One Laptop Per Child: critiche dall'ente FAIR

One Laptop Per Child: critiche dall'ente FAIR

Il progetto OLPC, One Laptop Per Child, incontra le critiche di un'altra associazione votata all'aiuto delle popolazioni disagiate, che rimprovera all'associazione del MIT di avere le idee poco chiare sulle reali esigenze dei popoli interessati

di pubblicata il , alle 15:24 nel canale Portatili
 

Hardware Upgrade segue fin dagli albori le vicende legate al progetto OLPC, One Laptop Per Child, voluto dal team di Mr. Negroponte. Tale progetto si propone di realizzare una versione molto economica di PC portatile da destinare alle popolazioni in via di sviluppo, soprattutto per l'istruzione dei giovani e giovanissimi. Inizialmente caratterizzato dal costo di 100 dollari USiA, tale mini-pc portatile ha nel tempo cambiato aspetto, prezzo e dotazione software; soffermandoci sul prezzo, siamo al giorno d'oggi giunti alla cifra di 208 dollari, con un progetto ancora non definito.

FAIR, associazione con base in Norvegia ed obiettivi simili a livello di concetto dispetto a OLPC, manifesta in questi giorni forti dubbi sul progetto OLPC per come è stato pensato, per mezzo di una critica forte ma argomentata.

Iniziamo con importanti premesse: nessuno ha citato in giudizio nessuno, (cosa assai singolare negli ultimi tempi) e nessuno mette in dubbio la buona fede e le buone intenzioni dei progetti coinvolti. Arriviamo dunque alle motivazioni della critica. FAIR è attiva da anni nel fornire tecnologia, specialmente sotto forma di computer, alle popolazioni disagiate nei Paesi in via di sviluppo. Esattamente come i fautori del progetto OLPC. La differenza, sostanziale, è che FAIR utilizza parte di quei milioni di PC destinati alle discariche delle parti ricche del mondo per perseguire lo scopo.

Ovviamente la scelta ricade su PC sia portatili che desktop aggiornati nel software e per nulla obsoleti come hardware, tando da risultare di gran lunga più potenti rispetto al più celebre XO di OLPC. Triste pensarlo, ma il nostro spreco permette a questo ente anche il lusso di scegliere.

Diverse le critiche mosse fa FAIR a OLPC dunque, fra cui ovviamente quella di aggiungere spreco allo spreco, essendoci già una soluzione ben più economica a portata di mano. Non mancano critiche di carattere economico. Un PC XO costa attualmente 208 dollari, quindi matematica insegna che per una scuola di 1000 bambini servirebbero più di 200.000 dollari per il solo hardware. Se a questo si aggiunge il costo della rete, della connettività e del personale che dovrà di fatto introdurlo, facile ipotizzare almeno il raddoppio della cifra.

Una cifra del genere equivale al budget di circa 10 anni per una scuola di quelle dimensioni, motivo per il quale il progetto OLPC potrebbe creare più problemi di quelli che intende risolvere. FAIR dichiara che con le proprie soluzioni si arriva tranquillamente a spendere circa un decimo di quanto servirebbe ad un progetto OLPC per ottenere i medesimi risultati.

Incuriositi, abbiamo trovato una risposta ufficiale di OLPC Project nelle FAQ del sito ufficiale:

Perché non computer desktop, o – ancora meglio – computer desktop riciclati?

I computer desktop sono più economici, ma la mobilità è importante, specialmente per permettere ai bambini di portare a casa il computer dopo la scuola. I bambini dei paesi in via di sviluppo hanno bisogno dei miglioramenti tecnologici più recenti, ed in modo particolare di hardware resistente e di software innovativo. Sperimentazioni recenti nel Maine hanno dimostrato l'immenso valore dell'uso di un portatile lungo tutto l'arco degli studi, anche per il gioco. L'uso del portatile a casa coinvolge la famiglia. In un villaggio cambogiano dove abbiamo lavorato non c'era elettricità, quindi il portatile, tra le altre cose, era la fonte di luce più intensa della casa.

Infine, riguardo al riciclo dei computer: stimando che ci siano 100 milioni di desktop usati disponibili, e che ognuno richieda solo quattro ore di intervento umano per essere rimesso a nuovo, inclusa l'installazione del software, l'impresa richiederebbe 45mila anni di lavoro. Quindi, anche se certamente incoraggiamo il riciclo dei computer usati, non è la soluzione che fa al caso di OLPC.

Due modi diversi di affrontare un solo problema dunque, entrambi più o meno condivisibili.

Non finisce qui: FAIR fa notare come il voler portare in quei Paesi un PC come XO con connessione attiva e costante alla rete sia sicuramente utile, ma di gran lunga meno prioritaria rispetto ad esigenze più concrete. FAIR preferisce un accesso graduale del PC nella vita delle persone, senza imporre per forza da subito un modello che verrebbe molto probabilmente poco sfruttato e che allo stato attuale delle cose avrebbe possibilità di connettersi al web, ma non disporrebbe nemmeno di un foglio di calcolo.

Dulcis in fundo, FAIR dichiara apertamente come Mr. Negroponte abbia sbagliato target. Nato per soddisfare le esigenze della fascia di età compresa fra i 12 ed i 18 anni, la versione attuale di XO è praticamente un giocattolo, adatto più alla fascia 6-12 anni, età nella quale ben pochi hanno la necessità di possedere un PC. FAIR denuncia dunque un comportamento che personalmente ravviso in diversi ambiti: più che cercare di soddisfare un'esigenza, vi è la tendenza a crearla.

Un critica molto aspra dunque, ma ben argomentata e che fa riflettere sia sullo spreco del mondo occidentale che sui diversi modi in cui si può perseguire un buon fine, mosso senza dubbio dalle migliori intenzioni.

Spunti: http://www.ntb.no e http://www.hwupgrade.com (news by Gabriel Ikram)

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32 Commenti
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Zerk19 Gennaio 2007, 15:39 #1
Quest'articolo mi trova d'accordo.
thegiox19 Gennaio 2007, 15:41 #2
motivazioni molto interessanti, pertinenti e valide.
sottoscrivo.
monsterman19 Gennaio 2007, 15:46 #3
ottime intenzioni ma inefficaci vie per raggiungere gli obiettivi prefissati; triste dirlo ma fair ha ragione si rischia di aggiungere spreco allo spreco
Dias19 Gennaio 2007, 15:47 #4
Non è che abbiano tutti torti in fondo...

Il discorso che per crescere bisogna investire in futuro va bene, ma il computer è solo un mezzo, bisogna trovare anche un fine e non mi pare che OLPC ce l'abbia chiaro in mente. Scrivere e fare calcoli matematici si può fare anche su carta (il cervello ringrazia), ma chessò, saper progettare una casa in cad potrebbe essere già un obiettivo valido. Solo che io di queste cose non ho mai sentito parlare nelle news su OLPC (e non sono sicuro che sia fattibile su questo genere di pc)...

Invece mi sembra molto interessante l'idea dei computer riciclati, cosi non si spreca niente qui (molta gente butta nel cassonetto dei pc piuttosto recenti, di 4-5 anni fa, solo perchè è uscito un modello nuovo o i nuovi giochi non girano più ), e diamo qualcosa a chi ne ha bisogno.
Blackxx19 Gennaio 2007, 15:52 #5
"Infine, riguardo al riciclo dei computer: stimando che ci siano 100 milioni di desktop usati disponibili, e che ognuno richieda solo quattro ore di intervento umano per essere rimesso a nuovo, inclusa l'installazione del software, l'impresa richiederebbe 45mila anni di lavoro"

ma lol! Che ragionamento è?

Mica ci lavora una sola persona!
ErminioF19 Gennaio 2007, 15:53 #6
Tutto d'accordo tranne il target: giocattolo o no è già tanto se queste popolazioni possano vedere la tv 1 volta a settimana, qualsiasi mezzo informatico può essere utile
Beren-jrr19 Gennaio 2007, 16:02 #7
"stimando che ci siano 100 milioni di desktop usati disponibili, e che ognuno richieda solo quattro ore di intervento umano per essere rimesso a nuovo, inclusa l'installazione del software, l'impresa richiederebbe 45mila anni di lavoro"

questa affermazione fa cadere le braccia x terra (x non dire altro), sicuramente il pc a manovella richiede molto meno x l'assemblaggio vero?? magari solo 1 ora....bene allora il primo esemplare lo vedremo fra circa 11mila anni??.....ma vaff.....
G0r3f3s719 Gennaio 2007, 16:09 #8
Ma non sarebbe il caso di renderli prima indipendenti dagli aiuti umanitari e poi aumentare il loro livello tecnologico?

Purtroppo sembra riduttivo dirlo, ma prima dovrebbero creare una cultura di "ruralismo agricolo" dando loro modo di crearsi da mangiare; poi con un livello di benessere per lo meno sanitario/alimentare si può pensare al livello tecnologico. Dare adesso un laptop ad un ragazzino di 12 in africa è come darlo a mio padre dodicenne negli anni 50.

Prima deve venire una stabilità e un benessere primario e poi si può passare allo sviluppo tecnologico. Sviluppo tecnologico che servirebbe loro in campo agricolo invece. Cosa che non avviene proprio per tenere questi popoli schiavi degli aiuti del resto del mondo.
Mister2419 Gennaio 2007, 16:33 #9
FAIR fa notare come il voler portare in quei Paesi un PC come XO con connessione attiva e costante alla rete sia sicuramente utile


Come è possibile una cosa del genere quando anche nei paesi occidentali ciò non è stato ancora realizzato? Guardiamo l'Italia dove ci sono paesi (non tanto piccoli) non ancora raggiunti da una connessione a banda larga e le connessioni wireless hanno costi spropositati. Negroponte vorrebbe cablare tutti i paesi del terzo mondo? Non hanno nemmeno l'elettricità però è presente una connessione a internet.
Penso che i raddoppio del prezzo stimato da FAIR sia anche poco.
Lud von Pipper19 Gennaio 2007, 17:29 #10
Penso che il problema sia poprio nell'accesso a internet.

Se non c'è, sei davvero fuori dal mondo, considerato che tramite Wikipeida e simili si può accedere ad un enorme banca dati sempre aggiornata.
Da quel punto di vista, un Foglio di calcolo è inutile (sostituibile da bastoncino e sabbia), ma l'accesso a internet no.
La nostra fonte di informazioni è stata la TV nel dopoguerra ma laggiù la TV non ce l'hanno ancora e neppure l'energia elettrica.
Usare un sistema a manovella permetterebbe al computer di raggiungere zone remote, dove l'elettricità non è mai arrivata (come alcuni villaggi Bantu), dove però si cerca di portare la scuola.
L'elettricità richiede cavi individuali mentre con un solo ponte WiFi si può servire un intera zona come con i cellulari.
Costoso, difficile ma non impossibile (almeno per una limitata diffusione).

Si tratta insomma di fare uscire questa gente dall'età della pietra: egli anni cinquanta da noi c'era miseria ma non ignoranza, perchè l'Italia è sempre stato un paese culturalmente avanzato al pari degli altri, ma in Tanzania o in Birmania le cose stanno in modo diverso: se non hai accesso all'informazione non hai nulla da elaborare.

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