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Old 20-04-2008, 15:26   #461
blamecanada
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Certo che ne ho compiuti, infatti ho scritto "essenzialmente". Se guardi la storia umana e tutto ciò che accade ogni giorno attorno a te converrai che l'istinto che ci spinge alla conservazione della specie guida gran parte delle nostre azioni. Cos'è questo se non egoismo?
Tra l'altro bisogna convenire su cosa sia l'altruismo: atto completamente disinteressato in favore di un altro individuo a noi estraneo?
In questo caso quello dello studio che citi non è altruismo, ma solo una forma di simbiosi che ha come scopo la conservazione della specie, alias egoismo, seppur in altra forma, più nobile.
Non m'interessano le cause dell'altruismo, sta di fatto che tali comportamenti esistono.
L'egoismo significa guerra di tutti contro tutti (o di un gruppo contro l'altro), che è la situazione assolutamente peggiore per l'autoconservazione. La situazione migliore invece è una situazione collaborativa in cui tutti hanno un'elevata sicurezza.
La prima corrisponde al capitalismo, la seconda al comunismo.

Quote:
Mi chiedo allora perchè dovremmo eliminare la proprietà privata, se poi alla fine si tratta di copiare il capitalismo.
Intanto si parla di abolizione della proprietà privata dei mezzi di produzione, non dimentichiamolo.
L'abolizione serve per numerosi motivi, sono stati scritti libri al riguardo.
Faccio alcuni esempî.
Adesso le case farmaceutiche sono spinte piú che a trovare delle cure definitive alle malattie, a trovare dei rimedî: la cura si compra una volta sola, i rimedî costringono il paziente a comprare di continuo. Con un'organizzazione socialista questo non acccadrebbe.
Adesso è conveniente danneggiare l'ambiente, perché tanto l'ambiente è di tutti, mentre il guadagno è privato. In un'organizzazione socialista l'ecologismo sarebbe una cosa automatica, perché nessuno potrebbe guadagnarci piú di altri dall'inquinamento.
Adesso le lobby economiche impediscono un'effettiva democrazia, poiché influenzano pesantemente i governi, nel socialismo non c'è nessuno che abbia cosí tanti soldi da poter influenzare un governo, e quindi questo sarà maggiormente libero.

Quote:
Per evitarne le storture? La verità è che comunque la gente vuole diventare più ricca delle altre, primeggiare in qualcosa e riceverne un tornaconto.
Come gestireste queste pulsioni primordiali?
Come al solito si confondono i prodotti storici dai dati naturali, cosicché si spaccia per eterno ciò ch'è transeunte.

Quella che tu descrivi è la realtà del capitalismo, gl'Indiani d'America (ad esempio) non hanno mai sentito la necessità di diventare piú ricchi, evidentemente non è detto che gli uomini sentiranno sempre questa necessità, già adesso non tutti la sentono.

Quote:
Che interesse avrebbe un analista finanziario, ad esempio (visto che prima se ne parlava), ad essere efficiente come nel capitalismo se venisse pagato molto meno di oggi (non so se conosci i ritmi di lavoro delle banche d'affari, io li ho sperimentati sulla mia pelle, e ti assicuro che nessuno farebbe quel lavoro con quegli orari se non venisse strapagato).
Do una soluzione generale.
-Se una persona fa male un lavoro sarà sostituito da una persona piú capace e finirà a fare un lavoro meno gratificante
-Se non c'è sufficiente offerta di lavoro in un ambito verranno forniti incentivi (economici e di vario tipo) in modo da rendere appetibile quel lavoro.
-Se una persona si rifiuta di svolgere il proprio lavoro il suo stipendio ne risentirà.

Quote:
E poi: se anche venissero previsti stipendi differenti per i diversi lavori, di cosa se ne farebbero dei soldi i cittadini più ricchi, non potendo investirli? Dovrebbero regalarli allo Stato? Comprare solo beni di consumo impoverendosi in futuro?
L'investimento in azioni dovrebbe essere proibito in ogni sua forma, no? Quindi niente fondi pensione, niente fondi d'investimento, ecc...
I soldi sono fatti per essere spesi e soddisfare i propri bisogni. Il bisogno di moltiplicare i propri soldi per accumularli è una psicosi (che in una società capitalista entro certi limitiha anche senso, perché in caso di problemi possono servire, ma in una società socialista no)

Una persona potrà decidere se spendere i propri soldi oppure se metterli via per utilizzarli in seguito, di sicuro non di guadagnano soldi se non lavorando.

Quote:
Niente strumenti finanziari per redistribuire il rischio, niente assicurazioni, ma soprattutto niente mercati finanziari, visto che lo Stato sarebbe proprietario di ogni singola attività produttiva. Tra l'altro occorrerebbe che tutto il mondo funzionasse così, altrimenti:
- ci si dovrebbe chiudere agli scambi esterni,
- la gente inizierebbe a scappare,
- non avrebbe senso proibire la proprietà privata solo per i residenti, mentre per gli stranieri no,
- ecc...
E la protezione dall'inflazione?
Come vedi di falle mi sa che ce ne potrebbero essere un casino.
Il socialismo si può realizzare solo su scala mondiale, è una cosa che i comunisti sostengono da un secolo. Solo lo stalinismo sosteneva il contrario, ma pensare il contrario nell'era della globalizzazione è assurdo.

Anche perché se uno Stato diventasse comunista per conto suo verrebbe messo sotto embargo e soffocato economicamente... Perlomeno di solito succede cosí.

Quote:
Innanzitutto bisognerebbe capire se nel socialismo di cui parlate c'è spazio per persone più ricche e persone più povere, perchè:
- se la risposta è sì, allora che senso avrebbe tale socialismo
- se la risposta è no, allora converrai con me che certi beni in poco tempo cesserebbero di essere prodotti, e quindi il progresso pian piano si fermerebbe.
Persone che hanno piú soldi è possibile che vi siano, ma entro certi paramentri. Sicuramente non come adesso.
Il progresso non è l'aumentare della tecnologia, progresso è l'emancipazione dell'uomo dallo stato di servitú ch'egli stesso si è imposto.
La felicità dell'uomo non dipende solo dal progresso tecnologico, progresso è diminuire l'orario di lavoro, ad esempio.

Quote:
Ti faccio un esempio:
tu stai scrivendo ad un pc con uno schermo lcd con tutta probabilità. Solo 10-15 anni fa era un privilegio per pochissimi. Dunque i pochissimi ricconi che all'epoca potevano permetterselo non solo hanno fatto beta testing di questa tecnologia per te (gratis!), ma hanno con i loro soldi in pratica finanziato la ricerca per nuovi prodotti, più efficienti e meno costosi. Il resto lo hanno fatto miglioramenti di produttività ottenuti in vario modo. Il risultato finale è: oggi uno schermo lcd di ottima qualità viene via ad un prezzo bassissimo.
Economia pianificata:
Supponiamo anche che lo Stato decida di investire nella produzione di lcd 20 anni fa. Dopo 5 anni di studi lo Stato si rende conto che il prodotto finito è pronto per essere messo sul mercato, ma costa troppo. Cosa fa? Inizia a vendere in perdita? Lo vende ad un prezzo elevato comunque? Continua a fare ricerca per 15 anni fin quando non costano abbastanza poco? Il ritorno di un investimento a questo punto diventerebbe impossibile.
Ecco un'altro problemino.
Come ho detto gl'investimenti nel socialismo funzionerebbero in modo drasticamente diverso.
Capitalismo: le persone vogliono una cosa, io investo soldi, produco l'oggetto, lo vendo e ci guadagno soldi.
Socialismo: le persone vogliono una cosa, quelle stesse persone investono soldi, fanno produrre l'oggetto e lo ricevono.



Quote:
Originariamente inviato da fluke81
Se vi dicono "ma guarda che i mammiferi sono possessivi e territoriali" allora "eh beh mica siamo animali noi"
Guarda che gli animali non hanno mezzi di produzione, ed il socialismo vuole abolire la proprietà privata dei mezzi di produzione, NON della casa (che possiamo paragonare al territorio degli animali).
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Ultima modifica di blamecanada : 20-04-2008 alle 15:30.
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Old 20-04-2008, 15:27   #462
zerothehero
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E il capitalismo da sistema enormemente efficiente, oggi sta diventando semplicemente inefficiente e non sara' in grado di autosostenersi all'infinito: l'analisti storica e' implacabile. Collassera' e sara' sostituito da un sistema piu' efficiente (che io non vedro'). Non si chiamera' ne' Comunismo ne' Socialismo, ma avra' tratti distintivi assolutamente chiari, perche' non ci sara' ne' mercato ne' moneta. E' inevitabile, e' la natura dell'uomo che lo spinge ad essere piu' efficiente.

Concordo con la prima parte (in sostanza dici che il "capitalismo" non è il destino ineluttabile dell'umanità..vero, ci potranno essere in futuro nuovi modelli di produzione) meno sulla seconda..il modello capitalistico può andare avanti tendenzialmente all'infinito (non è detto che lo faccia, ma nulla lo impedisce), grazie al progresso tecnico e alla sostituzione degli input.
Le crisi del capitalismo marxiste (quelle da disproporzione) non si sono avverate.
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Old 20-04-2008, 15:43   #463
fek
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Concordo con la prima parte (in sostanza dici che il "capitalismo" non è il destino ineluttabile dell'umanità..vero, ci potranno essere in futuro nuovi modelli di produzione) meno sulla seconda..il modello capitalistico può andare avanti tendenzialmente all'infinito (non è detto che lo faccia, ma nulla lo impedisce), grazie al progresso tecnico e alla sostituzione degli input.
Non credo, tenere una parte della popolazione ferma perche' farla produrre non genera profitto diventa sempre piu' inefficiente. Secondo me non e' una questione di se, ma di quando e con quali modalita'. Un po' come Microsoft che conquista un mercato nuovo

Quote:
Le crisi del capitalismo marxiste (quelle da disproporzione) non si sono avverate.
Vero. Ma e' anche vero che sono passati 150 anni, praticamente nulla. Qui si ragiona su processi storici che durano secoli.
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Old 20-04-2008, 15:48   #464
fek
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Una persona potrà decidere se spendere i propri soldi oppure se metterli via per utilizzarli in seguito, di sicuro non di guadagnano soldi se non lavorando.
In una societa' socialista i soldi non ci sono. Per un certo periodo si puo' pensare a soldi che "scadono" per aiutare il passaggio, ma tendenzialmente il concetto di denaro ha senso solo in un'economia di mercato.
In una societa' socialista entri al supermercato, prendi cio' di cui hai bisogno ed esci. Non ha senso prendere di piu' perche' non puoi scambiarlo con nulla.
Ovviamente questo presuppone che la produttivita' sia molto piu' alta di quella odierna.
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Old 20-04-2008, 15:50   #465
gugoXX
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Come diceva Marx: Non lo so, la sovrastruttura sociale si organizzera' in base alla struttura economica sottostante e produrra' le leggi necessarie per il suo autosostentamento. In parole piu' semplici: dipendera' da come sara' organizzata la societa' in quel periodo.
Scusa, ma in 100 anni che si studia il Comunismo, qualcuno avra' pure avuto delle idee in merito.
Mica si puo' dire: "Vedremo, una volta che l'avremo realizzato si vedra'."

Comunque questo discorso, almeno per me, non puo' finire cosi'.
Io ho detto: "Il singolo e' individualista. Se non opportunamente stimolato si siede e non lavora" ***
Mi e' stato detto: "No, cosi' come nelle societa' di stampo capitalistico chi non lavora viene punito (si punisce da solo), anche nelle societa' di stampo comunista verra' punito"
Io: "Bene, quale sarebbe la punizione?"
Riposta: "Si vedra'..."

Permettimi pero' di prendere spunto dalla tua
Quote:
La natura dell'uomo e' sopravvivere. Quindi essere sempre piu' efficiente a produrre
e di cambiare la mia
Quote:
Il singolo e' individualista. Se non opportunamente stimolato si siede e non lavora
In:
*** Il singolo e' individualista. Il suo scopo e' quello di massimizare la propria efficienza, dove per efficienza intendo il rapporto Rendimento/Sforzo.
Il Rendimento lo misuro sulla base di quanto si ottiene (danaro, potere d'acquisto, "Grant" di godere di particolari beni/benefici, baratto, quello che si vuole) a fronte dello Sforzo compiuto, il Lavoro.

Se il rendimento personale e' sempre lo stesso, indipendentemente dallo sforzo, allora mi seggo e lavorero' il meno possibile.
Tutto il sistema rendera' di conseguenza meno che un sistema dove c'e' una diretta proporzionalita' tra Rendimento personale e Sforzo personale.

Quote:
Aggiungo come risposta sintetica a molti post che ho letto, che la natura dell'uomo non e' ne' essere egoista, ne' essere altruista. La natura dell'uomo e' sopravvivere. Quindi essere sempre piu' efficiente a produrre
Se e' passato il messaggio che io penso che l'uomo sia egoista, in realta' me ne scuso e non lo penso. Come detto prima tende semplicemente a massimizzare il proprio Rendimento, minimizzando lo sforzo.
In questa accezione rientrano a mio avviso anche gli episodi di egoismo inverso, ovvero quando l'individuo fa qualcosa che inizialmente porta anche beneficio a un altro, in modo da ricevere da quest'altro beneficiato qualcosa (oggetto o azione) che porti beneficio a se stessi.
Molto limitati sono secondo me le azioni gratuitamente altruistiche, tanto limitati da non poterci basare una teoria economica sopra.

Ritengo quindi che il singolo sia parecchio individualista e piu' menefreghista di quanto non lo si voglia dipingere.
Il capitalismo fa (anche) leva su questo aspetto per trarne beneficio globale. Il comunismo secondo me non ci puo' riuscire.
__________________
Se pensi che il tuo codice sia troppo complesso da capire senza commenti, e' segno che molto probabilmente il tuo codice e' semplicemente mal scritto.
E se pensi di avere bisogno di un nuovo commento, significa che ti manca almeno un test.

Ultima modifica di gugoXX : 20-04-2008 alle 15:53.
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Old 20-04-2008, 15:51   #466
fluke81
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E' vero l'esatto contrario: il proliferare di armi nucleari ha portato stabilita' a livello mondiale ed ha scongiurato una quasi inevitabile terza guerra mondiale fra URSS e USA. Mutual Assured Destruction.
ehm,la terza guerra mondiale non è scoppiata solamente perche c'è stato un tizio di cui non ricordo il nome che non ha premuto il pulsantino
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Old 20-04-2008, 15:53   #467
fluke81
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Guarda che gli animali non hanno mezzi di produzione, ed il socialismo vuole abolire la proprietà privata dei mezzi di produzione, NON della casa (che possiamo paragonare al territorio degli animali).
Si lo so,ormai l'ho imparato per quante volte l'avete ripetuto solo che io vedo il tutto come un evoluzione di quell'istinto
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Old 20-04-2008, 16:05   #468
blamecanada
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In una societa' socialista i soldi non ci sono. Per un certo periodo si puo' pensare a soldi che "scadono" per aiutare il passaggio, ma tendenzialmente il concetto di denaro ha senso solo in un'economia di mercato.
In una societa' socialista entri al supermercato, prendi cio' di cui hai bisogno ed esci. Non ha senso prendere di piu' perche' non puoi scambiarlo con nulla.
Ovviamente questo presuppone che la produttivita' sia molto piu' alta di quella odierna.
Ho detto socialista, non comunista (e con socialista intendola fase intermedia tra capitalismo e comunismo).
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Old 20-04-2008, 16:09   #469
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Scusa, ma in 100 anni che si studia il Comunismo, qualcuno avra' pure avuto delle idee in merito.
Mica si puo' dire: "Vedremo, una volta che l'avremo realizzato si vedra'."
Sicuramente qualcuno c'e' stato, ma non essendoci alcuna base scientifica me ne sono sempre disinteressato.

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*** Il singolo e' individualista. Il suo scopo e' quello di massimizare la propria efficienza, dove per efficienza intendo il rapporto Rendimento/Sforzo.
Il Rendimento lo misuro sulla base di quanto si ottiene (danaro, potere d'acquisto, "Grant" di godere di particolari beni/benefici, baratto, quello che si vuole) a fronte dello Sforzo compiuto, il Lavoro.
Assolutamente no, la natura dell'uomo (in senso generale) e' solo sopravvivere e riprodursi.
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Old 20-04-2008, 16:13   #470
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Ho detto socialista, non comunista (e con socialista intendola fase intermedia tra capitalismo e comunismo).
Ah ok. Quella cosa li' ha gia' ampiamente fallito
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Old 20-04-2008, 16:14   #471
blamecanada
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Ah ok. Quella cosa li' ha gia' ampiamente fallito
Ma scusa, tu credi che da un giorno all'altro si potrà abolire il denaro senza alcuna fase intermedia?
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Old 20-04-2008, 16:17   #472
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Assolutamente no, la natura dell'uomo (in senso generale) e' solo sopravvivere e riprodursi.
Ma anche no...
al riprodurmi non ci penso proprio ad esempio..
In quanto al solo sopravvivere mi pare estremamente limitativo e svilente.
Può essere vero in una società più arretrata di quella attuale, dove magari si muore di fame.
Ma una volta soddisfatti i bisogni primari l'uomo per definizione si "crea" altri bisogni e cerca di soddisfarli.
E così via fino all'inifinito in pratica.
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Old 20-04-2008, 16:22   #473
fek
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Ma anche no...
al riprodurmi non ci penso proprio ad esempio..
Ma anche si'. Tiger, tu non sei l'Uomo, sei solo un esemplare in un particolare momento della tua esistenza per altro
Se la natura dell'uomo non fosse riprodursi, non saremmo qui neppure a parlarne.
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Old 20-04-2008, 16:28   #474
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Ma anche si'. Tiger, tu non sei l'Uomo, sei solo un esemplare in un particolare momento della tua esistenza per altro
Se la natura dell'uomo non fosse riprodursi, non saremmo qui neppure a parlarne.
Ma gli esempi che hai fatto tu, il fatto che l'uoma esiste per sopravvivere e riprodursi, vanno bene in una cultura + arretrata della nostra.
In una cultura moderna non puoi proprio dire che sia così.
Tanto per fare il primo esempio che mi viene in mente, basta guardare il tasso di natalità dell'italia come è variato nell'ultimo secolo.
Quindi basta guardare il tasso di natalità dei paesi + arretrati, come la cina, l'india, i paesi africani, ecc.... ecc....
Per loro nessuno mette in dubbio che sopravviere e riprodursi sia una priorità.
Per una civiltà + evoluta invece ho molti dubbi che sia così.
D'altronde la nostra parte + primitiva, quella basata sugli istinti, punta esattamente in questa direzione.
Ma a mano a mano che ci allontaniamo dagli istinti naturali e la "razionalità" prende il sopravvento difficilmente ci accontentiamo della mera sopravvivenza.
Io personalmente "vivo per vivere" nel senso che tramite le continue esperienze che faccio capisco ogni giorno che passa un pò meglio il mondo che ci circonda.
Sarò strano io, però una vita volta alla sola "sopravvivenza" in una società evoluta mi sembra un abominio..
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Old 20-04-2008, 16:32   #475
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Ma gli esempi che hai fatto tu, il fatto che l'uoma esiste per sopravvivere e riprodursi, vanno bene in una cultura + arretrata della nostra.
In una cultura moderna non puoi proprio dire che sia così.
Tiger, capisci che se l'istinto non fosse quello di portare avanti la specie non saremmo qui a parlarne? Perche' non esisteremmo ne' io ne' te. Che poi per uno o piu' individui possa prevalere un fattore culturale ci sta, ma la base dell'istinto e' quella.
Come il tuo istinto e' di andare con piu' donne possibile. Istinto che poi viene subordinato al fattore culturale.
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Old 20-04-2008, 16:58   #476
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Tiger, capisci che se l'istinto non fosse quello di portare avanti la specie non saremmo qui a parlarne? Perche' non esisteremmo ne' io ne' te. Che poi per uno o piu' individui possa prevalere un fattore culturale ci sta, ma la base dell'istinto e' quella.
Come il tuo istinto e' di andare con piu' donne possibile. Istinto che poi viene subordinato al fattore culturale.
Ma che sia estremamente importante riprodursi e sopravvivere mi pare naturale, altrimenti ci saremmo estinti da un pezzo.
Però che l'uomo viva solo per sopravvivere o per riprodursi è una visione estremamente limitativa della vita.
Ad esempio per sopravvivere avremmo potuto fare gli idraulici o i muratori o gli operai sulle piattaforme petrolifere.
Magari avremmo avuto anche maggiori entrate economiche e quindi una maggiore probabilità di sopravvivere.
Ma sinceramente non avrei mai scambiato un lavoro estremamente creativo come il nostro con uno prettamente "meccanico".
Questo perchè non è sopravvivere l'unica cosa che conta, ma è provare soddisfazione nel vivere.
Soddisfazione che dipende da n fattori diversi da individuo ad individuo, per cui non è mai possibile generalizzare per una società che ha superato la fase in cui gli istinti hanno un'importanza fondamentale
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Old 20-04-2008, 19:12   #477
zerothehero
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Non credo, tenere una parte della popolazione ferma perche' farla produrre non genera profitto diventa sempre piu' inefficiente. Secondo me non e' una questione di se, ma di quando e con quali modalita'. Un po' come Microsoft che conquista un mercato nuovo
Si, ma l'unica area del mondo a non crescere è di fatto l'africa sub-sahariana....tutte le altre aree del mondo (sud-est asiatico, india e cina) crescono...se l'africa subsahariana non cresce, di certo non è perchè c'è troppo "capitalismo".
Le aree "critiche" sono L'africa sub-sahariana, l'asia meridionale e l'asia orientale, aree in cui si concentra circa il 90% dei poveri (povertà assoluta-> meno di un dollaro al giorno o anche privazione dei mezzi di sussistenza).
Il capitalismo è una straordinaria macchina di produzione di beni e servizi...tocca poi alla politica redistribuire.
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Old 20-04-2008, 19:27   #478
blamecanada
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Il capitalismo è una straordinaria macchina di produzione di beni e servizi...
Questo lo diceva già Marx nel 1848, nessun comunista contesta che il capitalismo sia un sistema economico incredibilmente migliore di quelli precedenti.
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Old 04-05-2008, 11:01   #479
fluke81
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Scusate l'up ma non sapevo dove postare questo articolo di oggi fatto da Scalfari

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l potere blindato della destra
di EUGENIO SCALFARI

CIRCA mezzo secolo fa - forse qualcuno ancora se lo ricorda - Mina lanciò una canzone che diceva così: "Renato Renato Renato/così carino così educato". Mi è tornata in mente ascoltando il discorso del neo-presidente del Senato, Renato Schifani, che fino a pochi giorni fa era soprannominato "iena ridens" per la sua capacità di ripetere i voleri del Capo e i suoi truculenti insulti al popolo di sinistra con un ghigno sul volto che non presagiva nulla di buono. Oggi si è trasformato: così carino così educato. La canzone di Mina gli si attaglia perfettamente.

E si attaglia anche a Gianfranco Fini, neo-presidente della Camera, e a Gianni Alemanno, neo-sindaco di Roma. Le loro movenze sono diverse da quelle di Schifani, hanno un pizzico di volontà di potenza in più e un maggior orgoglio di sé. Non sono - oggi come ieri - lo scendiletto del Capo, hanno un loro partito, una loro provenienza, una loro storia (anche se poco commendevole) dietro le spalle. Ma anche loro "governano per tutti i cittadini" anche se non per conto e in nome di tutti. Anche loro promuoveranno i talenti al di sopra degli steccati partigiani. Anche loro insomma non sono più politici politicanti ma statisti governanti. C'è da credervi?

Io penso di sì, c'è da crederci. Del resto non si è mai visto in democrazia qualcuno che, arrivato al potere sulla base del libero voto popolare, si metta a proclamare che lo userà per favorire la sua parte. Non lo fece neppure Mussolini dall'ottobre del '22 al gennaio del '25. Aveva vinto le elezioni, sia pure con una porcata di legge, e aveva formato un governo di coalizione con dentro vecchi cattolici e ancor più vecchi moderati.

Poteva fare, come disse, dell'aula sorda e grigia di Montecitorio un bivacco di manipoli, ma lo fece soltanto due anni dopo sulla scia del delitto Matteotti. La dittatura rompe le regole della democrazia e rende inutile l'ipocrisia. Il Parlamento fu abolito, i partiti dissolti salvo il suo che fu identificato con lo Stato, la libera stampa mandata in soffitta, come ha auspicato Beppe Grillo e le centinaia di migliaia dei suoi seguaci paganti nel "Vaffa-day" del 25 aprile.

Questa volta le cose non andranno così per molte ragioni. Il mondo è globale, l'economia è globale, la cultura è globale, le informazioni sono globali e anche il commercio è globale. L'Italia è una regione dell'Europa. La nostra moneta è quella europea. Una dittatura totalitaria oggi è impensabile in Europa e in Occidente. E poi la classe dirigente del centrodestra non ha alcuna somiglianza con lo squadrismo diciannovista.

Perciò quel pericolo non c'è. Ce ne sono altri che possono suscitare serie preoccupazioni.

* * *

I marxisti spiegavano la storia dei popoli attraverso il rapporto tra le forze produttive e le istituzioni chiamando le prime "struttura" e le seconde "sovrastruttura". Lo ricorda Giorgio Ruffolo nel suo bellissimo libro "Il capitalismo ha i secoli contati" che è la più lucida ricostruzione della globalizzazione che stiamo vivendo e dei fenomeni che l'hanno preceduta.

Tra la struttura e la sovrastruttura non esiste un rapporto di automatica determinazione come pensavano rozzamente i marxisti militanti del secolo scorso. C'è invece una continua interazione, un reciproco condizionamento. Io credo che l'emergere elettorale del centrodestra e la rivoluzione parlamentare che ne è seguita siano state largamente determinate dal nuovo atteggiarsi strutturale delle forze produttive, lo sgretolarsi dei tradizionali blocchi sociali, la scomparsa delle classi, il frazionarsi degli interessi fino alla loro completa polverizzazione.

Questo mutamento strutturale spiega anche la nascita del partito "liquido" dei democratici, la sconfitta del partito cattolico come arbitro centrista che era nel disegno di Casini, infine l'affondamento della sinistra massimalista.

Il comportamento più strano, ai confini dell'assurdo, è stato proprio quello della sinistra radical-massimalista, che ha attribuito a Veltroni la sua scomparsa e ha punito con il voto e con l'astensione Rutelli per castigare il leader democratico. Per gli ultimi marxisti militanti è un errore squalificante non rendersi conto che le strutture negli ultimi quindici anni sono completamente cambiate ed hanno determinato una rivoluzione sovrastrutturale. La sinistra radicale, le sue ideologie, i suoi slogan, la sua organizzazione politica galleggiavano sul vuoto che essa stessa aveva ulteriormente aggravato segando l'ultimo ramo che ancora la sosteneva e cioè l'operatività del governo Prodi.

Il loro stupore per la scomparsa del loro mondo, quello sì, è stupefacente e direi senza appello: chi ha smesso di pensare smette di vivere. Questo è accaduto, con buona pace di Sansonetti, direttore del più assurdo (e come tale utile) giornale oggi in circolazione.

* * *

L'ascesa al potere del triumvirato Berlusconi, Bossi, Fini-Alemanno, che si completa in quadrumvirato con l'inevitabile cooptazione del siciliano Lombardo, si fonda su una precisa ideologia, sì, riemerge l'ideologia, è un fatto nuovo del quale è bene prendere atto. Chi l'ha declinata meglio di tutti è stato Fini nel suo discorso alla Camera dei deputati.

Si basa sulle radici cristiane, anzi cattoliche, sulla condanna del relativismo, sull'esistenza d'una verità assoluta e sulla morale che ne deriva. Sulla tolleranza (relativa) delle altre culture a discrezione del Principe. Sulla protezione e la sicurezza dei cittadini per mettere in fuga la loro insicurezza. Sulla convivenza tra il potere forte dello Stato e la società federale.

Berlusconi rappresenta il vertice del Triumvirato-Quadrumvirato: un tavolo a tre gambe, un triangolo retto che è sempre uguale a se stesso su qualunque lato venga poggiato perché il bello del populismo consiste nella ubiquità di Berlusconi, leghista, statalista, liberista, per naturale e plurima vocazione.

Perciò, salvo errori o malasorte, puntare su laceranti contrasti tra i triumviri è sbagliato: c'è trippa per tutti e anche per Grillo che dissoda il terreno dove i triumviri semineranno e raccoglieranno. Così saranno i cinque anni che ci aspettano. Buon pro ci faccia.
Ma dunque non c'è niente da fare? Al contrario, penso che ci sia moltissimo.

* * *

Una volta tanto provo a descrivere il Partito democratico in negativo, cioè per quello che non è. Un modo come un altro per disegnarne un profilo identitario.

Non è il partito dell'ideologia assolutista. Non è un partito con radici cattoliche o comunque religiose. Non è un partito liberista. Non è un partito classista. Non è il partito dello Stato forte. Non è un partito protezionista.

Quindi: è un partito laico e non ideologico, liberal-democratico, costituzionale di questa Costituzione e dei suoi principi fondativi. Non trasformista ma disponibile a partecipare - se potrà - all'elaborazione delle riforme istituzionali. Vuole un libero mercato nutrito di libera concorrenza, con regole efficaci e istituzioni capaci di farle rispettare. Un partito con una sua visione nazionale nel quadro di un'Europa federale.

Così sembra a me che debba essere.

Nell'idea originaria Veltroni ha puntato su una forma che fu definita "liquida", poggiata sul popolo delle primarie. Questa formula, che anche a me sembrava utilmente innovativa rispetto alla tradizionale forma-partito, si è invece rivelata inefficace. L'esperienza della campagna elettorale ha dimostrato che le primarie sono uno strumento selettivo utile ma non l'ossatura di un partito che deve vivere sul radicamento territoriale. C'è bisogno d'una struttura militante e identificata con gli interessi del territorio e di un vertice solido e plurimo che indichi le priorità e i mezzi disponibili per attuarle. Che non sia casta ma rappresentanza. Locale ma con visione nazionale.

Il Partito democratico rappresenta il solo sbocco politico possibile della sinistra italiana e deve perseguire quest'obiettivo. Rappresenta il solo sblocco possibile dei cattolici adulti, che abbiano intensi sentimenti di fede e non di idolatrie o di calcoli politicanti. Questi cattolici sono minoranza tra i tanti battezzati indifferenti e ruiniani? Ma i cattolici veri, quelli di fede e di responsabilità personale, sono sempre stati minoritari, quello è il loro vanto e la loro dignità religiosa così come lo è per i laici non credenti ma rispettosi del sacro e delle sue non idolatriche manifestazioni.

Ricordo qui una lezione di Ugo La Malfa: impegnò la sua vita politica per cambiare la sinistra di cui si sentiva parte, per cambiare la Democrazia cristiana con la quale fu alleato e per cambiare il capitalismo italiano trasformando gli imprenditori in una consapevole borghesia.

Secondo il mio modo di vedere il Partito democratico deve farsi portatore di analoghe e alte ambizioni che sono al tempo stesso culturali sociali e politiche.

Il riformismo di centrosinistra in un paese come il nostro è minoritario. Lo è sempre stato ma ha, deve avere, vocazione maggioritaria. Del resto le grandi trasformazioni sono sempre state - e non solo in Italia - realizzate da minoranze che seppero operare nel senso della storia programmando il futuro, rappresentando il paese vitale e responsabile, consapevole dei difetti, dei limiti e delle virtù degli italiani.

Un gruppo dirigente coeso e non castale può e dev'essere animato da una grande ambizione. La sconfitta è stata dura, gli errori ci sono stati. Ambizione, non vanità. Dialogo, non trasformismo. Pragmatismo, non improvvisazione.

C'è molto da fare.


(4 maggio 2008)

http://www.repubblica.it/2008/04/sez...calfa4mag.html
fluke81 è offline   Rispondi citando il messaggio o parte di esso
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