La Commissione europea bacchetta Google: violato il DMA con Search e Google Play?
La Commissione europea ha inviato due serie di conclusioni preliminari ad Alphabet, l'azienda madre di Google, accusando il colosso tecnologico di non rispettare il Digital Markets Act (DMA) per quanto riguarda Google Search e Google Play.
di Nino Grasso pubblicata il 20 Marzo 2025, alle 11:11 nel canale WebAlphabetGoogleAndroid
La Commissione europea ha formalmente notificato ad Alphabet, società madre di Google, le sue conclusioni preliminari riguardanti presunte violazioni del Digital Markets Act (DMA). Le accuse, annunciate il 19 marzo, si concentrano su due servizi chiave per i quali Alphabet è stata designata come "gatekeeper": Google Search e Google Play. Secondo l'organo esecutivo dell'UE, la società statunitense favorirebbe i propri servizi nei risultati di ricerca e impedirebbe agli sviluppatori di app di indirizzare liberamente gli utenti verso canali alternativi per offerte più vantaggiose.

Le conclusioni preliminari rappresentano un percorso mirato per l'applicazione del DMA, entrato in vigore nel marzo 2024 con l'obiettivo di garantire mercati digitali equi e contendibili. Se le violazioni venissero confermate, Alphabet potrebbe affrontare sanzioni fino al 10% del suo fatturato globale annuo, una cifra potenzialmente enorme per il colosso.
Le accuse della Commissione europea contro Google su Play e Search
La prima serie di conclusioni preliminari riguarda Google Search: la Commissione ritiene che, nonostante alcune modifiche implementate da Alphabet per conformarsi al DMA, il motore di ricerca continui a trattare i servizi propri dell'azienda in modo favorevole rispetto a quelli dei concorrenti. Nello specifico, secondo quanto riportato dalla Commissione europea, Alphabet offrirebbe ai propri servizi - come quelli su shopping, prenotazione di hotel, trasporti, risultati finanziari e sportivi - una visibilità privilegiata nei risultati di ricerca, posizionandoli in cima alla pagina o in spazi dedicati, con formati visivi migliorati e meccanismi di filtraggio avanzati.
La vicepresidente esecutiva della Commissione per una transizione pulita, giusta e competitiva, Teresa Ribera, ha dichiarato: "La nostra opinione preliminare è che Alphabet stia violando il Digital Markets Act favorendo i propri prodotti nella pagina dei risultati di ricerca di Google, il che significa che fornitori e concorrenti non beneficiano di pratiche di posizionamento eque". Questa pratica, nota come "self-preferencing", è vietata dal DMA, che richiede ai gatekeeper di non trattare i propri servizi in modo favorevole rispetto a servizi analoghi di terze parti. La classificazione dei risultati deve essere effettuata in modo trasparente, equo e non discriminatorio per garantire una concorrenza leale nel mercato digitale.
La seconda serie di conclusioni preliminari riguarda Google Play, il marketplace di app per dispositivi Android. Secondo la Commissione, Alphabet violerebbe il DMA impedendo agli sviluppatori di app di indirizzare liberamente gli utenti verso canali alternativi per offerte più vantaggiose. Le indagini hanno rivelato che Alphabet ostacolerebbe tecnicamente alcuni aspetti dell'orientamento, impedendo agli sviluppatori di app di guidare i clienti verso offerte e canali di distribuzione di loro scelta. Inoltre, la Commissione ritiene che le commissioni addebitate da Alphabet vadano oltre quanto giustificabile: l'azienda imporrebbe tariffe elevate per un periodo eccessivamente lungo su ogni acquisto di beni e servizi digitali.
La vicepresidente esecutiva Ribera ha aggiunto: "Assumiamo l'opinione preliminare che Alphabet non consenta effettivamente agli utenti di telefoni Android di essere informati o indirizzati a offerte più economiche da sviluppatori di app al di fuori del Google Play Store". Ai sensi del DMA, gli sviluppatori di applicazioni che distribuiscono le loro app tramite Google Play dovrebbero poter informare gratuitamente i clienti delle possibilità alternative più economiche, indirizzarli verso tali offerte e consentire loro di effettuare acquisti senza restrizioni.
Prossimi passi e possibili conseguenze
Con l'invio delle conclusioni preliminari, la Commissione ha informato Alphabet della sua opinione preliminare secondo cui la società avrebbe violato il DMA. Questo non pregiudica l'esito finale dell'indagine, poiché Alphabet ha ora la possibilità di esercitare i suoi diritti di difesa esaminando i documenti contenuti nel fascicolo d'indagine della Commissione e rispondendo per iscritto alle accuse. Se le opinioni preliminari della Commissione venissero confermate, l'organo esecutivo dell'UE adotterebbe una decisione di non conformità, che potrebbe comportare sanzioni significative. La Commissione ha comunque sottolineato che prosegue il suo impegno con Alphabet per individuare soluzioni efficaci.
Le decisioni della Commissione europea giungono in un contesto politicamente delicato. Gli Stati Uniti hanno espresso disapprovazione verso il DMA e hanno minacciato ritorsioni commerciali con tariffe. Alcuni membri del Congresso americano hanno inviato una lettera ai vicepresidenti della Commissione sostenendo che il DMA sarebbe diretto contro le aziende statunitensi e che le sanzioni equivalgono a tasse. Nonostante le pressioni internazionali, la Commissione sembra determinata a far rispettare le normative europee per garantire mercati digitali equi e contendibili. Teresa Ribera ha chiarito: "Voglio essere chiara: il nostro obiettivo principale è creare una cultura del rispetto della legge sui mercati digitali. Le procedure di non conformità sono riservate alle situazioni in cui i tentativi di dialogo non hanno avuto successo. Ma come sempre, applichiamo le nostre leggi in modo equo e non discriminatorio e rispettiamo pienamente i diritti di difesa delle parti".










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