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#61 |
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Iscritto dal: Sep 2003
Messaggi: 988
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mancano all'APPELLO
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IMBROCCHIAMOLA! |
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#62 |
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Member
Iscritto dal: Feb 2007
Messaggi: 206
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la cosa è assurda è che questi, Dell'Utri, Previti and co, rimangono tranquillamente in parlamento, quando l'attuale maggioranza potrebbe facilmente esplellerli. ma perchè cavolo aspettano?
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#63 |
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Member
Iscritto dal: Jan 2007
Messaggi: 41
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La Corte d'Appello di Milano ieri mattina ha confermato la condanna a 2 anni di reclusione per Marcello Dell'Utri e per il boss trapanese Vincenzo Virga, riconosciuti colpevoli di tentata estorsione aggravata ai danni del presidente della Pallacanestro Trapani, Vincenzo Garraffa. Sono stati accertati i fatti denunciati: all'inizio del 1992 Virga, condannato per mafia e omicidio e tuttora in carcere, luogotenente di Provenzano, mago dell'imprenditoria e degli appalti con beni sequestrati per svariati miliardi, fece visita a Garraffa per riscuotere 700milioni di lire, il 50% di una sponsorizzazione, pretesi in nero da Dell'Utri, che aveva già minacciato Garraffa in precedenza: "Io le consiglio di ripensarci. Abbiamo uomini e mezzi che la possono convincere a cambiare opinione".
Nessun telegiornale italiano ne ha parlato, in tutte le edizioni non è stata letta neppure la nota d'agenzia: la notizia della condanna a braccetto di un boss mafioso e del braccio destro dell'uomo politico più potente del pianeta oltrechè ideatore del primo partito italiano, non s'ha da dare. Dell'Utri, già condannato in via definitiva a 2 anni per frode fiscale e false fatturazioni a Torino, più altri 6 mesi patteggiati a Milano per altre false fatture di Publitalia, nel dicembre 2004 è stato condannato in primo grado a 9 anni per concorso esterno in associazione mafiosa assieme al coimputato Tanino Cinà, poi prematuramente scomparso. "L'imputato- si legge nella sentenza dei giudici di Palermo- ha voluto mantenere vivo per circa trent'anni il suo rapporto con l'organizzazione mafiosa (sopravvissuto anche alle stragi del 1992 e 1993, quando i tradizionali referenti, non più affidabili, venivano raggiunti dalla 'vendettà di Cosa nostra) e ciò nonostante il mutare della coscienza sociale di fronte al fenomeno mafioso nel suo complesso e pur avendo, a motivo delle sue condizioni personali, sociali, culturali e economiche, tutte le possibilità concrete per distaccarsene e per rifiutare ogni qualsivoglia richiesta da parte dei soggetti intranei o vicini a Cosa nostra (...). Si connota negativamente la sua disponibilità verso l'organizzazione mafiosa attinente al campo della politica, in un periodo storico in cui Cosa nostra aveva dimostrato la sua efferatezza criminale attraverso la commissione di stragi gravissime, espressioni di un disegno eversivo contro lo Stato, e, inoltre, quando la sua figura di uomo pubblico e le responsabilità connesse agli incarichi istituzionali assunti, avrebbero dovuto imporgli ancora maggiore accortezza rigore morale, inducendolo ad evitare ogni contaminazione con quell'ambiente mafioso le cui dinamiche egli conosceva assai bene per tutta la storia pregressa legata all'esercizio delle sue attività manageriali di alto livello (...). Vi è la prova che Dell'Utri aveva promesso alla mafia precisi vantaggi in campo politico e, di contro, vi è la prova che la mafia, in esecuzione di quella promessa, si era vieppiù orientata a votare per Forza Italia nella prima competizione elettorale utile e, ancora dopo, si era impegnata a sostenere elettoralmente l'imputato in occasione della sua candidatura al Parlamento Europeo nelle file dello stesso partito, mentre aveva grossi problemi da risolvere con la giustizia perché era in corso il dibattimento di questo processo penale (...). E' significativo che Dell'Utri, anziché astenersi dal trattare con la mafia (come la sua autonomia decisionale dal proprietario ed il suo livello culturale avrebbero potuto consentirgli, sempre nell'indimostrata ipotesi che fosse stato lo stesso Berlusconi a chiederglielo), ha scelto, nella piena consapevolezza di tutte le possibili conseguenze, di mediare tra gli interessi di Cosa nostra e gli interessi imprenditoriali di Berlusconi (un industriale, come si è visto, disposto a pagare pur di stare tranquillo)". Cosa accadrebbe se il falco di Bush venisse condannato per aver cercato di riscuotere il pizzo a Little Italy ed incontrasse mafiosi ovunque, da Londra a Catania? Se il braccio destro di Blair gli avesse portato a palazzo uno stalliere mafioso considerato testa di ponte del narcotraffico, arrestato e scarcerato più volte coi due Lord sempre pronti a riaccoglierlo a braccia aperte e scoperti- da un'intercettazione- a ridere del sospetto che avesse fatto esplodere una bomba a fini estorsivi? Se il fondatore del partito di Sarkozy fosse riconosciuto da un Tribunale come referente dei marsigliesi da trent'anni, prima in seno all'impresa del presidente e poi direttamente alla sua forza politica? In una democrazia la notizia campeggerebbe per giorni sulle prime pagine di giornali e telegiornali, con successivi approfondimenti ai raggi X delle gesta di chi, essendo un uomo pubblico, viene giudicato e allontanato già per i comportamenti immorali, figurarsi per i reati. Il pregiudicato in questione sarebbe cacciato con infamia da tutta la classe politica, destra e sinistra, nessuno accetterebbe più di recitare spettacoli, come fece l'attore Carlo Rivolta dopo la condanna di Palermo, o presentare libri con gente del genere. In Italia, se la Disinformatja riesce a cancellare totalmente la notizia il centrodestra non ha più nemmeno bisogno di ripetere le litanie su toghe rosse e giustizia politica, appaltate negli anni da Berlusconi ai fedeli An (l'ex magistrato Mantovano paragonò i giudici di Palermo che condannarono Dell'Utri e il mafioso Cinà ai "nazisti in fuga che facevano le rappresaglie") e Udc(l'indipendente Casini passò alla storia perché da presidente della Camera volle esprimere solidarietà a Dell'Utri sub iudice). Il centrosinistra invece, con molto fair play, non commenta le sentenze di condanna. Come se fosse un fatto ininfluente per le istituzioni e la vita pubblica la presenza in Parlamento di mafiosi, omicidi, evasori, corrotti e corruttori, buon ultimo il pregiudicato per corruzione Cesare Previti, che non pago di aver evitato il carcere grazie all'ex Cirielli, allo sconto dell'indulto e all'affidamento ai servizi sociali previsto dalla Simeone-Saraceni, è riuscito a portare a casa il malloppo anche a sentenza definitiva: dal maggio scorso, quando la condanna della Cassazione ha sancito la sua interdizione ai pubblici uffici, ha già incassato 132mila euro come deputato. Le eccezioni politiche sono rappresentate dal Bossi prima della cura- fotografata negli appunti del giornalista Sasisini- che chiamava Berlusconi "mafioso di Arcore",e da poche altre mosche bianche, spesso ex magistrati, parenti di vittime della criminalità organizzata, uomini e donne da sempre in prima linea. La maggioranza dei politici che non ha legami con la mafia non fiata per omertà. Poi, passata a'nuttata, ci pensano i dalemiani a parlare. La catanese Anna Finocchiaro, supercandidata alla guida del Pd, ha sottolineato che il problema di Andreotti è l'età e non le "vicissitudini giudiziarie", ossia la prescrizione per il senatore a vita del "reato di associazione a delinquere con Cosa Nostra commesso fino alla primavere dell'80". L'onnipresente Nicola Latorre, tra una condanna e l'altra di Dell'Utri, tiene a far sapere che "con il senatore esiste un rapporto di grande cordialità e di stima reciproca. La mia impressione su di lui (Dell'Utri) è estremamente positiva: penso sia una persona pacata, sensibile e di spessore". E il gran capo della Bicamerale, interpellato da Piero Ricca, ha ammesso di avere a cuore la legge-bavaglio che sta per essere licenziata al Senato nonostante i mal di pancia della sinistra, di rutelliani, prodiani e tutti coloro che non hanno scheletri negli armadi. La legge infatti impedirà agli italiani di essere informati dai pochi giornali indipendenti sulle indagini e dunque su tutti gli scandali del potere, e limiterà in modo devastante le intercettazioni della magistratura (prorogabili dopo 90 giorni solo in presenza di nuovi elementi con una riduzione dei centri d'ascolto da 166 a 23). Ormai gli elettori hanno capito il giochetto di intestare ogni indecenza al prestanome Mastella, dall'indulto salva-Previti e Consorte alla mancata abolizione delle leggi-vergogna alla legge sul conflitto d'interessi che col blind trust non risolve nulla, e vorrebbero sapere di chi si possono fidare. Anche se i numeri in Parlamento li vedono sconfitti, gli onesti battano un colpo. |
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#64 | |
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Member
Iscritto dal: Jun 2001
Città: Torino
Messaggi: 203
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non avevo ancora letto questo passaggio della sentenza... ALLUCINANTE !!!
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E NON SUCCEDE NULLA !!! CAZZO !!!
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“Oggi ci vogliono due qualità: l’onestà e il coraggio. Quindi l’appello che faccio ai giovani è questo: cercate di essere onesti prima di tutto. La politica dev’essere fatta con le mani pulite! Se c’è qualche scandalo, se c’è qualcuno che dà scandalo, se c’è qualche uomo politico che approfitta della politica per fare i suoi sporchi interessi, deve essere denunciato” ... Sandro Pertini. |
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#65 |
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Registered User
Iscritto dal: Sep 2002
Messaggi: 1025
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Incredibile...
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#66 |
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Senior Member
Iscritto dal: Nov 2000
Città: Firenze
Messaggi: 1445
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delegittimando la magistratura berlusconi si è, di fatto, accaparrato un'assoluzione mediatica eterna.
è stata forse la mossa più geniale in campo di public relation...
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...affidavano nello stesso istante il medesimo sgomento per il sapore aspro della fine e la sconcertante scoperta di quanto sia silenzioso, il destino, quando, d'un tratto, esplode. (Oceano Mare - A.Baricco) ..:: ¿ÄØ Group ::.. |
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#67 |
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Bannato
Iscritto dal: Sep 2002
Città: LA CITTA' PLURI-CAMPIONE D'ITALIA!
Messaggi: 5903
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è con situazioni come queste che le persone possono degenerare nell'estremismo e nella lotta armata...
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#68 |
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Bannato
Iscritto dal: Sep 2002
Città: LA CITTA' PLURI-CAMPIONE D'ITALIA!
Messaggi: 5903
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La donna: l itroveranno solo se qualche politico avrà
una crisi di coscienza, o se confessano Riina e Provenzano Falcone, la sorella accusa "Mandanti, chi sa deve parlare" di ATTILIO BOLZONI Maria Falcone PALERMO - Sono ancora appoggiate con cura sugli scaffali, conservate come reliquie. Alcune sono di terracotta, altre di vetro o di legno. "Ci teneva tanto alla sua collezione di papere", ricorda la sorella prima di cominciare a parlare dei quindici anni che sono passati. "È cambiato molto da allora, Palermo è più libera", dice Maria Falcone. Poi si incupisce: "Io però non avrò giustizia fino a quando non si scoprirà l'intreccio con il mondo della politica e degli affari, fino a quando non si scopriranno i nomi di quei mandanti esterni che oggi non esistono". Resta in silenzio per qualche secondo, abbassa la voce: "A meno che qualche uomo politico importante non abbia una profonda crisi di coscienza e parli, a meno che Totò Riina o Bernardo Provenzano non decidano di confessare chi sono stati i loro complici". Quindici anni dopo per la strage di Capaci colpevole c'è solo la Cupola. Come ogni vigilia d'estate Palermo si prepara a celebrare i suoi morti più eccellenti, anniversario dopo anniversario e lapide dopo lapide. Sembra molto lontano quel 23 maggio del 1992. I mafiosi in cima alla collina, le auto blindate che corrono dall'aeroporto di Punta Raisi verso la città, l'autostrada che si apre come per il terremoto, il fuoco, il fumo, i boss che brindano all'Ucciardone per l'uccisione del loro grande nemico: Giovanni Falcone. Da poco più di un anno era stato nominato direttore generale degli Affari penali al ministero della Giustizia, una postazione decisiva per lui che aveva in mente la Superprocura e una rivoluzione copernicana del sistema giudiziario italiano. Se n'era andato da una Palermo avvelenata. Su quell'attentato dove morirono anche la moglie giudice Francesca Morvillo e tre poliziotti della scorta, quindici anni dopo è affiorata una traccia che porta all'uomo che procurò il telecomando per far saltare in aria l'autostrada. È un costruttore palermitano, molto noto. Fu sfiorato da qualche sospetto appena un paio di mesi dopo il massacro, poi uscì dall'inchiesta. C'è rifinito dentro per i suoi contatti con una società catanese specialista in "pulizia" ambientale, due fratelli che maneggiano microspie per conto dei Pm e dei "servizi". I due catanesi sono coinvolti nell'investigazione sull'uccisione del procuratore Paolo Borsellino, però si sono lasciati dietro indizi che riconducono anche a Capaci. E' un appunto su un congegno elettronico. L'imprenditore di Palermo è diventato ormai l'unico "filo" fra la Cupola e quelli che i procuratori di Caltanissetta chiamano i mandanti "altri". Quelli che "non esistono", quelli che non sono mai stati trovati. I migliori detective dei reparti investigativi hanno raccolto milioni di informazioni che sono servite a imbastire una mezza dozzina di processi, tutti conclusi con la condanna definitiva dei capi di Cosa Nostra. Un'enciclopedia del crimine, montagne di carte che si fermano però tutte lì: alla mafia di Corleone. "Ma sono proprio quelle carte che non consentono una lettura minimalista, quella sulla strage è un'inchiesta ancora monca", spiega Francesco Crescimanno, l'avvocato di Falcone che rappresenta ancora la sua famiglia come parte civile. Per la prima volta dice anche qualcos'altro Crescimanno: "Le indagini si sono impantanate e non certo per colpa della polizia giudiziaria o della magistratura, lo Stato italiano a questo punto dovrebbe compiere un percorso di conoscenza all'interno di se stesso, nel suo ventre. A cominciare dai servizi segreti". Con quattrocento chili di plastico e di tritolo, alle 17,58 del 23 maggio, partì un attacco allo Stato che cinquantasei giorni dopo sarebbe continuato con la morte di Paolo Borsellino e nei mesi successivi con le bombe di Firenze e Roma e Milano. Una strategia per "condizionare i futuri assetti di potere in Italia" dopo la Tangentopoli che travolse i partiti. In sostanza i boss volevano cancellati gli ergastoli che si erano presi - fino in Cassazione - al maxi processo istruito da Falcone. E volevano promesse, garanzie per la loro sopravvivenza nella difficile transizione fra la Prima e la Seconda Repubblica. Stavano trattando con le stragi. Fecero tutto da soli? Nell'ufficio giudiziario che è stato il "motore" delle inchieste sulle stragi siciliane, la Procura di Caltanissetta, oggi c'è solo l'aggiunto Renato Di Natale che segue ancora l'ultima filone d'indagine su Capaci. Dal 1992 hanno aperto e chiuso tre fascicoli sui mandanti "altri". In quindici anni sono finiti in 7 nel registro degli indagati "per concorso in strage". I primi due sono stati Silvio Berlusconi e Marcello Dell'Utri. Rivelazioni di pentiti, indagini intrecciate con un presunto riciclaggio e pericolose amicizie palermitane. Furono individuati loro due come quei "nuovi referenti" che - fra il '92 e il '93 - stavano cercando i boss. L'inchiesta su Berlusconi e Dell'Utri è stata definitivamente chiusa il 3 maggio 2002. La seconda inchiesta sui mandanti occulti è quella che viene definita "la pista di mafia e appalti". Grandi lavori e grandi tangenti, gli affari delle cosche che si mischiano quelli della politica, società quotate in Borsa e l'ombra dei Corleonesi. Cinque gli indagati: Giovanni Bini, Antonio Buscemi, Agostino Catalano, Benedetto D'Agostino, Pino Lipari. Anche per loro indagine chiusa il 9 giugno 2003. L'ultima inchiesta si è arenata in questa primavera del 2007. Era nata dalle dichiarazioni di Antonino Giuffrè. Il pentito aveva raccontato che, prima della strage, i boss avevano avviato "una sorta di consultazione in settori imprenditoriali e politici". Un sondaggio preventivo di Cosa Nostra. È tutta in archivio l'indagine sui mandanti "altri". È sospesa nel vuoto anche a Firenze, dove si è investigato sulle "stragi italiane" per mano di mafia e su quelle trattative che si erano sviluppate fra un attentato e l'altro. Certezze e incertezze sui mandanti occulti sono racchiuse in questo passo dei giudici fiorentini: "Le indagini svolte hanno consentito l'acquisizione di risultati significativi solo in ordine all'avere Cosa Nostra agito a seguito di input esterni". E anche a Palermo è finita in uno scaffale l'inchiesta parallela sui "poteri" che avrebbero dialogato con Cosa Nostra. Il fascicolo fu aperto dalla Boccassini ed ereditato dai sostituti procuratori Antonio Ingroia e Roberto Scarpinato che gli diedero un nome: "Sistemi Criminali". L'indagine partiva dall'ipotesi che la mafia aveva stretto un'alleanza con movimenti eversivi di destra e logge segrete. Negli anni '90 i boss fondarono Leghe meridionali in tutto il Sud, cercarono sponde con alcuni personaggi della Lega Nord: come obiettivo avevano quello di spezzare l'unità nazionale. Anche "Sistemi Criminali", nel 2000, ha preso per sempre la via dell'archivio. "La verità sulle stragi non siamo riusciti a trovarla nei 4 anni a seguire e ormai nel nostro Paese non vedo un'ansia di affrontare verità scomode, in un'Italia dove hanno istituito commissioni d'inchiesta su tutto chissà perché nessuno ne ha mai proposto una sulle stragi di siciliane", commenta Ingroia. È ancora l'avvocato Francesco Crescimanno a tornare a quei giorni del 1992: "Dalla domenica 17 maggio al giovedì 21 con Falcone ci siamo visti almeno quattro volte a Roma per discutere di processi dove lui era parte lesa per calunnia. Spesso licenziava la scorta, si muoveva in libertà, non percepiva pericoli". Spiega Crescimanno: "Cosa Nostra sapeva bene quale sarebbe stata la reazione violenta dello Stato uccidendolo, ecco perché penso che ci sia stato anche l'interesse di qualcun altro a farlo. E a farlo subito anche. Forse al ministero aveva visto qualcosa che non doveva vedere: qualche carta, qualche conto svizzero... ". Quindici anni fa Falcone e poi Borsellino. E poi ancora, i capi della Cupola uno dopo l'altro catturati. Fino all'arresto di Bernardo Provenzano, l'ultimo dei Corleonesi. I protagonisti di quella vicenda siciliana sono ormai quasi tutti morti o sepolti in carcere. I superstiti, scampati o testimoni di rango, si sono chiusi in un profondo silenzio. E Palermo è entrata in un altro tempo. |
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#69 |
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Senior Member
Iscritto dal: Jan 2005
Messaggi: 821
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Si ma solo con il substrato culturale italiano una simile operazione ha potuto andare in porto.-
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Tanto poco un uomo si interessa dell'altro, che persino il cristianesimo raccomanda di fare il bene per amore di Dio. (Cesare Pavese) "Sono un liberale di destra, come potrei votare uno come Berlusconi?" Marcello Dell'Utri, fondatore del partito Forza Italia, è stato condannato per mafia. |
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#70 | |
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Senior Member
Iscritto dal: Mar 2004
Città: palermo
Messaggi: 717
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#71 |
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Senior Member
Iscritto dal: Jan 2005
Messaggi: 821
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Mah, questo non credo, dopotutto l'Italia non è mai stato paese di gente particolarmente istruita, liberale, razionale e con il senso della cosa pubblica, ben prima dell'avvento della TV commerciale. Certo che pure quella bene non ha fatto, anzi.
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Tanto poco un uomo si interessa dell'altro, che persino il cristianesimo raccomanda di fare il bene per amore di Dio. (Cesare Pavese) "Sono un liberale di destra, come potrei votare uno come Berlusconi?" Marcello Dell'Utri, fondatore del partito Forza Italia, è stato condannato per mafia. |
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#72 | |
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Member
Iscritto dal: Jun 2001
Città: Torino
Messaggi: 203
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e intanto si scivola lentamente nel dimenticatoio della seconda pagina del forum...
evidentemente è un argomento che non ci deve interessare... meglio scannarci a proposito di utopistiche ed inesistenti "destre" e "sinistre"... facciamo finta che non esista nella politica italiana un personaggio come Dell'Utri del quale si scrivono in sentenze di CONDANNA depositate presso i tribunali sciocchezze come: Quote:
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“Oggi ci vogliono due qualità: l’onestà e il coraggio. Quindi l’appello che faccio ai giovani è questo: cercate di essere onesti prima di tutto. La politica dev’essere fatta con le mani pulite! Se c’è qualche scandalo, se c’è qualcuno che dà scandalo, se c’è qualche uomo politico che approfitta della politica per fare i suoi sporchi interessi, deve essere denunciato” ... Sandro Pertini. |
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#73 | |
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Senior Member
Iscritto dal: Jan 2005
Messaggi: 821
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Tanto poco un uomo si interessa dell'altro, che persino il cristianesimo raccomanda di fare il bene per amore di Dio. (Cesare Pavese) "Sono un liberale di destra, come potrei votare uno come Berlusconi?" Marcello Dell'Utri, fondatore del partito Forza Italia, è stato condannato per mafia. |
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#74 | |
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Senior Member
Iscritto dal: Mar 2003
Messaggi: 744
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tutti bravi a chiaccherare, poi NEI FATTI non si fa mai una sega, ci si gira dall'altra parte, si fa finta di non capire e di non vedere. |
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#75 |
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Senior Member
Iscritto dal: Sep 2002
Messaggi: 2910
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...e tutti a farsi anestetizzare da coppie di tette e culi o da 22 uomini che tirano calci ad un pallone.
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...Grazie caro Lolek! |
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#76 | |
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Senior Member
Iscritto dal: Mar 2004
Città: palermo
Messaggi: 717
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per la mia generazione l'influenza delle reti fininvest, oggi mediaset, è stata preponderante. la generazione di mio padre, ad esempio, è cresciuta solo con la RAI |
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#77 |
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Senior Member
Iscritto dal: Apr 2003
Messaggi: 369
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SILENZIO, SI MAFIA
Nessun telegiornale ha dato la notizia. Così come nessun quotidiano, a parte un paio di trafiletti sul Corriere e su l'Unità. Il che è comprensibile: visti i suoi rapporti con la mafia, Dell'Utri fa paura. E i giornalisti italiani, come pure i loro editori, tengono famiglia. Si sarebbero scatenati con fior di articoli, commenti e interviste se fosse stato assolto, come la settimana scorsa quando la stessa Corte ha dichiarato innocente Berlusconi per la tangente che, con i suoi soldi, il suo avvocato pagò a un giudice.
Ecco: per sapere che Dell'Utri è sotto processo per estorsione, bisogna sperare che lo assolvano. Se lo condannano, nessuno ne parla e nessuno lo sa. Ma forse è meglio così: stiamo parlando del braccio destro di Berlusconi, ideatore di Forza Italia, senatore della Repubblica, membro del Consiglio d'Europa, già condannato in via definitiva a 2 anni per false fatture e a 9 anni in primo grado per concorso esterno in associazione mafiosa |
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#78 | ||
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Senior Member
Iscritto dal: Aug 2001
Città: GROSSETO
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#79 | |
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Senior Member
Iscritto dal: Sep 2005
Messaggi: 312
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Ultima modifica di komak00 : 21-05-2007 alle 22:41. |
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#80 | |
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Senior Member
Iscritto dal: Nov 2000
Città: Firenze
Messaggi: 1445
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ammettere di aver sbagliato è difficile... niente orologi, niente magistratura comunista, nessun commendo di ness1dorma che dice "siete tutti dei comunisti viva berlusconi viva dell'utri"... insomma.. o nn l'hanno visto, o si astengono veramente dal commentare perchè in effetti, non c'è niente da commentare. io stò qua ed aspetto. un'up al giorno penso di farlo, vediamo se qualcuno si fa vivo
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...affidavano nello stesso istante il medesimo sgomento per il sapore aspro della fine e la sconcertante scoperta di quanto sia silenzioso, il destino, quando, d'un tratto, esplode. (Oceano Mare - A.Baricco) ..:: ¿ÄØ Group ::.. |
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