Copia privata: arriva la 'tassa sul cloud'. Pagheremo anche per lo spazio online?
Il governo ha esteso il compenso per la copia privata anche allo storage cloud, introducendo un prelievo mensile per gigabyte fino a 2,40 euro al mese per utente. Aumentano anche le tariffe su smartphone, PC e hard disk. SIAE favorevole, AIIP e Assintel annunciano possibili ricorsi e temono rincari.
di Manolo De Agostini pubblicata il 26 Febbraio 2026, alle 14:31 nel canale WebCome riportato dal Corriere della Sera, il Ministro della Cultura Alessandro Giuli ha firmato il decreto attuativo sulla riforma del compenso per copia privata. Stando alle indiscrezioni di stampa, la nuova norma prevede per la prima volta un'estensione esplicita del prelievo anche allo spazio di archiviazione cloud.
La misura amplia un meccanismo già noto ai consumatori italiani: il compenso per copia privata applicato a dispositivi e supporti di memorizzazione, come smartphone, tablet, PC, hard disk e chiavette USB, giustificato dalla possibilità di effettuare copie personali di opere protette da diritto d'autore. Le somme raccolte vengono destinate alla SIAE, che le redistribuisce ad autori, artisti ed editori.
La novità più rilevante riguarda l'introduzione di un compenso periodico per la "memoria in cloud o spazio di memorizzazione in cloud". Il principio adottato dal Ministero è che anche lo storage remoto consenta, in linea teorica, la realizzazione di copie private di opere tutelate dal copyright, analogamente a quanto avviene con i supporti fisici.

Il prelievo sarà calcolato su base mensile per utente e per gigabyte: 0,0003 euro per ogni GB tra 1 e 500 GB, 0,0002 euro per la quota eccedente, con un'esenzione fino a 1 GB e un tetto massimo di 2,40 euro al mese per utente. Su base annua, il costo massimo aggiuntivo può avvicinarsi ai 30 euro per account attivo. Resta da chiarire se l'onere sarà versato direttamente dagli utenti o dai fornitori di servizi, e come verrà gestito nel caso di piani gratuiti oggi diffusi sul mercato.
Parallelamente, il decreto aggiorna le tariffe applicate ai dispositivi fisici. Gli aumenti variano in funzione della capacità di archiviazione e, rispetto alle precedenti tabelle, possono oscillare da circa un +16,8% fino a un +40% del compenso dovuto per le fasce più capienti (ad esempio dispositivi con 2 TB di memoria).
In termini assoluti, si parla di incrementi che possono arrivare fino a 6 euro per un PC e tra 3 e 10 euro per uno smartphone, mentre per hard disk o SSD di capacità superiore ai 2 TB il contributo complessivo può superare i 30 euro. L'impatto unitario appare contenuto rispetto al prezzo finale di molti dispositivi, ma diventa più rilevante se considerato sull'insieme dei device e dei supporti presenti in ambito domestico o professionale, in una fase già caratterizzata da tensioni sui prezzi delle memorie.
Dal lato dei titolari dei diritti, la SIAE e altre associazioni di categoria hanno accolto positivamente il provvedimento, ritenendolo un aggiornamento necessario in un contesto in cui il possesso fisico dei file è stato in larga parte sostituito dall'archiviazione remota. L'obiettivo dichiarato è garantire una remunerazione adeguata agli autori anche nell'ecosistema digitale contemporaneo.

Di segno opposto le reazioni di AIIP (Associazione Italiana Internet Provider) e Assintel (Associazione Nazionale delle Imprese ICT di Confcommercio), che parlano di misura anacronistica e confermano che il testo definitivo riproduce sostanzialmente le bozze circolate nell'estate 2025, senza correttivi su perimetro applicativo ed esenzioni per il mercato business.
Le criticità evidenziate riguardano in particolare:
- il rischio di doppia imposizione lungo la filiera, tra prelievo su dispositivi e ulteriore compenso mensile sul cloud;
- l'applicazione anche ai servizi B2B, utilizzati da imprese e Pubbliche Amministrazioni per backup, continuità operativa e sicurezza, ambiti che le associazioni ritengono estranei alla copia privata;
- l'introduzione di obblighi dichiarativi e amministrativi giudicati onerosi, soprattutto per PMI e operatori nazionali;
- possibili distorsioni concorrenziali a vantaggio di grandi piattaforme internazionali.
AIIP e Assintel hanno annunciato la valutazione di un ricorso e chiedono l'apertura urgente di un tavolo tecnico per rivedere l'impianto del decreto, escludere esplicitamente i servizi cloud destinati a clienti business, prevenire duplicazioni del prelievo e semplificare gli adempimenti.
Secondo stime citate dalle associazioni di settore, l'impatto complessivo potrebbe incidere in modo significativo sui costi operativi dei provider, con possibili ripercussioni sui prezzi finali degli abbonamenti.
Resta ora da capire in che misura i costi verranno assorbiti dagli operatori o trasferiti agli utenti finali, e quali effetti concreti la misura produrrà sull'adozione dei servizi cloud in Italia.










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64 Commenti
Gli autori dei commenti, e non la redazione, sono responsabili dei contenuti da loro inseriti - infoIl governo lavora per aumentare le tasse alla gente, che bello!!!!!!!
Il governo lavora per aumentare le tasse alla gente, che bello!!!!!!!
Magari fossero tasse
Questo è un furto di denaro che poi finisce nelle tasche di privati
I 40 ladroni sono autorizzati dal governo a taglieggiare i sudditi
in questo il governo non conta lo avrebbe fatto chiunque purtroppo
io conosco una persona che non ha problemi di soldi potrebbe comprre qualsiasi film gioco abbonamento ecc senza battere ciglio ma da quando esiste questa legge del equo cmpenso pirata tutto ma proprio tutto anche quello che esiste anche quello che non usa, mentre prima era capace di spendere in un anno 2000€ fra giochi e dvd vari che fanno 40.000€ euro in un ventennio, ora se li scordano e solo perche sono avidi oltre la decenza
Per articolo che dice che forse si rischia di pagare doppio, non e' novita', da una vita ad esempio per le bollette paghiamo iva sulle spese di trasporto che non sono poche, boll, ecc.. ed alla fine se hai ad esempio consumato 80 paghi 170, in ste cose pochi si lamentano forse.
Figata !
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