Il Regno Unito ha copiato senza autorizzazione dati dello Schengen Information System

Il Regno Unito ha copiato senza autorizzazione dati dello Schengen Information System

Una vicenda che svela l'approccio asimmetrico dell'Unione Europea nei confronti della privacy: GDPR nei confronti dei privati, indulgenza verso i governi

di pubblicata il , alle 11:21 nel canale Web
 

Nel corso del 2018 il sito web EU Observer aveva rivelato l'esistenza di un documento interno dell'Unione Europea che elencava una serie di violazioni sistematiche portate avanti nel corso degli anni dalle autorità Britanniche allo Schengen Information System, con la copia non autorizzata di informazioni personali riservate. Si tratta di una vicenda che è stata indirettamente confermata da Julian King, commissario europeo per la sicurezza, il quale ha recentemente commentato che "un Paese" ha compiuto una serie di "passi concreti" nel risolvere il problema indicato nel documento interno e che "altri Stati Membri hanno dei problemi in questo ambito".

Una dichiarazione che non è piaciuta alla parlamentare europea Sophie in't Veld del partito Democracts 66: "Non abbiamo mai appreso di questo genere di situazioni fino a quando non sono apparse sui media o in qualche fuga di notizie. Non è il modo in cui funziona una democrazia, dove dovrebbe esserci responsabilità e trasparenza. La Commissione Europea sembra non capirlo, e nemmeno i governi degli Stati Membri. E' ridicolo" ha commentato la parlamentare olandese.

Assieme ai colleghi del gruppo parlamentare Renw Europe, in't Veld ha avanzato la richiesta alla Commissione di una indagine completa che verifichi l'esistenza di eventuali violazioni da parte degli Stati Membri e di condividerla con il Parlamento Europeo, così che i rappresentanti dei cittadini possano svolgere la loro funzione di controllo del potere.

Lo Schengen Information System è un database dell'Unione Europea che contiene nomi, informazioni biografiche, fotografie, impronte digitali e mandati d'arresto di mezzo milione di cittadini non europei a cui è stato negato l'accesso nell'area Schengen. Il database contiene inoltre informazioni personali di oltre 100 mila persone scomparse e 36 mila sospettati criminali. Il Regno Unito ha, dal 2015, un accesso limitato a questo sistema.

Secondo le rivelazioni dell'EU Observer, pare che il Regno Unito abbia effettuato svariate copie del database in diversi momenti, conservandole sui PC portatili presso gli aeroporti e gli uffici governativi e rendendole così ulteriormente vulnerabili ad altre violazioni. L'accesso a questi dati sarebbe stato permesso anche a contrattisti statunitensi (si fa il nome di IBM), il che significa che le informazioni potrebbero essere richieste anche dalle autorità USA secondo le norme del Patriot Act.

L'onorevole in't Veld riconosce che l'uso della tecnologia e lo sfruttamento di limitate informazioni personali siano misure necessarie nella lotta al crimine, ma osserva come l'essenza della democrazia stia nei limiti ai poteri del governo. E secondo in't Veld anche le operazioni governative dovrebbero sottostare alla regolamentazione GDPR in vigore per i cittadini e le aziende europee. Attualmente invece per le attività governative è previsto un differente quadro normativ.

Il pubblico ha iniziato a comprendere quanto sia delicato e importante il problema della privacy dopo le vicende che hanno visto coinvolte società di grosso calibro come Facebook, con il fondatore Mark Zuckerberg che è stato chiamato a comparire dinnanzi a commissioni parlamentari in USA e in Europa incaricate di approfondire l'argomento. Quello che forse il pubblico più ampio tende a sottovalutare è che anche i governi possono essere colpevoli di una cattiva gestione dei dati personali dei cittadini. "Ci dovrebbe essere indignazione, invece c'è un totale silenzio - e probabilmente anche una mancata consapevolezza - sul modo in cui le autorià gestiscono i nostri dati e i nostri diritti civili. Le autorità non ne parlano e lo tengono segreto. Come possono essere migliori di Mark Zuckerberg?" ha dichiarato in't Veld.

Tutto ciò avviene quando il Regno Unito si trova a gestire la sua uscita dall'Unione Europea, che dovrebbe avvenire il prossimo 31 ottobre, e per la quale sono già state avanzate richieste di continuare a restare all'interno degli accordi di condivisione delle informazioni nel sacro nome della sicurezza. Sull'argomento si esprime nuovamente l'onorevole in't Veld: "Penso che la Commissione Europea e gli altri stati mmebri semplicemente chiuderanno un occhio e continueranno a concedere l'accesso al Regno Unito, anche se non sussistono alcuni vincoli all'interno degli standard Europei. Penso che lo faranno perché è ciò che già fanno con gli USA". Proprio con l'avvicinarsi del termine della Brexit in't Veld e i parlamentari europei firmatari della richiesta alla commissione si attendono un riscontro in tempi rapidi.

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1 Commenti
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ComputArte10 Agosto 2019, 15:57 #1

i nodi vengono al pettine...

Il GDPR per sua natura identifica fattispecie e modalità per la protezione dei dati personali...da chi intende abusarne...

Quindi a parte i soliti furbetti del pianetino ( OTT) chiunque scimmiotti quei comportamenti non più leciti, si alinea ad essere sanzionabile e sanzionato a tutti gli effetti.

Ci auguriamo che gli inglesi smettano di fare i furbastri come sono soliti fare e che si allineino al regolamento

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