Lo spot antipirateria più famoso di sempre ha usato caratteri pirata? L'indagine
Una recente indagine ha rivelato che la celebre campagna anti-pirateria degli anni 2000 "Non ruberesti mai un'auto" avrebbe utilizzato un font piratato. Un caso emblematico sul rispetto del copyright proprio da parte di chi predicava contro la pirateria digitale.
di Nino Grasso pubblicata il 28 Aprile 2025, alle 12:21 nel canale WebLa campagna anti-pirateria "Non ruberesti mai un'auto", lanciata nel 2004 dalla Federation Against Copyright Theft (FACT) britannica e dalla Motion Picture Association of America (MPAA), è diventata un'icona culturale che ha segnato un'intera generazione di acquirenti di DVD. Con il suo messaggio incisivo, lo spot puntava a convincere il pubblico che scaricare film piratati equivaleva a commettere crimini contro la proprietà.
Tuttavia, una recente scoperta ha messo in luce un paradosso sorprendente: la stessa campagna che predicava contro la pirateria potrebbe aver utilizzato un font piratato nei suoi materiali promozionali. Secondo quanto riportato da diverse fonti, tra cui Melissa Lewis su Bluesky, la campagna avrebbe utilizzato XBand Rough, un font gratuito creato nel 1996 da Catapult Entertainment, che risulta essere praticamente identico a FF Confidential, creato nel 1992 da Just Van Rossum, fratello dell'inventore di Python, Guido Van Rossum.
La campagna "Non ruberesti mai un'auto" potrebbe aver utilizzato un font pirata
Una conferma ulteriore è arrivata nella conversazione da un utente di Bluesky soprannominato Rib, che ha utilizzato la Wayback Machine per esaminare un file PDF del 2005 ospitato sul sito ufficiale della campagna anti-pirateria. L'analisi ha confermato che il font incorporato nel documento era effettivamente XBand Rough e non la versione originale e legittima FF Confidential. Quando la giornalista Lewis ha contattato Van Rossum per chiedere chiarimenti sulla somiglianza tra i due font, il designer ha confermato che XBand Rough è essenzialmente un "clone illegale" di FF Confidential. La sua reazione alla notizia che proprio quel font piratato fosse stato usato nella campagna anti-pirateria? "Trovo la cosa esilarante", ha dichiarato Van Rossum.
La questione della protezione dei font è particolarmente complessa dal punto di vista legale. Negli Stati Uniti, un carattere tipografico come tale non è soggetto a copyright. Tuttavia, un file di font su un computer può essere protetto dal copyright perché considerato simile a una proprietà software. I caratteri tipografici possono trovare tutela nell'ambito del codice della proprietà industriale e della normativa a protezione del diritto d'autore. Sotto il profilo della proprietà industriale, negli USA si prevede che possano costituire oggetto di registrazione come disegni e modelli anche i caratteri tipografici. Sotto il profilo della proprietà intellettuale, inoltre, si intende la protezione delle opere dell'ingegno aventi carattere creativo, qualunque ne sia il modo e la forma di espressione. I caratteri tipografici quindi, quando dotati di carattere creativo, potrebbero trovare tutela ai sensi di tale normativa.
Un aspetto importante da considerare è la responsabilità di chi utilizza i font. Come evidenziato da esperti legali citati da ArsTechnica, l'utilizzo di un font senza la dovuta licenza può comportare conseguenze legali importanti. I creativi che utilizzano caratteri tipografici devono prestare attenzione ai termini e alle condizioni di utilizzo, che di norma consentono l'uso gratuito solo per finalità personali e non commerciali. Per utilizzare legittimamente un font per finalità commerciali è generalmente necessario concludere un accordo di utilizzo e corrispondere un importo. Le licenze possono prevedere l'acquisto del font da utilizzarsi per un numero limitato di computer, il noleggio per un tempo stabilito o l'utilizzo per portali web con compenso commisurato agli accessi.
Quanto avvenuto con la campagna anti-pirateria è particolarmente ironico, ma sposta l'attenzione verso la potenziale e implicita ipocrisia da parte di una campagna così profonda e signficativa. È da notare che Van Rossum non è più il distributore ufficiale del font (i diritti sono passati a Monotype nel 2014, dopo essere stati gestiti da FontShop International) e non ha intenzione di intraprendere azioni legali. La campagna è stata interrotta nel 2008, ma la sua eredità culturale vive ancora oggi anche attraverso meme diffusi sui social che utilizzano lo stesso stile dello spot. L'indagine di Lewis aggiunge un ulteriore tassello, dimostrando alla fine quanto sia facile incappare in violazioni della proprietà intellettuale anche quando si ha l'obiettivo opposto. Un caso che dimostra come, talvolta, chi punta il dito contro determinate pratiche possa cadere nelle stesse trappole che denuncia con tanta veemenza.










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9 Commenti
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Con gli avvocati che a quel punto dovrebbero puntare la difesa sul fatto che la pirateria col furto non "ci azzecca" nulla!
https://www.youtube.com/watch?v=qPEeaxI0OPU
Hai fatto bene a specificare "originali", perché nelle versioni tarocche mi sa che lo tagliavano, perciò più che sensibilizzare il pirata, rompevano le palle all'onesto.
Con gli avvocati che a quel punto dovrebbero puntare la difesa sul fatto che la pirateria col furto non "ci azzecca" nulla!
Ma infatti è un tipico esempio di argomento fantoccio, perché la pirateria è illegale senz'altro ma non è un furto.
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