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#21 | |
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Senior Member
Iscritto dal: Oct 2002
Città: Londra
Messaggi: 2457
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Il resto è ovviamente solo il mio parere.
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Guarda....una medusa!!! |
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#22 | |
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Senior Member
Iscritto dal: Oct 2001
Città: Parma
Messaggi: 4406
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Quote:
non sono contro nessuno. |
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#23 | |
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Senior Member
Iscritto dal: Mar 2001
Città: PV Milano Nord
Messaggi: 3851
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Re: 27 gennaio, ricordare è un obbligo!!!!
Quote:
anche se sei nato tu non per questo deve essere una delle pagine + brutte della storia!!! ah...no scusa....avevo capito male sdrammatiziamo ma non dimentichiamo
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"W la foca, che dio la benedoca"
poteva risolvere tutto la sinistra negli anni in cui ha governato e non l'ha fatto. O sono incapaci o sta bene anche a "loro" cosi. L'una o l'altra inutile scandalizzarsi.[plutus] |
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#24 |
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Amministratore
Iscritto dal: Jan 2001
Città: Luino (VA)
Messaggi: 5122
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Una preghiera
Spezzo una lancia in favore dell'informazione italiana almeno in queste cose. Tutti i TG hanno ricordato al liberazione di Auschwitz e praticamente tutti i giornali. Ho fatto per curiosità un giretto sui quotidiani tedeschi e solo 1 su 4 ricorda la notizia http://morgenpost.berlin1.de/ http://www.sueddeutsche.de/ http://www.faz.net/s/homepage.html (qui c'è) http://www.welt.de/ Stessa cosa comunque anche negli altri quotidiani europei. Sono cose da ricordare assolutamente, per non ripeterle più. |
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#25 |
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Senior Member
Iscritto dal: Sep 2002
Città: torino but i'm sard inside.
Messaggi: 406
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Primo Officiante della Setta dei Logorroici - Arconte della prolissità - Crociato della Replica|Custode Di Lomaghiusa e Muffin| |
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#26 |
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Senior Member
Iscritto dal: Aug 2001
Città: Pieve a Nievole (PT), Granducato di Toscana
Messaggi: 7763
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TRIANGOLI ROSA
Di Roberto Mauri Il 27 gennaio ricorre da qualche anno la “Giornata della Memoria”, per ricordare le vittime dei lager nazisti. Una persecuzione che ha colpito anche decine di migliaia di persone omosessuali. Il triangolo rosa: un simbolo comune nel mondo gay, da quando è stato adottato dalmovimento di liberazione gay. Quel triangolo, appiccicato sulla vetrina di un negozio del centro, oggi ci attrae, ci dice che lì non saremo discriminati, che quello è in sostanza un luogo gay. Ma quando il triangolo rosa nacque, non fu per indicare protezione e appartenenza... Un triangolo rosa cucito sulla giacca, in un campo di concentramento nazista, significava che chi lo portava era un perverso, un rifiuto sociale buono solo per la fatica ed alla fine per la morte. Dal 1933 insieme agli ebrei, agli zingari, ai testimoni di Geova, e ai comunisti, anche i gay conobbero la deportazione e la vita nei campi di concentramento; anche i gay furono considerati “nemici del Reich e della razza”; anche i gay furono sterminati e cremati. E fu proprio dentro ai campi di concentramento che Hitler e i suoi uomini decisero di distinguere i gay dagli altri deportati attraverso un triangolo rosa. Al contrario di quanto pensano alcuni, la deportazione degli omosessuali non fu un fatto al quale i nazisti offrirono scarsa attenzione: è dimostrato che le autorità tedesche trattarono la questione molte volte. Nel 1934, per esempio, la Gestapo (la polizia politica nazista) richiese a tutti i dipartimenti di polizia di compilare un elenco di persone notoriamente omosessuali. Un paio d’anni dopo, la repressione contro i gay si rese ancora più feroce: il ministro Himmler prese pubblicamente posizione contro il pericolo che l’omosessualità rappresentava per la razza. Nacque addirittura il Dipartimento di Sicurezza Federale contro l’aborto e l’omosessualità. I treni si riempivano intanto sempre più spesso di deportati omosessuali. Nel 1937 Himmler, in un incontro tenutosi fra lui e i comandanti delle SS, dichiarò che eliminare gli omosessuali era diventato necessario. Anche all’interno delle forze armate tedesche venne fatta pulizia in profondità e chi veniva considerato gay aveva un solo modo per salvarsi la vita: accettare la castrazione e partire verso i fronti più pericolosi. In Italia per fortuna il quadro era diverso: dal 1936 le autorità fasciste punirono la “devianza sessuale” con il semplice confino. In tempi di revisionismo storico feroce, oggi alcuni starnazzano stupidaggini sostenendo che gli omosessuali non furono mai deportati in base al loro orientamento sessuale, ma questo viene sistematicamente smentito dai fatti. Piaccia o no, secondo i dati rinvenuti negli archivi di diversi lager, presso i tribunali e gli uffici di polizia, risulta che nel 1943 i campi di concentramento avevano già ospitato 46.436 persone omosessuali e gli storici più possibilisti si spingono fino a una valutazione complessiva che arriva a 250.000 deportati. Dai documenti ufficiali del regime e' risultato che solo 4mila furono i sopravvissuti Per questa ragione Irène Michine, rappresentante della francese Federazione nazionale dei deportati e degli internati resistenti e patrioti sostiene che si deve insistere perché anche gli omosessuali vengano universalmente considerati vittime a pieno titolo della deportazione, ed auspica fra l’altro che anche ai gay vengano dedicati monumenti commemorativi. Dall’altra parte della barricata siede invece Pierre Edues che dalle colonne della rivista “Illico” all’inizio del 2002 dichiarava: “Non c’è stata nessuna deportazione omosessuale. Ho letto il rapporto della Fondazione per la memoria della deportazione i cui dirigenti non sono ex deportati. Sono stato in diversi campi e non ho mai visto dei triangoli rosa. Quelli che manifestano oggi per loro non sono i loro figli: i gay non hanno figli”. È triste pensare che esista ancora gente col tempo e la voglia di negare un fatto storico inconfutabile. È patetico notare che gli argomenti che usa sono poverissimi e privi di qualunque interesse. Si annoti, signor Edues, che la memoria non è qualcosa che si passa necessaria-mente di padre in figlio; non ha niente a che vedere con la genetica. Un piccolo popolo di persone silenziose e miti si è spento in decine di campi di sterminio. Non per cause religiose, non per ragioni razziali e nemmeno per motivi legati al proprio credo politico. Di questo sterminio quasi non resta memoria. Una targa di marmo rosa, piccola, discreta e giusta, che commemora le vittime gay della violenza nazista nel campo di concentramento di Dachau, ha atteso più di vent’anni prima di ottenere la necessaria autorizzazione. Ad Amsterdam si trova un monumento più celebre, il grande ”Homomonument” che attrae turisti gay da tutto il mondo. Anche in Italia esiste un monumento alla memoria delle vittime omosessuali sotto il nazismo: si trova a Bologna presso la Piazza di Porta Saragozza (per terra, nei giardini al lato del celebre “Cassero”: http://www.cassero.it/show.php?248). Oggi quello che resta agli omosessuali italiani per non perdere la memoria è quella lapide discreta di Bologna, qualche raro libro e un triangolo rosa che anche quando serve per indicare una discoteca, un club o una rivista, ha dietro alle spalle la storia che gli appartiene. (da Pride di Gennaio 2003) http://www.arcigaymilano.org/dossier...sentazione.htm Ricordare... perché l'uguaglianza tra gli uomini, figli tutti dello stesso pianeta, della stessa Terra, sia sempre meno un concetto e sempre piü una realtà.
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Quel vizio che ti ucciderà non sarà fumare o bere, ma il qualcosa che ti porti dentro, cioè vivere - Twitter
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#27 |
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Senior Member
Iscritto dal: Oct 2002
Messaggi: 270
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Ho cercato con google qualcosa riguardo Auschwitz e ho trovato questo link dove si accenna che il primo stabilimento industriale costruito nei pressi del suddetto campo era quello di produzione di gomma sintetica della IG Farben che a sua volta produceva anche il tristemente famoso zyklon B...
la Ig Farben in questo link viene associata alla Bayern.......... non so' proprio che pensare........ |
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#28 |
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Member
Iscritto dal: Nov 2002
Città: Paullo (MI)
Messaggi: 137
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Ricordare!
Ricordare è un imperativo per non dimenticare l'abominio commesso da piccoli uomini contro altri uomini. Ma ricordiamo anche che circa un terzo soltanto dei deportati in tutti i campi erano ebrei. Ricordiamo che lo sterminio lo compirono le SS, poche persone in confronto alla popolazione tedesca e che la Wermacht (l'esercito 'normale' della nazione) non sapeva neppure quello che succedeva nei campi. Ricordiamo che chi è razzista non è necessariamente nazista, fascista, comunista, mussulmano, cristiano o quant'altro. Ricordiamo che se non è giusto essere razzisti, non è neppure giusto far rilevare le proprie differenze culturali per paura di essere classificati razzisti. Ricordiamo che tranne alcuni che provavano un piacere perverso, molti soldati semplici delle SS eseguivano ordini e molti sono impazziti per quello che hanno visto e fatto ancora prima che arrivassero gli alleati. E' solo un romanzo, ma leggete di Frederich Forsythe (o come diavolo si scrive... Non dimentichiamo mai quando l'uomo uccide l'uomo in tutti i modi in cui lo si può fare, sia fisicamente, sia psicologicamente. |
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