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#81 |
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11. Le dichiarazioni di Maurizio Avola
11.1 – Maurizio Avola, collaboratore di giustizia già appartenente alla “famiglia” Santapaola di Catania (i suoi legami con Aldo Ercolano e Nitto Santapaola erano stati già ampiamente accertati dall’AG di Catania prima della sua collaborazione), sentito dalla Corte di Assise di Caltanissetta nel proc. c. Agate Mariano + 26 per la strage di via D’Amelio (ud. 9/4/1999), ha dichiarato di essere stato in contatto stabile con Marcello D’Agata e attraverso questi ed altri affiliati del gruppo catanese con “cosa nostra” palermitana. Ha detto di aver contribuito alla preparazione di attentati che si sarebbero dovuti eseguire a Firenze tra il 1992 e il 1993. Sul punto le sue dichiarazioni sono state confermate dagli accertamenti del P.M. che hanno riscontrato una presenza di Avola a Firenze nel maggio 1992 (nota DIA del 23/10/1999) e sono state valorizzate nella sentenza della Corte di 47 Assise di Firenze, più volte citata. Ha riferito che nel mese di settembre del 1992 si tenne una riunione a Catania, zona Zia Lisa, dove trascorreva la latitanza Nitto Santapaola; vi parteciparono Riina, Eugenio Gallea, Marcello D’Agata, Aldo Ercolano, Alfio Fichera e lo stesso Avola. Si discusse della nascita di un partito nuovo: in proposito Gallea che aveva partecipato poco tempo prima ad un’altra riunione tenutasi nell’ennese “portava come novità che erano nate delle alleanze, che doveva nascere questo partito nuovo e … si dovevano creare visi nuovi”. D’Agata era diffidente, ma Gallea dava assicurazioni del fatto che la cosa era gestita personalmente da Riina. Lo scopo era quello di frenare le iniziative giudiziarie e legislative che avevano fortemente intaccato il potere di “cosa nostra” e che erano state scandite dall’esito del maxiprocesso, dalla disciplina a favore delle collaborazioni con la giustizia e poi dal regime penitenziario instaurato dal noto art.41bis O.P. Avola ha affermato di aver appreso da D’Agata che per sostenere il nuovo partito era necessario portare avanti un attacco violento allo Stato e questo attacco era stato delegato a “cosa nostra” già all’inizio del 1992, prima delle stragi di Capaci e di Via D’Amelio. Nulla seppe su quale fosse tale partito nuovo; nel 1994, mentre era detenuto, apprese dalla moglie che gli esponenti di “cosa nostra” avevano ordinato agli affiliati di votare “Forza Italia”. Ha anche parlato del fatto che vi fu tra la fine del 1992 e i primi del 1993 una riunione in un albergo romano (l’”Excelsior”), alla quale parteciparono D’Agata, Gallea e Pacini Battaglia e nella quale fu deciso che “cosa nostra” avrebbe provveduto all’eliminazione fisica di Antonio Di Pietro per fare un favore a Bettino Craxi. Avola ne venne a conoscenza perché fu designato quale componente del commando. Il P.M. ha disposto accertamenti per verificare se le persone indicate da Avola avessero soggiornato contestualmente all’hotel “Excelsior” di Roma tra il 1992 e il 1993 e l’esito è stato negativo (nota DIA del 23/10/1999). Non si è acquisita pertanto alcuna conferma della circostanza, ma l’accertamento non vale come smentita in quanto l’incontro non era necessariamente ricollegato al pernottamento nell’albergo di tutti gli astanti. Va tuttavia ricordato che anche Brusca ha riferito di un progetto dei catanesi di uccidere Di Pietro, illustratogli da Eugenio Gallea (ud. Corte di Assise di Appello di Caltanissetta 1/7/1999). ***
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interrogatorio del 25/5/1999, affermò di voler rendere
dichiarazioni circa la “strategia” che condusse alle stragi di Capaci e di Via D’Amelio, nonché a quelle successive commesse nel Nord-Italia, e sostenne che tale “strategia” aveva un punto di riferimento nella città dello Stretto. “Tutto deriva dai contatti fra Alfano e Dell’Utri. – disse Avola riferendo fatti del tutto nuovi – A Messina alla fine del 1991, ci sono stati degli incontri cui hanno partecipato Alfano, Sparacio, Dell’Utri ed alcuni uomini d’onore della famiglia catanese di cosa nostra”.
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12. Le dichiarazioni di Francesco Geraci
Francesco Geraci, collaboratore di giustizia, che pur non dichiaratosi affiliato formalmente a “cosa nostra” ha ricostruito le sue numerose attività illecite di sostegno all’organizzazione, aventi come perno il suo rapporto fiduciario con Matteo Messina Denaro, del quale ha favorito a lungo la latitanza e la contemporanea operatività criminale, ha fornito un contributo 51 utile per la ricostruzione degli attentati di Roma e di Firenze del 1993 (sul punto si confronti la sentenza della Corte di Assise di Firenze). In quel contesto al P.M. fiorentino (verb. 18/9/1994), aveva dichiarato che Messina Denaro, dopo l’omicidio Lima, aveva commentato, riferendosi a persone a lui ignote: “così vediamo con questa botta, cosa ne pensa”. Ha pure affermato che prima degli attentati di Roma e Firenze lo stesso Messina Denaro gli aveva chiesto cosa ne pensasse se l’organizzazione avesse ucciso una serie di politici e giornalisti importanti (fece i nomi di Martelli, Costanzo, Baudo e Santoro) per spingere lo Stato a trattare; sull’argomento si ritornò nel corso di una riunione con Mariano Agate e, dopo l’arresto di Riina, Gioacchino La Barbera disse a Geraci: “facendo questi attentati e ‘ste cose tu non pensi che ci sarà qualcheduno che va ‘nni Riina e ci va dice mettemunni d’accordo ccà, finemula…”.
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