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Old 23-03-2006, 00:11   #61
ironmanu
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Originariamente inviato da Sursit
Ho citato un esempio. Chiaro che ci sono settori dove il costo della manodopera incide di più, e altri di meno. Ma che nel settore calzaturiero sia ridotto ad un paio di macchine da cucire, ti sbagli di grosso.
Non pensare che quello che dice Della Valle sia oro colato. Anche lui ha il suo interesse a dire certe cose, e a tacere su altre.
Le fustelle? Le forme? Gli stampi? I macchinari?
Non pensare che un calzaturificio sia una serie di macchine da cucire, non è così. E' una cosa molto più complessa, che funziona nello stesso modo di tutte le altre produzioni di massa. Più hai produzione, più riesci a diminuire i costi per unità.
Io ho anche lavorato alla Geox, e mia sorella gestisce la produzione di scarpe in stabilimenti cinesi per multinazionali. E credimi, se qualcuno ti racconta che la manodopera è cruciale, ti racconta una balla clamorosa. E' importante sì, ma non è il fattore primario. Il fattore primario per una calzatura è il costo della materia prima. Almeno per quella di massa, per le produzioni limitate il discorso cambia, ma allora si va all'artigianato. Perchè per esempio l'Adidas produceva le ciabatte ( roba da pochi dollari, è la calzatura che costa meno ) in Italia e non in Cina? Perchè costava meno. Perchè ci sono dazi. Perchè ad esempio si può permettere di produrre la ciabatta ad iniezione, invece dello stampo: la tecnica ad iniezione permette di avere scarto zero, ma gli stampi costano milioni, in euro. Devi bilanciare il costo del macchinario con la resa in produzione. Conviene solo se fai certi numeri, se non li fai non conviene.
Poi pensa che la Geox fa rifare qui in Italia migliaia di paia perchè dagli stabilimenti romeni escono fatte col deretano. Ripeto, le fanno rifare, quindi costa due volte. Economico, vero?
Pensa che la New Balance ha uno stabilimento in Inghilterra, l'Adidas ne ha uno di proprietà in Germania, oltre a produrre in Italia: la produzione tutta all'estero è una cosa prettamente italiana, ma qui entrano in gioco altri fattori tipo "mafia", ci anche altre cose dietro. Per esempio, per la produzione in Cina tutte le fabbriche italiane devono passare per una società commerciale di proprietà di un certo signor Tirindelli, il quale ha bellamente piazzato i suoi uomini dentro i posti chiave di ogni azienda italiana che vuole produrre in Cina. Con la sola esclusione della Fila mi sembra.
Per il tessile, non ti so dire. Non mi sbilancerei comunque a dire che è un settore a bassa automazione.
beh chiaro che nn bastano 2 lire per un calzaturificio...dico solo che essendo un attività ad alto tasso di manodopera,il costo di questa è ,se nn la prima,la seconda forza motrice al delocalizzare.
A meno che nn si decida di fare una politica di gestione nn orientata solo ai costi.

il tessile invece ,inteso come confezionamento dei capi, è secondo me a bassissima automazione per forza,altrimenti nn potrebbe avere la flessibilità richiesta.
__________________
"I Vitelli dei romani sono belli!"

Ultima modifica di ironmanu : 23-03-2006 alle 00:13.
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Old 23-03-2006, 07:43   #62
Sursit
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Originariamente inviato da A.L.M.
A me Della Valle sta sulle scatole, ma non si possono paragonare le sue scarpe ed il suo business alle Geox, che spesso sono stilisticamente pure copiate da altri (per esempio dalle Hogan di Della Valle ).
Tra l'altro Mario Moretti Polegato mi pare rappresenti bene l'imprenditore medio italiano, una buona idea di partenza, ma zero in cultura, economica e non. Un paio d'anni fa, in piena crisi FIAT, gli chiesero se avrebbe mai acquistato una macchina con quel marchio: lui rispose che lo avrebbe fatto solo se diventavano di moda...
Mario Moretti Polegato.......un uomo che è riuscito a mettere l'impianto a gas sulla sua Ferrari
Lasciando perdere il gossip, vorrei citare anche un episodio, mi sembra avvenuto l'anno scorso, quando la Lotto per sbaglio fece partire la produzione di un modello di scarpa, che poi fermò perchè la scarpa doveva essere modificata. Però fabbricarono circa 5.000 paia di scarpe "sbagliate". Bene, la Lotto rifiutò di acquistarle, e le lasciò al produttore. Siccome le fabbriche cinesi, anche se qui si parla mi sembra della Wai Wai, una società taiwanese con fabbriche in Cina ( la più grande, 50.000 operai ), già lavoravano a credito con la Lotto, procedettero a chiudere i rubinetti. Poco male, perchè la Lotto all'epoca stava già portando parte della produzione in India.
E non mi meraviglierò se poi passeranno in Vietnam e poi Indonesia e così via.
Questo per esemplificare come ragiona buona parte dell'imprenditoria, soprattutto veneta: non ti pago proprio. Punto.
Con una classe imprenditrice di tal fatta, come si può sperare di risalire la china?
Sursit è offline   Rispondi citando il messaggio o parte di esso
Old 23-03-2006, 12:51   #63
sempreio
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Originariamente inviato da Sursit
Ho citato un esempio. Chiaro che ci sono settori dove il costo della manodopera incide di più, e altri di meno. Ma che nel settore calzaturiero sia ridotto ad un paio di macchine da cucire, ti sbagli di grosso.
Non pensare che quello che dice Della Valle sia oro colato. Anche lui ha il suo interesse a dire certe cose, e a tacere su altre.
Le fustelle? Le forme? Gli stampi? I macchinari?
Non pensare che un calzaturificio sia una serie di macchine da cucire, non è così. E' una cosa molto più complessa, che funziona nello stesso modo di tutte le altre produzioni di massa. Più hai produzione, più riesci a diminuire i costi per unità.
Io ho anche lavorato alla Geox, e mia sorella gestisce la produzione di scarpe in stabilimenti cinesi per multinazionali. E credimi, se qualcuno ti racconta che la manodopera è cruciale, ti racconta una balla clamorosa. E' importante sì, ma non è il fattore primario. Il fattore primario per una calzatura è il costo della materia prima. Almeno per quella di massa, per le produzioni limitate il discorso cambia, ma allora si va all'artigianato. Perchè per esempio l'Adidas produceva le ciabatte ( roba da pochi dollari, è la calzatura che costa meno ) in Italia e non in Cina? Perchè costava meno. Perchè ci sono dazi. Perchè ad esempio si può permettere di produrre la ciabatta ad iniezione, invece dello stampo: la tecnica ad iniezione permette di avere scarto zero, ma gli stampi costano milioni, in euro. Devi bilanciare il costo del macchinario con la resa in produzione. Conviene solo se fai certi numeri, se non li fai non conviene.
Poi pensa che la Geox fa rifare qui in Italia migliaia di paia perchè dagli stabilimenti romeni escono fatte col deretano. Ripeto, le fanno rifare, quindi costa due volte. Economico, vero?
Pensa che la New Balance ha uno stabilimento in Inghilterra, l'Adidas ne ha uno di proprietà in Germania, oltre a produrre in Italia: la produzione tutta all'estero è una cosa prettamente italiana, ma qui entrano in gioco altri fattori tipo "mafia", ci anche altre cose dietro. Per esempio, per la produzione in Cina tutte le fabbriche italiane devono passare per una società commerciale di proprietà di un certo signor Tirindelli, il quale ha bellamente piazzato i suoi uomini dentro i posti chiave di ogni azienda italiana che vuole produrre in Cina. Con la sola esclusione della Fila mi sembra.
Per il tessile, non ti so dire. Non mi sbilancerei comunque a dire che è un settore a bassa automazione.

gli stampi costano milioni di euro perchè sono prodotti qui in italia, fra poco vedrai che in cina potranno fare gli stessi stampi a 1/10 di quel costo, a cosa servono sennò quei milioni di ingegneri cinesi
ma quando finirà anche qui in italia la produzione di macchine di precisione, allora l' italia non avrà più nulla
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Old 23-03-2006, 12:58   #64
zerothehero
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L'Avatar di zerothehero
 
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bè il tessile a parte la produzione di alta gamma è perduto..non è possibile avere fabbriche in italia (e infatti tutti delocalizzano nell'est e in China)..in fin dai conti la stessa cosa è avvenuta in Inghilterra ben prima di oggi...non si può pretendere di produrre dei prodotti a basso valore aggiunto con alti costi, mi pare ovvio.
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Old 23-03-2006, 12:59   #65
fabio80
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Originariamente inviato da sempreio
gli stampi costano milioni di euro perchè sono prodotti qui in italia, fra poco vedrai che in cina potranno fare gli stessi stampi a 1/10 di quel costo, a cosa servono sennò quei milioni di ingegneri cinesi
ma quando finirà anche qui in italia la produzione di macchine di precisione, allora l' italia non avrà più nulla


costano tanto ( ma milioni di euro è esagerato) solo perchè richiedono macchine con costi orari proibitivi
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Old 23-03-2006, 14:40   #66
sempreio
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Città: spero ancora per poco in italia
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Originariamente inviato da fabio80
costano tanto ( ma milioni di euro è esagerato) solo perchè richiedono macchine con costi orari proibitivi

alla fine sono costi orari del personale, che fa e progetta ste macchine, anche prima si è detto che i costi del personale incide sul prodotto finito della mercedes per solo il 2% e hanno detto un' assurdità, non viene minimamente contato tutto il personale dell' indotto e le ore di lavoro dei macchinari dell' azienda. non so nulla di aziende lo ammetto, ma so che oltre il costo della materia prima tutto il resto sono costi dati dall' uomo
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Old 23-03-2006, 18:43   #67
Sursit
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Originariamente inviato da sempreio
gli stampi costano milioni di euro perchè sono prodotti qui in italia, fra poco vedrai che in cina potranno fare gli stessi stampi a 1/10 di quel costo, a cosa servono sennò quei milioni di ingegneri cinesi
ma quando finirà anche qui in italia la produzione di macchine di precisione, allora l' italia non avrà più nulla
La produzione di stampi già la fanno in Cina da un pezzo.....
Però gli stampi italiani sono i migliori in assoluto, seguiti dai coreani e dai tedeschi. Ma a seconda della qualità costano, ovvio.
Ma, vedi, il discorso è sempre quello: la produzione finirà non perchè la manodopera costi di meno ( già lo stanno dimostrando i tedeschi, pur con le loro difficoltà ), ma perchè ci stiamo tagliando le gambe da soli facendo imprenditoria nel modo sbagliato. Non siamo in un sistema meritocratico, ma di raccomandati. E le produzioni non vengono pensate con la pianificazione, ma solo con l'unico scopo dell'immediato guadagno personale. Insomma, è la mentalità truffaldina che ci frega, non i costi della manodopera ( ammortizzabili in più di un sistema ), nè la mancanza di teste buone. Ti assicuro che il più stacanovista dei cinesi non lavora come un buon operaio del Nord-Est, però a questo punto sta venendo meno anche la voglia di lavorare.
A guardare bene, almeno dalle mie parti, che tutto sommato è tutt'ora il centro più importante della calzatura italiana, il declino non è iniziato con l'avvento della produzione cinese, ma già qualche anno prima. Così anche il tessile. Se i cinesi sono aggressivi, e lo sono, hanno solo peggiorato una situazione già difficile di suo. E non è colpa della manovalanza se le imprese della zona non sono cresciute com'era nelle loro possibilità, ma degli imprenditori, e della struttura delle aziende, sempre a carattere familiare, e non manageriale. La Lotto e la Diadora una volta erano ben più importanti di quanto non lo sono adesso. I tennisti, una ventina di anni fa, facevano mettere una postilla nei contratti di sponsorizzazione per poter giocare a Wimbledon con scarpe Diadora. Adesso figuriamoci!
Negli anni settanta, quando è esploso il settore calzaturiero, in poco tempo le aziende a carattere familiare si sono espanse a tal punto da non risultare più gestibili com'erano prima, e i titolari non si sono resi conto che dovevano ricorrere ai manager. E' stato lì il disastro, non è colpa della Cina. E' la testa degli imprenditori che non è arrivata a capire la globalizzazione, perchè è stato un fenomeno troppo grande e complesso.
Sursit è offline   Rispondi citando il messaggio o parte di esso
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