato dall'azienda non utilizzerà acqua per il raffreddamento operativo dei server. La struttura, prevista nei pressi della città di Vernon, adotterà un sistema di raffreddamento ad aria avanzato che limiterà il consumo idrico alle sole attività critiche del campus, come mense e servizi interni.
La scelta tecnologica si inserisce in un contesto di crescente attenzione verso l'impatto ambientale delle infrastrutture digitali. I datacenter, necessari per sostenere servizi cloud e piattaforme basate su AI, richiedono grandi quantità di energia e, in molti casi, acqua per dissipare il calore generato dai server. Secondo l'Environmental and Energy Study Institute, una struttura di medie dimensioni può arrivare a consumare circa 110 milioni di galloni d'acqua all'anno solo per il raffreddamento, un volume comparabile al fabbisogno annuale di circa 1.000 famiglie.

La promessa di azzerare il consumo idrico per il raffreddamento assume un peso particolare considerando che circa due terzi dei datacenter statunitensi sorgono in aree soggette a stress idrico. Il Texas, pur offrendo vantaggi in termini di costo dei terreni, disponibilità energetica e prossimità agli utenti, è uno degli Stati dove la gestione dell'acqua rappresenta un tema strutturale.
Google non ha ancora diffuso dettagli tecnici approfonditi sull'architettura di raffreddamento prevista per Wilbarger County. In generale, i sistemi ad aria possono ridurre drasticamente l'uso di acqua rispetto alle torri evaporative tradizionali, ma comportano un maggiore fabbisogno energetico per mantenere le temperature operative entro soglie accettabili, soprattutto in climi caldi.
Negli ultimi anni, altre aziende hanno sperimentato approcci alternativi. Microsoft, ad esempio, ha avviato nel 2024 progetti pilota di sistemi a evaporazione zero, basati su circuiti chiusi in grado di riciclare l'acqua senza attingere continuamente a nuove risorse idriche. L'efficacia di queste soluzioni dipende tuttavia dall'integrazione con fonti energetiche a basse emissioni, per evitare che il risparmio idrico si traduca in un incremento dell'impronta carbonica.
Sul fronte energetico, il progetto texano sarà sviluppato in collaborazione con AES. Il datacenter sarà co-locato con nuovi impianti di generazione pulita costruiti e gestiti da AES, secondo un modello definito "power first": l'infrastruttura di calcolo entrerà in funzione insieme alla capacità di generazione dedicata, riducendo la necessità di potenziare la rete esistente e ottimizzando l'uso delle infrastrutture elettriche. AES manterrà la proprietà e la gestione degli impianti di generazione, fornendo a Google servizi energetici attraverso accordi di lungo termine, inclusi PPA ventennali.
La proliferazione dei datacenter, tuttavia, ha riacceso il dibattito sul loro impatto locale. Un recente report di Xylem e Global Water Intelligence ha evidenziato che i datacenter non consumano necessariamente più acqua rispetto ad altre grandi strutture industriali e non stanno incidendo sulle bollette idriche locali con la stessa dinamica osservata per l'elettricità. Il problema principale resta la concentrazione di queste infrastrutture in aree già vulnerabili a siccità e carenze, dove eventuali shock climatici possono mettere sotto pressione sia le comunità sia i gestori idrici.
Di conseguenza, la promessa di un datacenter "senza acqua" per il raffreddamento operativo rappresenta una bella svolta, anche se dovrà essere valutata alla luce dei dati reali di esercizio, dell'effettivo fabbisogno energetico e dell'impatto complessivo sul territorio.










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