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Old 04-12-2009, 18:31   #1
frankytop
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I pentiti costano 65 milioni l'anno Il programma di protezione

Quasi 400 milioni di euro in sei anni, per una media di circa 65 milioni e mezzo ogni dodici mesi: tanto costano complessivamente allo Stato gli speciali programmi di protezione. Misure eccezionali riservate ai collaboratori di giustizia, più noti come “pentiti”, che al 31 dicembre 2008 erano 833, e anche ai loro 3.054 familiari. E poi certo, ai benefìci in questione sono ammessi anche i testimoni considerati a rischio, veri eroi che si presentano in tribunale a deporre nonostante minacce e pericoli, e che però rispetto ai “pentiti” sono molti meno: 73, cui vanno aggiunti 243 congiunti. Ma insomma, senza voler intavolare discussioni sui vantaggi che le rivelazioni di soggetti non proprio trasparenti hanno portato alla lotta contro la criminalità, sono numeri che colpiscono. Vale la pena di capirne.
Parere ministeriale
Anche perché questa storia dei “pentiti” è adesso, come si dice, di stringente attualità. Il riferimento è all’ex killer Spatuzza e alle sue deposizioni, che additano Dell’Utri e Berlusconi come referenti politici di Cosa Nostra. Una prima domanda: ma chi decide che vale la pena di dargli ascolto? Chi delibera che colui che fu mafioso può essere ammesso ai vantaggi riservati a chi contribuisce a svelare verità finora nascoste? Dice: i magistrati. No, non basta. Certo, loro lo interrogano, il “pentito” di turno. Ne raccolgono le rivelazioni, dispongono le verifiche. E poi è logico, forniscono un parere fondamentale: nel caso dei “pentiti” di mafia - perché la legge prevede la possibilità di accedere alla tutela anche per reati eversivi o delitti associativi legati a traffico di stupefacenti e sequestri di persona a scopo d’estorsione - nel caso dei “pentiti” di mafia, dicevamo, la proposta di ammissione al programma di protezione viene inoltrata dalla Direzione Distrettuale Antimafia, con il benestare della Procura Nazionale. Ma, almeno formalmente, non può essere questa la valutazione determinante. Che invece spetta a una Commissione governativa. Una Commissione centrale che dipende dal Viminale, è infatti presieduta dal sottosegretario all’Interno, attualmente Alfredo Mantovano. Oltre a lui, i componenti sono sette: due magistrati e cinque funzionari, questi ultimi in rappresentanza delle diverse forze di Polizia. Quindi uno per i Carabinieri, un altro della Polizia, un altro ancora per la Guardia di Finanza, poi c’è il componente delegato dalla Direzione Investigativa Antimafia e, infine, uno che rappresenta l’ufficio di coordinamento delle forze di Polizia del Viminale stesso. A parte il sottosegretario, l’identità degli altri è sancita da un decreto ministeriale coperto, com’è comprensibile, da riservatezza. La legge stabilisce che le decisioni vadano deliberate a maggioranza, con la prevalenza del voto del presidente in caso di parità. Ma, storicamente, sono sempre state prese all’unanimità. O per lo meno così risulta agli atti.
Le tre fasi
Una disciplina, quella relativa ai “collaboratori di giustizia”, regolata inizialmente da una legge del ’91, poi modificata nel 2001 e integrata nel 2004. Semplificando, l’iter per arrivare ad essere “pentito certificato” attraversa tre stadi. Nell’immediato, dopo che il soggetto dichiara di voler collaborare, vengono disposte misure urgenti, per “mettere in sicurezza” la persona. Che, in pratica, viene subito allontanata fisicamente dal luogo considerato pericoloso, città o carcere che sia. E lo stesso si fa con i parenti. Poi si passa alla seconda fase, quella interlocutoria, con la collaborazione non ancora considerata “consolidata”: vengono appunto decise misure provvisorie, in genere durano sei mesi.
Infine, se i presupposti lo consentono, si passa al “programma speciale di protezione” vero e proprio. Concretamente gestito dal Servizio centrale di protezione, che ha il compito di dare fisica esecuzione alle disposizioni della Commissione. Un organismo che s’appoggia su nuclei periferici, cosiddetti Nuclei Operativi di Protezione. E comunque, tornando al “programma”, può prevedere per il “pentito” e i suoi familiari la sistemazione in una località segreta e protetta e l’eventuale pagamento dell’affitto, e poi l’utilizzo di documenti di copertura (n casi estremi persino il cambio d’identità negli stessi archivi anagrafici), e naturalmente l’assistenza personale e medica, i trasferimenti, i supporti logistici. E un assegno di mantenimento, nel caso risulti impossibile lavorare, parametrato all’assegno sociale: si parla dunque di circa 900 euro mensili. Somma che, per i testimoni, è aumentata del 50 per cento.
Accennavamo all’inizio ai numeri della questione. Per quanto riguarda la criminalità organizzata, la maggior quantità di “collaboratori” s’è riscontrata intorno alla metà degli anni Novanta. Quando, dopo le stragi di Capaci e via D’Amelio, le istituzioni decisero di reagire. Nel ’96, fra “pentiti” e relativi congiunti, le persone sotto protezione erano addirittura 7.061. Il livello si è mantenuto alto, pur diminuendo. Anche se nel 2008, ultimo anno di cui sono disponibili dati definitivi, il numero di “collaboranti” ammessi alla tutela statale è salito di 42 unità rispetto al 2007.
Un’ultima cosa: alla cessazione del programma di protezione, c’è la cosiddetta capitalizzazione: trattasi del versamento di una somma di denaro che deve servire al reinserimento, sociale e lavorativo, del collaboratore di giustizia.

Libero.it
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Old 04-12-2009, 18:41   #2
Xile
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Ah pure con questo argomento usano sta porcata di tattica
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Old 04-12-2009, 18:49   #3
whistler
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Ah pure con questo argomento usano sta porcata di tattica
Qualsiasi cosa pur di salvare lo stipendio!

tutta questqa gente senza silvio berlusconi è rovinata.

senza i $ di berlusconi non esistono....

l ultimo ruggito per tentare di salvarsi loro e il loro padrone.

per il bene dell italia spero non ci riescano.
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Old 04-12-2009, 18:59   #4
wingman87
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Cosa sono 65 milioni di euro rispetto ai benefici? Niente. Ricordiamo che questo governo ha scialacquato molto di più per molto meno (o nulla).
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Old 04-12-2009, 19:00   #5
killercode
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Scusate se ci permettono di catturare i mafiosi eh...
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Old 04-12-2009, 19:01   #6
whistler
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Scusate se ci permettono di catturare i mafiosi eh...
l importatne che non tirino in mezo il grnade imperatore silvio altrimenti sono dolori...

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Old 04-12-2009, 19:02   #7
PeK
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Città: Trieste Gamertag:robertoTS BattleNet:Pek#2624
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credo che la soluzione sia eliminare la mafia, così i programmi di protezione non saranno più necessari
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Millennium hand and shrimp, bugrit!
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Old 04-12-2009, 19:04   #8
.marco.
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e allora?
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Old 04-12-2009, 19:05   #9
Manuel333
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Città: Kansas City
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Scusate se ci permettono di catturare i mafiosi eh...
lol
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Old 04-12-2009, 19:20   #10
rgart
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Iscritto dal: Aug 2005
Città: Bologna...! Xbox360Live!: Sakko83
Messaggi: 5167
e allora? le agendine del senato costano centinaia di migliaia di euro, le baguette al senato altrettante.... un sistema per impedire ai parlamentari di votare per 2 persone (merda quanto mi fa incavolare stà cosa...) è costato milioni di euro...

quale consideri più importante?
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гла́вный корабе́льный старшина́ - - FacebookOtdelom - Vendo per XboX 360

Ultima modifica di rgart : 04-12-2009 alle 19:23.
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Old 04-12-2009, 19:20   #11
sander4
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Iscritto dal: Jun 2005
Messaggi: 367
emergenza pentiti subito abrogare la legge! chissene frega se ci hanno aiutato a prendere innumerevoli mafiosi, chiarire vari punti scuri della storia italiana in relazione ai rapporti tra stato e mafia (anche riguardo al mafioso fino al 1980 andreotti di cui hanno parlato più pentiti tra le altre cose), sticazzi, anzi meglio, sono degli eroi quindi meno se ne prende meglio è!


mi ricorda tanto l'emergenza intercettazioni, anche lì la scusa è che costano quindi bisogna toglierle, chissenefotte se permettono di scoprire tantissimi reati, sticazzi anzi...meglio!

Ultima modifica di sander4 : 04-12-2009 alle 19:33.
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Old 04-12-2009, 19:30   #12
ConteZero
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Città: Trapani (TP)
Messaggi: 3098
Frankytop visto che non sei stupido la domanda sorge spontanea... ma non ti sovviene un moto di disgusto anche solo nel postare tali articoli palesemente strumentali alla delegittimazione del "nemico" di turno ?
__________________
A casa ho almeno sette PC, in firma non ci stanno
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Old 04-12-2009, 19:33   #13
sid_yanar
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Iscritto dal: Aug 2005
Messaggi: 58
frankytop sono certo che per coerenza sarai altrettanto incazzato quando il tuo governo butta nel cesso milioni a volte addirittura miliardi di euro, nel caso però non ho visto alcun post da parte tua...lo sai che così sei poco credibile?
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Old 04-12-2009, 19:56   #14
Scalor
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Messaggi: 2659
piu che il programma di protezione il dato allarmante è lo stipendio che gli danno senza considerare i finanziamenti per l'inizio di attività economiche.
una vergogna !
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Old 04-12-2009, 19:58   #15
Vincenzo1968
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Falcone, la verità sui pentiti

di Gian Carlo Caselli

Ci risiamo. Finché indaghi su Riina o Provenzano vai bene. Ma quando – facendo il tuo dovere – passi a occuparti, ricorrendone i presupposti in fatto e in diritto, anche di imputati “eccellenti”, devi mettere in conto che cominciano i guai.

Tornano in auge vecchi ma sempre verdi ritornelli. Anzi, dischi rotti. Ma suonati talmente a lungo da trapanare le teste. La tecnica è collaudata, un classico. Si comincia con la ricerca della verità svilita a cultura del sospetto e con l’accusa di costruire teoremi invece di prove; si prosegue con l’insinuazione di uso scorretto dei pentiti e con la loro pregiudiziale delegittimazione (mediante aggressioni strumentali che nulla hanno a che vedere con la fisiologica delicatezza e complessità di questo strumento d’indagine); e si finisce con le aggressioni contro i pm: sul banco degli imputati, invece dei mafiosi e dei loro complici, finiscono i magistrati antimafia.
Sulla torta così confezionata (maleodorante), ecco poi la “ciliegina”, un altro classico: arruolare arbitrariamente Giovanni Falcone per sostenere che il suo metodo di lavoro è violentato dai magistrati di oggi che osano indagare anche i potenti. Peccato che pure questa sia propaganda sleale. Perché Falcone sapeva bene che senza pentiti un’efficace lotta alla mafia è impossibile. E quando – negli anni Ottanta – era giudice istruttore a Palermo, spesso si era chiesto perché mai tardasse ad essere approvata – nonostante le sue forti sollecitazioni – una legge sui pentiti (nota bene: la legge arriverà soltanto dopo le stragi del ’92, ed è perciò una legge impregnata del sangue delle vittime di Capaci e via D’Amelio).
Le parole di Falcone sono illuminanti: “Se è vero, com’è vero, che una delle cause principali, se non la principale, dell’attuale strapotere della criminalità mafiosa risiede negli inquietanti suoi rapporti col mondo della politica e con centri di potere extra-istituzionale, potrebbe sorgere il sospetto, nella perdurante inerzia nell’affrontare i problemi del pentitismo, che in realtà non si voglia far luce sui troppi, inquietanti misteri di matrice politico - mafiosa per evitare di rimanervi coinvolti”.
Quanto all’oggi, la speranza – ovviamente – è che i professionisti delle polemiche contro i pentiti e i magistrati che ne raccolgono e sviluppano le rivelazioni siano mossi da ben diverse preoccupazioni.
Un altro “classico” sono le polemiche sul cosiddetto “concorso esterno”. Vi si è esercitato anche il presidente Berlusconi, per esempio nell’intervista al periodico inglese Spectator e alla Gazzetta di Rimini dell’11/9/’03, sostenendo che “a Palermo la nostra magistratura comunista, di sinistra, ha creato un reato, un tipo di delitto che non è nel codice; è il concorso esterno in associazione mafiosa”.
La verità (nonostante le tecniche pubblicitarie di imbonimento organizzate per stravolgerla) è un’altra. La figura del cosiddetto “concorso esterno” risale addirittura al 1875, come provano le sentenze della magistratura palermitana sul brigantaggio. Poi fu impiegata nei processi per terrorismo alle Br e a Pl e in quelli di mafia istruiti da Falcone e Borsellino.
La sua legittimità, infine, è stata ripetutamente riconosciuta dalla Corte di Cassazione, che ha anche stabilito rigorosi paletti garantisti. Allora, tutti comunisti? La Cassazione, i giudici palermitani di due secoli fa, quelli che negli anni di piombo hanno sconfitto il terrorismo, il pool di Chinnici e Caponnetto…tutti comunisti?
Sostenerlo è piuttosto temerario e comunque impedisce di confrontarsi con la dura realtà dei fatti, che il pool di Falcone (pag. 429 dell’ordinanza-sentenza 17 luglio 1987 conclusiva del maxi-ter) così espone, spazzando via ogni dubbio: “Manifestazioni di connivenza e di collusione da parte di persone inserite nelle pubbliche istituzioni possono – eventualmente – realizzare condotte di fiancheggiamento del potere mafioso, tanto più pericolose quanto più subdole e striscianti, sussumibili – a titolo concorsuale – nel delitto di associazione mafiosa.
Ed è proprio questa “convergenza di interessi” col potere mafioso… che costituisce una delle cause maggiormente rilevanti della crescita di Cosa Nostra e della sua natura di contropotere, nonché, correlativamente, delle difficoltà incontrate nel reprimerne le manifestazioni criminali”. A fronte di queste parole, le note scassate dei logori ritornelli sul concorso esterno non sono altro che la replica di un film già visto. Sicuramente perdente per l’antimafia.

http://antefatto.ilcannocchiale.it/g...?id_blog=96578
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Old 04-12-2009, 19:59   #16
blamecanada
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Per la Gasparri prendiamo una multa dall'UE sei volte maggiore.

Scommetto che Libero non ha scritto articoli su questo, però.
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Trattative concHIuse: 1, 2, 3, 3, 4
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Old 04-12-2009, 20:00   #17
Jarni
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65 milioni? Spiccioli.
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Old 04-12-2009, 20:02   #18
berserkdan78
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Quasi 400 milioni di euro in sei anni, per una media di circa 65 milioni e mezzo ogni dodici mesi: tanto costano complessivamente allo Stato gli speciali programmi di protezione. Misure eccezionali riservate ai collaboratori di giustizia, più noti come “pentiti”, che al 31 dicembre 2008 erano 833, e anche ai loro 3.054 familiari. E poi certo, ai benefìci in questione sono ammessi anche i testimoni considerati a rischio, veri eroi che si presentano in tribunale a deporre nonostante minacce e pericoli, e che però rispetto ai “pentiti” sono molti meno: 73, cui vanno aggiunti 243 congiunti. Ma insomma, senza voler intavolare discussioni sui vantaggi che le rivelazioni di soggetti non proprio trasparenti hanno portato alla lotta contro la criminalità, sono numeri che colpiscono. Vale la pena di capirne.
Parere ministeriale
Anche perché questa storia dei “pentiti” è adesso, come si dice, di stringente attualità. Il riferimento è all’ex killer Spatuzza e alle sue deposizioni, che additano Dell’Utri e Berlusconi come referenti politici di Cosa Nostra. Una prima domanda: ma chi decide che vale la pena di dargli ascolto? Chi delibera che colui che fu mafioso può essere ammesso ai vantaggi riservati a chi contribuisce a svelare verità finora nascoste? Dice: i magistrati. No, non basta. Certo, loro lo interrogano, il “pentito” di turno. Ne raccolgono le rivelazioni, dispongono le verifiche. E poi è logico, forniscono un parere fondamentale: nel caso dei “pentiti” di mafia - perché la legge prevede la possibilità di accedere alla tutela anche per reati eversivi o delitti associativi legati a traffico di stupefacenti e sequestri di persona a scopo d’estorsione - nel caso dei “pentiti” di mafia, dicevamo, la proposta di ammissione al programma di protezione viene inoltrata dalla Direzione Distrettuale Antimafia, con il benestare della Procura Nazionale. Ma, almeno formalmente, non può essere questa la valutazione determinante. Che invece spetta a una Commissione governativa. Una Commissione centrale che dipende dal Viminale, è infatti presieduta dal sottosegretario all’Interno, attualmente Alfredo Mantovano. Oltre a lui, i componenti sono sette: due magistrati e cinque funzionari, questi ultimi in rappresentanza delle diverse forze di Polizia. Quindi uno per i Carabinieri, un altro della Polizia, un altro ancora per la Guardia di Finanza, poi c’è il componente delegato dalla Direzione Investigativa Antimafia e, infine, uno che rappresenta l’ufficio di coordinamento delle forze di Polizia del Viminale stesso. A parte il sottosegretario, l’identità degli altri è sancita da un decreto ministeriale coperto, com’è comprensibile, da riservatezza. La legge stabilisce che le decisioni vadano deliberate a maggioranza, con la prevalenza del voto del presidente in caso di parità. Ma, storicamente, sono sempre state prese all’unanimità. O per lo meno così risulta agli atti.
Le tre fasi
Una disciplina, quella relativa ai “collaboratori di giustizia”, regolata inizialmente da una legge del ’91, poi modificata nel 2001 e integrata nel 2004. Semplificando, l’iter per arrivare ad essere “pentito certificato” attraversa tre stadi. Nell’immediato, dopo che il soggetto dichiara di voler collaborare, vengono disposte misure urgenti, per “mettere in sicurezza” la persona. Che, in pratica, viene subito allontanata fisicamente dal luogo considerato pericoloso, città o carcere che sia. E lo stesso si fa con i parenti. Poi si passa alla seconda fase, quella interlocutoria, con la collaborazione non ancora considerata “consolidata”: vengono appunto decise misure provvisorie, in genere durano sei mesi.
Infine, se i presupposti lo consentono, si passa al “programma speciale di protezione” vero e proprio. Concretamente gestito dal Servizio centrale di protezione, che ha il compito di dare fisica esecuzione alle disposizioni della Commissione. Un organismo che s’appoggia su nuclei periferici, cosiddetti Nuclei Operativi di Protezione. E comunque, tornando al “programma”, può prevedere per il “pentito” e i suoi familiari la sistemazione in una località segreta e protetta e l’eventuale pagamento dell’affitto, e poi l’utilizzo di documenti di copertura (n casi estremi persino il cambio d’identità negli stessi archivi anagrafici), e naturalmente l’assistenza personale e medica, i trasferimenti, i supporti logistici. E un assegno di mantenimento, nel caso risulti impossibile lavorare, parametrato all’assegno sociale: si parla dunque di circa 900 euro mensili. Somma che, per i testimoni, è aumentata del 50 per cento.
Accennavamo all’inizio ai numeri della questione. Per quanto riguarda la criminalità organizzata, la maggior quantità di “collaboratori” s’è riscontrata intorno alla metà degli anni Novanta. Quando, dopo le stragi di Capaci e via D’Amelio, le istituzioni decisero di reagire. Nel ’96, fra “pentiti” e relativi congiunti, le persone sotto protezione erano addirittura 7.061. Il livello si è mantenuto alto, pur diminuendo. Anche se nel 2008, ultimo anno di cui sono disponibili dati definitivi, il numero di “collaboranti” ammessi alla tutela statale è salito di 42 unità rispetto al 2007.
Un’ultima cosa: alla cessazione del programma di protezione, c’è la cosiddetta capitalizzazione: trattasi del versamento di una somma di denaro che deve servire al reinserimento, sociale e lavorativo, del collaboratore di giustizia.

Libero.it


AHAHAHAHAHAHAHAHAHAHAHAHHAHAHAHAHAHAHAHAHAHAHAHAHA!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!
non c'è niente da fare, a questo mondo ci sono persone che vengono al mondo senza il gene della vergogna!!!!!!!!!! ma santo dio.....
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Old 04-12-2009, 20:04   #19
berserkdan78
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Quasi 400 milioni di euro in sei anni, per una media di circa 65 milioni e mezzo ogni dodici mesi: tanto costano complessivamente allo Stato gli speciali programmi di protezione. Misure eccezionali riservate ai collaboratori di giustizia, più noti come “pentiti”, che al 31 dicembre 2008 erano 833, e anche ai loro 3.054 familiari. E poi certo, ai benefìci in questione sono ammessi anche i testimoni considerati a rischio, veri eroi che si presentano in tribunale a deporre nonostante minacce e pericoli, e che però rispetto ai “pentiti” sono molti meno: 73, cui vanno aggiunti 243 congiunti. Ma insomma, senza voler intavolare discussioni sui vantaggi che le rivelazioni di soggetti non proprio trasparenti hanno portato alla lotta contro la criminalità, sono numeri che colpiscono. Vale la pena di capirne.
Parere ministeriale
Anche perché questa storia dei “pentiti” è adesso, come si dice, di stringente attualità. Il riferimento è all’ex killer Spatuzza e alle sue deposizioni, che additano Dell’Utri e Berlusconi come referenti politici di Cosa Nostra. Una prima domanda: ma chi decide che vale la pena di dargli ascolto? Chi delibera che colui che fu mafioso può essere ammesso ai vantaggi riservati a chi contribuisce a svelare verità finora nascoste? Dice: i magistrati. No, non basta. Certo, loro lo interrogano, il “pentito” di turno. Ne raccolgono le rivelazioni, dispongono le verifiche. E poi è logico, forniscono un parere fondamentale: nel caso dei “pentiti” di mafia - perché la legge prevede la possibilità di accedere alla tutela anche per reati eversivi o delitti associativi legati a traffico di stupefacenti e sequestri di persona a scopo d’estorsione - nel caso dei “pentiti” di mafia, dicevamo, la proposta di ammissione al programma di protezione viene inoltrata dalla Direzione Distrettuale Antimafia, con il benestare della Procura Nazionale. Ma, almeno formalmente, non può essere questa la valutazione determinante. Che invece spetta a una Commissione governativa. Una Commissione centrale che dipende dal Viminale, è infatti presieduta dal sottosegretario all’Interno, attualmente Alfredo Mantovano. Oltre a lui, i componenti sono sette: due magistrati e cinque funzionari, questi ultimi in rappresentanza delle diverse forze di Polizia. Quindi uno per i Carabinieri, un altro della Polizia, un altro ancora per la Guardia di Finanza, poi c’è il componente delegato dalla Direzione Investigativa Antimafia e, infine, uno che rappresenta l’ufficio di coordinamento delle forze di Polizia del Viminale stesso. A parte il sottosegretario, l’identità degli altri è sancita da un decreto ministeriale coperto, com’è comprensibile, da riservatezza. La legge stabilisce che le decisioni vadano deliberate a maggioranza, con la prevalenza del voto del presidente in caso di parità. Ma, storicamente, sono sempre state prese all’unanimità. O per lo meno così risulta agli atti.
Le tre fasi
Una disciplina, quella relativa ai “collaboratori di giustizia”, regolata inizialmente da una legge del ’91, poi modificata nel 2001 e integrata nel 2004. Semplificando, l’iter per arrivare ad essere “pentito certificato” attraversa tre stadi. Nell’immediato, dopo che il soggetto dichiara di voler collaborare, vengono disposte misure urgenti, per “mettere in sicurezza” la persona. Che, in pratica, viene subito allontanata fisicamente dal luogo considerato pericoloso, città o carcere che sia. E lo stesso si fa con i parenti. Poi si passa alla seconda fase, quella interlocutoria, con la collaborazione non ancora considerata “consolidata”: vengono appunto decise misure provvisorie, in genere durano sei mesi.
Infine, se i presupposti lo consentono, si passa al “programma speciale di protezione” vero e proprio. Concretamente gestito dal Servizio centrale di protezione, che ha il compito di dare fisica esecuzione alle disposizioni della Commissione. Un organismo che s’appoggia su nuclei periferici, cosiddetti Nuclei Operativi di Protezione. E comunque, tornando al “programma”, può prevedere per il “pentito” e i suoi familiari la sistemazione in una località segreta e protetta e l’eventuale pagamento dell’affitto, e poi l’utilizzo di documenti di copertura (n casi estremi persino il cambio d’identità negli stessi archivi anagrafici), e naturalmente l’assistenza personale e medica, i trasferimenti, i supporti logistici. E un assegno di mantenimento, nel caso risulti impossibile lavorare, parametrato all’assegno sociale: si parla dunque di circa 900 euro mensili. Somma che, per i testimoni, è aumentata del 50 per cento.
Accennavamo all’inizio ai numeri della questione. Per quanto riguarda la criminalità organizzata, la maggior quantità di “collaboratori” s’è riscontrata intorno alla metà degli anni Novanta. Quando, dopo le stragi di Capaci e via D’Amelio, le istituzioni decisero di reagire. Nel ’96, fra “pentiti” e relativi congiunti, le persone sotto protezione erano addirittura 7.061. Il livello si è mantenuto alto, pur diminuendo. Anche se nel 2008, ultimo anno di cui sono disponibili dati definitivi, il numero di “collaboranti” ammessi alla tutela statale è salito di 42 unità rispetto al 2007.
Un’ultima cosa: alla cessazione del programma di protezione, c’è la cosiddetta capitalizzazione: trattasi del versamento di una somma di denaro che deve servire al reinserimento, sociale e lavorativo, del collaboratore di giustizia.

Libero.it
rete 4 ci costa ben piu!!!!
sono sicuro che su "il giornale" ci sara' stato spazio per questa notizia a suo tempo, e sono sicuro che l'avrai riportata senza vergogna no???
ma roba da matti
ripeto, SENZA VERGOGNA
berserkdan78 è offline   Rispondi citando il messaggio o parte di esso
Old 04-12-2009, 20:04   #20
sander4
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E dei 50 milioni di euro l'anno che Murdoch aveva offerto alla RAI per trasmette i suoi canali sul sat (RAISAT), rifiutati perchè è il competitor di Berlusconi, peraltro prendendola nel deretano perchè lui ha fatto la chiavetta.

Di quei 50 milioni (per ogni anno) nel cesso che peraltro hanno danneggiato la RAI che è anche in debito di non so quanti milioni, libero&rotolo si preoccupano?


Ma ci facciano il piacere.
sander4 è offline   Rispondi citando il messaggio o parte di esso
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