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Piersilvio: 'duopolio non c'è più, ns. concorrenti non la RAI ma altre piattaforme'
Mercoledì 12 Luglio 2006
La rivoluzione Mediaset dal nostro inviato MARCO MOLENDINI COLOGNO MONZESE - Il dubbio, evidentemente, c’è: la tv sta cambiando, la generalista perde terreno, consumata dalla concorrenza dei new media. Da una parte il satellite, dall’altra il digitale terrestre che, se è rimasto al palo, comunque è destinato, prima o poi, a crescere. Poi c’è l’esplosione dei dvd, c’è internet e ci sono i telefonini di nuova generazione, i dvbh, capaci di trasmettere televisione (ma non bisogna avere problemi di vista). «Il duopolio non c’è più, non ha senso» sostiene Piersilvio Berlusconi. E aggiunge: «Il nostro primo concorrente non è più la Rai, ma sono le altre piattaforme». Frase, questa, che se da un lato maschera il tallone di Achille del polo privato (il timore che i ritocchi alla Gasparri possano aprire il mercato generalista ad altri soggetti), dall’altro individua un segnale negativo evidente: «Abbiamo perso quote di pubblico commercialmente attivo» riconosce il direttore marketing Marco Paolini. Il consumo della tv invecchia, ecco perché la Rai ha tenuto perfino meglio dei numeri che lo stato maggiore Mediaset fornisce nel corso della sua convention annuale nella cittadella tv di Cologno: il primato di Canale 5, che nella primavera ha viaggiato alla media del 23,6, c’è solo facendo a Raiuno (23,2) il contropelo della settimana sanremese che viene esclusa dal computo. In realtà con la Rai la concorrenza c’è. Ecco perché in autunno le reti private si presenteranno con un restyling (“innovazione” è lo slogan). «Il campo da gioco è cambiato» dice il direttore dei contenuti Alessandro Salem. Si punta, allora, sul made in Italy, fiction, informazione e intrattenimento (per il settore sono stati stanziati 800 milioni), ecco che la stagione viene anticipata, la garanzia partirà ai primissimi di settembre, proprio per prendere in contropiede Sky e Rai (che, invece, ha posticipato Miss Italia). Canale 5, con il direttore Modina ancora in sella (difficoltà a trovare il sostituto?) svuota il palinsesto della mattina («andranno in onda prodotti d’acquisto o repliche»), punta tutto sulle fasce pesanti (prima e seconda serata), manda in pensione Passaparola (e affida il nuovo preserale a Amadeus), rivoluziona la domenica e il pomeriggio, chiama in prima linea Paolo Bonolis. Italia 1 diventa, oltre che giovane, la rete sportiva (tutto lo sport finirà nella sua programmazione, con un Controcampo pomeridiano che manda in pensione la tribolata Serie A ). Retequattro sarà irrobustita dal cinema anche se in tv rende sempre meno (la media dei film dal 24,1 per cento di quattro anni fa è scesa al 18). Si va avanti, dunque, sperando magari che sia la Rai a cedere, visto che è ancora impantanata in attesa del giro di valzer di poltrone tanto da essere costretta a bussare alla porta Mediaset per avere il prestito sanremese di Michelle Hunziker («ci fa piacere che la Rai venga a cercare nella nostra squadra» dice Piersilvio). E, intanto, si lavora al futuro. Il digitale, che la Rai sembra aver mollato: «Dopo un anno e mezzo con due milioni di tessere il bilancio è in attivo». Poi la pay tv, con il calcio e le partite («la Juve anche se va in B»). E i telefonini: «Siamo fornitori sia di Tim, che di 3, che di Vodafone». Come dire: se la tv generalista vuole sopravvivere deve fare i conti con il futuro, «non saranno le nuove leggi a cambiare gli scenari» sostiene Piersilvio. A Cologno si brinda, si mangia e si gioca pure, con le Iene a improvvisare uno spettacolino ad uso degli ospiti che prende in giro un po’ tutto lo star system del gruppo, da Berlusoni senior in giù. (Il Messaggero)
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Confalonieri; Contro Mediaset una "piazzale Loreto" a rate
Venerdì, 14 luglio Contro Mediaset si starebbe preparando una ''Piazzale Loreto a rate: prima lo spostamento della data per lo swich-off del digitale terrestre, poi gli annunci su tetti alle frequenze tv e la pubblicita'..., ma anche il calcio se vogliamo parlare del gruppo''. Il presidente, Fedele Confalonieri, a margine di un convegno sulla tv digitale non nasconde la sua preoccupazione e parla apertamente di qualcuno che '''cerca di dare un colpo in testa a Mediaset. C'e' chi le fa con garbo, come Gentiloni - dice Confolonieri - c'e' chi le fa con minor stile, ma l'obiettivo e' quello di danneggiarci. per ora non c'e' nullla di concreto, solo annunci, ma se il buongiorno si vede dal mattino quello che ci si prospetta se non e' un Piazzale Loreto (il riferimento e' all' espossizione dei corpi di Benito Mussolini e Claretta Petacci a Milano, ndr) e un Corso Bueonos Aires (il vialone che sbuca su Piazzale Loreto a Milano, ndr). "Hanno gia' rinviato lo switch off per passare alla tv digitale nelle prime due regioni al 2008 - ha sottolineato Confalonieri parlando del settore televisivo - e per quello nazionale forse bisognera' attendere il 2012. Inoltre hanno cominciato a parlare di tetti alle risorse pubblicitarie e di redistribuire le frequenze, dimenticando - ha ammonito Confalonieri - che noi le frequenze le abbiamo comprate in base a una legge del 2001 che ci permetteva di farlo, anzi ci invitava ad investire. E lo abbiamo fatto con il puntuale sigillo dell'Antitrust. Abbiamo investito solo in frequenze 700 milioni di euro e gia' concediamo sui nostri multiplex il 40 per cento dello spazio ad editori esterni. Il digitale terrestre ci e' costato fin qui 1,6 miliardi di euro e ora ci vengono a dire che tutto verra' diluito nel tempo, che le regole del gioco cambieranno e che altri editori gia' nel sistema analogico potranno sedersi al tavolo senza mettere la posta, anzi. Inoltre spuntano come funghi professori che ridisegnano il sistema, e tutti o quasi alla fine vogliono darci un colpo in testa dimenticando che la meta' del capitale Mediaset e' in mano a investitori anglosassoni". (canisciolti.info)
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Confalonieri attacca: Sopra Mediaset volano avvoltoi
Sabato, 15 luglio "Intorno a Mediaset volano gli avvoltoi". Il "dimagrimento" che si vuole attuare "va a beneficio di qualcuno, lo sappiamo bene". Lo ha detto Fedele Confalonieri, presidente del gruppo, in un breve ma durissimo intervento tenuto nella giornata conclusiva della seconda Conferenza nazionale sul digitale terrestre, in corso a Napoli. Confalonieri ha dunque ribadito davanti ad un pubblico uditorio, presente tra gli altri il ministro delle Comunicazioni Paolo Gentiloni, quanto sostenuto gia' ieri pomeriggio in un alcune dichiarazioni a margine. "Ci sono avvoltoi che aspettano il nostro dimagrimento. Non faccio i nomi, inutile farli perche' tutti li conoscono, ma stiamo parlando dei due principali editori di questo Paese (il Gruppo Rcs e il gruppo L'Espresso, ndr). Voglio dire pero' che e' sicuramente un bene che investano nel settore, ma perche' questo avvenga allora comprino le frequenze, facciano la televisione, ma non ne approfittino. Per questo ieri parlavo di un piazzale Loreto a rate che si vuole profilare per noi", ha detto ancora Confalonieri, ribadendo che sono "tanti i segnali che si registrano: dall'attivita' giudiziaria a Palermo al calcio e via dicendo". E quanto al digitale terrestre, per il presidente di Mediaset questo "puo' essere il cavallo di Troia per dilazionare il passaggio, per tornare indietro. Ma riportare indietro le lancette dell'orologio per fare cosa non si capisce, quando invece c'e' l'opportunita' per tutti per operare e crescere". E quanto alle notizie che arrivano da Bruxelles circa l'avvio di una procedura d'infrazione contro l'Italia per la Legge Gasparri sulle frequenze, Confalonieri ci ha tenuto a sottolineare che "sarebbe piu' corretto chiamarla diversamente perche' la legge sulle frequenze risale al 2001", ad un governo di centrosinistra. (canisciolti.info)
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devono finirla di rompere. rete 4 è illegale da anni, è anni che dovrebbe esser spenta. che non facciano le vittime.
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rete4 occcupa abusivamente frequenze che berlusconi non ha mai posseduto
e tutto questo è stabilito da una sentenza definitiva rete4 sul satellite, e subito ci voleva la UE per ricordarci che la sentenza va rispettata? siamo messi male, come sempre |
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Ho concluso positivamente con: dart_dragoon, mak12, smoicol, Chip77, maxmed7650 |
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Senior Member
Iscritto dal: Jun 2005
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p.s tanto berl. e i suoi amici cominceranno subito ad urlare al "piazzale loreto", il csx si spaventa e come al solito finisce tutto a tarallucci e vino .. vedremo |
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#8 |
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Digitale terrestre slitta al 2012
Nasce la nuova piattaforma comune Scritto da Gagliostro 15 July 2006 22:10 Rai, Mediaset, Telecom Italia Media e tv locali si uniranno per una piattaforma comune del digitale terrestre aperta a tutti gli operatori basata su un'offerta gratuita. Più intrattenimento, più informazione, più sport, funzioni interattive e nuovi canali. Il progetto si chiama Tivù, e verrà lanciato con il placet del ministro delle Comunicazioni Paolo Gentiloni, che parla del 2012 come data realistica per il passaggio alla nuova tecnologia. Intanto per le prossime settimane Gentiloni annuncia la creazione di un "organismo pubblico che funga da cabina di regia" con porte aperte non solo ai soci della Dgtv "cui sarà assicurata una posizione fondamentale come a tutti i soci dei club, ma anche auspicabilmente ad altri editori e ai consumatori". In questo modo il governo esplicherà quella "funzione di coordinamento del sistema che gli compete", ha sottolineato il ministro. Il ministro invita tutti con forza al realismo: chiusa la politica degli incentivi all'acquisto dei decoder, anche perché vietata dalla Ue, il digitale terrestre rischia la stagnazione. Il "cambio di rotta" passa attraverso il lancio di una nuova offerta gratuita, "più attraente e più forte", che dovrà vedere la Rai in prima linea, visto anche l'obbligo da servizio universale che le compete. Con il responsabile del digitale terresrre Federico Di Chio, Mediaset annuncia subito la nascita di due nuovi canali, uno dedicato alla fiction e l'altro all news, sul modello anglosassone, ma chiede anche "scelte politiche forti e un progetto organico" per il digitale terrestre. Al direttore generale di Viale Mazzini Claudio Cappon, che chiede un "sano dirigismo" e definisce "scontato l'aumento del canone" per mettere l'azienda in condizioni di sostenere la nuova sfida, Gentiloni risponde indirettamente che l'esecutivo è pronto a svolgere "una parte fondamentale", attraverso il contratto di servizio e attraverso il canone. Anche da Riccardo Perissich, presidente di Telecom Italia Media, viene ribadita la richiesta di un "percorso credibile", soprattutto se "si vogliono attirare capitali stranieri. So bene - ha detto - che le strategie sul digitale terrestre sono legate al riassetto generale del sistema televisivo: del resto, non abbiamo mai guardato con particolare entusiasmo alla legge Gasparri e al Sic, in particolare alla norma asimmetrica che abbassa dal 20 al 10% il limite anticoncentrazione per il nostro gruppo. Quello che ci interessa di più nella riforma del sistema tv è la rapidità dei tempi e la larghezza del consenso: nulla sarebbe peggio di un'altra legislatura spesa in una guerra delle televisioni. Altrimenti gli investimenti non arriveranno e il sistema resterà ingessato". "Sull'ingresso del digitale si rischia di rimettere indietro le lancette dell'orologio e il pretesto non è tecnico". Lo ha detto il presidente di Mediaset Fedele Confalonieri. Per Confalonieri è necessario trovare "una data ragionevole perché tutti abbiano il digitale, ma ci deve credere davvero chi governa e chi ha le redini del sistema televisivo". "Noi ci crediamo - ha assicurato - perché abbiamo messo un miliardo e 600 milioni in tecnologia, hardware e l'acquisto di diritti e così via, sulla base di una legge, questo perché c'era una previsione da parte dello Stato che risaliva a un governo di centrosinistra. Ora se tutto viene diluito e se il pretesto non è tecnico, ma quello di rimettere indietro le lancette dell'orologio e di restare nell'analogico perché in tal modo si può favorire qualche nuovo entrante". Che gli investitori abbiano bisogno di certezze è stato ribadito anche dal finanziere franco-tunisino Tarak Ben Ammar: "Ci vuole serietà, è necessario un percorso certo, altrimenti non è possibile disegnare business plan e realizzare nuove reti e contenuti". E ancora. "L'Italia - ha detto Ben Ammar, rivolgendosi in particolare al ministro Gentiloni - è un Paese aperto, liberale, pluralista. Non fate marcia indietro. I governi devono aiutare a costruire il digitale terrestre gratis". Tullio Camiglieri, responsabile comunicazione di Sky, ha lanciato la proposta di "costringere i costruttori a inserire nei nuovi apparecchi tv il sintonizzatore del digitale terrestre, come sta già accadendo negli Stati Uniti". Altra proposta di Camiglieri, "trasformare DGTVi in Italia digitale, un'associazione aperta a tutti gli operatori, insieme al ministero, affinché tutte le piattaforme collaborino per lo sviluppo del digitale nel nostro Paese, così come è successo in Inghilterra dove è nata UK Digital". Per uscire dal loro ruolo di cenerentola, le tv locali chiedono "interventi di riequilibrio del mercato analogico, favorendo gli investimenti pubblicitari anche sulle piccole emittenti": in questo modo, è tornato a sottolineare Marco Rossignoli, coordinatore di Aeranti-Corallo, "potranno essere individuate soluzioni che consentano alle tv locali di continuare ad operare e di svolgere non solo un ruolo da fornitore di contenuti, ma anche da operatore di rete". (Sat-Zone)
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Ultima modifica di Freeride : 17-07-2006 alle 08:22. |
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#10 | |
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il top resta il tg su italia 1 lol ... veline, reality, gossip... -_-
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#11 | |
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A mio avviso, Mediaset sta perdendo punti ogni anno... palinsesti folli, programmi triti e ritriti, reality ogni 2 mesi, film olderrimi o insulsi, come i vari "per il ciclo alta tensione".... Secondo me non è possibile fare un confronto tra l'offerta di Sky e quella di Rai/Mediaset, non sono elementi omogenei... Finchè le reti televisive italiane saranno strutturate così, ci sarà concorrenza solo tra Rai e Mediaset, con La7 come outsider, che con pochi programmi ma validi (Markette, Omnibus, ...) si sta facendo sentire... Concorrenza finta, però, dato che sia Rai che Mediaset costruiscono i palinsesti secondo lo stesso principio, e cioè puntano più su quello che fa audience, piuttosto che sulla qualità vera e propria.
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