Quanto è sicuro il mobile commerce?

Quanto è sicuro il mobile commerce?

In Italia cresce sensibilmente la pratica del mobile commerce, ovvero dello shopping online usando tablet e smartphone. Ma i fattori di rischio propri dei dispositivi mobile impongono particolare accortezza per evitare spiacevoli sorprese. Ancora una volta, però, si tratta di un problema di cultura e non di mezzi

di Andrea Bai pubblicato il nel canale Sicurezza
 

Introduzione

In occasione dell'edizione 2015 del Security Summit, tenutasi dal 17 al 19 marzo scorsi a Milano, è stato presentato il Rapporto Clusit 2015 che analizza i principali incidenti di sicurezza informatica noti avvenuti nel corso dell'anno passato. Al di là dei dati e delle tendenze, che già erano state anticipate e che abbiamo avuto modo di illustrare in questa notizia, il rapporto fornisce una serie di approfondimenti su alcuni temi molto attuali, eviscerandoli ovviamente dal punto di vista della sicurezza informatica.

Ne prenderemo in considerazione alcuni, a partire da quello riguardante l'M-Commerce, attività che sta riscuotendo un particolare seguito anche in Italia, quale naturale evoluzione dello shopping online e dell'e-commerce. L'approfondimento è a cura di Fabio Guasconi, co-fondatore e presidente dell’azienda di consulenza BL4CKSWAN srl. nonché membro direttivo del CLUSIT e da oltre 10 anni impegnato in attività consulenziali sulla sicurezza informatica.

Se il concetto di e-commerce è di più immediata comprensione, per delineare più correttamente quello di m-commerce o mobile-commerce è opportuno rifarsi alla definizione data da Kevin Duffey in occasione della cerimonia iniziale del Mobile Commerce Forum del 1997 a Londra: "il conferimento della facoltà di effettuare attività di commercio elettronico direttamente tra le mani del consumatore, ovunque si trovi, attraverso tecnologie wireless".

Questa definizione si traduce di fatto con la possibilità di effettuare acquisti senza alcun tipo di vincolo: né la presenza fisica in un negozio o in un grande magazzino, né l'impiego di una postazione stabile (quale un computer desktop o un notebook). Shopping e mobilità quindi, due elementi che ben si accompagnano con la passione che il popolo del Bel Paese nutre nei confronti dei dispositivi per la telefonia mobile.

Osserva a tal proposito Guasconi: "Il personal computer resta comunque lo strumento preferenziale per l’accesso a Internet nel nostro paese ma la sua diffusione è sostanzialmente ferma a poco meno del 60% della popolazione, mentre la tendenza all’uso di dispositivi mobili (comprensivi di smartphone e di tablet) sta salendo ininterrottamente negli ultimi anni."

Tutto ciò si riscontra nei dati raccolti dal consorzio Netcomm, il quale evidenzia come l'm-commerce in Italia ha assistito ad un tasso di crescita del 289% nel 2013 e dell'85% nel 2014. Dinnanzi a questi dati è comunque opportuno osservare, pur riconoscendo il fascino che l'm-commerce esercita sui nostri compatrioti, che tassi di crescita così elevati sono di solito normali nel momento in cui una novità inizia a diffondersi tra il pubblico. E trattandosi proprio di un fenomeno agli albori, ancora si devono affermare modelli d'uso, abitudini e "best practice".

E' proprio all'interno di scenari di questo tipo dove novità, scarsa conoscenza e "inesperienza la fanno da padrone e dove, pertanto, i livelli di sicurezza non possono ancora essere ritenuti soddisfacenti. Il mobile-commerce, pur traendo numerose misure e soluzioni di sicurezza dal "fratello maggiore" e-commerce, non si sottrae a questa "regola" dal momento che introduce una serie di nuovi fattori di rischio che hanno origine proprio dalla sua semplicità d'uso.

 
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