#DeleteFacebook è l'hashtag del momento: anche il co-fondatore di WhatsApp partecipa

#DeleteFacebook è l'hashtag del momento: anche il co-fondatore di WhatsApp partecipa

Brian Acton è uno dei fondatori di WhatsApp, applicazione acquistata per quasi 20 miliardi di dollari da Facebook. Questo non lo ha fermato dal pubblicare un tweet con l'hashtag #deletefacebook

di pubblicata il , alle 11:41 nel canale Web
Facebook
 

Con Cambridge Analytica che ha utilizzato in maniera inappropriata i dati di circa 50 milioni di utenti Facebook, la compagnia di Mark Zuckerberg è attualmente nell'occhio del ciclone. In risposta allo scandalo è nato una sorta di movimento sui social, #DeleteFacebook, in cui gli utenti manifestano il proprio disappunto sull'uso superficiale fatto dalle compagnie relativamente a dati così importanti. Quello che sorprende è che a partecipare al movimento c'è anche Brian Acton.

Si tratta di uno dei co-fondatori di WhatsApp che nel 2014 è salito nel carro dei miliardari grazie all'acquisizione della società insieme a Jan Koum. Differentemente da quest'ultimo, che è rimasto ai vertici di WhatsApp, Acton ha lasciato la compagnia lo scorso anno dando il via ad una nuova fondazione no-profit. Il suo pensiero è quindi libero da manipolazioni ma, nonostante ciò, sorprende che abbia utilizzato parole così secche nei confronti della compagnia di Zuckerberg.

Nelle scorse ore Acton ha dichiarato su Twitter un messaggio in cui si legge che "è giunta l'ora", inserendo nel post anche #deletefacebook. Il messaggio mette ancora una volta in discussione i rapporti fra Acton e Facebook, visto che l'anno scorso l'investimento di 50 milioni effettuato su Signal aveva alimentato i primi dubbi. Ma, facendo una rapida ricerca su Twitter, si scopre che Acton non è assolutamente l'unico a cinguettare l'hashtag anti-Facebook.

Pare che il caso Cambridge Analytica sia stata la proverbiale goccia che ha fatto traboccare il vaso, laddove l'uso dei dati personali da parte dei social network rappresenta ad oggi una delle principali preoccupazioni in seno alla privacy degli utenti online. Non è la prima volta che un hashtag #Delete punta ad arrecare danno a potenti multinazionali: di recente infatti c'è stato il caso di #DeleteUber. Al momento Facebook è sotto indagine e dovrà rispondere di quanto accaduto alla FTC.

Cancellarsi da Facebook è la risposta più forte che gli utenti possono dare nella speranza che qualcosa cambi, ma in quanti degli attuali utenti sono realmente disposti a fare a meno del social network di Zuckerberg?

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28 Commenti
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Opteranium21 Marzo 2018, 11:58 #1
i dati ormai li hanno già. Se per caso andassero tutti via da fb, potrebbero continuare a vendere quei dati per il resto della vita.
E se uno si cancellasse da fb, resterebbe su instagram, whatsapp, messenger.. per cui o tutti o nessuno.
Insomma, la frittata è fatta
Noir7921 Marzo 2018, 11:58 #2
Sono d'accordo, ma per motivi diametralmente opposti: Facebook ha da tempo operato una politica di censura nei confronti di gruppi conservatori, cancellando le loro pagine con la scusa del "hate speech" e delle "community guidelines". Non rispettano la libertá di espressione su basi ideologiche, non neutrali.

Per quanto mi riguarda, é arrivato il momento di passare a Gab:

https://gab.ai/
Skogkatt21 Marzo 2018, 12:06 #3
Mmmh, con link ad articoli di breitbart e dailymail... invitante proprio
D4N!3L321 Marzo 2018, 12:07 #4
A me fa ridere come ci sia ancora chi grida allo scandalo per queste cose come se non sapesse che le informazioni su facebook vengono vendute a destra e a manca.

Una volta che pubblichi i tuoi dati online sono di dominio pubblico. Poi escono fuori gli "scandali" e tutti che stanno lì a indignarsi.
jepessen21 Marzo 2018, 12:10 #5
Si guarda vorrei proprio vedere quanti di quelli che si sentono fighi pubblicando l'hashtag poi si cancellano veramente...
deepol21 Marzo 2018, 12:13 #6
interessante alcuni utenti scrivono su fb anche quante volte vanno in bagno e poi si lamentano della loro privacy
coerenza.....
Eress21 Marzo 2018, 12:19 #7
Aderiamo in massa
benderchetioffender21 Marzo 2018, 12:28 #8
Originariamente inviato da: D4N!3L3
A me fa ridere come ci sia ancora chi grida allo scandalo per queste cose come se non sapesse che le informazioni su facebook vengono vendute a destra e a manca.

Una volta che pubblichi i tuoi dati online sono di dominio pubblico. Poi escono fuori gli "scandali" e tutti che stanno lì a indignarsi.


il problema non è che vengono venduti i dati in chiaro, è che vengono create analisi sofisticatissime sopra a quei dati in modo da dare, con ragionevole certezza, certi profili a certe entità - in questo caso schieramenti politici

i dati non sono ricavati da accenni o espliciti riferimenti, bensì da TUTTI i dati messi e NON messi dentro il circo, tali da creare dei profili psicologici ben definiti e cosa piace o non piace a tizio e caio

cioè Trump ha avuto una bella lista di nomi e cognomi di gente che potrebbe votarlo "se dice questo e usa questa e quella parola", liste di trendsetters, influencer e early adopter che "spingono" (il numero di follower non conta, conta quanto i loro pattern comportamentali sono incisivi e vengono replicati), quindi lavorare su una manciata di influencer è ben diverso che fare campagne a tappeto, e non è nemmeno necessario che gli "stimoli" siano coerenti tra i vis a vis e la massa


in sostanza questo caso ha semplicemente scoperchiato alla massa l'orrore del pozzo della scienza sociale applicata a livelli mai visti prima
Orwell ci farebbe le pippe a facebook
Eress21 Marzo 2018, 12:41 #9
Originariamente inviato da: benderchetioffender
Orwell ci farebbe le pippe a facebook

Poco ma sicuro.
insane7421 Marzo 2018, 12:43 #10
detto dallo stesso tizio che:

- è diventato miliardario grazie all'acquisizione da parte di FB
- quando Whatsapp è stata acquisita aveva spergiurato che mai FB avrebbe avuto accesso ai dati di Whatsapp
- ha lasciato Whatsapp pochi mesi fa, e ora sta foraggiando un'altra app di messaggistica (Signal)

suona un pochino ipocrita come idea.

PS: non entro nel merito di FB e della news sull'affaire Cambridge Analytica.

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