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Old 15-06-2009, 17:32   #521
blackshard
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Comunque basta cercare su google "el pais berlusconi" per trovare le foto zozze.
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[url="http://www.hwupgrade.it/forum/showthread.php?t=2119003"]- Compilatore Intel e disparità di trattamento verso processori AMD/VIA
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Old 15-06-2009, 17:36   #522
Wikkle
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Comunque basta cercare su google "el pais berlusconi" per trovare le foto zozze.
ma si è capito chi è il pisellone?
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Old 15-06-2009, 17:53   #523
guyver
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di topolanek
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Old 15-06-2009, 18:22   #524
Wikkle
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di topolanek
cioè?
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Old 15-06-2009, 18:34   #525
PeK
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Old 15-06-2009, 21:30   #526
jan
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sarà stato anche ceco , ma la phiga la vedeva bene
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quanto mi piacerebbe essere napoletano ! come dice berlusconi tutte le volte che passa davanti al quirinale ...
roberto benigni
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Old 16-06-2009, 09:19   #527
atinvidia284
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Berlusconi sopravvive agli scandali
giugno 2009 http://italiadallestero.info/archives/6072 Spagna
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[El Periódico]

ROMA - Ne’ la presunta relazione con la giovane Noemi Letizia, ne’ i problemi coniugali sbandierati ai quattro venti, ne’ le foto delle feste a Villa Certosa, oltre a tutti gli altri scandali, sono riusciti a indebolire lo schieramento di Silvio Berlusconi. L’unico partito in grado di aumentare spettacolarmente i voti, fino quasi a raddoppiarli (con un aumento del 3,4%), è L’Italia dei Valori (IDV) di Antonio Di Pietro, che si era distinto per la sua dura campagna elettorale contro Berlusconi e la sua vita pubblica e privata. Secondo i primi sondaggi, il partito conservatore di Berlusconi (Pdl) avrebbe aumentato i voti dell’1,6 % (rispetto alle politiche del 2008), senza però raggiungere lo sperato 40%. I progressisti (Pd) avrebbero perso sei punti, senza però affondare come si era temuto.

CRESCE LA LEGA NORD
La Lega Nord di Umberto Bossi, alleata con i conservatori, che sperava di portarsi avanti nel nord della penisola, ha aumentato la sua percentuale di voti (un’impennata dell’1,2%), senza però raggiungere lo sperato 10%. Il partito centrista e cattolico UDC avrebbe perso voti (-0,3%) e nessuno dei tre partiti comunisti, che si presentavano separati, è riuscito a superare il 4% richiesto dalla legge elettorale per eleggere i suoi europarlamentari. Ne’ la Südtiroler Volkspartei (svp) ne’ i Radicali di Marco Pannella hanno superato il 4% .
In questo modo il risultato elettorale ha lasciato i conservatori con lo stesso equilibrio interno che già esistiva nella coalizione.

[Articolo originale "Berlusconi sobrevive a los escándalos" di Rossend Domènech]
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Old 16-06-2009, 09:22   #528
atinvidia284
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Italia Di Pietro, contemporaneamente giudice e partito
giugno 2009 http://italiadallestero.info/archives/6069 Francia
Quote:
[Libération]

Il magistrato anticorruzione scala i sondaggi rosicchiando la sinistra

Accusa il potere berlusconiano di essere fascista, xenofobo, corrotto e arriva fino a paragonare il capo del Governo italiano a Hitler spiegando che « I magistrati sono per lui ciò che gli ebrei erano per il Fürher, cioè una razza infame che bisogna eliminare ». Senza mezzi termini, il celebre ex giudice Antonio di Pietro è di nuovo sul piede di guerra.

Colui che aveva fatto crollare un’intera parte della classe politica italiana all’inizio degli anni ’90 dirigendo l’operazione anticorruzione «mani pulite» non ha per niente perduto la sua verve e la sua combattività che facevano tremare gli «onorevoli» parlamentari nella gabbia degli imputati. Sul piccolo schermo così come negli innumerevoli comizi per il suo partito, l’Italia dei valori (IDV), Di Pietro urla, si indigna, inveisce e alla fine si impone come il solo vero nemico giurato del Berlusconismo e della diffusa illegalità.

Terzo uomo
. Denunciando contemporaneamente le bassezze del potere, il conflitto di interessi del presidente del Consiglio e il suo dominio sulla televisione, ma anche il disinteresse e l’inconsistenza dell’opposizione del partito democratico (PD, centro sinistra), egli aspira chiaramente a giocare il ruolo di terzo uomo. Meglio ancora, annuncia che «costruirà il partito che sostituirà il Partito Democratico». Per il momento, i sondaggi gli attribuiscono tra l’8 e il 10% dei voti. I più favorevoli gli hanno accreditato un’approvazione del 14%. Cinque anni fa, alle scorse elezioni europee, non aveva ottenuto che un 2,1%. « Alle legislative del 2008 ho raggiunto il 4%. Oggi i sondaggi più sfavorevoli mi danno l’8%. La tendenza è quella: a ogni scrutinio raddoppio il mio punteggio» lancia l’ex giudice, aggiungendo senza giri di parole «in assenza della sinistra, ci sono io »

«In un paese normale, un partito come quello di Di Pietro non esisterebbe» analizza il giornalista Gianni Barbacetto, autore di un libro di colloqui con l’ex magistrato, intitolato «il guastafeste» (le Trouble- fête NdT), «ma la destra è populista ed è nelle mani di Silvio Berlusconi mentre la sinistra è confusa e non conduce una forte opposizione. C’è tutta una frangia della sinistra che votava un tempo per gli ex comunisti e che non sopporta più la mancanza di combattività sui temi della legalità o del rispetto della giustizia.»

Così l’ex poliziotto diventato magistrato, a lungo considerato come un uomo di ordine meritevole e di destra marcia ormai chiaramente alla volta dei progressisti. Mentre, fin dal 1996, il centro-sinistra, giudicato troppo accomodante con il Cavaliere, è stato al potere per sette anni senza far votare una legge sul conflitto d’interessi e senza riformare il sistema audiovisivo, Di Pietro esercita oggi un’«attrazione fatale» su una parte di elettorato, come viene riconosciuto ai vertici dei partiti .

Sostegno. «Il voto per Di Pietro è essenzialmente un voto anti-berlusconi e, più generalmente, una contestazione della classecasta politica» osserva Antonio Polito, direttore del quotidiano «Il riformista ». Davanti alle fabbriche,l’alzata di voce di Di Pietro registra così un certo successo. Tanto più che l’ex magistrato ha ricevuto il sostegno di sindacalisti duri come l’ex comunista di ferro Maurizio Zipponi, candidato alle europee nelle liste dell’ IDV. Soprattutto una serie di intellettuali hanno ufficialmente aderito alla sua causa. A partire dal filosofo Gianni Vattimo, lo storico Nicola Tranfaglia o ancora lo scrittore Giorgio Pressburger. Anche Claudio Magris ha pubblicamente dato il suo appoggio all’ ex magistrato. «Questa volta, ho deciso di votare per l’ IDV, che rappresenta un’opposizione moderata, estranea a ogni estremismo, ma risoluta » ha spiegato l’autore di «Danubio ». «Con questo sostegno abbastanza vasto di intellettuali, è caduto un muro, anche se è sempre esistita una corrente che potremmo definire ’’estremismo di centro’’, quale sostiene che la questione morale costituisca il problema essenziale del paese » riassume Antonio Polito, che rievoca il movimento dei girotondi del 2002, animato tra gli altri dal cineasta Nanni Moretti, il quale aveva avviato una mobilitazione cittadina per il rispetto della legalità.

Resta da vedere se Di Pietro riuscirà, al di là delle europee, a rappresentare in modo durevole l’opposizione. «Per questo si dovrà vedere se l’agonia del partito democratico sarà o no leggera », sottolinea Gianni Barbacetto. Cosciente del rischio di un’emorragia dei suoi elettori verso l’ IDV, il segretario del partito democratico, Dario Franceschini, ha in ogni caso inasprito il tono alla vigilia degli scrutini, attaccandosi alle vicissitudini giudiziarie di Berlusconi. Di Pietro, che è capolista ma resterà al parlamento italiano, prepara ormai il post europee. Dovrà sciogliere il suo partito personale e contestatario, l’Italia dei Valori per, lui dice, costituire « un grande partito progressista che sostenga una politica di governo credibile».

[Articolo originale "Italie Di Pietro à la fois juje et parti" di Eric Jozsef]
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Old 17-06-2009, 11:34   #529
toms
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Proibito intercettare

Articolo di Giustizia, pubblicato giovedì 11 giugno 2009 in Olanda.

[het financieele dagblad]

Passa quasi inosservata tra la raffica di notizie dall’Italia in questo periodo. Ma oltre al successo della Fiat in America (Chrysler), le elezioni europee e regionali e la visita del colonnello Gheddafi in Italia, questa settimana il parlamento italiano discute le tecniche di intercettazione che polizia e magistratura possono utilizzare nella caccia ai criminali.

Mercoledì alla Camera è passato il disegno di legge che limita drasticamente la possibilità di usare le intercettazioni telefoniche. Poiché, secondo i creatori della legge, si fa un uso improprio della possibilità di intercettazione, ora il governo vuole in gran parte proibirla. Le telefonate potranno essere intercettate solo nei casi gravi di mafia, ma anche in qui con molte limitazioni. Bisognerà prima essere sicuri che si tratti di un caso grave e di mafia… Mi sembra piuttosto complicato…

Verrà anche limitata l’installazione segreta di videocamere per poter raccogliere prove in casi di corruzione.

Il quotidiano La Repubblica oggi fa una sottile allusione al fatto che un successo di cui l’attuale ministro degli interni continua a vantarsi, l’arresto di un grande numero di capi mafiosi nel corso di un’inchiesta che va avanti da più di due anni, con la nuova legge non sarebbe mai stato possibile. I mafiosi sono infatti stati catturati grazie a lunghe intercettazioni telefoniche, fotografie fatte di nascosto e altre tecniche di questo genere.

Un corollario della legge è che i giornalisti non potranno più pubblicare le conversazioni che sarà ancora possibile intercettare. Se lo faranno passeranno tra i 6 e i 12 mesi in carcere…

In compenso ci sarà però qualcos’altro: verranno infatti piazzate sempre più telecamere per le strade del paese. Per assicurare l’ordine pubblico, per catturare piccoli trafficanti di droga, ladri di borsette e simili. Quel tipo di criminalità viene contrastato con molta durezza in Italia, ed è giusto che sia così. Ma per i mafiosi, che comunque non hanno mai fatto i loro affari alla luce del sole per strada (eccetto quando si tratta di esecuzioni), la nuova legge è una manna dal cielo. Viva la corruzione. Con la nuova legge tutto diventerà ancora più facile. E tutto questo solo perché il premier non vuole che lo si filmi di nascosto, in vacanza nella sua villa insieme ai suoi ospiti o quando partecipa alle feste di ragazzine, né che le sue telefonate vengano intercettate, e cose del genere.

Roba da matti.

[Articolo originale "http://blogs.fd.nl/italie/2009/06/verboden-af-te-luisteren.html" di Maarten Veeger]
http://italiadallestero.info/archives/6101
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Old 17-06-2009, 22:33   #530
Titanium555
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per chi volesse seguire questo argomento sto aprendo un thread su questa proposta di legge, se non lo hanno fatto già naturalmente, elecandone i punti salienti........
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Old 20-06-2009, 09:46   #531
atinvidia284
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Quando Gheddafi fa visita a Berlusconi
giugno 2009 http://italiadallestero.info/archives/6134 Francia
Quote:
[L'Express]

Silvio Berlusconi stende il tappeto rosso per il colonnello Gheddafi, in visita “storica” a Roma. Ma il malcontento sale in Italia, in particolare a proposito delle trattative portate avanti dalle due capitali sulla questione dell’immigrazione clandestina.

Ricevuto ieri in pompa magna da Silvio Berlusconi, Gheddafi ha quindi piantato la sua tenda con il lampadario in cristallo veneziano nel più grande parco di Roma, Villa Pamphili. La visita del capo di Stato libico, la prima nell’ex potenza coloniale, è definita da entrambe le parti “storica”, e il Presidente del Consiglio italiano, che ha trascorso settimane difficili a causa del NoemiGate, conta di ottenere un successo diplomatico, rafforzando la cooperazione in materia di economia e immigrazione clandestina.

“Le relazioni con la Libia possono compensare in parte la debolezza economica dell’Italia e rilanciare la sua vocazione storica nel Mediterraneo, dove il suo ruolo è stato indebolito dall’iniziativa francese dell’Unione per il Mediterraneo”, evidenzia Raffaello Matarazzo dell’Istituto Affari Internazionali.

L’avvicinamento fra i due paesi è stato suggellato nell’agosto scorso, quando Berlusconi ha firmato con il Paese dei petroldollari un trattato di amicizia che mirava a chiudere i conti di più di trent’anni di colonizzazione italiana (1911-1942). Roma si è impegnata a versare 5 miliardi di dollari di risarcimento sotto forma di investimenti per i prossimi 25 anni. In cambio, Tripoli ha in particolare promesso di impedire la partenza dalle sue coste di imbarcazioni cariche di clandestini.

Così, da metà maggio, dopo l’espulsione verso la Libia di 500 immigrati intercettati dalla marina militare italiana denunciata dalle organizzazioni di difesa dei diritti umani, non è più avvenuto nessuno sbarco a Lampedusa. I libici avevano accettato per la prima volta di riprenderseli [i clandestini, N.d.T.].

Rifugiati che potevano ottenere il diritto d’asilo potevano trovarsi fra gli espulsi. Secondo l’Alto Commissariato dell Nazioni Unite, 3 immigrati su 4 che arrivano in Italia chiedono il diritto d’asilo, e il 50% di questi lo ottiene. Nel 2008 la Penisola ha visto sbarcare 36 900 immigrati giunti attraverso il mare dalla Libia, una cifra in aumento del 75% rispetto al 2007 secondo il Ministero dell’Interno.

Rifiutando l’idea di un’ “Italia multietnica” Berlusconi aveva quindi difeso la sua nuova politica spiegando che i clandestini non vengono recuperati nelle acque italiane, cosa che obbligherebbe Roma a portarli a terra, ma in quelle internazionali.

Concluso lo “sporco affare” degli immigrati fra Roma e Tripoli

Ma le espulsioni hanno lasciato delle tracce… Anche fra i militari italiani della Guardia di Finanza impiegati nella prima operazione, che hanno confidato sul quotidiano La Repubblica cose come questa:”E’ stato l’ordine più infame che io abbia mai eseguito. Non ho dormito, al solo pensiero di quei disperati. Quando hanno capito che li riportavamo in Libia, si sono messi a urlare: “Aiutateci, fratelli!” Ma noi non potevamo fare niente; gli ordini erano di riaccompagnarli in Libia e lo abbiamo fatto. Non racconterò mai ai miei figli quello che ho fatto, me ne vergogno”.

Fra gli immigrati, donne incinte e bambini. “Quando li abbiamo caricati a bordo di tre battelli ci hanno ringraziati per averli salvati. In quel momento, sapendo che dovevamo rispedirli indietro, mi si è stretto il cuore. Non potevo dir loro che li riportavamo nell’inferno da cui erano fuggiti rischiando la loro vita. [...] Alcuni di loro non avevano capito cosa stava succedendo, ci chiedevano come mai ci mettevamo tanto tempo per arrivare a Lampedusa. Rispondevamo con delle menzogne, rassicurandoli [...]. Li abbiamo lasciati al porto di Tripoli dove li aspettavano i militari libici.”

Ormai, delle navi vedetta mandate dall’Italia pattugliano al largo le coste libanesi e il centro di prima accoglienza di Lampedusa è vuoto. L’organizzazione per la difesa dei diritti umani Human Rights Watch ha denunciato ieri un “sporco affare” che permette all’Italia “di sbarazzarsi degli immigrati in Libia e di sfuggire ai suoi obblighi”, mentre il malcontento suscitato dalla visita di Gheddafi saliva anche fra i politici, al punto che i capigruppo al Senato hanno deciso che tenesse il discorso in una sala secondaria del Senato e non nel quadro solenne dell’emiciclo come era previsto.

[Articolo originale "Quand Kadhafi rend visite à Berlusconi " di Delphine Saubaber]

Ultima modifica di atinvidia284 : 20-06-2009 alle 09:53.
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Old 20-06-2009, 09:53   #532
atinvidia284
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Berlusconi incontra Gheddafi
giugno 2009 http://italiadallestero.info/archives/6112 Germania
Quote:
[Sueddeutsche Zeitung]

“Leader di profonda saggezza”

Si lodano a vicenda, chiamandosi amici e saggi leader: Silvio Berlusconi corteggia Muammar Gheddafi perché l’Italia ha bisogno dell’aiuto - e dei soldi - del dittatore libico.


Una cosa va riconosciuta a Muammar Gheddafi: sa mettere in scena se stesso ancora meglio di Silvio Berlusconi. Siccome il premier italiano non voleva accogliere personalmente il dittatore libico all’aeroporto, questi ha minacciato dall’aereo di virare e tornare indietro.

Ovviamente Berlusconi ha capitolato. Così la tanto sbandierata amicizia tra i due si è celebrata tra baci e abbracci sulla pista. Il premier italiano, abbronzato come sempre, appariva pallido accanto a quello libico. Il colonnello venuto dal deserto aveva applicato così tante corde, frange, mostrine, bottoni dorati e medaglie variopinte alla sua uniforme da rassomigliare a un mix tra un direttore di circo e un albero di Natale.

Anche senza comunque, il leader della rivoluzione libica, con i suoi capelli arruffati e gli occhiali da sole, avrebbe garantito lo show in occasione della sua prima visita di Stato in Italia: sarebbero state sufficienti le sue avvenenti guardie del corpo, tutte donne, che la sobria agenzia di stampa Ansa ha definito ‘amazzoni’ e ‘uno spettacolo per gli occhi’, o la sella per cammello che Gheddafi ha regalato all’anziano presidente italiano Giorgio Napolitano. E Naturalmente il leader libico non ha alloggiato, come un qualsiasi banale capo di stato, in un hotel di lusso, ma in una tenda che ha fatto erigere nel parco di Villa Pamphili.

Si potrebbe ridurre la visita di Gheddafi a Roma a semplice show, ma in questo modo non si renderebbe piena giustizia a questo viaggio che porta con sé anche significati storici, politici ed economici concreti.

Questo lo si è capito già mercoledì, al suo arrivo, quando sulla sua giacca campeggiava una foto di Omar al-Mukhtar, combattente per la libertà a suo tempo giustiziato dagli italiani. L’Italia ha governato la Libia come potenza coloniale tra il 1912 e il 1943, reprimendo duramente gli oppositori. Per questo Gheddafi, dopo la rivoluzione del 1969, ho costretto migliaia di italiani a lasciare la Libia, episodio che ha pesato per lungo tempo sui rapporti tra i due stati.

Solo Berlusconi nel 2008 è riuscito a fare pace con la Libia. Si è scusato per i crimini italiani, ha offerto un risarcimento miliardario e ha firmato un trattato di amicizia. Questo impegno di Berlusconi ha finito col favorire tutto l’Occidente, perché in questo modo si è stretto un legame con il volitivo regime libico, accusato in precedenza di essere sponsor del terrorismo.

La visita a Roma sancisce la riappacificazione con l’Italia. “Oggi è un paese amico”, ha detto il colonnello, e Berlusconi è “un grande amico del popolo libico”. Il premier a sua volta ha definito il dittatore del deserto “leader di grande saggezza”. La visione di Gheddafi su Vicino Oriente e Irak si è rivelata “giustissima e per me illuminante”, ha concluso Berlusconi con aria baldanzosa.

Gheddafi: in Africa non c’è alcuna questione politica

Per il governo di Roma il leader libico è estremamente importante. Ha promesso di aiutare l’Italia nel combattere l’immigrazione illegale attraverso il Mediterraneo e di pattugliare insieme all’Italia i confini libici. Che questo comporti che gli africani con diritto d’asilo restino a metà strada non interessa a Gheddafi.

“Se dessimo retta ad Amnesty International, avreste tutta l’Africa in Europa”, ha detto provocatoriamente a Roma. In Africa non ci sarebbero problemi politici e di conseguenza nemmeno perseguitati politici.

Queste affermazioni sfacciate hanno fatto arrabbiare tutti i politici e i difensori dei diritti umani radunatisi a Roma contro l’ospite. “Non ci servono altri dittatori in Italia”, hanno detto i dimostranti nel centro di Roma. Su un cartello nel parco di Villa Pamphili si leggeva: “No Camping, Gheddafi”

L’opposizione di sinistra ha preteso e ottenuto che giovedì Gheddafi non tenesse il suo discorso nella sala del Senato, ma in un edificio adiacente. Berlusconi lo ha trovato sconveniente, e non c’è da meravigliarsi: non si parla solo di riappacificazione e politiche sull’immigrazione, ma anche di un bel po’ di soldi.

L’Italia si rifornisce per circa un terzo delle sue importazioni di gas e petrolio dalla Libia, e la quota è destinata a crescere. Inoltre i libici sono forti investitori nell’economia italiana: sono già presenti in banche come Unicredit, nel colosso dell’energia Eni e nella squadra di calcio della Juventus.

A sua volta Gheddafi ha promesso forti aperture del suo paese alle aziende italiane. Perfino i colonialisti italiani cacciati a forza potrebbero rientrare da amici. Per questo Berlusconi è disposto a celebrare Gheddafi come saggio leader e a sorvolare sulla violazione dei diritti umani e su altre pagine buie.

[Articolo originale "Berlusconi trifft Gaddafi" di Stefan Ulrich]
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Old 20-06-2009, 09:56   #533
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Germania

Gheddafi vuole fare cambio con Berlusconi
giugno 2009 http://italiadallestero.info/archives/6160 Germania
Quote:
[TAZ]

Il dittatore libico ha suggerito agli italiani una democrazia senza partiti. E non vede alcuna differenza fra gli attacchi di Al Qaeda e i lanci di missili americani sulla Libia del 1986.

Man mano che la visita di stato di Muammar Gheddafi a Roma, iniziata mercoledì, prosegue, un senso di imbarazzo sempre maggiore si diffonde tra i politici italiani. Il leader rivoluzionario libico continua a sfruttare ciascuna delle sue numerose apparizioni per diffondere le sue interpretazioni decisamente poco ortodosse sulla democrazia e sulla situazione mondiale.

Fin dal suo arrivo Berlusconi aveva elogiato Gheddafi, definendolo un uomo “di profonda saggezza”. Il capo di stato libico ha dato prova della sua saggezza di fronte ai senatori italiani: ha spiegato loro che gli Stati Uniti, con il loro lancio di missili sulla sua tenda nel 1986, si sarebbero comportati esattamente come Al Qaeda. Ovviamente ha poi condannato il terrorismo, ma ribadendo che le sue cause sono da ricercarsi tra le conseguenze del periodo coloniale. Il Ministro degli Esteri italiano Franco Frattini ha rilasciato una dichiarazione in cui afferma di “non condividere” tali affermazioni.

Nel pomeriggio Gheddafi ha poi parlato all’università di Roma. Il pubblico era attentamente selezionato ed era presente un’intera squadra di poliziotti che si sono dovuti vestire in borghese per fingersi giovani accademici in sala. I poliziotti travestiti hanno così potuto scoprire che la democrazia è pensabile solo eliminando i partiti e le libere elezioni. A una studentessa critica che voleva porre domande sulla politica italiana e libica in fatto di immigrazione è stato immediatamente spento il microfono.

In questo modo il governo italiano dà carta bianca al dittatore e lui sfrutta ampiamente le sue libertà. La sera è toccato al sindaco di Roma, Gianni Alemanno, prendere le distanze dall’ospite libico. Gheddafi ha nuovamente suggerito agli italiani nella piazza del Campidoglio a Roma di creare in Italia una democrazia senza partiti, sul modello di quella libica, e ha offerto a Berlusconi di scambiarsi le cariche: Berlusconi rais a Tripoli, Gheddafi leader rivoluzionario a Roma.

Nel corso del suo ultimo giorno di visita ufficiale in Italia il rivoluzionario libico Muammar Gheddafi ha avuto un incontro con 1.000 donne. La riunione era stata proposta dal Ministro per le Pari Opportunità Mara Carfagna, secondo quanto riportato dai media italiani. Il programma prevedeva tra l’altro un discorso di quaranta minuti di Gheddafi sulla condizione della donna in Africa.

[Articolo originale "Gaddafi will mit Berlusconi tauschen" di Michael Braun]
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Old 20-06-2009, 10:01   #534
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Il breve appuntamento di Berlusconi nello studio ovale
giugno 2009 http://italiadallestero.info/archives/6108 Gran Bretagna
Quote:
[The Times]

L’ultima volta in cui Silvio Berlusconi fu a Washington, nell’ottobre del 2008, George Bush lo accolse festosamente per due giorni: venne tenuta una cerimonia di benvenuto sul South Lawn, una cena di stato, incontri nello studio ovale e una conferenza stampa nel Rose Garden.

Il primo incontro del Presidente del Consiglio italiano con il Presidente Obama di lunedì sarà un affare piuttosto diverso. Resterà a Washington meno di un giorno. Avrà un incontro nello studio ovale, seguito da un breve botta e risposta con i giornalisti. Entro sera sarà di torno a Roma.

È difficile immaginare due uomini più diversi, sia per ideologia sia per comportamento personale, del Presidente americano e il suo ospite italiano. Obama non lascerà che tali differenze appaiano in pubblico. Comunque, la prospettiva dell’arrivo di Berlusconi a Washington, tra gli scandali per la relazione con una modella adolescente, il divorzio, affare di pubblico dominio, le storie di showgirl seminude nella sua villa in Sardegna — persino la decisione la scorsa settimana di ripetere i commenti sull’”abbronzatura” di Obama — non ha riempito di gioia la Casa Bianca.

Il leader italiano è stato uno dei più fedeli sostenitori di Bush sul piano internazionale, ma le sue buffonate e dichiarazioni dal momento in cui Obama ha vinto le elezioni hanno segnato tutt’altro che un buon inizio delle relazioni con la nuova amministrazione. Infatti, fino dalla sua elezione Obama ha mantenuto le distanze, senza alcun incontro bilaterale sino ad oggi. È tutt’altro che chiaro se l’incontro di lunedì sarebbe avvenuto se non fosse stato per il fatto che Berlusconi detiene la presidenza di turno del G8, in vista del summit di luglio, che si terrà a L’Aquila.

Ciò che ha particolarmente infastidito i funzionari americani sono stati i tentativi di Berlusconi di atteggiarsi a uomo di stato più anziano. Da lontano ha dato lezioni all’amministrazione Obama sul bisogno di migliorare i rapporti con la Russia e ha tentato di promuovere l’Italia al ruolo di ponte diplomatico con l’Iran. Gli stretti legami di Berlusconi con Vladimir Putin sono visti con sospetto a Washington. Berlusconi, inoltre, arriva subito dopo l’incontro questa settimana a Roma con il colonnello Muammar Gheddafi della Libia, che ha trasformato la sua visita in un’invettiva anti-americana, attaccando gli Stati Uniti in un discorso al Senato e paragonando l’America ad al-Qaeda.

Berlusconi ha bisogno di risolvere i dissidi con Obama, come è parso evidente a tutti al recente G20 di Londra quando, durante la foto di gruppo, ha gridato “Mister Obama!” — infastidendo la regina.

Due settimane fa Berlusconi ha unilateralmente annunciato che avrebbe incontrato Obama il 15 giugno. C’è stato un silenzio assordante dalla Casa Bianca. Durante la visita di Obama in Europa e in Egitto, i giornalisti italiani gli chiesero conferma. Ma nulla all’orizzonte. “Stava diventando un po’ un mistero”, ha detto un funzionario italiano a Washington. Un altro ha commentato: “Questo incontro è quasi un dovere — gli uomini di Obama devono farlo. Non sono entusiasti all’idea che Berlusconi venga qui”.

Franco Frattini, Ministro degli esteri italiano, sostiene che i rapporti italoamericani siano stretti come sempre e nega che Obama abbia snobbato Berlusconi. Infatti, la maggior parte dei leader stranieri che hanno visitato la Casa Bianca hanno avuto un trattamento simile. Gli Stati Uniti e l’Italia, ha detto Frattini, “condividono gli stessi obiettivi su una serie di temi in vista del G8”.

[Articolo originale "Silvio Berlusconi’s brief encounter in Oval Office " di Tim Reid e Richard Owen]
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Old 20-06-2009, 11:31   #535
Marco!
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http://www.elpais.com/articulo/inter...lpepuint_3/Tes

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Old 20-06-2009, 15:09   #537
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Trattare i rifugiati come rifiuti
giugno 2009 http://italiadallestero.info/archives/6150 Gran Bretagna
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[The Guardian]

L’accordo di Berlusconi con Gheddafi per usare la Libia come discarica per i migranti che arrivano in Italia calpesta i loro diritti.


Con la visita del leader libico Muammar Gheddafi a Roma questa settimana, l’Italia e la Libia celebrano la recente ratifica del (loro) Trattato d’Amicizia. Ma questo accordo, che ha avuto come primo risultato le pattuglie navali congiunte che calpestano i diritti dei rifugiati e dei migranti - come ha commentato Tana de Zulueta - difficilmente la si può considerare come un’occasione per festeggiare.

All’incirca 500 migranti dagli inizi di maggio sono già stati rispediti sbrigativamente in Libia e, conseguentemente, le partenze di motoscafi dalla Libia si sono fortemente ridotte. Oggi, il centro di detenzione per migranti e i centri per l’accoglienza dei richiedenti asilo presenti sull’isola-avamposto italiana di Lampedusa sono vuoti, in forte contrasto con la situazione in cui versavano a gennaio, quando 1850 persone erano stipate in una struttura adatta ad accoglierne 800 e molte di loro dormivano per terra.

Ma i richiedenti asilo non sono semplicemente scomparsi. A molti di loro verrà rifiutata l’opportunità di cercare asilo da guerre e persecuzioni e pressoché tutti rischieranno di essere reclusi a tempo indeterminato, in condizioni pessime e subendo forse degli abusi.

Il Presidente del Consiglio italiano Silvio Berlusconi ha promesso finanziamenti per duecento milioni di dollari nei prossimi 25 anni tramite investimenti in progetti per le infrastrutture in Libia. Lo scorso 14 maggio l’Italia ha fornito tre motovedette alla Libia, e ne ha promesse altre tre. L’Italia ha anche dichiarato che fornirà degli aiuti per la costruzione di un sistema radar atto a controllare i confini libici nel deserto, attraverso l’azienda che opera nel settore della sicurezza Finmeccanica.

Nell’elaborazione dell’accordo d’amicizia, Berlusconi e Gheddafi sembrano considerare sacrificabili i migranti e i richiedenti asilo provenienti da altri Paesi. Quest’accordo permette all’Italia di scaricare i migranti e i richiedenti asilo sulla Libia e di sottrarsi in questo modo ai propri obblighi, mentre la Libia riceve investimenti, un rafforzamento della propria infrastruttura di sicurezza e viene accolta come amica e partner dell’Italia.

Ma possiamo considerare la Libia come un partner per quanto riguarda la protezione dei rifugiati? La Libia non ha siglato la Convenzione sui Rifugiati del 1951 e non possiede una legge sul diritto d’asilo. L’Ufficio dell’Alto Commissariato dell’ONU per i Rifugiati (UNHCR) opera in Libia senza una formale intesa da parte del governo. Anche se recentemente è stato possibile visitare i centri di detenzione per migranti e intervenire per evitare la deportazione di migranti dalla Libia verso i propri Paesi d’origine, i resoconti dei richiedenti asilo presenti a Malta e in Italia che sono passati attraverso la Libia indicano che la situazione è tuttora pericolosa per i migranti rimpatriati con la forza.

Oltre 50 migranti e richiedenti asilo a Malta e in Italia da me intervistati a maggio mi hanno riferito le stesse storie in cui riferiscono di reclusioni a tempo indeterminato in condizioni di sporcizia e sovraffollamento nei centri di detenzioni libici, maltrattamenti da parte delle guardie e collusione tra i trafficanti e le forze dell’ordine. Sono stato in Libia alla fine di aprile, la quale aveva promesso a Human Rights Watch di poter far visita ai centri di detenzione per migranti durante la nostra visita di 10 giorni. Ma in realtà non ci è stato permesso di entrare in nessuno dei centri, indicazione del fatto che le autorità hanno qualcosa da nascondere.

Certamente Italia, Grecia e Malta devono affrontare un numero spropositato di richieste d’asilo per l’Europa nell’ambito della Convenzione di Dublino, la quale di regola rende responsabile il Paese di primo approdo. La soluzione si trova nell’emendare le regole così da fare in modo che i Paesi UE condividano l’onere in maniera equa. Ma fare degli accordi con Paesi extra-UE che non si siano impegnati a proteggere i rifugiati, senza procedure per l’accoglienza dei richiedenti asilo e aventi alle spalle storie di trattamenti degradanti e inumani non è la soluzione.

Berlusconi giustifica da un punto di vista legale la sua nuova politica sostenendo che: “La nostra idea è quella di accogliere soltanto quei cittadini che hanno i requisiti giusti per richiedere l’asilo politico e coloro che, come stipulato in accordi e i trattati internazionali, siamo obbligati ad accogliere”, persone da lui descritte come “coloro che mettono piede sul nostro suolo, inteso anche come le nostre acque territoriali”. Da un punto di vista politico, egli sostiene che l’Italia non è e non dovrebbe essere una società multi-etnica. Entrambi questi ragionamenti sono discutibili.

La Convenzione sullo statuto dei rifugiati del 1951, a cui ha aderito l’Italia, vieta i respingimenti di persone “in qualsiasi modalità” verso quei luoghi ove le loro vite o la loro libertà potessero essere minacciate. Non specifica da dove vengono respinti, ma verso dove per legge non posso essere respinti. L’idea di impedire il loro ingresso e di respingerli con la forza annulla l’obbligo di proteggere le persone dalle persecuzione, mettendo in dubbio i principi della Convenzione sui Rifugiati.

Berlusconi, inoltre, ha dichiarato: “Sui barconi non ci sono in pratica persone che possono richiedere il diritto d’asilo. Ci sono alcuni casi solo in via del tutto eccezionale.” Ma la Dichiarazione Universale dei Diritti dell’Uomo garantisce il diritto di cercare e ricevere asilo dalle persecuzioni. L’anno scorso, il 75% dei migranti approdati in Italia erano richiedenti asilo, e al 50% di essi è stata accordata una qualche forma di tutela internazionale. Più del 90% di questi è arrivato passando attraverso la Libia.

Le dichiarazioni di Berlusconi sulla “società multi-etnica”, fortemente criticate dalla Chiesa Cattolica italiana, sono indicazione di un crescente clima di intolleranza in Italia. Visto che la Libia viene considerata una discarica di esseri umani, come si aspettano l’Italia e l’UE che la Libia non tratti queste persone come dei rifiuti? I diritti umani sono universali - devono essere rispettati in tutti i Paesi, sulla terraferma e sul mare.

[Articolo originale "Treating refugees as refuse " di Bill Frelick]
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Old 20-06-2009, 15:50   #538
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La mia triste Italia
giugno 2009 http://italiadallestero.info/archives/6169 Spagna
Quote:
[El País]

Un paese che fu bandiera di libertà e cultura ha oggi come premier un politico che censura l’informazione che non lo interessa. Cos’è successo all’Italia? Perché chi l’ama stenta a riconoscerla?

Ho vissuto in Italia più che in Spagna: circa 50 anni. A questo paese, che, secondo l’Unesco possiede il 36% dell’arte del pianeta, io devo molto, sia umanamente che culturalmente. In Italia, dove ho studiato, dove ho respirato per la prima volta l’aria pura della libertà - arrivato molto giovane dal paese della censura, delle condanne a morte arbitrarie, dell’inesistenza di partiti politici - mi diedero la nazionalità per meriti culturali. Lì votai per la prima volta in vita mia. Avevo più di 40 anni. In Spagna non si votava, si viveva solo il terrore.

Ricorderò sempre quella mattina in cui, finalmente, potei introdurre la mia scheda nel segreto di un’urna. Il mio voto, mi dissero, ne valse migliaia. Erano elezioni nelle quali gli italiani cominciavano a stancarsi dei politici, il che li spingeva a non votare. La RAI mi intervistò per chiedermi cosa provasse uno spagnolo che, per la prima volta, poteva votare. Parlai della mia evidente emozione ed mi spinsi a chiedere a coloro che stavano pensando di non recarsi all’appuntamento con il voto, che lo facessero per ripagare la mia pena di non aver mai potuto votare in tanti anni. Più tardi mi chiamarono dalla radio per dirmi che migliaia di persone, tra cui qualche famiglia intera, desideravano che io sapessi che erano andati a votare grazie a me.

In Italia ho potuto pubblicare ciò che non potevo pubblicare nel mio paese (la Spagna, N.d.T.). I suoi quotidiani ed i suoi periodici mi aprirono le porte. Ho goduto del privilegio di conoscere, frequentare ed intervistare personaggi della letteratura e dell’arte che hanno reso grande, in quel momento storico, il paese di Dante e Leonardo, gente come Fellini, Pasolini, Sciascia, Italo Calvino; stilisti come Valentino, Armani, Missoni; grandi imprenditori come Agnelli o Pirelli; magnifici editori come Einaudi o Feltrinelli ….

Persino politici degni come Berlinguer o Moro, o giudici coraggiosi come Falcone, con il quale ho conversato per mesi prima che fosse assassinato. Durante l’incontro con il giudice Falcone eravamo circondati da un nugolo di poliziotti armati fino ai denti e con le sirene spiegate. “È tutto teatro. Quando la mafia lo deciderà, mi ammazzerà lo stesso”, mi disse il magistrato congedandosi con un mezzo sorriso triste. Lo uccisero. Quella era un’Italia che io amavo appassionatamente, nella cui lingua ho scritto i miei primi libri. Fino a quando non è arrivato Berlusconi. Lo vidi atterrare a Palermo, capitale siciliana e cuore della mafia, in elicottero, come un dio pagano. Erano le sue prime elezioni. In pochi credevano che quell’istrione, che mai si era messo in politica, avrebbe potuto vincere in un paese tanto politicizzato come l’Italia. Io pronosticai sul giornale la sua vittoria. Quella mattina a Palermo vidi quasi mezzo milione di persone alzare le braccia verso l’elicottero che portava il Salvatore.

La Mafia siciliana aveva cambiato bandiera. Aveva finito con l’abbandonare la potente Democrazia Cristiana, fino ad allora la sua signora, per offrire il bacio ed i suoi voti all’imprenditore del quale si diceva che possedesse la magica capacità di creare posti di lavoro dal nulla. L’Italia cominciò quel giorno ad entrare nel tunnel della degenerazione. Io ritornai in Spagna.

Adesso vedo, come in un incubo, che gli italiani, che mi avevano dato la gioia per la libertà di informazione e di espressione, devono leggere El Pais per poter conoscere le spudoratezze commesse dal Cavaliere. Dov’è finita quell’Italia che il mondo amava e ammirava?

L’Italia mi difese quando uno dei governi di Franco cercò di processarmi per un articolo che riguardava il comportamento della Chiesa spagnola durante la dittatura militare. Mi convocarono a Madrid. Mi ricevette l’allora ministro Girón. A casa sua. Mi raccontò che un ministro aveva portato il mio articolo ad un Consiglio dei Ministri, chiedendo la mia testa. Franco si limitò, alla fine del Consiglio, a chiamare il ministro Girón e gli disse: “Lasciate stare il giovanotto, altrimenti in Italia lo fanno martire. Però chiamalo e diglielo”.

Era un avvertimento chiaramente mafioso. Così era allora la Spagna. Così è oggi, o quasi, l’Italia.

Nelle mie notti insonni mi chiedo come sia potuta avvenire una tale metamorfosi. Come si sia arrivati attualmente a questa mia triste Italia. Posso solamente farmi alcune domande, dopo la mia grande esperienza italiana.

Perché vinse Berlusconi la prima volta, quando già circolava un libro sui suoi misfatti ed illegalità come imprenditore edile a Milano? Perché i socialisti di Bettino Craxi che, ricercato per corruzione, alla fine morì in esilio, quando arrivarono al potere, permisero a Berlusconi di creare il suo impero televisivo contro tutte le norme della Costituzione? Che cosa fecero o non fecero i comunisti eredi del severo e rispettato Berlinguer, quando, arrivati al potere dopo più di quarant’anni di lotta, lo gestirono tanto male da far sì che gli italiani richiamassero Berlusconi?

In cosa tradirono gli italiani? Perché avevano perso così presto l’essenza di quello che era stato il partito comunista più grande d’Europa e dell’Eurocomunismo, e che riuniva sotto la sue ali, proteggendola dalla mediocrità della destra, tutta l’Intellighenzia, tutta l’arte e tutta la cultura del paese? Un partito, insisto, che aveva come leader un Berlinguer sempre timido e nascosto, figlio legittimo della austera Sardegna, però retto, degno e tanto amato che, il giorno della sua morte, la città di Roma si paralizzò e due milioni di persone si riversarono nelle strade come se la Nazionale avesse vinto un campionato mondiale di calcio.

In quell’epoca fui un severo critico dell’allora potente Democrazia Cristiana, che era al potere da 40 anni e che fu spazzata via a causa dei suoi scandali di corruzione.

Oggi, a tanti anni di distanza, devo riconoscere che ciò che venne dopo, fu peggio. È sotto gli occhi di tutti.

La Democrazia Cristiana, profondamente conservatrice, aveva tuttavia un profondo rispetto per la libertà di espressione dei giornalisti.

Conservo ancora delle cartoline scritte con i caratteri grandi di Fanfani e quelli minuti di Andreotti, entrambi, per diverse volte, presidenti del Consiglio. Ogni volta che pubblicavo un articolo critico su uno o l’altro, nel mio ufficio compariva un motociclista che mi portava una di quelle cartoline, con le quali mi ringraziavano di avere scritto su di loro.

Quando la Spagna stava per entrare nell’Unione Europea, il ministro italiano degli Affari Esteri era Andreotti. All’Ambasciata italiana a Madrid, qualcuno più realista del re decise di fare uno studio dei miei articoli, concludendo che io ero eccessivamente critico con i politici italiani. Chiamarono l’Ambasciatore spagnolo a Roma e, con evidente fare mafioso, gli ricordarono che l’Italia era fondamentale per l’ingresso della Spagna nella Comunità Europea e che i miei articoli non erano di loro gradimento.

La notizia arrivò alle orecchie di Andreotti, che ignorava il fatto. Quella mattina mi chiamò per offrirmi un’intervista. Mi ricevette a braccia aperte. Non si parlò della questione suscitata dall’Ambasciata italiana a Madrid. Mi raccontò aneddoti inediti sulle sue relazioni con l’allora Papa Giovanni Paolo II. Mi disse che il Papa polacco lo invitava a volte a pranzare o a cenare con lui e perfino ad assistere alla messa nella sua cappella privata.
Prima di congedarmi, mi dedicò un libro con queste parole: “Al mio caro collega giornalista Juan Arias, con amicizia”. Andreotti si vantava sempre di essere un giornalista di professione. Ormai alla porta, mi disse: ” La Spagna sarà molto importante nella Comunità Europea. Io l’appoggerò”. Lo fece.

Nonostante ciò, Andreotti soleva dire che ai politici spagnoli mancava la finezza. Purtroppo questa finezza manca oggi a tanti politici italiani, a cominciare dal presidente e dalla sua corte faraonica, che hanno orrore e panico della libera informazione.
Forse non è vero che agli italiani piace tanto Berlusconi - perlomeno agli italiani che conosco io -, forse non gli piacciono neanche tanto gli altri politici.
A questi altri, io diedi il primo voto della mia vita. Cosa triste, come direbbe Saramago.

[Articolo originale "Mi triste Italia" di JUAN ARIAS]
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Old 20-06-2009, 16:06   #539
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Originariamente inviato da jan Guarda i messaggi
sarà stato anche ceco , ma la phiga la vedeva bene


Quindi si è dimesso?
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Old 20-06-2009, 23:19   #540
stetteo
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questa è già arrivata?
http://www.lexpress.fr/actualite/pol...ni_768124.html

molto semplice da capire, comunque nb fesses=natiche.
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