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Old 23-12-2007, 02:04   #461
Marco!
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ho trovato un articolo interessante sui farmaci a base di cannabinoidi sintetici in italia, direi che non è proprio così semplice ottenerli.

Italia. Lotta al dolore. Il diritto a non soffrire costa 602 euro al mese, appello al ministro della Salute

Pietro Yates Moretti

Il diritto a non soffrire costa 602 euro al mese. Questa l'assurda quanto ordinaria vicenda del signor Italo Delli Ponti (vedi sotto), malato di sclerosi multipla, e costretto -dopo una lunga trafila burocratica- a pagarsi uno dei pochissimi farmaci (il Sativex) potenzialmente in grado di lenire gli effetti della malattia. Il problema e' che tale farmaco e' derivato da una pianta “malvagia”, la cannabis. Cosi' i malati sono costretti a soffrire a causa di preconcetti, ignoranza e burocrazia, nonostante la comunita' scientifica internazionale sia ormai unanime sull'efficacia terapeutica della cannabis. D'altronde, non e' un caso che l'Italia continui ad essere agli ultimissimi posti in Europa e nel mondo occidentale per la cura del dolore.

La trafila - Il principio attivo del farmaco, recentemente inserito nel Testo unico sulla droga, deve essere importato dall'estero, su richiesta individuale del medico curante da porre al ministero della Salute - Ufficio Centrale Stupefacenti, che dovra' rilasciare un nulla osta. A quel punto, la farmacia o l'ospedale deve richiedere il farmaco direttamente al produttore estero, il tutto ovviamente a spese del cittadino. Un processo lungo e costoso, e soprattutto solo temporaneo, visto che l'importazione e' prevista per farmaci da assumere una tantum, e non farmaci che invece devono essere assunti vita natural durante come il Sativex. Solo alcune Asl in Italia, tra cui quella di Bolzano, si fanno carico delle spese, ma esclusivamente in regime di ricovero ospedaliero.

Rivolgiamo un appello urgente al ministro della Salute affinche' ponga rimedio alla allucinante situazione del signor Delli Ponti, e di coloro che come lui sono oggi costretti a soffrire inutilmente. In attesa che il Parlamento lentamente discuta e approvi o rigetti il disegno di legge del Governo in materia di terapia del dolore, presentato ormai oltre un anno fa (19 ottobre 2006), il ministro proponga un decreto-legge affinche' da subito cessi la discriminazione contro chi soffre. Invitiamo il ministro anche a promuovere la sensibilizzazione e l’aggiornamento del personale sanitario sui farmaci cannabinoidi, ancora troppo sconosciuti ai medici italiani.

La lotta al dolore non puo' essere mera questione politica e/o partitica; essa e' innanzitutto questione medico-sanitaria, ed il ministro della Salute, di fronte all'inazione del Parlamento e degli enti locali, ha da subito il dovere di garantire il diritto di cura. Se la lotta al dolore e' davvero la madre di tutte le battaglie, come ha spesso dichiarato il ministro, lo dimostri con i fatti.

Segue la lettera inviata all’Aduc da Italo Delli Ponti, malato di sclerosi multipla

Abito a Rimini, ho 60 anni e sono affetto da sclerosi multipla del tipo primario progressivo, accertata nel 2001 dopo circa due anni di indagini per dei fastidi di affaticamento soprattutto ad una gamba; purtroppo i sintomi non sono univoci e sicuri per individuare la patologia. In questi anni la malattia è progredita rapidamente ed attualmente sono sulla sedia a rotelle, muovendo qualche passo in casa con il deambulatore; i problemi non riguardano unicamente la mobilità ma soffro di forte ipertono alle gambe, con problemi di piegamento, spasmi e bruciori continui sempre alle gambe e qualche altro problemino sparso, quale diplopia laterale ed acufene; i bruciori e gli spasmi sono particolarmente fastidiosi sia da seduto che soprattutto a letto per la difficoltà di prendere sonno e dormire in modo adeguato; per la mia tipologia non ho trovato farmaci utili e prendo solo un miorilassante ed un immunosoppressore (costo per il SSN circa 60 €/mese) sulla cui efficacia non giurerei, ma preferisco evitare di non prenderli considerando che forse non sono eccessivamente dannosi.
Ho sentito parlare del Sativex, che è a base di THC, cannabinoide che il Ministero ha inserito nella tabella B2 fra le sostanze che hanno attività farmacologica, unico farmaco registrato al mondo, in Canada, per il dolore neuropatico della sclerosi multipla.
Che io sappia, il THC viene fornito gratuitamente in questa veste dall’AUSL di Bolzano e, sotto altra veste, il Bedrocan, in altre AUSL quali Roma/A, Roma/E, Crotone ed altre. Da altre viene fornito a pagamento, creando delle evidenti disparità a carico dei malati.
La mia situazione è questa:
- il 23 luglio ho richiesto il farmaco al primario di neurologia di Rimini, dott. Ravasio, citando e fornendo le leggi e le circolari ministeriali esistenti in materia e, dopo circa un mese ho avuto una risposta informale che citava una circolare ministeriale che asseriva la fornitura solo a titolo oneroso per il paziente, senza tener conto di una successiva circolare che chiariva che la fornitura poteva essere a carico del SSN se in regime di day hospital; (1)
- il 4 settembre ho avanzato la medesima richiesta al direttore sanitario dell'AUSL di Rimini, dott. Lovecchio, riportando le medesime motivazioni e documentazioni; (2)
- il 17 settembre ho avuto la risposta formale, questa volta, che mi ha comunica che il Servizio Politica del Farmaco della Regione Emilia-Romagna non ha inserito tale farmaco nel prontuario regionale e quindi il farmaco può essere importato a carico del cittadino; (3)
- dopo aver rinnovato la mia richiesta il 26/9, il mio medico curante del reparto neurologia mi ha quindi prescritto il farmaco, che, dopo essere passato al vaglio della commissione del farmaco ospedaliera è partito per il Ministero che lo autorizzato;
- il 5 dicembre mi è arrivata, tramite la farmacia dell’Ospedale, la richiesta del pagamento alla ditta venditrice inglese di € 602.16, compreso le spese di spedizione per 200.72 €, e questo per una quantità di prodotto sufficiente solo per un mese!
Io sicuramente farò il bonifico perchè ho estrema necessità di provare un rimedio ai miei dolori, però mi chiedo perchè devo essere discriminato rispetto a chi con la stessa patologia può seguire altre strade farmaceutiche, interferone, a costi più che doppi, circa 2.000,00 € a carico del SSN? Farmaci, tra l’altro, che non sono specifici per la patologia.
Siccome il farmaco è sintomatico, dovrà essere assunto sempre e quindi avrò difficoltà a sostenere tale spesa tutti i mesi e sarò costretto a rinunciarvi! A parte i tempi tecnici necessari! Perchè non ho il diritto a cercare una cura provata altrove con esiti favorevoli? A cosa servono le leggi e le circolari ministeriali se le AUSL o gli Assessorati Regionali non le applicano? Per quale ragione non mi è garantita la cura se non a pagamento? Per quali ragioni lo Stato non mi garantisce la cura nei termini stabiliti dall’OMS e perchè non ho quel DIRITTO di cura che la Costituzione garantisce ad ogni cittadino?
Quando ho avuto la risposta da parte del Dott. Lovecchio, sono stato informato che se ci fossero state molte richieste da parte delle varie USL regionali la problematica sarebbe stata più probabilmente esaminata a livello regionale: ma se i pazienti non riescono a convincere i medici ospedalieri a prescrivere il farmaco, come si può avere una richiesta di massa? E i pazienti lo sanno? Cordiali saluti
Italo Delli Ponti
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Old 23-12-2007, 11:10   #462
Beelzebub
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Continuate a fare confusione tra uso di cannabis a fini terapeutici e a fini "didattici"... La differenza mi sembra ovvia... poi se volete usare questo argomento per giustificare e spronare la legalizzazione a manetta, fatelo, ma sappiate che non è molto sensato.

Poi ho visto ammettere, qualche post fa, che la cannabis e altre droghe, se assunte prima di una certa età comportano destabilizzazioni e alterazioni a livello cerebrale. Quindi, domanda: in caso di legalizzazione e vendita di cannabis sotto il patrocinio dello Stato, come si farebbe a tutelare la salute dei minori? Posto che è sufficiente un amico della giusta età in gruppo per procurarsi tali sostanze... Così su due piedi mi viene in mente solo il sistema di vietare la vendita a soggetti di un'età abbastanza alta (es. 25 - 30 anni) in modo che sia più ridotta la possibilità che questi facciano "gruppo" con soggetti molto più piccoli e in età a rischio. Però, questo porterebbe al controsenso per cui un maggiorenne (inteso come > 18 anni) vedrebbe la propria libertà di drogarsi limitata, esattamente come prima, quindi la situazione non cambierebbe di molto...
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Old 23-12-2007, 11:36   #463
lowenz
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Nemmeno questo è di parte:

http://www.medicalcannabis.it/mainpa...dica/libro.htm

finchè non dimostri la malafede o l'esistenza di interessi "occulti" da parte di chi l'ha scritto.

Quindi rispondi nel merito.

Se riesci...
Ti ho GIA' risposto nel merito: sono 10000000000000000000 i siti "medicalcannabis", "cannabisforhealth", ecc, e sono tutti di parte, perchè partono dalla tesi (cioè che la canapa fa bene a tutto) per dimostrare le ipotesi ("Avete visto che è come diciamo da sempre", ecc, ecc, ecc) e non viceversa (che invece sarebbe il procedere corretto).

Ultima modifica di lowenz : 23-12-2007 alle 11:41.
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Old 23-12-2007, 11:39   #464
lowenz
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Questo argomento offende la mia intelligenza.

1) "Le possono pagare altri" un paio di OO. Fino a prova contraria le tasse le paga anche chi fuma cannabis e ha diritto di essere curato nelle strutture che contribuisce a mantenere.

2) In base a quello stesso pseudo-argomento dovremmo vietare a chiunque di fare sport o mangiare cibi fritti. Sennò "le conseguenze le possono pagare tutti"
Se ne è già parlato in precedenza (vatti a rileggere quello che ha detto Evelon) e siccome i problemi implicati sono problemi MENTALI sono PIU' GRAVI (come diagnosi/terapia) del cuore d'atleta o di qualche frattura.

Se la tua intelligenza si offende, affari della tua intelligenza
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Old 23-12-2007, 12:01   #465
Marco!
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Ti ho GIA' risposto nel merito: sono 10000000000000000000 i siti "medicalcannabis", "cannabisforhealth", ecc, e sono tutti di parte, perchè partono dalla tesi (cioè che la canapa fa bene a tutto) per dimostrare le ipotesi ("Avete visto che è come diciamo da sempre", ecc, ecc, ecc) e non viceversa (che invece sarebbe il procedere corretto).
questa è una grande cazzata. anzi piuttosto capita spesso di leggere siti dove la cannabis fa male in tutto e per tutto.
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Old 23-12-2007, 12:09   #466
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questa è una grande cazzata. anzi piuttosto capita spesso di leggere siti dove la cannabis fa male in tutto e per tutto.
Complimenti...
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Old 23-12-2007, 12:28   #467
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questa è una grande cazzata. anzi piuttosto capita spesso di leggere siti dove la cannabis fa male in tutto e per tutto.
Ma per piacere.
Prova a mettere in google "cannabis" e qualche termine in inglese inerente a cura/salute/medicina/terapia.....

Stiamo arrivando al parossismo vedo, ma c'era da aspettarserlo, dato che è SEMPRE così quando si parla con qualcuno straconvito (sia che sia di idee religiose, politiche, economiche, sessuali, ecc.).
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Old 23-12-2007, 13:39   #468
Marco!
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www.antiproibizionisti.it www.medicalcannabis.it e droghe.aduc.it sono i siti da cui ho preso gli articoli io e sono siti seri, quindi fammi il piacere tu.
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Old 23-12-2007, 13:43   #469
lowenz
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www.antiproibizionisti.it www.medicalcannabis.it e droghe.aduc.it sono i siti da cui ho preso gli articoli io e sono siti seri, quindi fammi il piacere tu.
Un sito serio è un sito di uno studio scientifico condotto da un team di ricercatori (tipo questo è un sito serio: http://www.ricercaitaliana.it/ ), non un sito messo in piedi da fautori di una causa ("antiproibizionisti" dice tutto).

Mi spiace ma abbiamo concetti diversi di "serio".

Toh: http://www.ricercaitaliana.it/prin/d...2005053508.htm

La ricerca di correlati neurochimici nella schizofrenia si è spostata negli ultimi anni dall'ipotesi dopaminergica classica verso una più numerosa gamma di modelli di squilibrio neurotrasmettitoriale, inclusa la trasmissione glutammatergica, serotoninergica, GABAergica e peptidergica. Più recentemente è stata proposta un'ipotesi "cannabinoide" della schizofrenia in accordo con la quale un'alterazione del sistema endocannabinoide (EC) potrebbe contribuire all'eziopatogenesi della malattia. Questa idea viene supportata dal fatto che l'intossicazione acuta con Cannabis può precipitare uno stato psicotico chiamato "psicosi cannabinoide" con sintomi simil-schizofrenici quali allucinazioni, alterato giudizio, false convinzioni e disfunzioni cognitive. Inoltre, l'esposizione cronica a cannabinoidi può avere effetti psicotomimetici in soggetti precedentemente non psicotici, specialmente in quelli vulnerabili alle psicosi, mentre in pazienti schizofrenici può peggiorare i sintomi psicotici. Questo progetto mira a chiarire il ruolo del sistema cannabinoide nel disordine schizofrenico mediante due diversi modelli animali di schizofrenia e relativi studi neurochimici e molecolari. Il primo dei due modelli animali selezionato per questo studio è un modello ambientale di schizofrenia, quello della "privazione sociale" post-svezzamento nel ratto, mediante il quale verificheremo se parametri comportamentali tipicamente sensibili ai cannabinoidi (temperatura corporea, soglia nocicettiva, attività motoria e catalessia) sono alterati nei ratti allevati in isolamento, sia in condizioni drug-free che in seguito a manipolazioni farmacologiche del sistema cannabinoide. Inoltre, poiché questo protocollo di isolamento causa una alterazione della soglia motorio-sensoriale, valuteremo gli effetti di diverse dosi di un agonista (WIN 55,2121-2) e un antagonista (SR 141716A) del recettore cannabinoide CB1 sulla PPI dei ratti socialmente isolati. Inoltre, verranno eseguiti esperimenti di microdialisi in vivo per studiare gli effetti delle manipolazioni con i cannabinoidi sulla trasmissione aminergica nella corteccia prefrontale, una tra le aree cerebrali principalmente alterata in pazienti schizofrenici. Il secondo modello di schizofrenia utilizzato in questo progetto sarà un modello farmacologico, più precisamente il modello della "Fenciclidina" (PCP), il quale verrà utilizzato per valutare gli effetti del precedente consumo cronico di cannabinoidi (autosomministrazione endovenosa di WIN 55,212-2) su certi comportamenti sintomatici del tratto schizofrenico (stereotipie, attività motoria, catalessia, deficit mnemonico). I correlati neurochimici dei dati comportamentali saranno ottenuti misurando i contenuto di EC sia negli animali socialmente isolati che cannabinoidi dipendenti, prima e dopo somministrazione di cannabinoidi o PCP, rispettivamente. Studi molecolari verranno effettuati per misurare la funzionalità del recettore cannabinoide CB1 e dei meccanismi di trasduzione in determinate aree cerebrali sia dei ratti isolati socialmente che dei cannabinoidi dipendenti, sia prima che dopo trattamento con agenti cannabinoidi o PCP, rispettivamente. Infine, verrà valutato il contenuto del fattore di crescita nervoso (NGF) e del fattore neurotrofico (BDNF) sia nei ratti isolati che dipendenti da cannabinoidi <<<

Coordinatore Scientifico del Programma di Ricerca
Walter FRATTA Università degli Studi di CAGLIARI
Obiettivo del Programma di Ricerca
Nonostante i numerosi studi sui suoi aspetti psicologici, biologici e genetici, la neurobiologia della schizofrenia è stata compresa solo parzialmente. Sono state avanzate diverse teorie sulla schizofrenia, basata per molti anni dalla neurofarmacologia, che prevedono alterate neurotrasmissioni nel sistema dopaminergico, serotoninergico e glutamatergico (Wright & Woodruff, 1995; Miyamoto et al. 2003). Sulla base dei numerosi ma ancora incongruenti dati sulla correlazione fra l'elevato consumo di Cannabis in pazienti schizofrenici e i frequenti episodi di psicosi nei consumatori di Cannabis, è stata avanzata un'ipotesi "cannabinoide" della schizofrenia (Emrich et al. 1997) secondo la quale i disturbi schizofrenici potrebbero essere correlati ad una disfunzione del sistema cannabinoide endogeno. L'abuso di Cannabis è una variabile significativa per quanto complessa, nel disturbo schizofrenico (Thornicroft 1990), ma se una tale comorbidità abbia un nesso causale è ancora da chiarire. Gli schizofrenici che in precedenza hanno fatto uso di Cannabis mostrano un numero più elevato di ricoveri, tendono a peggiorare le funzioni psicosociali e presentano chiare sindromi psicopatologiche (Caspari 1999), confermando così il maggiore impatto della Canabis sulla progressione a lungo termine della patologia. In questo contesto, il progetto mira a fornire nuove conoscenze per la comprensione dell'"ipotesi cannabinoide della schizofrenia", con l'intento finale di individuare target per lo screening di nuovi composti ad attività antipsicotica. Gli esperimenti sono articolati in modo da valutare un possibile ruolo del sistema endocannabinoide (EC) nell'eziologia, psicopatologia e neurobiologia della schizofrenia e sono basati su due differenti ma complementari modelli animali di schizofrenia, supportati da studi neurochimici e molecolari. L'idea di sviluppare un modello di schizofrenia nei roditori ha origine dalla scoperta che ci sono alcuni comportamenti animali in grado di mimare certi sintomi della malattia (Corbett et al. 1995). Alcuni di questi modelli sono basati sulla manipolazione di fattori ambientali, tra i quali il modello dell'isolamento sociale effettuato fin dallo svezzamento (circa 21 giorni di età) rappresenta un modello per indurre deficits comportamentali schizofrenici-simili (Geyer & Ellenbroek 2003) con il vantaggio di evitare manipolazioni invasive (Weiss & Feldon 2001). Questo modello si focalizza sulle conseguenze a lungo termine dello stress sullo sviluppo cerebrale e si basa sull'osservazione che i ratti isolati dal momento dello svezzamento fino all'età adulta mostrano anomalie comportamentali e neurochimiche schizofrenico-simili (Lapiz et al. 2003). Considerando che evidenti alterazioni nel tono EC sono state associate alla schizofrenia (Leweke et al. 1999b; De Marchi et al. 2003; Giuffrida et al. 2004), uno dei primi scopi di questo progetto sarà la valutazione delle alterazioni a lungo termine dei livelli di EC nel cervello di ratti isolati. Gli esperimenti comportamentali verificheranno se certi parametri tipicamente sensibili al trattamento con cannabinoidi (temperatura corporea, soglia nocicettiva, attività motoria e catalessia) sono alterati nei ratti isolati, sia in seguito a manipolazione farmacologiche del sistema cannabinoide che non. Inoltre, dal momento che la "prepulse inhibition" (PPI; riduzione del riflesso acustico di "startle" indotto dall'esposizione ad un pre-stimolo) è alterata in pazienti schizofrenici, verrà valutato l'effetto sia di stimolazione che di blocco del recettore cannabinoide sulla PPI di questi animali. Esperimenti di microdialisi in vivo analizzeranno l'effetto di manipolazioni con cannabinoidi sulla trasmissione aminergica nella corteccia prefrontale, area cerebrale mal funzionante nella schizofrenia. Esperimenti neurochimici valuteranno se i livelli di EC in specifiche aree cerebrali sono alterate dall'isolamento. Oltre a questo modello "ambientale" di schizofrenia, una seconda parte del progetto utilizzerà un modello animale farmacologico, basato sull'osservazione che alcune sostanze mimano i sintomi della schizofrenia dell'uomo, producendo comportamenti caratteristici nei roditori che possono essere alleviati da neurolettici . Tra i modelli farmacologici di schizofrenia, l'uso dell'antagonista del recettore NMDA fenciclidina (PCP) è stato ampiamente validato come un utile modello animale (Sams-Dodd 1998), essendo in grado di riprodurre non soltanto i sintomi positivi, quali ipermotilità e stereotipie, ma anche quelli negativi, quali il deficit nell'interazione sociale, il gating sensorimotorio e i deficit cognitivi (Corbett et al. 1995; Sams-Dodd 1998). Valuteremo pertanto l'effetto di una storia precedente di abuso di cannabinoidi sulle risposte innescate da somministrazioni acute e croniche intermittenti di PCP, al fine di stabilire se una psicosi funzionale possa essere provocata, aggravata o alleviata dall'assunzione di Cannabis. A questo scopo, ratti allenati in precedenza ad autosomministrarsi in vena l'agonista cannabinoide WIN 55,212-2 come descritto in letteratura (Fattore et al. 2001) verranno testati in un modello di psicosi indotta da PCP (Jentsch & Roth 1999; Cochran et al. 2003; Reynolds et al. 2005) mediante somministrazioni di PCP o veicolo il giorno successivo all'ultima sessione di autosomministrazione. Le risposte comportamentali (attività motoria, stereotipie e catalessia) dei ratti allenati ad autosomministrarsi cannabinoidi verranno confrontate con quelle del gruppo non trattato di controllo, cioè con animali allenati ad autosomministrarsi il cannabinoide ma trattati poi col solo veicolo della PCP. Inoltre, dal momento che un deficit mnemonico è stato riscontrato sia in pazienti schizofrenici (Stip 1996) che dopo somministrazione di cannabinoidi (Fadda et al. 2004), questi ratti che hanno assunto spontaneamente cannabinoidi verranno testati anche nel test di riconoscimento dell'oggetto, un test di valutazione mnemonica basato sulla spontanea esplorazione dei ratti verso gli oggetti (Ennaceur & Delacour 1988; Bartolini et al. 1996). Ancora, il contenuto di EC nel cervello di questi animali verrà misurato e confrontato con quello presente negli animali di controllo, prima e dopo la somministrazione di PCP o veicolo. La terza ed ultima parte del progetto affronterà lo studio del ruolo del sistema cannabinoide nella schizofrenia da un punto di vista molecolare/cellulare. Infatti, studi condotti su cervelli umani di soggetti schizofrenici hanno rivelato un aumento dei recettori cannabinoidi CB1 nella corteccia prefrontale e nel caudato putamen (Dean et al. 2001; Zavitsanou et al. 2004), mentre un polimorfismo del gene che codifica il recettore CB1 è stato associato ad un'aumentata vulnerabilità verso forme specifiche di schizofrenia (Leroy et al. 2001; Ujike et al. 2002), fornendo ulteriori prove di un possibile coinvolgimento del sistema cannabinoide in questa patologia. Pertanto, la funzionalità del recettore CB1 e la sua trasmissione di segnale (cascate di cAMP e ERK) verrà valutata in specifiche aree cerebrali di rati isolati ed in quelli con una precedente assunzione di cannabinoide, sia prima che dopo il trattamento farmacologico (con composti cannabinoidi o PCP, rispettivamente). Infine, poiché una disfunzione delle neurotrofine e di altri fattori di crescita può contribuire ad un anomalo sviluppo cerebrale e neuroplasticità tipiche della sindrome schizofrenica (Jockers-Scherubl et al. 2004; Shoval & Weizman 2005), verrà valutato anche il livello ddel fattore di crescita nervoso (NGF) ed il fattore neurotrofico cerebrale (BDNF) nei ratti isolati ed in quelli allenati all'autosomministrazione di cannabinoidi. Nel loro insieme, i risultati attesi da questo progetto contribuiranno ad apportare nuovi spunti per la comprensione del ruolo del sistema EC nella schizofrenia, svelando verosimilmente i contributi del sistema cannabinoide nella patofisiologia della schizofrenia. <<<
Durata
24 mesi
Base di partenza scientifica nazionale o internazionale
A partire dalla metà degli anni ‘70, la teoria dopaminergica (DAergica) della schizofrenia ha dominato a lungo i tentativi di spiegare i comportamenti osservati nei pazienti schizofrenici. Essa si basava sull'osservazione che il disturbo ha origine da una disfunzione del sistema dopaminergico in specifiche regioni del cervello e che i farmaci antipsicotici funzionano in quanto antagonisti farmacologici della DA. Inoltre, agonisti diretti o indiretti della DA, come l'anfetamina, possono provocare reazioni psicotiche in individui normali ed esacerbare i sintomi in pazienti schizofrenici, conducendo così all'ipotesi che l'iperattività del sistema DAergico (o un aumentata sensibilità a questo neurotrasmettitore) sia alla base dei sintomi del disturbo. Un ruolo centrale per il recettore D2 nell'azione antipsicotica è stato ormai ben stabilito, corroborato da studi di neuroimaging che utilizzano la tomografia ad emissione di positroni e la tomografia ad emissioni di singoli protoni (Farde et al. 1988; Nordstrom et al. 1993; Kapur et al. 2000, 2001; Abi-Dargham et al. 2000). Questa teoria sulla patologia schizofrenica rimane ancora un punto di forza nella ricerca di nuovi antipsicotici: tuttavia, le cause ed i siti esatti della presunta iperattività DA-mediata rimangono evasivi. È evidente che la teoria DAergica da sola potrebbe non essere sufficiente per spiegare tutti gli aspetti della malattia (Coyle 1996; Tamminga 1998; Lewis & Lieberman 2000; Carlsson et al. 2001), mostrandosi ragionevolmente valida per i sintomi positivi ma non per quelli negativi. È stato proposto che l'anomalia nella trasmissione DAergica mesolimbica possa essere un'anomalia neurochimica primaria (Seeman 1987) ma anche una conseguenza secondaria all'ipofrontalità (Davis et al. 1991; Grace 1991) o a un deficit glutammatergico (Javitt 1996; Carlsson et al. 1997; Hambrecht & Hafner 2000) oppure un disturbo primario di neurosviluppo (Weinberger 1996; Harrison 1997; Keshavan 1999). Tutte queste possibilità prevedono una disfunzione DAergica mesolimbica finale ma non specificano come questa disregolazione conduca poi ai sintomi. I livelli di DA aumentano anche in conseguenza di una somministrazione di anfetamina (AMPH), che aumenta i livelli extracellulari dei monoamine in svariate regioni cerebrali. Anche dosi basse di AMPH, se somministrate ripetutamente a primati non antropomorfi, hanno conseguenze psicomimetiche a lungo termine (Castner & Goldman-Rakic 1999). Tuttavia, la psicosi indotta da AMPH come modello di schizofrenia presenta dei limiti, riguardo soprattutto la sintomatologia negativa che non può essere riprodotta mediante somministrazione di AMPH (Krystal 1999). Anche se l'azione dell' AMPH è da attribuirsi principalmente a modificazioni nella trasmissione DAergica, essa esercita effetti simili anche sui trasportatori della noradrenalina e della serotonina, e questi sistemi contribuiscono alla complessa gamma di effetti psicotropici di questa sostanza (Seiden et al. 1993; Kuczenski & Segal 1997; Gainetdinov et al. 1999). Molti antipsicotici, particolarmente alcuni dei cosiddetti antipsicotici atipici, possiedono la proprietà di bloccare il recettore adrenergico ed il possibile ruolo permissivo di questo blocco è stato riconosciuto sin dal 1963 (Carlsson & Lindqvist 1963). Pertanto, sembra ragionevole supporre che altri neurotrasmettitori possano collaborare con o contribuire alla disfunzione DAergica che dà luogo alla completa espressione fenomenologica della psicosi. Infatti, la DA riveste ancora un ruolo centrale negli effetti comportamentali osservati in pazienti schizofrenici, benché ci siano molti altri fattori, quali altri neurotrasmettitori o neuromodulatori (Scheel-Kruger 1986) sicuramente coinvolti. Per questo motivo, l'ipotesi DAergica della schizofrenia stà attualmente assumendo una conformazione multifattoriale, alla quale si uniscono le altre monoamine così come il glutammato ed il GABA (Carlsson et al. 2001). La ricerca in questo campo tende a focalizzarsi sulle interazioni neurotrasmettitoriali nei complessi neurocircuiti, in cui la causa primaria della schizofrenia può anche non coinvolgere direttamente nessuno di questi neurotrasmettitori ma potrebbe trattarsi, ad esempio, di un deficit più generale nella connettività, probabilmente con origine nel neurosviluppo (Bunney et al. 1995a). I neuroni GABAergici formano la popolazione di cellule neuronali di gran lunga più importante nel cervello ed è difficile immaginare un qualche circuito neuronale che non coinvolga il GABA. Una riduzione dei neuroni GABAergici accompagnata da un aumento nella densità dei recettori GABAA è stata osservata nelle regioni corticali limbiche e prefrontali in cervelli di schizofrenici post-mortem (Benes 2000). Inoltre, i neuroni GABAergici sono stati trovati particolarmente vulnerabili alla eccitotossicità glutammatergica (Lovinger 1993). La densità di neuroni e recettori glutammatergici si è scoperta essere significativamente alterata nel giro del cingolo di cervelli di schizofrenici post-mortem (Squires et al. 1993; Woo et al. 2004), una scoperta questa che insieme al postulato ruolo dello stress nella patogenesi della schizofrenia, rinforzerebbe il presupposto di un ruolo importante del GABA nella schizofrenia, almeno come fattore di vulnerabilità. Una disfunzione GABAergica potrebbe presentarsi nel corso della malattia durante l'età adulta o in utero o a livello neonatale in conseguenza delle complicazioni ostetriche o di altri eventi stressanti (Benes 1997). In ogni caso, l'attivazione dei circuiti a feedback negativo durante le psicosi o lo stress potrebbero avere un impatto deleterio sui vulnerabili interneuroni, con conseguenti modificazioni nella sensibilità che durature, se non eterne. A complicare la situazione, recenti ricerche sul meccanismo farmacologico degli allucinogeni (dietilammide dell'acido lisergico o LSD, psilocibina) e degli anestetici dissociativi (fenciclidina o PCP, ketamina) hanno suggerito che molteplici sistemi di neurotrasmissione sono coinvolti nelle psicosi indotte da droga e verosimilmente anche in quelle spontanee. Uno studio iniziale (Claridge 1978) aveva riportato che l'LSD era in grado di produrre effetti psicofisiologici virtualmente identici a quelli osservati in pazienti psicotici acuti ed in individui normali con una personalità a marcati tratti "psicotici". Anche la neurotrasmissione mediata dagli amminoacidi eccitatori glutammato e aspartato è apparsa di grande interesse per la farmacoterapia della psicosi a causa del suo ruolo nel neurosviluppo e nella neurotossicità e delle sue complesse interazioni con il sistema DAergico e con altri sistemi neurotrasmettitoriali (Heresco-Levy 2003). La neurotrasmissione glutammatergica è stata quindi fortemente implicata nella schizofrenia (Kim et al. 1980; Bunney et al. 1995b), in gran parte in conseguenza degli effetti psicomimetici degli antagonisti del recettore glutammatergico (Javitt & Zukin 1991; Coyle 1996; Tamminga 1998; Krystal 1999; Carlsson et al. 2001). Tra i motivi c'è la scoperta che la PCP, in grado di indurre sintomi simil-schizofrenici probabilmente anche più fedelmente delle AMPHs, è un potente antagonista di uno dei sottotipi del recettore del glutammato, precisamente il recettore N-metil-D-aspartato (NMDA). Attualmente, svariate linee di ricerca sostengono l'ipotesi di una disfunzione glutammatergica nella schizofrenia, comprese la scoperta di una alterazione nella subunità del recettore NDMA e delle molecole intracellulari ad esso associate nel talamo di pazienti con schizofrenia (Clinton & Meador-Woodruff 2004). In studi clinici è stato osservato che in individui normali, la PCP e la ketamina producono una quadro sintomatologico che include i sintomi positivi, quelli negativi, deficit cognitivi ed alterazioni dell'immagine corporea (Coyle 1996; Tamminga 1998; Krystal 1999; Gao et al. 2000). Inoltre, queste droghe esacerbano i sintomi in pazienti schizofrenici, alcuni dei quali sono solo parzialmente alleviati dagli antipsicotici classici rispondendo meglio ai neurolettici atipici.
Alla luce della stretta interazione tra tutti questi neurotrasmettitori cerebrali, appare inverosimile che una disfunzione DAergica possa da sola spiegare la schizofrenia. Come discusso precedentemente, la modificazione della funzionalità DAergica potrebbe anche essere secondaria ad altre aberrazioni motivando così lo studio della funzionalità di altri neurotrasmettitori coinvolti nella schizofrenia quali la noradrenalina, la serotonina, l'acetilcolina, il glutammato ed il GABA. Durante l'ultimo decennio la ricerca ha seguito una nuova direzione, focalizzandosi sull'interazione di una varietà di neurotrasmettitori nei complessi circuiti neuronali deputati al controllo delle principali funzioni mentali, quali l'affettività, le emozioni, le funzioni cognitive nonché i comportamenti mirati alla gratificazione ed altre comportamenti complessi. Piuttosto che cercare di individuare un singolo responsabile nella psicogenesi della malattia, l'enfasi scientifica si stà spostando attualmente verso la comprensione di queste interazioni e di come possano insorgere degli squilibri in tali circuiti. In questa prospettiva, sembra quindi ragionevole guardare alla schizofrenia come ad una sindrome eterogenea per eziologia e patofisiologia. Le evidenze riportate dall'attuale letteratura scientifica, evidenzia un ruolo non solo per la DA ed il glutammato, ma anche per la serotonina, la noradrenalina, il GABA ed altri sistemi di neurotrasmissione di più recente identificazione. Tra questi ultimi appare di notevole, il ruolo del sistema endogeno dei cannabinoidi nella schizofrenia interesse. I cannabinoidi endogeni ("endocannabinoidi") (EC) ed i rispettivi recettori sono stati identificati nel cervello relativamente di recente e l'attenzione è ora rivolta ai loro effetti comportamentali e psicotropi. L'esistenza di un sistema EC endogeno è stata definitivamente dimostrata dalla scoperta di costituenti cerebrali endogeni capaci di attivare funzionalmente i recettori cannabinoidi (Devane et al. 1992). La scoperta del primo ligando endogeno dei recettori cannabinoidi, l'anandamide, ha fornito la prova cruciale all'ipotesi dell'esistenza di un "sistema regolatorio endogeno cannabinoide" nel tessuto nervoso dei mammiferi. Gli EC sono sintetizzati da cellule neuronali, inattivati mediante ricattura ed idrolisi enzimatica sia dai neuroni che dagli astrociti (De Petrocellis et al. 2004) ed esercitano i loro effetti comportamentali interagendo con il sottotipo recettoriale cannabinoide CB1, espresso prevalentemente nel cervello me presente anche in alcuni tessuti periferici. Un secondo sottotipo recettoriale, il recettore CB2, è espresso sulle cellule del sistema immunitario dove si pensa sia responsabile degli effetti immunosoppressivi dei cannabinoidi (Pertwee 1999). Oltre alle ben note funzioni regolate dai cannabinoidi ormai ben studiate e note quali analgesia, memoria, controllo dell'appetito, attività motoria, regolazione neuroendocrina, funzione immunitaria, proprietà additive ed altre (per una recente trattazione dell'argomento vedi Howlett et al. 2004), i recettori cannabinoidi ed i loro ligandi endogeni sembrano giocare un ruolo importante anche nella schizofrenia (Glass 2001; Degenhardt & Hall 2002; Leweke et al. 2004). Il sistema EC altera il rilascio di DA modificando la trasmissione DAergica attraverso meccanismi transinaptici, coinvolgendo le sinapsi GABAergiche e glutammatergiche, ma anche convergendo cascate di trasduzione del segnale dei recettori cannabinoidi e DAergici (van der Stelt & Di Marzo 2003). Le conseguenza di tali interazioni diventano evidenti in condizioni patologiche come la schizofrenia in cui uno dei due sistemi (se non entrambi) sono verosimilmente non funzionanti. Il ruolo fisiologico e patofisiologico del sistema centrale endogeno cannabinoide non è ancora del tutto chiaro, tuttavia rappresenta una sfida per la ricerca neurobiologica, cognitiva e psichiatrica di base. Evidenze cliniche hanno dimostrato chiaramente un potenziale uso dei derivati cannabinoidi nel trattamento di sclerosi multipla, danni al midollo, dolore, disturbi infiammatori, glaucoma, asma bronchiale, vasodilatazione da cirrosi in stadio avanzato e cancro (Baker et al. 2003; Drysdale & Platt 2003; Di Marzo et al. 2004). Il ruolo del sistema EC nella patologia della schizofrenia rimane tuttavia ancora da scoprire ed è di primaria importanza vista la frequente associazione tra schizofrenia e uso di Cannabis. Infatti, l'uso e l'abuso di sostanze è molto diffuso nei pazienti schizofrenici, ed il ruolo delle sostanze d'abuso nell'insorgenza e mantenimento della psicosi ha notevoli implicazioni eziologiche. I pazienti schizofrenici sono particolarmente inclini a sviluppare comorbidità con problemi di tossicodipendenza, e questa condizione rappresenta uno dei maggiori problemi di salute mentale a causa della sua frequenza, dal momento che almeno metà delle persone affette da schizofrenia soffrono di questa comorbidità. I soggetti schizofrenici e tossicodipendenti al tempo stesso tendono ad avere una precoce insorgenza di schizofrenia rispetto agli schizofrenici che non sviluppano comorbidità (Dixon 1999), e sono almeno il doppio rispetto ai controlli quelli che hanno una storia di abuso da una vita al momento del loro primo ricovero, con l'88% dei pazienti con storia di abuso che fanno uso di Cannabis (Buhler et al. 2002). La motivazione sembra essere un'attenuazione aspecifica dei sintomi affettivi spiacevoli della schizofrenia. In linea con ciò, l'alcool e la Cannabis sono tra le sostanze più frequentemente abusate (28% e 21% della popolazione schizofrenia, rispettivamente), seguiti da oppioidi e cocaina, mentre l'uso di barbiturici, allucinogeni e anfetamine viene riscontrato solo raramente (DeQuardo et al. 1994; Modestin et al. 1997). Di conseguenza, il crescente problema di abuso di sostanze può avere importanti implicazioni per i sintomi ed il decorso della schizofrenia. L'abuso di Cannabis, ed in particolare il suo uso "pesante", viene spesso considerato come un agente stressante in grado di indurre ricadute in pazienti con schizofrenia e verosimilmente un fattore scatenante premorbidità (Linszen et al. 1994). La maggior parte dei pazienti psichiatrici con diagnosi doppia di tossicodipendenza e schizofrenia ritengono che l'abuso di sostanze scateni o aggravi la loro schizofrenia, e l'80% di loro assume sostanze principalmente per alleviare la disforia e l'ansia, le anfetamine per migliorano la sensazione soggettiva di benessere e la Cannabis per aumentare i sintomi positivi della schizofrenia (Baigent et al. 1995). Un altro studio condotto su pazienti schizofrenici che hanno avuto ricadute ma che hanno concluso un anno di follow-up, ha riportato tra i fattori che influenzano il decorso della malattia durante il follow-up un uso precedente o contemporaneo di Cannabis (Martinez-Arevalo et al. 1994). Alcuni pazienti schizofrenici soffrono dell'influenza deteriorante di un uso cronico di Cannabis che riduce la soglia di vulnerabilità e/o le capacità di superarle, altri sono già vulnerabili alla schizofrenia cosicché l'abuso di Cannabis può agire da fattore stressante e precipitare l'insorgenza di psicosi, mentre altri usano la Cannabis come auto-medicazione dei sintomi della schizofrenia, in particolare dei sintomi negativi e depressivi (Hambrecht & Hafner 2000). <<<
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Old 23-12-2007, 14:00   #471
Ziosilvio
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Originariamente inviato da rikyxxx Guarda i messaggi
Questo argomento offende la mia intelligenza.
Non riesco a crederci.
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Originariamente inviato da Beelzebub Guarda i messaggi
Continuate a fare confusione tra uso di cannabis a fini terapeutici e a fini "didattici"
Ah, quindi non me ne ero accorto solo io...
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Originariamente inviato da lowenz Guarda i messaggi
Cmq è inutile continuare a parlare, per sentirsi dire "Non è vero, sono tutte cazzate".
Noto con gioia che finalmente te ne sei accorto anche tu.
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Old 23-12-2007, 14:00   #472
Marco!
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si lo leggerò non preoccuparti.

però stavamo parlando di cannabis terapeutica..

tu credi sia giusto che un malato che può ottenere benefici dalla cannabis possa utilizzarla per legge?
Marco! è offline   Rispondi citando il messaggio o parte di esso
Old 23-12-2007, 14:02   #473
lowenz
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Originariamente inviato da Marco! Guarda i messaggi
tu credi sia giusto che un malato che può ottenere benefici dalla cannabis possa utilizzarla per legge?
Sotto controllo medico si danno cose 100 volte più pesanti del THC, non vedo come potrei essere contrario.....SOTTO CONTROLLO MEDICO.
lowenz è offline   Rispondi citando il messaggio o parte di esso
Old 23-12-2007, 14:11   #474
Marco!
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Originariamente inviato da lowenz Guarda i messaggi
Sotto controllo medico si danno cose 100 volte più pesanti del THC, non vedo come potrei essere contrario.....SOTTO CONTROLLO MEDICO.

bè è già molto rispetto all'attuale situazione italiana.

comunque riguardo alla schizofrenia mi sembra corretto anche riportare questo, anche se lo studio da te riportato non l'ho ancora letto.

Quote:
CANNABIS CONTRO LA SCHIZOFRENIA
Da ADNkronos Salute

Roma - Il nostro cervello si difende dalla pazzia con una sostanza simile al principio attivo della cannabis, l'anandamide, naturalmente presente nell'organismo.

Al manifestarsi di forti delusioni, illusioni e allucinazioni o ai primi sintomi di psicosi, scatta una sorta di meccanismo protettivo. E il cervello si mette a produrre maggiori quantità di questo endocannabinoide.

Lo rivela uno studio pubblicato su New Scientist'. I ricercatori dell'università di Colonia, in Germania, e dell'università della California a Irvine hanno misurato i livelli di anandamide nel fluido cerebrospinale di 47 pazienti al primo episodio di schizofrenia, non ancora trattate con farmaci, e di 26 persone con sintomi di psicosi e ad alto rischio di andare fuori di testa'. Rispetto a 84 volontari sani, la concentrazione di questo cannabinoide naturale è sei volte maggiore nei potenziali psicotici e ben otto volte negli schizofrenici. Secondo i ricercatori, nelle sinapsi, dove viaggiano' gli impulsi nervosi, la quantità di anandamide potrebbe essere anche cento volte di più. L'endocannabinoide - è la conclusione degli scienziati - non innesca i sintomi psicotici. E', anzi, la risposta al rischio di schizofrenia. Il cervello produce più anandamide nel tentativo di controllare i sintomi quando è ancora possibile, mentre i livelli della sostanza sono risultati inferiori nei pazienti con schizofrenia più grave.
Marco! è offline   Rispondi citando il messaggio o parte di esso
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