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#61 | |
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Iscritto dal: Oct 2003
Messaggi: 192
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Ma che IPTV e triple pay la vendita è dovuta ai debiti ai quali con l'uscita di Intesa Hopa non riesce più a far fronte, quindi l'unica soluzione è vendere l'unica risorsa ancora spendibile (TIM) in quanto l'unica che riesce a fare utili. Ma cosa volete che dicano sti quattro fenomeni? Vendiamo perchè se no falliamo? Ma va là dai.
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#62 |
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Senior Member
Iscritto dal: Apr 2002
Città: PD
Messaggi: 11878
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Beppe Grillo è graffiante come al solito col "Tronchetto dell' infelicità"
Il rigattiere Rigattiere. Persona che esercita il commercio di compravendita di roba usata [dal fr. Regrattier, affine a grattare] Devoto-Oli. ‘Le azioni Pirelli e Telecom in volo. Piazza Affari scommette sul riassetto’ (Repubblica 9/9/2006) ‘Tronchetti lancia il segnale di svolta, ora anche Tim può essere venduta’ (Repubblica 9/9/2006) ‘Dietro alla trattativa tra Telecom e Murdoch, una strategia industriale che accomuna i maggiori gruppi europei’ (Repubblica 9/9/2006) ‘La febbre sul riassetto mette le ali alla Pirelli’ (Corriere della Sera 9/9/2006) La svolta, la scommessa, il riassetto, le ali, la strategia industriale, la febbre. Parole incantate. Proviamo a tradurle. Telecom è indebitata per 41,3 miliardi di euro. Hopa, Unicredit e Banca Intesa sono uscite da Olimpia. Il tronchetto e l’esattore autostradale Benetton sono rimasti soli. Il tronchetto ha bisogno di liquidità. Dopo aver venduto ‘per riassettare’ Telespazio, Seat PG, Finsiel, Pirelli Cavi ecc, ecc. Dopo il crollo del valore azionario di Pirelli e di Telecom negli ultimi cinque anni. Dopo aver esternalizzato per dare ‘il segnale di svolta’ parte di Telecom. Dopo aver fuso per ‘strategia industriale’ Tim e Telecom, indebitando Telecom per disporre della liquidità generata da Tim. Dopo aver distribuito utili agli azionisti invece di usarli per ridurre il debito o fare investimenti. Dopo aver inutilmente cercato di piazzare in borsa Pirelli Tyre (gomme). Insomma, dopo averle provate tutte, secondo le indiscrezioni potrebbe vendere Tim, la rete di telefonia fissa, l’ultimo miglio. Tutto. Quest’uomo è estenuante. Attraverso una serie di scatole cinesi MGMP>Mtp&cSapa>Gpi>Camfin>Pirelli&c>Olimpia controlla con una percentuale da prefisso telefonico la Telecom. Non ha soldi, ma li vuole. Il titolo di Telecom in carico ad Olimpia vale il doppio rispetto alla quotazione di borsa. Non viene svalutato. Nessuno sa perchè. La telefonia e la dorsale sono centrali per lo sviluppo del Paese. Il governo non può stare a guardare. Cosa guarda Prodi? Chiude gli occhi, e sorride beato. Invito Prodi (invitatelo anche voi con una email) a dare un segnale con una lettera a questo blog. Come diceva ieri un esperto alla radio , in un paese normale un' operazione del genere sarebbe stata accompagnata dalle dimissioni dell' amministratore delegato , vendere dopo un anno l' azienda comprata a caro prezzo l' anno prima è una evidente sconfessione della linea tenuta fin qui , una dimostrazione che tronchetti Provera ha sbagliato tutto , solo che in Italia anche gli sbagli vengono cammuffati da "nuove opportunità" e le correzioni di rotta diventano "scelte strategiche" .
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Certe persone non le digerisco |
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#63 |
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Senior Member
Iscritto dal: Sep 2003
Città: spero ancora per poco in italia
Messaggi: 1491
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ma dai tim era in ottima salute, doveva starsene da sola altro che unirsi al gruppo telecom ed ecco la frittata è fatta, in italia ormai l' unica azienda che regge la concorrenza straniera è la mafia e la camorra, paese allo sfascio...
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#64 |
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Senior Member
Iscritto dal: Apr 2004
Messaggi: 350
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Ok Tim vale 35 miliardi, ma esiste una società in grado di sborsare tale cifra per comprarsela ?
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#65 | |
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Senior Member
Iscritto dal: Sep 2005
Città: Ferrara (cs_italy)
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Comunque non è ancora sicuro che la vendano questà TIM anche perchè il governo ed i sindacati faranno di tutto pur di impedirlo come fanno con Autostrade - Abertis
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#66 |
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Senior Member
Iscritto dal: Apr 2003
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Vendere TIM e' il male minore, si dovra' fare altrimenti e' Telcom Italia che rischia il fallimento.
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#67 | |
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Senior Member
Iscritto dal: Sep 2003
Città: spero ancora per poco in italia
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nessuno comprerà la tim per quella cifra, visto che era stata acquistata da telecom per 12, quindi alla fine è la fine... |
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#68 | |
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Senior Member
Iscritto dal: Mar 2001
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governo e sindacati possono fare quello che vogliono, se vuole vendere vende punto e basta...
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#69 | |
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Senior Member
Iscritto dal: Apr 2003
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Ha cercato il bene di TI in questi anni e adesso e' la vittima sacrificale. Ogni riferimento al calcio e' intenzionale. ![]()
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#70 | |
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Senior Member
Iscritto dal: Sep 2005
Città: Ferrara (cs_italy)
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, comunque, lo stato quando ha privatizzato si è riservato per il futuro un certo potere di veto
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#71 | |
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Comunqu la storia del gruppo telecom è costellato di occasioni perse: Nel 1997, quando il gruppo Telecom era maggioranza pubblica, il top management della Tim aveva allo studio un'Opa ostile sulla Vodafone, l'azienda inglese che da lì a qualche anno avrebbe scalato la tedesca Mannesmann diventando la numero uno mondiale della telefonia cellulare. Nove anni dopo la privatizzazzione della Telecom, la stessa Tim viene invece scorporata dalla casa madre per essere messa in vendita. L'idea della scalata era stata concepita da Vito Gamberale tra il maggio ed il settembre 1997. Approdato nei primi anni 90er alla Sip, a Gamberale era stata assegnata la responsabilità della divisione radiomobile, da cui sarebbe nata qualche anno dopo l'odierna Telecom Italia Mobile. Già nel 1996, dopo che Tim era scissa da Telecom e quotata in Borsa, Gamberale e l'amministratore delegato della Vodafone Chris Gent, avevano pensato di fondere le due società. Il progetto s'era però arenato per l'opposizione dell'alta direzione della Telecom, che temeva di perdere il controllo su quella che già allora si configurava come la fabbrica di utili dell'intero gruppo. Gamberale tornò quindi alla carica l'anno successivo con un piano di scalata, servendosi della consulenza di una grande banca d'affari (Ubs o Morgan Stanley). L'Opa ostile sulla Vodafone sarebbe dovuta costare 6 miliardi di euro: un'inezia considerando i valori stratosferici raggiunti dalle società del settore. Se fosse andata in porto, Tim avrebbe avuto la leadership mondiale dei servizi radiomobili. Anche in questo caso, purtroppo, Gamberale dovette vedersi opporre il divieto dalla Stet, la holding guidata da Tomaso Tommasi di Vignano, che in quel periodo stava fondendosi con Telecom in vista della privatizzazzione dell'autunno 1997. Un'altra opportunità di cresita andò in fumo nel 1998, allorchè il colosso cinese Hutchinson Whampoa (che in Italia si chiama "3") aveva offerto alla Tim di acquistare la Orange poi finita a France Telecom. Allo stesso modo era andato a monte un accordo con la Domocomo, con cui Gamberale avrebbe voluto attuare uno scambio di tecnologie per aggiudicarsi una quota azionaria del privatizzando colosso nipponico dei cellulari. Peraltro, l'idea di cedere la Tim era stata anche accarezzata da Roberto Colaninno, che aveva guidato l'assalto a Tlecom nella prima metà del 1999. Durante la fase preparatori della scalata, Colaninno aveva ipotizzato, tra le altre cose, di poter rimborsare con la vendita della Tim il debito contratto dalla Olivetti per il lancio dell'Offerta pubblica d'acquisto sul 100% della Telecom. La telecom sarebbe potuta rientrare in un secondo tempo nella telefonia cellulare, partecipando alle gare per le licenze Umts che il Governo avrebbe dovuto indire da lì a poco. L'ipotesi di una cessione della Tim rimase un punto fermo del piano di Colaninno fino al marzo - aprile 1999. Fu scartata pochi giorni prima della pubblicazione del prospetto infomativo della mega - Opa al termine di una analisi approfondita sul ruolo strategico del radiomobile nell'ambito del gruppo Telecom. Nove anni dopo, i tempi e le situazioni sono cambiate. L'indebitamento finanziario della Telecom resta elevato, le quotazioni di Borsa sono ai minimi termini. La vendita della Tim è dunque l'extrema ratio per azzerare il debito, dar fiato ai conti della Olimpia e restituire al titolo il valore perduto. Certo che stò Gamberale è geniale, ma sfortunato a manetta, lo prendono in Tim, lui ha le idee giuste, ma gli impediscono di fare tutto, lo prendono in Autostrate ed i Benetton non lo vogliono ascoltare, vendono ad Abertis e lo fanno dimettere
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#72 |
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Senior Member
Iscritto dal: Jun 2006
Città: Roma-Milano Utente:Deberlusconizzato Iscritto:20/2/2000 Status:SuperUtenteAdm Messaggi totali:107634 Auto:BMW X3 3.0 SD M
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Dedicato sempre a chi "bravo Prodi, lui ci guadagna".
http://www.repubblica.it/2006/09/sez...ale-prodi.html LA NOTA UFFICIALE DEL GOVERNO "Tronchetti non fece alcun riferimento al progetto di riorganizzazione" "Relativamente alle notizie diffuse nella giornata di oggi circa un presunto coinvolgimento del Governo nella pianificazione delle recenti operazioni condotte dal gruppo Telecom, l'ufficio stampa del presidente Prodi, rendendo noto l'esatto contenuto dei due colloqui intercorsi tra il presidente e il Dott. Tronchetti Provera, rispettivamente in data 19 luglio e 2 settembre scorso, intende smentire categoricamente il contenuto di tali ricostruzioni. Il presidente Prodi ha incontrato il Dott. Marco Tronchetti Provera in due occasioni. Nel primo incontro avvenuto a Palazzo Chigi il 19 luglio scorso, il Dott. Tronchetti ha illustrato al presidente Prodi il progetto di accordo strategico con Rupert Murdoch. Il progetto era finalizzato all'ingresso di Murdoch in Telecom Italia attraverso il conferimento della società Sky Italia, conferimento per il quale il Gruppo Murdoch avrebbe ottenuto azioni di Telecom Italia. Dal punto di vista industriale l'accordo si basava sulle sinergie attivabili tra le attività di rete (banda larga) di Telecom Italia e i contenuti multimediali oggetto della attività del Gruppo Murdoch. Il presidente Prodi, nel prendere atto del progetto e della sua impostazione strategica e finanziaria, si è limitato a comunicare al Dott. Tronchetti che per il Governo sarebbe stato auspicabile che a seguito dell'operazione il controllo di Telecom Italia fosse rimasto in mano italiana. In aggiunta il presidente Prodi si augurava che grazie alle sinergie attivabili nella partnership, Telecom Italia avrebbe potuto avviare un processo di internazionalizzazione basato sull'esportazione nei mercati esteri del modello tecnologia/contenuti sviluppato in Italia. Il Dott. Tronchetti ha rassicurato il presidente Prodi che il controllo italiano rappresentava condizione negoziale irrinunciabile e che essa era stata già comunicata alla controparte. Quanto poi all'internazionalizzazione di Telecom Italia auspicata dal presidente Prodi - prosegue la nota - affermava che oggetto della partnership era proprio la penetrazione dei mercati europei usando la piattaforma tecnologica sviluppata in Italia. Nel corso dell'incontro il Dott. Tronchetti ha poi illustrato i tempi dell'operazione annunciando che nei primi giorni di agosto i tecnici delle due parti sarebbero dovuti giungere ad una prima serie di valutazioni ed alla stesura di un memorandum di massima che sarebbe successivamente stato discusso ed approvato dallo stesso Dott. Tronchetti e Murdoch in un incontro che si sarebbe dovuto tenere verso la metà di agosto. Qualora in quell'incontro si fosse raggiunto un accordo tra le parti l'operazione sarebbe poi stata portata a compimento entro la fine di agosto. Durante l'incontro il presidente Prodi ha poi chiesto informazioni riguardo al livello di indebitamento del gruppo Telecom Italia. A tal proposito il Dott. Tronchetti ha rassicurato il presidente Prodi illustrando che l'esposizione debitoria del Gruppo era in larga parte a lungo termine e a tasso fisso. In aggiunta il Dott.Tronchetti metteva in evidenza come le sinergie industriali attivabili dal progetto avrebbero generato un maggiore flusso di cassa che sarebbe stato sufficiente sia per assicurare gli investimenti tecnologici necessari che per il rimborso del debito. A conclusione del primo incontro si sono poi aggiunte considerazioni su quale sarebbe potuta essere la reazione delle autorità antitrust in merito alla concentrazione nel mercato televisivo derivante dall'operazione. A tal proposito il Dott. Tronchetti affermò che era intenzione di Telecom Italia conservare l'attività di La 7 per poterla potenziare e sviluppare anche grazie ai contenuti messi a disposizione dal gruppo Murdoch. IL SECONDO INCONTRO - Il secondo incontro è avvenuto a Villa d'Este il 2 settembre ultimo scorso. In tale occasione il Dott. Tronchetti ha aggiornato il presidente Prodi sullo stato di avanzamento della trattativa con il gruppo Murdoch. A tal proposito il Dott. Tronchetti, dopo aver informato che i problemi di natura fiscale che nel frattempo erano insorti per la controparte si erano risolti anche grazie all'aiuto messo a disposizione da parte dei fiscalisti di Telecom Italia, ha informato il presidente Prodi che Telecom Italia aveva assunto una posizione negozialmente più forte. Tutto ciò dato che: Telecom Italia disponeva di opzioni strategiche alternative al gruppo Murdoch rappresentate rispettivamente da Time Warner e General Electric. Di tali alternative il Dott. Tronchetti aveva informato Murdoch; Telecom Italia si sarebbe potuta rafforzare finanziariamente e patrimonialmente attraverso la dismissione della partecipata Telecom Brasile dalla quale avrebbe potuto ottenere risorse finanziarie valutabili nell'ordine di 7-9 miliardi di euro. A conclusione del colloquio si è fatto notare come la posizione del gruppo Murdoch fosse più debole in quanto solo la partnership con Telecom Italia rappresentava l'unica possibilità per raggiungere una adeguata massa critica sul mercato italiano. Infine il Dott. Tronchetti informava il presidente Prodi che avrebbe incontrato Murdoch nel giro di qualche settimana. Nell'incontro di Cernobbio - conclude la nota - il Dott. Tronchetti non ha quindi in alcun momento fatto riferimento al processo di riorganizzazione societaria che il Cda di Telecom Italia ha approvato lo scorso 11 settembre. (13 settembre 2006)
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#73 |
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Senior Member
Iscritto dal: Feb 2001
Città: a casa mia
Messaggi: 900
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Dal Corriere di oggi:
http://www.corriere.it/Primo_Piano/E...4/sideri.shtml Quel piano segreto in quattro mosse Rete Telecom sotto controllo pubblico Il consigliere del premier Rovati lo ha fatto avere a Tronchetti Provera lo scorso 6 settembre È mercoledì 6 settembre quando il piano « top secret » arriva sulla scrivania di Marco Tronchetti Provera. A farlo avere all'industriale è AngeloRovati, il consigliere del premier Romano Prodi, ed è il frutto del suo lavoro e di un imprenditore- ombra che l'avrebbe aiutato per amicizia. 28 pagine con lo stile scarno tipico delle slide finanziarie e senza concessioni alla grafica. Il contenuto è di non poco conto: scorporo della rete fissa da Telecom Italia e passaggio del suo controllo sotto l'ombrello dello Stato, attraverso la Cassa Depositi e Prestiti. Infine lo sbarco in Borsa. In poche parole, il modello già usato per Terna ( ex rete Enel). Dentro c'è tutto: tempi dell'operazione in quattro mosse, opzioni, vantaggi, svantaggi, plusvalenze per il gruppo di telecomunicazioni e costi ( nulli) per la Cdp grazie agli effetti fiscali per il Tesoro. Solo lo stesso premier ne sarebbe a conoscenza secondo la ricostruzione della Telecom. Il timing è perfetto. L'incontro a Villa d'Este tra il presidente del Consiglio e il manager è passato solo da quattro giorni. E lo stesso Provera si sta preparando per il rapido incontro in Grecia con Rupert Murdoch, in agenda per il giorno dopo. Inoltre, manca meno di una settimana al consiglio della « svolta » . Ma se lo stile è quello immediato della finanza, i messaggi all'interno dello studio datato 5 settembre, che siano casuali o meno, non mancano. L'azienda è ben gestita, ma ha tanti debiti. I ricavi sono in difficoltà. E ilmercato è sempre più cattivo. Anzi. Si mette nero su bianco che « la situazione finanziaria e industriale relativa alla rete di Telecom rappresenta un rischio per il sistema Paese » e, inoltre, « non riduce il rischio di esposizione del sistema creditizio verso Telecom, soprattutto dopo la fusione Sanpaolo- Intesa » . Poi, da pagina nove, compare per la prima volta, ma non per l'ultima, la parola takeover: scalata. « Situazione propizia per takeover ostili » . In un quadro come questo, con un prezzo in Borsa in continua discesa, il « rischio di scalata da parte di investitori finanziari, anche esteri » non solo è concreto. Masarebbe anche, per così dire, a buonmercato. È la prima volta che si calcola il costo di un'operazione per scalzare Olimpia dal controllo: poco più di 10miliardi. Una cifra ben cinque volte inferiore a quella messa sul piatto da Roberto Colaninno per l'Opa del ' 99. Si tratta di una simulazione: « È possibile ipotizzare un'offerta ad opera di un operatore finanziario anche straniero sul 29% delle azioni ordinarie di Telecom con un premio per azione del 25% sul prezzo corrente di circa 2,2 euro » . La quota non è casuale: è ben superiore al 18% di Olimpia ( e alle eventuali quote aggiuntive degli altri soci italiani) ma è sotto il 30%, limite oltre il quale scatterebbe una costosa Opa obbligatoria. La parola takeover torna a pagina 10, dove ne vengono esaminate le conseguenze negative per lo Stato e per l'attuale proprietà. Poi a pagina 17. Soluzioni? « In risposta a tale scenario è opportuno valutare un'operazione straordinaria sulla rete fissa » . È qui che il documento introduce due opzioni: la prima è ilmodello British Telecom: una business unit separata per la rete che il colosso inglese ha varato meno di un anno fa. Ma è lo stesso studio che dà un giudizio sulla scarsa rilevanza di questo passaggio. Per il gruppo e per lo Stato l'impatto sulla cassa sarebbe nullo e il « pericolo di raid finanziari » non verrebbe scongiurato. Mentre entrambi i « problemi » sarebbero risolti dall'opzione B: « Spin- off della rete e quotazione sul modello Terna » con una « partecipazione rilevante/ di controllo da parte della Cdp » . Tra i vantaggi citati anche la maggiore trasparenza per il mercato e la spinta alla competitività del sistema Paese. Da qui, siamo a pagina 17, il documento si concentra sui numeri dell'opzione B. Per Telecom Italia si produrrebbe una plusvalenza lorda tra i 16 e i 21 miliardi, con un effetto potenziale fiscale tra i 5 e i 7miliardi. Il flusso di cassa straordinario sarebbe di circa 10- 11 miliardi con una riduzione del debito a circa 17- 20 miliardi. Per la Cdp l'operazione sarebbe « teoricamente » a costo zero, poiché « un flusso di poste aggiuntivo per lo Stato, derivante dalla tassazione della plusvalenza generata in Telecom Italia, di circa 5- 7 miliardi, sarebbe tale da compensare l'investimento nell'equity della newco » . Inoltre, si verrebbe a creare sempre per la Cassa un « reddito dalla partecipazione di circa 120- 170 milioni di dividendi annui, pari al 2,7- 3,1% del capitale investito » . Lo studio prevede anche gli ostacoli, uno su tutti: la società ha già avviato lemisure sulla rete per essere più trasparente e garantire le politiche industriali del Paese. Massimo Sideri 14 settembre 2006 ----------------------- |
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#74 | |
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Senior Member
Iscritto dal: Dec 2002
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Messaggi: 1521
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LE telecomunicazioni sono una delle spine dorsali di una nazione, come la distribuzione di energia, e quella autostradale, avere una di queste in mani straniere , non giova alla vita di una nazione, Come detto tempo fa'. l'italia non e' una nazione, e ricordo bene che qualcuno molto logorroico(diarrea delle parole, ma alla fine senza dire niente) di questo forum ebbe da ridire a una mia frase, che era. l'italia sara' una colonia, ricca si, ma pur sempre colonia, invece rasentano il tragicomico, le posizioni (come al solito) dei "guardatori di dito" del Cdx, fino a qualche mese fa' a svenarsi per difendere qualche piccola media impresa, di scarso impatto tecnologico, e con qualche imprenditore, che da una mano sfruttava i lavoratori, prima in Romania e dopo in Cina, e dall'altra chiedeva di poter scrivere "Made in Italy2 anche nei tessili prodoti in Cina... altrimenti tutti i soldi non li poteva portare a Montecarlo, e vedere gli stessi politici che difendevano questi individui, con proposte di DaZZI, e compagnia bella, e adesso dire che lo stato non deve intervenire......una ricca(non di certo) Colonia( sicuro)
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“ Fiat iustitia, et pereat mundus”-המעז מנצח -
Ultima modifica di dantes76 : 14-09-2006 alle 09:47. |
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#75 | |
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#76 | |
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Iscritto dal: Nov 2002
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Pensa addirittura che il comune a raccolto le firme e poi convocato il responsabile di competenza della Telecom per sollecitare l'operazione. E' finita in niente e sai perchè? La Telecom ha chiesto al comune 400.000 euri per la copertura. !!! Roba da matti. Ora però vi informo anche delle voci che girano in paese. Sembrerebbe che per disposizioni statali ( ma dovrebbero addirittura essere europee) la copertura ad alta velocità dev'essere garantita entro una certa data e pare che siano stati destinati anche contributi alla Telecom ( statali o fondi europei). Parrebbe anche che la linea sia già stata fatta ma destinata ad uso vocale perchè quella vecchia e già presente andrebbe completamente rifatta. In poche parole si dice che Telecom ha preso soldi per i dati e li abbia utilizzati per la voce. Resta il fatto che in alcune località ci sono ancora casi in cui più famiglie condividono la stessa linea telefonica ( in pratica se uno telefona gli altri si attaccano al tram). Bisognerebbe vederci chairo ma sono dell'idea che la Telecom rappresenti il prossimo crack finanziario italiano ( come Cirio e Parmalat)
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#77 |
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Beh, se dopo un anno Telecom vuole vendere Tim, acquistata a caro prezzo, le opzioni sono 2: hanno sbagliato tutto e quindi sarebbe meglio che si facessero da parte, oppure era tutto calcolato come dice Grillo e quel disonesto voleva soltanto fare cassa sulle spalle come al solito degli utenti, e in ambedue i casi provo solamente disprezzo per questa classe dirigente incapace e disonesta (a dir poco)
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