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Il DRM, Digital Rights Management, è stato per molto tempo al centro
di critiche soprattutto per le modalità su come potesse essere
applicato senza violare la privacy e la libertà degli utenti di computer.
Molte società hanno tentato di applicare la tecnologia DRM nei più svariati modi, a volte senza riuscirci, in altre finendo al centro di un turbinio
di polemiche.
Tra le tecnologie possiamo citare il CSS, Content Scrambling System - protezione
per i DVD superata egregiamente dal software DeCSS - FairPlay, di iTunes - protezione
per i files MP3 superata agevolmente dal software PlayFair - e tanti altre tecniche
più o meno al limite della legalità.
Prima di discutere del caso Sony non possiamo citare un altro caso clamoroso
che provocò molte critiche tra l'utenza mondiale: la tecnologia StarForce,
sviluppata dalla società russa Protection Technology. Questa tecnologia installa automaticamente e all'insaputa dell'utente un proprio
driver grazie al quale far funzionare i CD protetti. Una soluzione scomoda e
che ha portato alcuni utenti ad accusare la società di problemi di instabilità
venutisi a creare nei propri pc, senza contare il fatto che la tecnologia non
funziona in determinate situazioni, costringendo l'utente a fare a meno del
proprio programma o gioco preferito.
Ma quello che è successo in questi giorni, con il caso Sony, ha scatenato
così tante polemiche da far rabbrividire ogni precedente timido caso
di tecnologia DRM fuori dai normali canoni.Mark Russinovich, sviluppatore della Sysinternals, ha scoperto quasi per caso
il funzionamento della nuova tecnologia DRM di Sony e inserita in alcuni CD
in vendita probabilmente già da Marzo 2005.Prima di analizzare in dettaglio cosa Mark Russinovich abbia scoperto preferiamo
fare chiarezza su cosa sia un Rootkit, il perché sarà chiaro in
seguito.
Il termine rootkit è utilizzato, in origine, per identificare una serie
di tools utilizzati da attackers per guadagnare un accesso root al sistema attaccato.
La caratteristica fondamentale di un rootkit è quella di risultare totalmente
invisibile al sistema, in modo che né l'utente né nessun programma
possano identificarlo.
Per fare ciò, parlando del sistema operativo Windows, un rootkit può
seguire diverse strade: una è quella di intercettare le chiamate alle
API di Windows e modificandole arbitrariamente cercando di non farsi identificare;
un'altra è quella di "modificare" il comportamento del kernel di sistema
(Kernel-mode rootkits).
Questa premessa era d'obbligo per poter capire con certezza cosa Mark Russinovich
ha scoperto.
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