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Bannato
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SCUOLA:I PIU' TARTASSATI DEL MONDO !!!
Lunedì mattina, primo caffè con i colleghi al rientro in ufficio. «Com'è andato il finesettimana?» la domanda. «Lascia stare: ho passato due giorni a fare gli esercizi di matematica con mio figlio» la risposta. Famiglie italiane sull'orlo di una crisi da compiti a casa. Tanti, troppi. Utili? Secondo le ultime ricerche svolte negli Stati Uniti, non servono a niente nelle scuole primarie e cominciano ad avere qualche effetto positivo dalle medie in su.
Marta, assistente di volo romana, racconta: «Uno dei miei tre figli, Francesco, frequenta la terza elementare e gli danno compiti anche nei giorni in cui esce da scuola alle 4 del pomeriggio. Può definirsi un carico di lavoro umano solo se a casa c'è la madre che non ha niente da fare e può dargli una mano, altrimenti è impossibile che li finisca senza stare fino all'ora di cena piegato sui libri». «I compiti sono un dramma per tante famiglie, lo dico da madre e da specialista» è lo sfogo di Daniela Lucangeli, docente di psicologia dello sviluppo a Padova. «Seguo bambini con ogni genere di problema neuropsicologico. Ma quando vedo scolari sani che soffrono per colpa del sistema educativo, mi viene da urlare». Una scuola non amica «Com'è una scuola dalla parte dei ragazzi?» si chiede Paola Bignardi, direttore della rivista Scuola italiana moderna. E la risposta che dà nell'editoriale del numero uscito in concomitanza con la ripresa delle lezioni è questa: «È una scuola senza compiti a casa perché ogni ragazzo ha bisogno anche di giocare, di frequentare luoghi diversi: l'oratorio, un gruppo, la piazzetta del quartiere e, perché no?, il cortile di casa». Come se non bastasse, le continue riforme nel sistema educativo hanno generato una rivoluzione linguistica. Per cui a uno scolaro può capitare di trovarsi di fronte a espressioni tipo «testo omodiegetico o eterodiegetico» e chiedere soccorso a genitori smarriti che solo col dovuto ausilio di un dizionario aggiornato possono spiegare che si sta parlando di un testo con o senza un io narrante. «I bambini non dovrebbero spaventarsi di fronte a un libro di testo» sottolinea Tullia Colombo, direttore editoriale della Giunti Scuola, leader nel settore dei libri per le elementari. «E invece spesso faticano a capire cosa devono fare, quali sono le loro consegne, come si dice oggi. Cioè le attività che sono chiamati a svolgere». Attenti al prof La suscettibilità del personale della scuola è sempre in agguato. Ci sono maestre che i compiti non li danno, ma quasi clandestinamente, in disaccordo con la dirigente scolastica. E famiglie tartassate che non osano criticare i metodi dei prof nel timore di ritorsioni in pagella. Mara, milanese, è una professionista che non può staccare dall'ufficio prima dell'ora di cena e cresce da sola tre figli dai 12 anni in giù: «La bambina in quarta elementare ha avuto problemi, non ce la faceva a finire tutti i compiti. Io mi aspettavo che la scuola assolvesse il suo dovere e dopo le lasciasse il tempo di giocare. Quando ho chiesto chiarimenti agli insegnanti, mi sono sentita rispondere che la scuola italiana non funziona così». Alla fine dell'anno scolastico, in pagella c'è stato un giudizio che riguardava più la madre che la figlia. Testualmente: «La bambina conclude l'anno scolastico con competenze sufficienti in tutte le discipline. Le è mancato un valido sostegno e una condizione di confortante serenità e incoraggiamento da parte della famiglia». Mara non voleva crederci: «Mi hanno perfino detto che devo prendermi un insegnante di supporto... Questo perché c'è chi non è in grado di fare il proprio lavoro». La circolare nel cassetto «Alla formazione culturale dell'alunno concorre non soltanto l'azione didattica, ma anche il ripensamento individuale realizzato con il lavoro personale dell'alunno a casa». Ecco, nero su bianco, il via libera ai compiti, così come dettava il ministero della Pubblica istruzione nel 1964. Eppure, appena cinque anni dopo, già l'allora ministro Mario Ferrari Aggradi aveva ritenuto opportuno mettere un freno alle pagine di diario troppo cariche delle pretese degli insegnanti. «Attività sportive, ricreative e artistiche» concorrono alla «crescita e al completamento della personalità» scriveva in una circolare. Insomma, sosteneva il ministro, lasciate ai ragazzi il tempo di vivere lontano dai libri. Di più, la circolare si augurava che nei giorni di sabato e domenica figli e genitori se ne stessero in santa pace e infine disponeva: «Agli alunni delle scuole elementari e secondarie non vengano assegnati compiti scolastici da svolgere o preparare a casa per il giorno successivo a quello festivo». La circolare è ancora in vigore, ma nel mondo della scuola pochi sembrano ricordarla. Se 40 ore vi sembran poche «Quello degli studenti è diventato il contratto di lavoro più vessatorio d'Italia. Passano in classe fino a 40 ore alla settimana e spesso viene chiesto loro di passare un'ora al giorno o più a fare compiti. Senza contare che all'impegno effettivo a scuola va aggiunto il tempo per raggiungerla e per tornare a casa» ricorda Pietro Lucisano, professore di pedagogia sperimentale all'Università La Sapienza di Roma. «Non è pensabile che, dopo otto ore di scuola, debbano prendere ancora in mano i libri.È una cosa così irragionevole che non se ne riesce a capire il senso dal punto di vista educativo. L'aspetto più grave è che, già dalle primarie, i compiti a casa rafforzano alcune differenze sociali: sono talmente difficili che richiedono la presenza dei genitori, ma non sempre le famiglie hanno il tempo e le competenze necessarie per affiancare i ragazzi nello studio». Esperti, genitori e studenti sono tutti d'accordo. «Io sono favorevole ai compiti e mia figlia Ludovica, che ora frequenta la prima media, ne ha avuta una quantità ragionevole per tutte le elementari, ma a volte gli esercizi assegnati erano tanto complessi che solo un genio a quell'età avrebbe potuto farli da solo» conferma Monica, avvocato di Torino. Sara, che frequenta la seconda media a Roma, ha il problema opposto: «Io saprei fare ogni singolo compito da sola, ma ce ne danno talmente tanti che per farli di corsa devo chiedere aiuto a mamma o papà». O ai nonni, a volte i soli in grado di sacrificare i loro pomeriggi sull'altare dell'amore per i nipoti che, addentando la merenda e sbirciando i cartoni in tv, passano a loro le pagine di quaderno da riempire. «Mio nonno è bravissimo» si vanta Piero, scolaro di quinta elementare di Ancona, soddisfatto di come il nonno Giorgio affronta il ruolo di istitutore non retribuito. Lo dice anche l'Ocse Che le famiglie rischino di collassare per colpa di storia, geografia e sistema decimale è un dato di fatto. Un recente studio dell'Ocse (Organizzazione per la cooperazione e lo sviluppo economico) rivela infatti che l'Italia ha un secco primato: con oltre dieci ore settimanali da dedicare ai compiti a casa, i nostri ragazzi hanno quasi il doppio dell'impegno richiesto alla media dei quindicenni dei 29 paesi monitorati. Sembra facile, ma non è «Il tema compiti a casa sembra facile, scontato. In realtà non abbiamo tanti elementi di conoscenza, perché riguarda un rapporto particolare che si instaura tra allievi, insegnanti e famiglie» avverte Giancarlo Cerini, ispettore ministeriale e dirigente ufficio scolastico regionale dell'Emilia-Romagna. «Dobbiamo prima di tutto precisare che il modello della scuola a tempo pieno per le elementari, e a tempo prolungato per le medie, riguarda soltanto un quarto dei ragazzi italiani» aggiunge Cerini, che è anche vicepresidente del Centro di iniziativa democratica degli insegnanti (Cidi). In sostanza al Nord, specie in Lombardia ed Emilia-Romagna, oltre metà degli allievi ha questo tipo di servizio, ma al Sud restano a scuola anche nel pomeriggio soltanto 25 scolari su 100. E ci sono città, come per esempio Bari e Palermo, dove soltanto 10 bambini su 100 terminano le lezioni oltre l'ora di pranzo. «Perché a Modena c'è l'86 per cento del tempo pieno?» si chiede Cerini, e risponde: «Perché in questa città c'è la più alta percentuale di lavoro femminile extradomestico. In Emilia-Romagna il 38 per cento delle mamme lavora, mentre a livello nazionale siamo sotto il 30 per cento». Nonno Mazzola docet Prendiamo Paolo e Gaia, due fratellini qualunque. Lui frequenta la terza media, lei la prima. Hanno due grandi passioni. Paolo gioca al calcio (come potrebbe essere altrimenti, è il nipote del grande Sandro Mazzola) e si allena due o tre volte alla settimana, in più il sabato o la domenica è in campo per la partita. La sorella Gaia, bravissima a scuola, fa danza a livello accademico e sale sulle punte quattro volte a settimana. Come la mettono con i compiti? «Sanno che devono studiare e magari qualche volta capita che debbano rinunciare a uscire con gli amici» racconta mamma Ilaria. «I compiti devono essere dati con intelligenza e metodo, in relazione al lavoro fatto in classe. Come si fa ad apprendere la storia di Roma se chi di dovere non te l'ha prima spiegata?».Mario Lodi, grande vecchio della scuola italiana e laurea honoris causa in pedagogia, racconta: «Quando insegnavo, una madre venne a chiedermi di dare un po' di compiti alla figlia perché a casa non sapeva come gestirla. Mi sono sempre chiesto se siano utili davvero. Sovraccaricare non va mai bene, ma in alcuni casi i compiti possono servire per imparare a organizzarsi autonomamente. Io per l'estate ai miei alunni suggerivo di tenere un diario, che comunque non avrei corretto. Alcuni poi ci prendevano gusto». A.A.A. Metodo cercasi «La scuola dovrebbe insegnare prima di tutto il metodo di ricerca» sottolinea ancora Lucisano.«A casa non bisogna obbligarli a fare esercizi di matematica, ma a cimentarsi con cose che facciano loro capire quanto la matematica sia utile». Non è esattamente quello che è accaduto a Guido, 12 anni, la scorsa estate: partito da Roma per Parigi con il nonno, è stato costretto a mettere i libri in valigia. Ed è stato proprio il nonno ingegnere a calcolare che solo per terminare gli esercizi di matematica gli sarebbero state necessarie 2 ore al giorno per tutta la durata delle vacanze. LINK:http://www.panorama.it/italia/cronac...38425/idpag1-1 Ultima modifica di Window Vista : 24-10-2006 alle 15:42. |
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#2 |
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Senior Member
Iscritto dal: Jul 2002
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Mia nonna era una genia, così come tutta la sua generazione, perché alle elementari facevano le equazioni, e tra un po' le si faranno solo dall'università in su.
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#3 |
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Senior Member
Iscritto dal: Nov 2002
Città: trentino
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i compiti basta copiarli la mattina ...
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ho trattato con: DeicidE,Jacker,matthewgt86,ilvise,Zuperman1982 |
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#4 | |
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Moderatore
Iscritto dal: Nov 2003
Messaggi: 16213
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E grazie tante che i figli vengono su somari: se i compiti glieli fanno i genitori, loro come fanno a imparare le cose?
Purtroppo non riusciamo più a concepire che i nostri figli debbano anch'essi compiere delle scelte, e rinunciare a qualche svago per riuscire bene nella scuola. E non commento nemmeno l'esempio, assolutamente non rappresentativo, della piccola promessa della danza cui la scuola crudele domanda enormi sacrifici Da ridere per non piangere, poi, l'esempio degli Stati Uniti: chiunque non abbia vissuto su Marte negli ultimi cinquant'anni sa che la scuola dell'obbligo d'oltreoceano è una delle peggiori del mondo occidentale, e attuare una riforma su tale modello della nostra istruzione significherebbe sprofondare ancora di più nel caos. Quanto poi al: Quote:
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Ubuntu è un'antica parola africana che significa "non so configurare Debian" Scienza e tecnica: Matematica - Fisica - Chimica - Informatica - Software scientifico - Consulti medici REGOLAMENTO DarthMaul = Asus FX505 Ryzen 7 3700U 8GB GeForce GTX 1650 Win10 + Ubuntu Ultima modifica di Ziosilvio : 25-10-2006 alle 15:24. Motivo: La fonte c'era. |
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#5 |
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Senior Member
Iscritto dal: Jul 2002
Messaggi: 882
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Aggiungo che sembra quasi un torto dare la cultura ai propri figli...
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#6 | |
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Bannato
Iscritto dal: Jun 2006
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Invece tu lavoro 40 ore a settimana e poi ogni giorno ti fai cazzi tuoi. Ultima modifica di Window Vista : 24-10-2006 alle 16:26. |
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#7 |
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Senior Member
Iscritto dal: Aug 2004
Messaggi: 689
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Se i genitori pensassero un pò di più ai loro figli e alla loro istruzione ed educazione, invece di intendere la scuola come un parcheggio sarebbe meglio.
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Attenzione: il messaggio potrebbe essere ironico... "L’uso della libertà minaccia da tutte le parti i poteri tradizionali, le autorità costituite...Il popolo è minorenne. La città è malata. Ad altri spetta il compito di curare e di educare. A noi il dovere di reprimere. La repressione è il nostro vaccino! Repressione è civiltà!” |
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#8 |
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Senior Member
Iscritto dal: May 2006
Città: Wursteland
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io mi ricordo, con terrore, i problemi di matematica/geometria che mi dava da risolvere quel sadico di mio padre oltre ai compiti di scuola ... eppure son cresciuto sano (o quasi)
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#9 |
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Senior Member
Iscritto dal: Jan 2002
Città: Dubai
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mia cugina fà la seconda elementare e ha talmente tanti compiti che praticamente metà li devonof are i genitori sennò per le 9.30 di sera non ha finito, vi pare che un bambino debba lavorare dalle 8.30 alle 9.30, 13 ore al giornos enza poter uscire o giocare? a me non sembra logico; fino a 2 anni fa quando i prof mi dicevano che come minimo bisognava stare 4 ore sui libre li mandavo a quel paese eppure ora come ora non mis ento per nulla ignorante.
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#10 | |
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Senior Member
Iscritto dal: May 2006
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E non mi pare che la scuola sia diventata piú severa e difficile negli ultimi anni come si spiega ?
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#11 | |
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La libertá sopratutto di parola é un lusso che non ci si puo' permettere in italia, per la strada come su internet. |
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#12 | |
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Bannato
Iscritto dal: Jun 2006
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#13 |
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Senior Member
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Potresti non sottolineare o ingrandire le frasi?
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#14 | |
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Bannato
Iscritto dal: Jun 2006
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#15 | |
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Moderatore
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Ah, dimenticavo: quale parte di "la scuola dell'obbligo non è un lavoro" non è chiara?
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#16 | |
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#17 | |
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#18 | |
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#19 | |
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#20 | |
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