DeepSeek ha davvero copiato OpenAI? Perlomeno sulla privacy sembra di si
Al centro del dibattito, l’accusa che il modello DeepSeek sia stato sviluppato attraverso tecniche di distillazione utilizzando il comportamento dei modelli di OpenAI
di Dorin Gega , Rosario Grasso pubblicata il 03 Febbraio 2025, alle 13:31 nel canale WebDeepSeekOpenAI
Negli ultimi giorni si sta molto parlando di DeepSeek, società cinese emergente nel panorama dell’intelligenza artificiale che ha presentato un modello avanzato capace di simulare il ragionamento umano. Gli annunci di DeepSeek sono stati talmente dirompenti da scuotere le fondamenta della borsa: NVIDIA, infatti, ha subito una perdita di capitalizzazione di mercato stimata tra 560 e 600 miliardi di dollari, a seguito dell'annuncio del modello di intelligenza artificiale R1 da parte della startup cinese.
Tuttavia, OpenAI ha prontamente sollevato dubbi sulla legittimità del processo di sviluppo, ipotizzando che DeepSeek possa aver utilizzato dati e output dei propri modelli per addestrare il suo sistema. Se si chiede a DeepSeek quali sono le fonti su cui è stato addestrato risponde in maniera vaga, ma questo cambia se si sposta il discorso sulla privacy, come abbiamo provato a fare direttamente. Di seguito lo screenshot della nostra conversazione con DeepSeek, dove non nasconde riferimenti a materiale OpenAI.
Interrogando ulteriormente il modello sul suo processo di "reasoning", fornisce una risposta che lascia intendere che DeepSink "pensa" come se fosse una tecnologia di OpenAI. Secondo questi comportamenti, in altre parole, si ritiene essere una tecnologia OpenAI.
Al centro della disputa vi è la tecnica della distillazione, un processo che permette di addestrare un modello più semplice replicando il comportamento di uno più complesso. La domanda cruciale è se tale metodo, quando applicato a modelli protetti dal diritto d’autore, costituisca una violazione della proprietà intellettuale.
L’assenza di una regolamentazione univoca in materia di copyright e AI complica il quadro giuridico. Sia negli Stati Uniti che nell'Unione Europea potrebbero esserci i presupposti per la difesa di DeepSeek, ma anche di OpenAI, che ha diversi contenziosi penali in corso per aver a sua volta fatto accesso a dati riservati. Il principio del "Fair Use" negli Usa, infatti, potrebbe rappresentare una possibile difesa, mentre in Europa la normativa sul Text and Data Mining introduce eccezioni che potrebbero legittimare l’utilizzo di contenuti protetti in determinate condizioni. Tuttavia, i termini d’uso di OpenAI vietano esplicitamente l’estrazione di dati dai loro modelli per addestrarne di nuovi, un elemento che potrebbe rivelarsi centrale nella disputa.
Inoltre, DeepSeek ha reso il proprio modello disponibile gratuitamente e scaricabile in locale, il che ha sollevato ulteriori interrogativi sulla sicurezza delle informazioni aziendali. Se il sistema raccogliesse e riutilizzasse dati sensibili, le imprese potrebbero perdere il controllo su asset strategici, con implicazioni sulla tutela del know-how e dei segreti industriali.
Al di là dell’aspetto legale, la disputa tra OpenAI e DeepSeek mette in evidenza un dilemma più ampio: fino a che punto è possibile utilizzare modelli esistenti per svilupparne di nuovi senza violare il copyright? In assenza di una normativa chiara, il caso potrebbe diventare un riferimento per il futuro della regolamentazione dell’intelligenza artificiale.










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MADDAIMACHILAVREBBEMAIDETTO!
When does generative AI qualify for fair use?
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