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#61 |
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Moderatore
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Sono d'accordo: è inutile cercare di colpirli a un cuore che non hanno, meglio mirare a un bersaglio vero (come il portafoglio).
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Ubuntu è un'antica parola africana che significa "non so configurare Debian" Scienza e tecnica: Matematica - Fisica - Chimica - Informatica - Software scientifico - Consulti medici REGOLAMENTO DarthMaul = Asus FX505 Ryzen 7 3700U 8GB GeForce GTX 1650 Win10 + Ubuntu |
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#62 |
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Moderatore
Iscritto dal: Nov 2003
Messaggi: 16213
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Un interessante articolo di Bill Emmott, tradotto da Rita Baldassarre per il Corriere della Sera:
-------- Se in Birmania si sfidano Cina e India di Bill Emmott Quanto accadrà adesso in Birmania ai coraggiosi manifestanti, sia monaci buddhisti che cittadini comuni, è di importanza primaria soprattutto per i birmani stessi e per il destino del loro Paese, tragicamente ostaggio di povertà e repressione. Gli estranei, come Bush, possono dire quello che vogliono e i loro commenti non faranno una grande differenza (anche se la sua difesa dei diritti umani va nella direzione giusta). Tuttavia, gli avvenimenti in Birmania avranno un impatto cruciale sui due giganti, confinanti con questo Paese, che si affacciano adesso sulla scena mondiale, anche se già da tempo si misurano in sordina per stabilire la loro influenza: Cina e India. La posta in gioco è altissima per la Cina. In Birmania, essa conta quattro interessi vitali, che rischiano grosso con il crollo della giunta militare. Il primo è elementare: il commercio, che supera il miliardo di dollari all'anno, con relativa partecipazione per quel che riguarda petrolio e gas. Il secondo è strategico: gli stretti rapporti che intercorrono tra la Cina e il regime militare in Birmania garantiscono alla Cina l'accesso fino all'Oceano Indiano, consentendole sia di aggirare, in caso di emergenza, il collo di bottiglia dello Stretto di Malacca, come pure di stabilire i suoi capisaldi di vigilanza tanto in Birmania quanto nelle isole vicine. Il terzo, invece, è una combinazione di politica e religione. Se i monaci buddhisti birmani riusciranno a rovesciare il regime, ecco che saranno di esempio e ispirazione ai loro confratelli del Tibet. Il controllo della Cina sul Tibet è assai più serrato di quello del governo birmano sul proprio Paese. E c'è un altro avvenimento in arrivo che preoccupa i cinesi: la successione dell'attuale Dalai Lama, capo spirituale del Tibet, in caso di morte. Oggi il Dalai Lama ha 72 anni e gode di ottima salute. Al suo decesso, tuttavia, si accenderà una disputa su chi sarà proclamato la sua reincarnazione e successore. Un precedente birmano potrebbe trasformare questo dibattito in un confronto più audace e violento. Il quarto interesse della Cina riguarda la sua reputazione. Se apparirà associata a una dittatura abbattuta oppure in una repressione feroce, la sua buona reputazione ne soffrirà. L'ascesa dell'influenza cinese a livello mondiale, che deriva tanto dalla sua ricchezza quanto dal declino del prestigio americano, subirà un brusco arresto. L'India condivide un certo numero di questi interessi. Anch'essa vanta forti legami commerciali con la Birmania e ha investito pesantemente nei giacimenti metaniferi del Paese. Di conseguenza, ha mantenuto un'incrollabile politica del no comment sul comportamento dei militari in Birmania in questi ultimi anni, definendolo un affare interno che non riguarda affatto l'India. Eppure, anche l'India ci tiene ad affermare il suo predominio strategico sul Paese, con la speranza di strappare la Birmania alla sfera d'influenza cinese. Anche l'India ha dato il suo appoggio alla giunta militare, trascurando i diritti umani proprio allo scopo di impedire un epilogo peggiore, quale sarebbe stato un' invasione cinese. Ma l'India ha molto da guadagnare se i monaci riusciranno nel loro intento. I legami naturali della Birmania, sia storici che culturali, sono con l'India, e non con la Cina, e questo è vero anche per il Tibet. Un'erosione dell'influenza cinese farebbe molto comodo all'India, allentando la sfida alla sua egemonia sull'Oceano Indiano. E' un confronto, questo, ancora moderato e discreto. Implicito, anziché esplicito. Ma mentre gli avvenimenti in Birmania rappresentano soprattutto la lotta di un popolo per la libertà e la democrazia, le loro ripercussioni sul futuro del pianeta assumono una particolare rilevanza. Siamo davanti al primo scontro per stabilire controllo e influenza sulla regione da parte dei nuovi giganti asiatici, la Cina e l'India. E ci auguriamo che sarà l'India a spuntarla. Traduzione di Rita Baldassarre 27 settembre 2007 --------
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#63 | |
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Iscritto dal: Aug 1999
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Certo che ci sono e pure in abbondanza. Solo che se li sfrutta la Cina per cui non si può intervenire senza andar contro il colosso asiatico. un po' come per gli stati sudamericani e gli USA: dove c'è già una superpotenza a trarne benefici non si può far nulla se non star a guardare sdegnati
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il forum italiano delle torce www.cpfitaliforum.it |
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Senior Member
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Senior Member
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giornalisti e reporter straniere "sotto attacco" questa è la foto di un giornalista giapponese ucciso!!! |
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#66 | ||
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Iscritto dal: Mar 2003
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#67 | |
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#68 |
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Senior Member
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#69 |
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Senior Member
Iscritto dal: Dec 2005
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io mi ricordo migliaia di persone in strada...fiumi di gente
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#70 |
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Senior Member
Iscritto dal: Aug 2003
Città: milano
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Hanno gli occhi dell'intera comunità internazionale addosso e si comportano come se avessero le spalle coperte.
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#71 |
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Senior Member
Iscritto dal: Aug 2002
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Senior Member
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http://it.mongabay.com/news/2005/103...l_witness.html
Pechino, 27 set. - (Adnkronos/Dpa) - La Cina ha esortato oggi la giunta militare birmana del Myanamar ad evitare una escalation della tensione di fronte alle proteste anti governative e ha espresso appoggio per la missione dell'inviato Onu Ibrahim Gambari. "Speriamo che le parti esercitino un freno e gestiscano in modo opportuno la situazione per evitare ogni complicazione o escalation", ha dichiarato ai giornalisti il portavoce del ministero degli Esteri cinese, Jiang Yu. "Speriamo che la comunità internazionale possa offrire un'assistenza costruttiva per permettere di calmare la situazione", ha aggiunto il portavoce. La Cina, ha proseguito, vuole anche vedere il Myanmar "dedicato a migliorare il suo welfare e a ristabilire l'armonia nazionale", nonché a riportare la stabilità "affrontando in modo opportuno le proprie contraddizoni sociali interne". La dichiarazione di Pechino giunge dopo che il Consiglio di Sicurezza dell'Onu non è riuscito ad approvare una dichiarazione comune sulla situazione in Birmania, a causa delle obiezioni della Cina, decisa anche a impedire sanzioni . Il Consiglio ha espresso tuttavia sostegno alla missione in Birmania dell'inviato Onu Ibrahim Gambari, decisa ieri dal segretario generale dell'Onu Ban Ki Moon. Il partito comunista cinese al potere ha stretti legami con la giunta birmana e ha numerosi interessi strategici e di sicurezza nel Paese. Le parole del portavoce appaiono confermare quanto hanno sostenuto in questi giorni diversi analisti e diplomatici, a proposito di pressioni esercitate da Pechino verso la giunta per evitare violenze contro i manifestanti. Leader cinesi hanno più volte in passato diffuso dichiarazioni a sostegno di graduali riforme democratiche in Myanmar. Il Parlamento europeo dal canto suo, condannando la repressione 'brutale' delle autorità birmane nei confronti dei cortei pacifici in Myanmar, ha chiesto alla comunità internazionale di inasprire le sanzioni contro Rangoon. E' quanto prevede una risoluzione approvata alla seduta plenaria dell'assemblea Ue, tenutasi a Strasburgo, con 563 voti favorevoli, tre contrari e 4 astenuti. Il Parlamento europeo ha sollecitato il Consiglio europeo "a mettersi urgentemente in contatto con gli Stati Uniti, l'Asean (l'associazione dei paesi asiatici, ndr) e gli altri membri della comunità internazionale affinché preparino una serie coordinata di misure aggiuntive, incluse sanzioni economiche mirate, da adottare contro il regime qualora ricorra alla violenza e non reagisca alla richiesta di ripristinare la democrazia". Nel testo gli eurodeputati hanno espresso "orrore" per l'uccisione di diversi manifestanti della marcia pacifica. In più Strasburgo ha sollecitato sia la Cina che la Russia a sostenere in sede di Consiglio di sicurezza delle Nazioni unite la condanna della violenza del regime. http://www.adnkronos.com/IGN/Esteri/?id=1.0.1355086188 Ultima modifica di zerothehero : 27-09-2007 alle 17:00. |
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#73 |
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Senior Member
Iscritto dal: Aug 2003
Città: milano
Messaggi: 14073
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NEW YORK - Per la Cina le sanzioni contro la Birmania sono "inutili" e, al termine di una giornata sanguinosa, il Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite partorisce solo la richiesta pressante al regime di Rangoon "deve ricevere l'inviato speciale dell'Onu Ibrahim Gambari". Gambari, che è pronto a partire dovrà ricevere subito il visto, come ha ricordato il segteraio di Stato Usa Condoleeza Rice, ed essere messo in grado di incontrare "tutti i leader dell'opposizione, anche Aung San Suu Kyi".
Le sanzioni annunciate ieri dagli Stati Uniti e sostenute anche dalla Ue, non sono passate tra i 15 del Consiglio di sicurezza dove Cina e Russia, che mantengono importanti rapporti economici con la giunta militare di Rangoon, continuano a bloccare una risoluzione in questo senso. Lo stop di Pechino a misure più drastiche è stato spiegato così dall'ambasciatore al Palazzo di Vetro Wang Guangya: "Le sanzioni - ha sostenuto - non aiutano la situazione laggiù", ma ha precisato che la Cina "confina con il Myanmar e quindi più di ogni altro è interessata alla stabilità e alla riconcilizione del Paese". Il diplomatico ha però spiegato che "anche se la situazione è problematica, riteniamo che non costituisca una minaccia alla pace e alla sicurezza internazionale" e che non si debba perciò ricorrere a misure contro la giunta militare. Così, il Consiglio si è riunito sotto la presidenza della Francia ascoltare Ibrahim Gambari, l'inviato del segretario Generale Ban Ki-moon, mentre Stati Uniti e i 27 membri della Ue chiedevano ai Quindici di prendere in considerazione sanzioni e ai membri della giunta di aprire un dialogo con la leader dell'opposizione agli arresti domiciliari Aung San Suu Kyi e con le minoranze etniche. "Condanniamo ogni violenza contro i dimostranti pacifici e ricordiamo ai leader del paese che sono personalmente responsabili dei loro atti", si legge in un documento pubblicato al termine di un incontro tra i 27 ministri degli esteri Ue con il segretario di Stato americano Condoleezza Rice in cui si è fatto appello al Consiglio di "discutere la situazione urgentemente e considerare passi ulteriori, comprese nuove sanzioni". http://www.repubblica.it/2007/09/sez...rezza-onu.html Ricorda molto l'onu ante guerra fredda, con le due potenze pronte a parare il culo ai rispettivi "amici"... |
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#74 |
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Senior Member
Iscritto dal: Aug 2003
Città: milano
Messaggi: 14073
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L'onu (che poi paradossalmente nasce come dichiarazione degli scopi di guerra Usa-Gb a cui si associarono altre 25 nazioni) è la Cina, Russia, Francia, Gb e Usa (l'assemblea generale non serve a nulla)...se uno dei cinque mette il veto, l'onu è paralizzato.
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#75 | |
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Iscritto dal: Oct 2005
Città: Palermo
Messaggi: 2579
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Utente gran figlio di Jobs ed in via di ubuntizzazione Lippi, perchè non hai convocato loro ? |
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#76 |
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Senior Member
Iscritto dal: Aug 2002
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#78 | |
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Senior Member
Iscritto dal: Apr 2002
Città: Al momento Berlino
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Le proteste pacifiche difficilmente funzionano, quasi mai purtroppo. Boicottare i prodotti cinesi e indiani è impossibile, anche se noi lo facessimo ci sono comunque delle nazioni piú povere che li comprerebbero per necessità. E poi se dovessimo boicottare i prodotti di tutte le nazioni che commettono crimini non dovremmo comprare niente... In ogni caso ci sono molti piú motivi di criticare Cina per cosa fa al suo interno, che non per il sostegno al governo del Myanmar. In ogni caso dare sanzioni economiche danneggerebbe soltanto la popolazione del Paese, quindi è effettivamente inutile. Ultima modifica di blamecanada : 27-09-2007 alle 18:40. |
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#79 | |
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Senior Member
Iscritto dal: Aug 2002
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#80 |
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Senior Member
Iscritto dal: Mar 2003
Messaggi: 744
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mi pare che il "problema" prima era che "gli altri" non manifestavano, ora che manifestano invece non va bene uguale. Magari invece di star dietro a cosa fa il prossimo sarebbe il caso di impegnarsi in prima persona, oppure tacere.
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